<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039</id><updated>2011-07-21T10:07:17.090+02:00</updated><title type='text'>La Saga di Erin</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>38</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-8249719987598783443</id><published>2007-04-01T18:18:00.001+02:00</published><updated>2007-04-01T18:19:04.317+02:00</updated><title type='text'>il cerchio di pietra</title><content type='html'>Mochta corse a perdifiato lontano dal pantano delle Ninfe. Una voce nella sua testa gli diceva che la sua corsa non aveva più senso ora che si trovava senza cavalcatura e lontano dal Dun del suo patrigno Olkan ma decise di non dargli retta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un tempo imprecisato, distorto anche dal senso di angoscia, Mochtà si ritrovò nel piendo di un banco di nebbia. Un brivido freddo percorse la schiena sudata del ragazzo mentre sbuffi di vapore gli uscivano dalla bocca. Tutto intorno a lui i contorni cominciavano a sfocarsi e mentre Mochta appoggiava le mani alle ginocchia tremanti per riprendere fiato, ricacciò indietro nella mente tutte le storie che aveva udito di celti persisi nei boschi delle fate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Devo salire su un colle, sopra questo banco di nebbia, così saprò dove dirigermi" si decise infine. La zona infatti era formata da piccole valli costeggiate da colline e Mochta trovò presto una strada in salita da seguire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli parve che la nebbia tendesse un po' a diradarsi e il suo cuore si sollevò un poco, ebbe però subito da pentirsi di quel pensiero di speranza. Di fronte a lui c'erano due pietre, alte quante un bambino e poco più in là altre identiche... si trattava di un cerchio di rocce. Mochta fece bene attenzione a non entrarvi e si accucciò per esaminare una pietra; il muschio era cresciuto su di essa e ci mise un po' a pulirla, poi trovò quello che temeva.&lt;br /&gt;"Iscrizioni!" sibilò "E non sono ogham celtici..."&lt;br /&gt;Un piccolo moto d'ansia gli nacque nel cuore mentre si rendeva conto che la faccenda si stava facendo troppo complicata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Giovane guerriero..." lo chiamò una voce incartapecorita dietro di lui.&lt;br /&gt;Mochtà si alzò di scatto, portando la mano all'elsa della sua spada ma riuscendo a dominarsi dallo sfoderare l'arma. Sì guardò intorno ma non riuscì a vedere nessuno.&lt;br /&gt;"Dove sei vecchio?" rispose Mochta in tono il più neutro possibile mentre il cuore gli batteva forte nel petto.&lt;br /&gt;"Sei tu il vettore?" gli chiese la voce e Mochta si avvicinò alla sua sorgente. Il ragazzo rimase un attimo in silenzio, non sapendo bene che rispondere, poi vista la situazione disperata decise di bluffare: se almeno questo avrebbe potuto aiutarlo ora aveva bisogno di tutto l'aiuto possibile.&lt;br /&gt;"Certamente porto con me qualcosa di importante" disse Mochta pensando alle notizie che doveva assolutamente dare ad Olkan mentre i Pitti assalivano il Dun vicino.&lt;br /&gt;Finalmente il ragazzo, avvicinandosi alla voce, vide emergere qualcosa dalla nebbia: un albero, piuttosto grande a dire il vero, con un'enorme spaccatura sul tronco, come una voragine. Dalla spaccatura usciva una testa canuta, evidentemente non umana: aveva le orecchie a punta, i lineamenti affilati e due occhi velati da due cateratte bianche.&lt;br /&gt;"Una fata!" pensò Mochta sapendo che ora avrebbe dovuto essere ancora più scaltro che mai.&lt;br /&gt;"Se sei tu colui che aspetto allora prendi questo" disse la fata sollevando una mano e mostrando un amuleto al vuoto. Il vecchio era evidentemente cieco.&lt;br /&gt;Mochta sapeva bene che non ci si poteva assolutamente fidare delle fate, capricciose e infide creature. La situazione però gli parve così disperata che anche quell'aiuto tanto inaspettato quanto inaudito gli sembrò una chance da non lasciare intentata: ormai a piedi e perso nella nebbia, non aveva più nessuna possibilità di avvisare in tempo Olkan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Come pegno di questo scambio ti lascio questa" disse Mochta sfoderando la propria spada "vale quanto la mia vita perché un celta senza un'arma per combattere e morire gloriosamente non è niente". Il ragazzo infilo la propria arma nel terreno e penetrando il terreno scivolo su una pietra emettendo lo stridio tipico del metallo.&lt;br /&gt;La fata, udendo quel rumore, sussultò e il suo viso si increspò mentre rifletteva.&lt;br /&gt;"Tu offri ferro forgiato da mano d'uomo a me? Una fata?..." disse quindi il vecchio.&lt;br /&gt;Mochta si rese conto solo ora di quanto poteva essere stato sbagliato quel gesto e si affrettò a trovare un modo per riparare.&lt;br /&gt;"... ma saprò come mettere a frutto il tuo dono" concluse la fata con uno strano sorriso e mentre diceva quelle parole un giovane emerse dalla spaccatura della roccia.&lt;br /&gt;Non si trattava di una fata, quello era evidente, ma aveva comunque qualcosa di inusuale, la sua pelle era chiara e i capelli bianchi e candidi come quelli di un vecchio.&lt;br /&gt;Mochta rimase un attimo turbato mentre un ricordo si faceva strada nella sua mente.&lt;br /&gt;Il giovane albino arrivò di fronte a lui, guardandolo con la sua espressione enigmatica e senza dire nulla estrasse la spada dal terreno.&lt;br /&gt;"Tu, tu sei il figlio..." provò a dire Mochta ma la voce gli morì nella gola e il ragazzo, incurante, si era già rituffato nell'albero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ora prendi questo" disse il vecchio cieco dentro l'albero, protendendo il braccio verso il ragazzo. Mochta sì avvicinò, ancora turbato dall'incontro di poc'anzi, e raccolse l'amuleto dalla mano della fata. Squadrò la collana, fatta di ossicini, laccetti di cuoio, foglie ed altri ammennicoli vari ma quando si rivolse di nuovo alla fata per accomiatarsi al suo posto non c'era più niente di più di un normalissimo albero, senza alcuna spaccatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mochta ritornò sui suoi passi, verso il cerchio di pietre ancora visibile a mala pena nella nebbia. Aveva l'amuleto in mano e stentava ad indossarlo. Rimase fermo ed immobile in quella posizione per alcuni minuti, poi si voltò indietro, per valutare se davvero avrebbe fatto quel passo; sapeva che l'avrebbe fatto, ma aveva comunque paura.&lt;br /&gt;Fece un respiro profondo ed indossò l'amuleto.&lt;br /&gt;Ovviamente non accadde nulla.&lt;br /&gt;Poi fece due passi avanti e varcò il cerchio di pietre.&lt;br /&gt;Niente, non era accaduto nulla. Però in compenso la sera aveva portato con sé un gran freddo e Mochta si trovò a rabbrividire. Fece due passi avanti, nella neve, ed una vocina nella testa gli disse che la neve non doveva esserci, ma lui non ci fece troppo caso. Non ricordava da quanto tempo aveva cominciato a nevicare ma ora non aveva importanza, doveva assolutamente portare il messaggio dell'attacco dei Pitti ad Olkan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dei rumori di caccia attrassero la sua attenzione, poco lontano da lui.&lt;br /&gt;"Caccia! Celti!" esultò Mochta finalmente la fortuna girava dalla sua in quella giornata così surreale. Poi vide un uomo correre verso di lui, mentre si guardava indietro, e capì che le cose non erano come se le aspettava. Prima che l'uomo lo potesse vedere, Mochta salì su un albero e si riparò tra i rami, in attesa di capire meglio la situazione. L'uomo si avvicinò al suo albero e quando Mochta lo vide capì certamente che si trattava evidentemente di un celta: era un uomo di corporatura robusta, con le braccia muscolose, la barba folta e nera e il cipiglio arrogante e sicuro del suo popolo.&lt;br /&gt;Mochta capì subito che l'uomo era braccato.&lt;br /&gt;"Hei, tu, quassù, vieni" sibilò Mochta e gli offrì la mano per aiutarlo a salire sull'albero.&lt;br /&gt;Due occhi severi e pieni di autorità lo osservarono per un attimo. Poi l'uomo allungò la mano per stringere quella del ragazzo ed una volta afferrata lo strattonò tirandolo giù dal suo nascondiglio. Mochta cadde lungo e disteso sulla neve, esterefatto, e sentì l'abbaiare dei cani avvicinarsi. Sì alzò, pronto al peggio, mentre l'uomo gli porgeva una lancia, avvolta in un panno.&lt;br /&gt;"Tieni. Portala a Re Emeroth, digli che questa e Gae Bulga e lui saprà come usarla. Ora va, scappa".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-8249719987598783443?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/8249719987598783443/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=8249719987598783443&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/8249719987598783443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/8249719987598783443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/04/il-cerchio-di-pietra.html' title='il cerchio di pietra'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-6182964835585328660</id><published>2007-03-08T10:45:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T18:16:52.425+01:00</updated><title type='text'>il destino di art dasu</title><content type='html'>&lt;b style=""&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; Olcan aiuta Maleya ad avanzare nella neve, il ricordo del luogo fatato di Kier quasi svanito nella furia del vento. Arrivano in vista della Pietra dei Re.&lt;br /&gt;Anche Tanai è da quelle parti, per quelle strane coincidenze che succedono negli eventi importanti, seguito da tutta la gente del Dun: «Ci riposeremo qui, sotto la protezione della Pietra»&lt;br /&gt;Quando i due gruppi si incontrano c’è un po’ di sgomento, soprattutto perché oltre a quella coincidenza se ne aggiunge un’altra: c’è anche un uomo che si erge in piedi proprio sulla Pietra.&lt;br /&gt;«Quella pelliccia di lupo la conosco» sussurra Maleya riconoscendo la pelle fatata che prestò ad Emeroth, anche se l’uomo che l’indossa è profondamente diverso dall’Emeroth che si ricordava: più deciso, più imperioso, la quintessenza del Destino del Re. La notizia dilaga in un baleno «Il Re! Il Re è tornato!» e tutto la gente del Dun viene percorsa da grida di felicità e speranza.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Anche la moglie di Emeroth gli si avvicina, e per la prima volta da molti e molti anni sembra presente e viva… parla persino, lei che non aveva più pronunciato parola dall’attacco dei Pitti al suo Dun: «Emeroth! Sei tornato! Sei tornato da me!». E ad Emeroth viene da pensare in cuor suo che lei stia parlando di un’assenza ben più lunga di quest’ultimo mese in cui era alla ricerca del fratello.&lt;br /&gt;«Padre! Padre!» anche il figlio del Re gli corre incontro a braccia aperte.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Le discussioni si protraggono a lungo, ciascuno ha molto da raccontare agli altri. Quando Emeroth finisce la sua parte di racconto Tanai sembra pensieroso:&lt;br /&gt;«Avete mai sentito parlare di Art Dasu? Era un Re del clan McNessa – e &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;quando tutti scuotono la testa il bardo continua – Sapete di sicuro che tra McNessa e McFinn non è mai scorso buon sangue, ma Art Dasu è rimasto nelle leggende: era destinato ad affrontare tre prove, proprio come te Emeroth, ad affrontare le Pianure della Follia, le Montagne e le profondità del Lago Senza Fondo. Ma poi non partì, perché ebbe rivelato un altro destino. Però di cosa si trattasse non lo confidò a nessuno, lo tenne segreto fino alla tomba e nulla se ne sa»&lt;br /&gt;Intanto che il Clan si prepara per la notte, all’ombra della Pietra, i più influenti discutono su cosa sia più urgente fare a questo punto. Maleya si infila nella riunione decisa a parlare con Emeroth di persona: «Re degli Uomini, io non ho più una casa, né un posto dove migrare come state facendo voi. Ti chiedo ospitalità»&lt;br /&gt;«Mai sia rifiutata ospitalità a chi la cerca – risponde Emeroth, che non ha mai perso di vista né la ragazza né soprattutto la pelliccia di cinghiale bianco che ella indossa – Che tu possa trovare presso di noi il rifugio che cerchi, ora e anche per sempre, se è questo che desideri. Però non posso fare a meno di notare che tu indossi qualcosa che mi appartiene»&lt;br /&gt;Maleya sobbalza a tanta schiettezza, anche perché pure il Re indossa qualcosa che appartiene a lei, ma è lì per chiedere ospitalità, e agli ospiti si offrono regali, non affronti: «Dici il vero, Re Emeroth, e mi fa piacere poterti offrire qualcosa di paragonabile a ciò che mi hai appena concesso», così la pelle del Cinghiale Bianco torna al suo legittimo proprietario.&lt;br /&gt;La ragazza lancia un’occhiata volutamente lunga alle pelle di lupo, ma il Re non fa commenti: in effetti ormai se la sente vicino, come parte di sé e se ne separerebbe malvolentieri.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Alla fine tutte le decisioni vengono prese: saranno dapprima inviati dei messi con il compito di radunare tutti, ma proprio tutti, i Celti alla Pietra dei Re. Quando questi saranno giunti si trasferiranno a Tara, un luogo da tempo disabitato ma ancora molto potente. Fu lì che il Primo Re di tutti i Celti si stabilì dopo aver portato il suo popolo nell’Eire. All’interno di quelle rovine l’influenza degli Uomini è forte, e forse i Fir Bolg non oseranno attaccare.&lt;br /&gt;Nel frattempo, intanto che i messi adempiono al loro compito, un gruppetto di poche persone si recherà a chiedere consiglio sulla tomba di Art Dasu.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Re Emeroth, il suo bardo Tanai e quell’impertinente di Maleya si avviano così verso la tomba di Art Dasu, mentre Olcan rimane alla Pietra come riferimento per la gente del Dun. Già i pressi della tomba, un ampio cimitero, sono inquietanti, spettrali, tutti si sentono addosso gli sguardi dei morti che abitano qui.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Scende la notte. Durante il suo turno di guardia Tanai vede una figura zoppicante avvicinarsi. E’ uno spettro? Rabbrividendo il bardo alza un tizzone per diffondere un po’ di luce: è una donna, vecchia, emaciata, bianca e cieca ad un occhio. ‘‘O forse è lo spettro di una donna’’ non può fare a meno di pensare Tanai. Di sicuro lei lo ha riconosciuto:&lt;br /&gt;«Tanai O’ Shea» sentenzia la vecchia con voce gracchiante.&lt;br /&gt;«Sono io, signora. Ma non so a chi devo rispondere» dice il bardo facendosi coraggio nonostante l’oscurità.&lt;br /&gt;«Sono la tua guida. Seguimi, ti porterò alla tomba di Art Dasu»&lt;br /&gt;«Grazie signora, ma non sono il solo a cercarlo – risponde guardando i compagni ancora addormentati – in effetti siamo in tre».&lt;br /&gt;La vecchia si ferma, ma quando parla sembra decisa:&lt;br /&gt;«Uno solo può seguirmi, altrimenti il gigante di pietra se ne accorgerà. Il giovane Re ha già altre prove da affrontare, e non sarebbe saggio scegliere la donna che vi segue, ancora così intessuta di incantesimi di fate»&lt;br /&gt;«Allora a quanto pare non rimango che io; loro hanno già affrontato i loro difficili viaggi, mi farò carico da solo di questo»&lt;br /&gt;Camminando la vecchia si appoggia a Tanai: ha dita lunghe e appuntite, che si piantano scomodamente sulla spalla del bardo.&lt;br /&gt;«Non mi avete ancora detto chi siete» e così dicendo Tanai la guarda negli occhi, allontanando l’oscurità alla luce della fiaccola: non è una persona viva, ora ne è sicuro. E in effetti lei risponde&lt;br /&gt;«Non puoi conoscermi, non eri ancora nato. Ma sono l’unica che può portarti sulla tomba di mio marito»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-6182964835585328660?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/6182964835585328660/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=6182964835585328660&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6182964835585328660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6182964835585328660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/03/il-destino-di-art-dasu.html' title='il destino di art dasu'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-611573762643421549</id><published>2007-03-04T19:07:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T19:09:07.114+01:00</updated><title type='text'>una corsa disperata</title><content type='html'>Mochta si era messo in sella al primo cavallo che aveva trovato al Dun Iboar. Non era un buon cavaliere, non aveva mai cavalcato se non di nascosto: Olcan non gli permetteva di usare i pochi preziosi cavalli di cui disponeva e un guerriero Celta non ha bisogno di una montatura per dimostrare il suo valore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giovane sapeva bene di dover arrivare il prima possible visto che la guerra già infuriava alle sue spalle. Mochta spronò il cavallo nel bosco, consapevole del rischio di perdersi ma deciso a rischiare il tutto per tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una freccia fischiò vicino al suo orecchio. Giusto il tempo di voltarsi e rendersi conto, con un tuffo al cuore, di essere braccato da un piccolo gruppo di Pitti. Uno di loro era fermo e stava incoccando un'altra freccia.&lt;br /&gt;Mochta fece scartare il proprio cavallo per mettersi al riparo grazie alla boscaglia. Un ramo lo colpì in pieno viso ma il giovane riusci a rimanere in sella nonostante la scorticatura alla fronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Forza, forza!" pensava intensamente il ragazzo, costretto a procedere quasi al passo mentre la fitta vegetazione si trasformava in un pantano sempre più insidioso. Il cavallo infine non riuscì più a fare un passo per procedere: era affondato fino alle ginocchia.&lt;br /&gt;"Dannazione" imprecò Mochta dentro di sé consapevole di avere il tempo contato.&lt;br /&gt;Il cavallo sollevò una zampa per tentare di liberarsi e Mochta ebbe la chiara visione di un artiglio che graffiava l'animale e lasciava dei graffi sulla sua zampa.&lt;br /&gt;In un attimo di lucida disperazione Mochta si guardò intorno, si mise in piedi sulla groppa dell'animale e si lanciò verso uno degli alberi vicini.&lt;br /&gt;"Uff!" disse mentre si arrampicava portandosi sopra un ramo.&lt;br /&gt;"Dai bello, ora devi farcela" pensò ardentemente il giovane, sapendo che in ballo non c'era solo il destino dell'animale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cavallo riuscì infine a liberarsi da ciò che lo tratteneva e corse via, più spedito, mentre poco dietro di lui, guidati dal suo scalpitare lo seguivano i Pitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mochta scese dall'albero, non poteva certo attraversare tutta la palude saltando da un ramo all'altro. Il ragazzo però era sospettoso e timoroso: l'artiglio che aveva visto fugacemente uscire dalla palude l'aveva spaventato non poco...&lt;br /&gt;"Mochtaaaaa" dissero delle voci sibilanti e canzonatorie.&lt;br /&gt;"Chi siete? Chi conosce il mio nome?" rispose il ragazzo cercando di mantenere il controllo.&lt;br /&gt;"Sei tuuu, il figlio del grande guerriero"&lt;br /&gt;Paure e desideri antichi si risvegliarono dentro il giovane, ma il suo dovere nei confronti dei suoi compagni celti occupava la sua mente insieme alla paura di essere raggirato dalle infide creature che non gli si mostravano per quel che erano.&lt;br /&gt;"Non starò qui a farmi prendere in giro da delle voci, ho una missione importante da compiere" rispose di rimando.&lt;br /&gt;"Però sei nel nostro territorio!"&lt;br /&gt;"Fatemi passare e me ne andrò!"&lt;br /&gt;"Oh... come vuoi giovane guerriero, se non hai tempo per ascoltarci non staremo a pregarti... peggio per te"&lt;br /&gt;Mochta proseguì il suo percorso passando da una roccia all'altra finché gli era possibile, l'acqua si muoveva in modo bizzarro accanto a lui. Ad un certo punto dovette immergere lo stivale, non aveva altra scelta, ma nessuno lo toccò.&lt;br /&gt;"Vai principe Mochta, vai incontro al tuo destino..." sibilò lontana una voce maligna, ma Mochta ormai correva a perdifiato con in testa solo il desiderio di arrivare il prima possibile a chiedere rinforzi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-611573762643421549?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/611573762643421549/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=611573762643421549&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/611573762643421549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/611573762643421549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/03/una-corsa-disperata.html' title='una corsa disperata'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-6195362883677954907</id><published>2007-02-08T20:41:00.000+01:00</published><updated>2007-03-19T22:30:30.838+01:00</updated><title type='text'>primi passi</title><content type='html'>&lt;div class="moz-text-html" lang="x-western"&gt;Tanai scruta il fuoco, ma le scintille sono criptiche:  dei tizzoni saltano, e il terreno trema, dei lombrichi escono dalla terra e prendono i tizzoni ormai spenti, trascinandoli sotto terra. Solo un lombrico resta a contorcersi. Tanai si alza disgustato, resistendo alla paura che lo spingerebbe a schiacciarlo. Il verme ingrassa a vista d’occhio ed infine se ne va.&lt;br /&gt;I Celti mormorano tra loro, ma il bardo resta in silenzio, preoccupato.&lt;br /&gt;«Domani andrò da un druido», mormora, prima di ritirarsi a riposare.&lt;br /&gt;Viene raggiunto da un sonno tormentato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Maleya sta dormendo nell’aula dell’accoglienza. A volte, quando si sveglia, mette delle pezzole bagnate sulla fronte di Cumain, che è sempre più delirante. Ma stavolta Cumain la afferra all’improvviso: «Stanno per arrivare!», si alza e si precipita fuori, scalzo. La ragazza lo segue, e lo sente gridare «Eccoli! Moriremo, moriremo tutti! Tu!...» alza un dito indicando Maleya, ma lei non ha nessuna voglia di lasciarlo continuare: «Io niente e tu rientra!». Cumain ubbidisce con la coda tra le gambe. Ci sono delle ombre che entrano nel Dun, chi sono, cosa sono? Maleya si avvicina: uomini, sì, lo sono. Cinque o sei, malmessi e feriti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengono accolti al Dun, da Rhian che si appresta subito a curarli, e da Tanai, visto che il Re è ancora assente. Sono molto contusi, con strane ferite da strappo. Tanai li conosce, sono del fiero Dun Aduntur, poco distante, e raccontano: «L’oscurità è calata, e i vermi sono usciti dalla terra e ci hanno attaccato. Abbiamo preso le armi, ma poi un alito fetido si è abbattuto su di noi avvelenandoci senza scampo, e i vermi ci hanno spezzato come ramoscelli. Quasi nessuno si è salvato, solo noi… non c’era nulla da fare, Tanai!». Il bardo cerca di rassicurarli come può, con la pur scarsa accoglienza possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya si ricorda che anche le fate parlavano dei Fir Bolg del loro alito fetido, ma per quanto si sforzi non riesce a ricordarsi come lo combattevano.&lt;br /&gt;«Tanai, devi venire con me: troveremo qualcuno delle fate che ci saprà dire di più» dice la ragazza, pensando che anche se il Cacciatore non avrebbe piacere a vederla ritornare al popolo fatato potrà comunque trovare qualcuno disposto a parlare con lei. Ma Tanai non vuole allontanarsi dal Dun «Il mio posto è qui, finché non torna Re Emeroth»&lt;br /&gt;«Andrò io con lei» si fa avanti Olcan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth è di nuovo lupo. Il branco ha deciso di accompagnarlo nella sua impresa. Corrono nel bosco e a volte prendono percorsi strani, zigzagando e passando sotto i tronchi senza apparentemente motivo. Emeroth non se ne chiede il perché mentre segue passo passo i suoi fratelli.&lt;br /&gt;Stanno andando dal Cieco dell’Albero Cavo, come suggerito da Ferdrad: «Lui forse saprà interpretare il tuo sogno».&lt;br /&gt;Emeroth il lupo emette il suo richiamo che riecheggia per chilometri, per niente intimorito dall’odore fatato.&lt;br /&gt;«Cosa vuoi, lupo?» gli risponde con voce gracchiante il Cieco, dal volto scavato e scarno che si affaccia dalla spaccatura del grosso albero.&lt;br /&gt;«Sono il Re degli uomini» ulula il lupo.&lt;br /&gt;«Cosa dici? Un lupo sei. Ora vattene, tempo da perdere non ho»&lt;br /&gt;‘‘In effetti ha ragione, cosa ci faccio qui?’’ pensa il lupo ‘‘…no, cosa dico. Io sono davvero il Re degli uomini’’ «Sono Emeroth – dice togliendosi la pelliccia – Re degli uomini, primogenito di Felab, il Fabbro degli uomini»&lt;br /&gt;«Ah – è costretto ad ammettere il Cieco – non mi ingannavi. Entra allora e cosa vuoi dimmi»&lt;br /&gt;Ascoltata la richiesta, il vecchio prepara una bevanda in silenzio. «Tieni, bevi».&lt;br /&gt;‘‘MAI accettare cibo dal popolo fatato, e nessuno meglio di me, e di mio padre, lo sa’’&lt;br /&gt;«No grazie» risponde quindi Emeroth. Ma il cieco insiste:&lt;br /&gt;«Bevi, giovane Re, così nell’oblio dei sogni cadrai ed io accompagnare ti potrò».&lt;br /&gt;Ad Emeroth non resta che incrociare le dita e bere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Vieni Emeroth, le tre prove ti attendono» gli dice il Guerriero, ma questa volta, saldamente a cavalluccio sulla schiena di Emeroth c’è un elfo ossuto, per nulla cieco. Nella caverna tutto bene, ormai ha imparato come superarla, ma sul bordo del cornicione non sa cosa fare.&lt;br /&gt;«Cieco, aiutami»&lt;br /&gt;«Non ancora posso, prima vedere il sogno devo».&lt;br /&gt;Emeroth allora cerca una via verso il basso. Il Cieco scuote la testa, e in effetti Emeroth perde la presa e cade come nei sogni precedenti. La donna lo attende. ‘‘E’ il lago, quello senza fondo, e lei magari è la corrente’’ gli suggerisce una voce nella testa e lui cerca di nuotare verso il basso. La donna lo accompagna accondiscendente: vede qualcosa sul fondo, ma non capisce cosa, e prima di vederlo bene la donna lo tira a sé e lo bacia. Emeroth non tenta di respingerla, solo di trattenere il respiro a sé; quasi gli esplode il cuore, come negli altri sogni, ma stavolta ce la fa a non farsi rubare tutto il fiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cieco lo accoglie quando si sveglia «Bravo sei stato, due prove hai superato. Ma dirti questo posso: troppo poco come animale hai vissuto, sul cornicione provare a volare puoi»&lt;br /&gt;‘‘Che razza di consiglio’’, pensa amaramente Emeroth, eppure non può far altro che accettarlo ed offrire qualcosa in cambio, ma cosa?&lt;br /&gt;«Una cosa chiedere potrei io» gli dice affabile il vecchio.&lt;br /&gt;«Parla, se potrò esaudirti» gli risponde il Re guardingo.&lt;br /&gt;«Tuo figlio a studiare da me manda. I segreti del bosco gli insegnerò»&lt;br /&gt;Emeroth non si ferma neanche a riflettere, gli sembra proprio una buona idea: «Va bene»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya e Olcan in viaggio si rifugiano in una caverna e accendono un fuocherello.&lt;br /&gt;«Guarda – fa Maleya stupefatta indicando per terra – è un germoglio di un tubero di patata! E’ di quelle commestibili, e pure buone!»&lt;br /&gt;«E’ di certo un presagio. Dana ci manda un segno di speranza, dobbiamo portarlo con noi»&lt;br /&gt;«E’ mio quello», dice una voce sgraziata e pungente, e la creatura che l’ha emessa, affacciata alla piccola caverna, è altrettanto inquietante.&lt;br /&gt;«E’ la mia caverna, e voi mi rubate le provviste», insiste la figura, ha il naso lungo,  altrettanto il mento e le orecchie, le labbra lunghe fino alle orecchie, denti lunghi, fitti e appuntiti, unghie lunghe ed adunche.&lt;br /&gt;Maleya e Olcan non hanno dubbi che si tratti solo di una patetica scusa.&lt;br /&gt;«Non puoi possedere un segno di Dana, e non abiti qui!», Maleya gli risponde a muso duro, scacciando la paura, perché lo ha riconosciuto come nemico di suo padre, uno del popolo non seelie.&lt;br /&gt;«Allora diciamo che per uscire dovrete pagare» ghigna l’elfo lungo.&lt;br /&gt;«Va bene pagheremo – dice Olcan, e Maleya vorrebbe staccargli un orecchio con un morso – ma sappi che sono un Celta, e noi paghiamo con una sola moneta» e così dicendo mette mano alla spada e la sfodera di pochi centimetri. E’ talmente determinato e fiero che la fata si spaventa, e se ne va imprecando.&lt;br /&gt;«Bene – commenta Olcan un po’ scherzando e un po’ serio – se vorrai tornare, al Dun non ti rifiuteremo un pasto caldo».&lt;br /&gt;Maleya è sollevata, ma le secca anche che quello sia fuggito senza un graffio «Non dovevamo concedere né pietà né pasti caldi ai nemici del mio popolo» si sfoga.&lt;br /&gt;«Lo conosci?» le chiede incuriosito Olcan.&lt;br /&gt;«No, non di persona, ma non bisogna essere dei geni per capire che è della corte non Seelie». Olcan non ha capito granché, ma non insiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-6195362883677954907?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/6195362883677954907/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=6195362883677954907&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6195362883677954907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6195362883677954907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/02/primi-passi.html' title='primi passi'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-7106073755441865166</id><published>2007-02-02T18:01:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T18:09:11.957+01:00</updated><title type='text'>il nascondiglio della pietra dei firbolg</title><content type='html'>Di nuovo quel sogno maledetto per Emeroth, ma almeno la prima prova è  superata, e a forza di confrontarsi col fratello Ferdrad il Re degli  uomini ha capito cosa rappresenta: è un percorso, in cui la strada non  c’è e in cui bisogna attivamente cercare la via e trovarla. Chissà dove.  Chissà quando.&lt;br /&gt;E finalmente gli è venuto in mente chi sia il guerriero che lo accompagna  sempre nei sogni: sì, conosceva le sue armi, anche se non l’ha mai  veduto in volto, infatti è il guerriero che Emeroth e Cumain trovarono  morto e seppellirono, lungo il percorso sotterraneo fatto per recuperare  il pentolone di Taron. «Il nobile guerriero a cui quel cane di Cumain  ha rubato la Pietra dei Vermi, precipitandoci tutti in questo inferno»,  non può fare a meno di pensare digrignando i denti e sputando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neve e freddo per Tanai e Maleya. «Di qua» urla uno dei Celti  cacciatori, ma il bardo ha visto qualcosa di diverso tra gli alberi  dietro di loro.&lt;br /&gt;«Tanai, sbrigati – gli si rivolge Maleya – I cacciatori  stanno andando e non ci aspetteranno», ma poi lo vede anche lei: è  qualcosa, no anzi, qualcuno, che li spia.&lt;br /&gt;Si allontanano dal gruppo di caccia e scalano il colle: la figura ha le  vesti sciolte e trasandate e va a zig zag come se fosse pazzo. Maleya  scatta in avanti e lo raggiunge senza troppa difficoltà: lo atterra  saltandogli addosso. Lui estrae un pugnale, al che lei risponde  prendendolo a pugni senza complimenti. Tanai arriva un po’ affannato per  la corsa, e pulisce alla strana figura il viso con la neve.&lt;br /&gt;«No, non è  possibile!» mormora sgomento: è Cumain. Ed è completamente pazzo, anche  se questo non gli impedisce di riconoscere il bardo:&lt;br /&gt;«Tanai Tanai!!! TU,  TU avresti DOVUTO impedirmelo».&lt;br /&gt;«Vedo che alla fine ti sei visto allo  specchio – gli risponde Tanai, senza sapere se sarà o no compreso – e  quello che hai visto non ti è piaciuto»...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cumain è seduto con lo sguardo perso vicino al fuoco. Alcuni nel Dun sono  allibiti, è ridotto così male che non riescono a credere che sia lui. Ma  Tanai lo conosceva bene, e nessuno osa mettere in dubbio la sua parola.  Il morale è molto basso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bardo si rivolge a Cumain in modo severo:&lt;br /&gt;«Cosa ne hai fatto della  pietra, stolto?».&lt;br /&gt;Quello si rincantuccia, quasi piange, ma in qualche  modo capisce:&lt;br /&gt;«La Pietra! Non lo so! Non ce l'avevo... non ce l'ho!», ma  Tanai lo incalza impietoso:&lt;br /&gt;«Tu la custodivi, che ne hai fatto? Parla!»&lt;br /&gt;«No, io non la volevo! Tu la volevi – ma poi si ritrae, cominicia ad  urlare – Me ne sono liberato! L'ho gettata via, l'ho nascosta, così  nessuno farà di nuovo il mio errore!»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya, che assisteva in silenzio, interviene: secondo lei l'evidente  pazzia di Cumain lo rende molto vicino a Dana, persino più affine delle  fate stesse, così come è per tutti i matti. «Dobbiamo sfruttare il suo  legame, e risalire il filo fino a trovare Dana. Ne sono convinta  – continua – E poi lui ha portato a tutto questo perciò lui sarà il primo  passo verso la fine dell'Inverno». Tanai scuote le testa, poco convinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un bambino tira le vesti del druido:&lt;br /&gt;«Guarda, Cumain sta versando la  zuppa. Posso farlo anch'io?», una donna si appresta a pulire il piccolo  disastro imprecando, ma Tanai la ferma: Cumain sembra quasi in trance, e  con le dita traccia ghirigori nella brodaglia per terra. Tanai osserva  assorto:&lt;br /&gt;«Quelle forme... è il profilo del monte del Gigante Dormiente»&lt;br /&gt;«Lo conosci?» lo interrompe Maleya quasi saltellando di gioia.&lt;br /&gt;«Sì, lo chiamano così perché sembra un gigante disteso. Non ci sono mai  stato, né conosco nessuno che ci sia mai arrivato davvero... Anche  perché per arrivarci bisogna prima attraversare le Lande Silenti,  popolate di spiriti, e si dice che qualunque umano le attraversi perda  la ragione. Inoltre il monte del Gigante Dormiente non ha strade per  essere attraversato, perciò nessuno sa cosa c'è dopo»&lt;br /&gt;«Io lo so, le fate lo sanno: non so come fanno a saperlo, ma dicono che  ci sia un lago senza fondo» gli risponde Maleya con la fronte corrugata  nello sforzo di ricordare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-7106073755441865166?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/7106073755441865166/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=7106073755441865166&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/7106073755441865166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/7106073755441865166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/02/il-nascondiglio-della-pietra-dei.html' title='il nascondiglio della pietra dei firbolg'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-6675967376991784436</id><published>2007-01-25T17:40:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T18:00:39.499+01:00</updated><title type='text'>l'ospitalità e le prove</title><content type='html'>&lt;div class="moz-text-html" lang="x-western"&gt;‘‘Finalmente ecco il villaggio degli uomini’’ pensa Maleya vedendo il profilo delle staccionata del Dun. Fuori le guardie di sentinella la fermano senza tanti complimenti, riconoscendola come uno spirito, ma per fortuna riesce a far chiamare Tanai, che ha sentito parlare di lei dal Re e che la fa entrare.&lt;br /&gt;Il Dun è molto più desolato di come se lo ricordava, naturalmente, e non c’è il Re a cui chiedere ospitalità. Molti la guardano male, e più di tutti lo zio di Olcan, il guercio. Solo un altro intervento di Tanai la tiene al sicuro per un po’: «A nessuno sia mai rifiutata ospitalità per un giorno e una notte».&lt;br /&gt;‘‘Un po’ poco, col freddo che fa fuori’’ pensa Maleya, ma se lo tiene per sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entra una signora, con dei panni da bollire nel pentolone accanto al fuoco: «Una donna – afferma gentile ma decisa guardando la nuova arrivata – Ci potrebbe far comodo»&lt;br /&gt;«Ti aiuto volentieri. Cosa posso fare?» le risponde pronta Maleya.&lt;br /&gt;«Aspetta che i panni siano bolliti, non farli bruciare e poi portameli di là, così io posso tornare subito al parto di Oria»&lt;br /&gt;Quando i panni sono pronti la fata va a raggiungere le altre donne, in una casa dove tutte (e sole) le donne del villaggio sono radunate attorno ad Oria. E’ la moglie di Gerban l’araldo, ed è nel bel mezzo di un travaglio che sembra molto doloroso.&lt;br /&gt;«Grazie dei panni – la accoglie la donna – Io sono Rhian»&lt;br /&gt;«Sì, ti conosco, sei la ragazza di Niallham. Ma sei invecchiata un sacco! Io comunque sono Maleya» la ragazza fata non si accorge neanche di essere stata scortese, e Rhian ha in effetti ben altro a cui pensare. Senza prestare attenzione alla strana nuova arrivata Rhian continua imperterrita il suo lavoro di levatrice: «Il cordone è arrotolato intorno al collo. Fate tutte vedere le mani… Tu – dice indicando Maleya – tu hai le mani più piccole: mettile dentro, trova la testa e il cordone. Datti una sciacquata, prima».&lt;br /&gt;Superata la sorpresa, e anche un po’ il disgusto iniziali, Maleya non si tira indietro: Oria soffre un po’, ma la fata trova il cordone e lo srotola. Dopo ogni cosa si aggiusta, e il parto va per il meglio, e la notizia viene portata agli uomini tra le esultazioni generali, e i complimenti a Gerban.&lt;br /&gt;Intanto Rhian, nella casa delle donne ringrazia Maleya «Sei stata fondamentale», stando ben attenta a farsi sentire da tutte le altre. Le donne annuiscono tutte, ed ora Maleya è certa che il Dun le offrirà ospitalità ben più di ‘‘un giorno e una notte’’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che la situazione è calma molte donne le rivolgono sorrisi: «Sembri intirizzita e, senza offesa, piuttosto lercia. Un bel bagno caldo è quel che ti ci vuole». Le preparano un bagno in una tinozza e insistono perché si spogli. ‘‘Non posso se restate anche voi a guardarmi’’ vorrebbe poter dir loro Maleya, ma sa che parlare dei propri Geasa porta quasi altrettanto male che romperli. Rimanare a far il bagno con qualcosa addosso senza passare per matta non è così semplice («Così si lava anche l'abito, si fa prima, no?»), ma in qualche modo riesce a cavarsela senza offendere nessuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emertoth è nudo nella tempesta. Il guerriero lo invita a seguirlo, ma subito Emeroth lo perde di vista. Lo cerca, e trova qualcuno, anzi trova qualcosa: una pietra gli ferisce le mani. «Ben fatto» annuisce il guerriero. «Chi sei?» vorrebbe chiedergli Emeroth, ma già il Celta non c’è più e il Re è in bilico sull’orlo di un cornicione. Fa un passo volutamente nel vuoto, lasciandosi cadere. Cade come se ci fosse dell’acqua, e c’è la donna ad attenderlo e ad attirarlo a sé. La colpisce per allonarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Devi superare ancora due prove» la voce del guerriero è l’ultima cosa che sente prima di svegliarsi di soprassalto. Suo fratello Ferdrad si sta prendendo cura di lui, con delle pezze bagnate: «Devi capire i tuoi sogni. E’ importante, fratello. Posso portarti da chi potrà aiutarti, ma non è un alleato, né mi deve un favore. Dovrai dargli qualcosa in cambio». Emeroth accetta, anche perché da solo non riesce proprio a dare un senso a ciò che sogna. ‘‘Forse è destino che non superi le prove’’ gli viene da pensare, e questo dubbio pesa come un macigno in tutto ciò che fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vista la prolungata assenza del Re, Maleya si decide a parlare con Tanai, che è quello che più le sembra in carica: «Dobbiamo trovare Dana, voi uomini… cioè noi… insomma!». Nell’ascoltarla Tanai ha come una visione: per un attimo lei gli ha ricordato Connor… ma perché mai? Maleya non se ne accorge e continua a raccontare delle fate, del terribile momento che stanno vivendo. Resta sul vago solo sull’esatta natura dei loro attuali nemici, il popolo non seelie, di cui non cita neanche il nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-6675967376991784436?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/6675967376991784436/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=6675967376991784436&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6675967376991784436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6675967376991784436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/01/lospitalit-e-le-prove.html' title='l&apos;ospitalità e le prove'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-6886633421679467170</id><published>2007-01-18T10:42:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T17:38:32.953+01:00</updated><title type='text'>incubi e rivelazioni</title><content type='html'>Maleya accompagna il padre, in missione con il cortigiano Lavai; i due tuatha sono a malapena riconoscibili, invecchiati e rugosi, ombre di sé stessi. In particolare Lavai sembra stare in piedi per pura forza di volontà, peraltro quasi tutta derivante dal Cacciatore: «Sei il mio servitore, non mi puoi abbandonare».&lt;br /&gt;Lein il Cacciatore sta visitando tutti i suoi fedeli che stanno lasciando il suo regno. Arrivati ad un ruscello che si incunea in una spaccatura Lein si annuncia ad alta voce «Kier, sono giunto, sono il tuo Signore»&lt;br /&gt;«Cosa vuoi? – la voce in risposta è fioca, e proviene da un albero – Lasciami in pace»&lt;br /&gt;Maleya si ricorda di Kier, era il Guardiacaccia di suo padre, un tuatha deciso, gioviale e pungente. Ora è ridotto ad essere un vecchio albero nodoso.&lt;br /&gt;«E’ così che accogli un vecchio amico? – riprende Lein – Il tuo Signore?»&lt;br /&gt;«Lasciami in pace... Dana soccombe, non c’è speranza per noi».&lt;br /&gt;Maleya si intromette: «E’ solo un ciclo, Dana tornerà. Come sempre».&lt;br /&gt;Il Cacciatore fa le presentazioni, più che altro per formalità: «Conosci mia figlia, Kier? E’ molto tempo che non la vedi, mi pare» e l’Albero si fa pochi scrupoli a rispondere «Non è tua figlia, lo sai bene.»&lt;br /&gt;A Maleya si rizzano i peli sulla nuca, ma non è tempo di pensare a questo ora: suo padre, stizzito, se ne sta andando, lasciando Kier al suo destino. Lo richiama indietro, chiedendogli di aspettarla, e poi si rivolge lei stessa all’Albero:&lt;br /&gt;«Tre anni di inverno, cosa saranno mai per te che ne hai visti 100 e più di 100?»&lt;br /&gt;«Non temo ciò che è stato ma ciò che sarà: Dana è morta. E tu non sei una di noi, non sei Figlia di Dana perciò non puoi parlare per lei. Già da prima soccombeva agli uomini, ora è morta e non risorgerà più»&lt;br /&gt;«Forse gli uomini la combattevano, ma ora faranno bene a cercarla anche loro, o moriranno come noi» «Ah – la deride Kier – e sarai tu ad andarglielo a dire?»&lt;br /&gt;«Sì! Perché no? E tu hai il coraggio di accompagnarmi?»&lt;br /&gt;«Non posso – si lamenta l’Albero – questa è la tomba che ho scelto per me» ma quando padre e figlia se ne vanno l’Albero sembra pensieroso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo e nudo, braccato al buio, Emeroth fugge senza più respiro coi polmoni che gli esplodono. E’ riuscito a seminarlo? No, un’ombra si muove dietro di lui. Corre, scappa, la morte è a un passo, si volta, solo un istante prima di essere raggiunto e ucciso, ma mette un piede in fallo e cade da un precipizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth si sveglia urlando. Ormai gli succede da molte notti, è sistematico. E’ confuso, non sa dove cercare le risposte a delle domande che non conosce. Basta: è ora di cercare suo fratello, tra i lupi Figli di Dana. Non ha mai osato indossare la pelliccia quando era ancora in forze, e si chiede se non sia una pazzia tentare adesso, ma non vede altre strade.&lt;br /&gt;Si confida solo con Tanai, il suo fidato Bardo, gli lascia un testamento orale e parte, non visto nella notte, scavalcando la finestra come un ladro.&lt;br /&gt;«Lo aspetteremo un mese e un giorno» fa Tanai agli uomini del Dun preoccupati dell’assenza del Re. E’ chiaro che ora tutti contano sul Bardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da lupo si sta piuttosto bene: la pelliccia è calda e i pensieri sono più leggeri e meno preoccupanti. Le cacce però sono ben magre. Giorni e notti scorrono senza posa: almeno gli incubi hanno smesso di tormentarlo. Si dirige verso dove, a suo tempo, gli aveva indicato Maleya, e non fa fatica a trovare la strada, né tanto meno a capire di essere arrivato nel posto giusto. La sua essenza di lupo non può ingannarlo: è nel Regno di suo fratello ora, e qualcuno lo sta già tenendo d’occhio.&lt;br /&gt;Un lupo grigio esce dalle tenebre, guardandolo come se fosse l’ultimo cucciolo della cucciolata&lt;br /&gt;«Che vuoi straniero? Non sei benvenuto qui, nel nostro territorio».&lt;br /&gt;Emeroth cerca di essere amichevole, ma l’altro insiste con fare minaccioso: «Non mi hai capito? Vattene!». Ad Emeroth non resta che caricarlo a testa bassa.&lt;br /&gt;Si fanno male a vicenda, ma prima che possano continuare a ferirsi interviene una voce autorevole «Nuddel, basta». Il lupo grigio si ritira, scoccando comunque uno sguardo minaccioso ad Emeroth. Il Signore dei Lupi è evidentemente Ferdrad, e riconosce suo fratello senza esitazione:&lt;br /&gt;«Emeroth, sei... inaspettato»&lt;br /&gt;«Sono tempi duri» gli risponde il Re degli uomini.&lt;br /&gt;«E’ vero, ma non per colpa nostra... Comunque sei mio ospite»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Maleya, fammi compagnia in un brindisi». E’ la prima volta che suo padre le rivolge un invito del genere. Sono di nuovo entrambi a casa, riparati al sicuro, o almeno abbastanza al sicuro. Lein spiega a sua figlia che la notte è più pericolosa che mai, fuori, perché ormai regna la Corte Non-Seelie, con il loro rancore e i loro propositi di vendetta. Molto tempo addietro le Fate fecero un consiglio e decisero di accettare Dana come loro Signora e Protettrice, contro gli uomini che stavano avendo la meglio. Ma un gruppo invece si rifiutò di servire Dana, e fu esiliato, costretto all’oscurità e all’isolamento. Divennero la Corte Unseelie. Con l’indebolimento di Dana sono tornati, dopo tutti questi anni, e ora si raccolgono attorno ad un nuovo capo, Kailte, che è spuntato dal nulla e di cui non si conosce il passato.&lt;br /&gt;«Ma sto divagando, non è vero?» sussurra Lein, prendendo un altro sorso dal bicchiere&lt;br /&gt;«Sai – continua – Se tu fossi mia figlia sarei molto fiero di te»&lt;br /&gt;Maleya è scioccata. Lo sapeva. L’aveva sempre saputo. Ma saperlo davvero è un’altra cosa.&lt;br /&gt;«Mi devi dire tutto – lo interrompe con gli occhi lucidi – ma prima che cominci io voglio farti sapere due cose: sono molto orgogliosa di essere TUA figlia e TU sei mio padre, al di là di ogni cosa e al di là di ogni vincolo di sangue»&lt;br /&gt;In una scena piuttosto commovente il Cacciatore rivela a Maleya che ella è figlia di Connor Mc Finn, defunto Re degli Uomini, sottratta con l’inganno per rivalsa verso gli umani.&lt;br /&gt;«Maleya, devi andare via da qui, devi tornare dai tuoi fratelli. Non posso tenere difesa questa dimora contro l’inverno e contro gli Unseelie se non per qualche luna ancora. E tu già sapevi di dover andare, o non avresti parlato in quel modo a Kier»&lt;br /&gt;«Allora andrò – risponde la ragazza, ormai donna – ma ti prometto che tornerò in forze, con Dana in persona se necessario. Che non ti lascerò alla corte Unseelie. Un brindisi a Connor Mc Finn, Re degli uomini, e a Lein il Cacciatore, mio padre»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Emeroth parla col fratello Ferdrad. Cerca un’alleanza per una guerra aperta contro i Fir Bolg, i vermi della terra, con la speranza di coinvolgere come alleati, oltre ai lupi, anche il popolo fatato. Ma Ferdrad è scettico: «E’ una follia, non abbiamo speranza, perché in un confronto diretto hanno già vinto una volta. Non so cosa potremo fare, fratello... aspetto un segno, un presagio». La notte li raggiunge che la discussione non è ancora finita, e il sonno li coglie per sfinimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di nuovo l’incubo. Ancora e ancora fuggirà e cadrà nel vuoto. No, basta, con un atto di coraggio o pazzia Emeroth si ferma per affrontare il suo inseguitore. Questi si rivela essere un guerriero, sicuramente un Celta, e quella spada, quello scudo, ricordano a Emeroth qualcuno... ma chi? Il guerriero non gli lascia tempo per le riflessioni: «Emeroth, Re degli uomini, tre prove dovrai affrontare prima di morire. Seguimi». Il giovane fa solo un passo verso il guerriero, ma già la scena cambia completamente: è buio pesto, come in una caverna, però nascosto nell’ombra c’è qualcuno che si fa beffe di lui e non si fa trovare. Emeroth brancola a caso e trova un’uscita, ma la luce non rischiara l’interno. L’uscita dà su un precipizio, e fuori c’è il Guerriero che sembra attenderlo. L’esile cornicione si stacca all’improvviso ed Emeroth precipita verso la morte. In fondo al burrone c’è di nuovo il guerriero che guarda oltre di lui, alle sue spalle. Il Re si volta e vede che c’è una donna, con le mani fredde e impalpabili; lo attira a sé, lo bacia, con le vesti bagnate... dopo poco a Emeroth manca il respiro, ma la donna è forte e non lo lascia andare. Emeroth si sente morire, soffocato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth si sveglia di soprassalto, accanto al fratello lupo. Ha la precisa sensazione di aver affrontato tutte e tre le prove e di averle fallite tutte. Sveglia Ferdrad e gli racconta ogni cosa. Insieme capiscono che la prima prova, il buio che nasconde qualcuno, è come trovare un posto: sapere cosa cercare e dove cercarla. «E’ un inizio – mormora Emeroth – ma è un po’ poco»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-6886633421679467170?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/6886633421679467170/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=6886633421679467170&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6886633421679467170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/6886633421679467170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/03/incubi-e-rivelazioni.html' title='incubi e rivelazioni'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-5248500685059947017</id><published>2006-12-14T19:15:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T19:16:19.359+01:00</updated><title type='text'>l'eterna notte dell'alba successiva</title><content type='html'>La neve e il vento contro la barba, Emeroth sospira scendendo dalla collina, raggiunto dai suoi compagni. In lontananza un fioco bagliore che si distingue a mala pena: dovrebbe essere il Dun.&lt;br /&gt;Le lande sono pericolose. Sono 3 anni ormai, 3 anni da quando quella maledetta alba guidò i Celti contro i Pitti, quando era ancora l’unico Re, quando è cominciato l’Inverno Perenne e il sole fu visto l’ultima volta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Boschi spettrali e vento gelido, lo stesso vento che talvolta arriva carico di voci e si porta via uomini e anime.&lt;br /&gt;«Apprite al Re», grida Olcan che è con lui, e al Dun effettivamente gli aprono le porte. Niente cani, niente cavalli. Gli animali e quasi tutte le piante sono stati falciati dall’Inverno. Solo il fuoco dell’Aula dell’Accoglienza sembra vivo.&lt;br /&gt;Gli uomini rimasti al Dun non osano chiedere se la spedizione all’esterno ha trovato qualcosa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nel rivedere il dito mancante di Elcain, Olcan ripensa alla battaglia di tre anni prima. Quando scesero le tenebre nel campo di battaglia nessuna ha più capito cosa stesse succedendo: il buio più nero e forme striscianti che portavano via i compagni. Solo all’arrivo della notte,  per ironia, si schiarì un po’ il cielo e fu chiaro che i vermi, paghi della vendetta, se ne erano andati.&lt;br /&gt;Sparsi, radi, mezzi morti ed inebetiti, i superstiti si radunarono terrorizzati. Pochissimi. Meno della metà.&lt;br /&gt;I Pitti spariti tutti, tutt’oggi nessuno sa dire dove siano finiti.&lt;br /&gt;Il giorno successivo alla battaglia successero due cose: cominciò a nevicare e non sorse il sole.&lt;br /&gt;Oggi sono quasi abituati: notte scura e impenetrabile, neve e un’oscurità meno buia che sostituì il giorno. Le alleanze furono spezzate, ognuno cominciò a pensare per se’, ai propri problemi e guai. Un giorno, pochi dopo la battaglia, furono persino estratte le spade nell’Aula dell’Accoglienza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tanai se ne ricorda bene. Fu Iboar a porre la questione: «Dobbiamo trovare Cumain, Emeroth. E’ ancora vivo»&lt;br /&gt;«Ti sbagli –rispose il Re– è sicuramente morto»&lt;br /&gt;«No –insistette Iboar– è ancora vivo. Alcuni l’hanno veduto in sogno. Dobbiamo trovarlo e tu dovrai essere pronto a cedergli la corona»&lt;br /&gt;Nessuno ha visto Cumain il giorno della battaglia, e c’è chi dice di averlo visto dopo: molti pensano che questo voglia dire che aveva avuto una premonizione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tanai si fece scuro in volto a sentir parlare di cedere la corona a Cumain. «Tieni» disse rivolgendosi a Iboar e passandogli un grosso martello. Iboar è perplesso: «Che ci faccio?» «Esci fuori e spacca la Pietra dei Re, visto che stai sputando sul suo giudizio».&lt;br /&gt;Iboar si ritrasse e restituì il martello, ma non si diede per vinto «Non era ancora il suo momento. Se la Pietra dovesse pronunciarsi adesso darebbe un solo responso: Cumain»&lt;br /&gt;Tanai scosse la testa incredulo, ma almeno su una cosa erano d’accordo: Cumain andava trovato e portato lì.&lt;br /&gt;Iboar continuò sulla sua linea, voleva una risposta da Emeroth: quando verrà Cumain sarà disposto a cedergli la corona?&lt;br /&gt;Emeroth era scoraggiato e amareggiato e non rispose. Il suo silenzio venne interpretato come un assenso da Iboar: «Bene, allora ce andiamo. Cercheremo Cumain».&lt;br /&gt;Ma Olcan non trattenne più la sua rabbia e la sua indignazione: «Emeroth è il Re, non potete andarvene come se nulla fosse, codardi!»&lt;br /&gt;A quell’offesa Iboar sgranò gli occhi ed estrasse la spada, lì, nell’Aula dell’Accoglienza di Re Emeroth. Fu gravissimo, e solo le parole dure di Tanai («Chi sguaina la lama porta l’ira degli Dei con se’») allontanò le mani di tutti gli altri dall’impugnatura e impedirono una carneficina.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Istigati da Olcan, Emeroth e Iboar andarono fuori a combattere, nella neve davanti alla Pietra dei Re. Iboar era dominato dall’ira: «Ti disconosco come mio Re –urlò a Emeroth con disprezzo– Sei un usurpatore! Sottomettiti al Vero Re, Re Cumain!»&lt;br /&gt;L’ira di Emeroth era più fredda, ma non meno letale: «Non ti ucciderò, Iboar, sarebbe darti troppo onore»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Iboar era quasi anziano, ma ancora in forze. Lo stesso il combattimento fu piuttosto breve: Emeroth parò con agilità e calò con eleganza un fendente sulla gamba dell’avversario. Iboar cade, ma si rialzò stoicamente: «Tutto qui quello che sai fare? Smetti di fare finta e combatti!»&lt;br /&gt;«Ti ho già detto che non ti darò una morte da Celta –lo canzonò Emeroth– Non sei più un Celta, hai rifiutato il tuo Re»&lt;br /&gt;Il figlio di Iboar provò a chiamarlo, a mettere fine al combattimento, ma Olcan lo fermò: era giusto che disputa andasse per il suo corso.&lt;br /&gt;Iboar attese fermo ed Emeroth lo ingaggiò con un nuovo colpo, ma sottovalutò l’esperienza del vecchio che riuscì ad infliggergli una pesante ferita al torso. Ancora più pieno di ira, Emeroth affondò la sua spada nel braccio dell’avversario: Iboar era ancora vivo, ma per quanto a lungo?&lt;br /&gt;Suo figlio aveva lo sguardo allucinato e già meditava immediata vendetta, ma Olcan, mormorando tra se’ e se’ eppure ben udibile, sentenziò che la Pietra dei Re aveva parlato.&lt;br /&gt;«Finiscimi», chiese lo sconfitto, con voce senza traccia di paura. Emeroth non ne aveva intenzione e raccolse invece la spada dell’avversario: con colpo netto e potente la spezzò in due sulla Pietra dei Re.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fu così che cominciò la profonda divisione del Clan Mc Finn, già duramente provato dalla battaglia coi Pitti e dall’Eterno Inverno.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Molti dei sopravvissuti sono rimasti con Emeroth, ma altrettanti, se non di più, l’hanno invece abbandonato. Per lo meno sua moglie è con lui, anche se da quel fatidico giorno in cui i Pitti attaccarono il suo Dun e lei e il figlio Dardain rimasero quasi uccisi, ha completamente perso il senno. Solo l’affetto e l’amore per il marito sono rimasti immutati. Dardain d’altra parte sta crescendo in fretta, sempre più taciturno.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tanai è subissato di persone che gli chiedono segni e consigli. Decide di chiedere ai presagi se si può cercare aiuto dalle fate: in tutti i responsi legge una risposta positiva. Lo confida però a pochi amici fidati, perché la diffidenza e la repulsione per le fate è ancora molto forte. I segni dicono inoltre che un pilastro della Terra ha ceduto e non c’è più: Dana si è drenata di ogni energia. E’ per questo che i boschi sono morti, gli animali non ci sono più, la terra è arida e fredda e l’inverno perenne.&lt;br /&gt;Ed è per tutto questo che le pattuglie cercano verso l’esterno, fuori dal Dun, nelle pericolose lande di vento e neve: alla ricerca del tramite che Tanai ha presagito nei segni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-5248500685059947017?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/5248500685059947017/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=5248500685059947017&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/5248500685059947017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/5248500685059947017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/12/leterna-notte-dellalba-successiva.html' title='l&apos;eterna notte dell&apos;alba successiva'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-2892015028993610515</id><published>2006-11-30T19:14:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T19:15:30.824+01:00</updated><title type='text'>l'ultima battaglia campale</title><content type='html'>Tanai rabbrividisce nel vedere nuvole e fulmini: «Questo giorno sarà ricordato nelle cronache e molti non vi crederanno -mormora- Persino gli alberi hanno paura».&lt;br /&gt;«Allora cosa ne pensi? Dovremmo non dovremmo?» lo interrompe Ainnir.&lt;br /&gt;Tanai non hai idea di cosa stia parlando, era perso nei suoi pensieri, ma comunque risponde: «Chiameremo Corfard, il cacciatore. Lo conosco bene. In tutto manderemo quattro uomini, ma delle vostre famiglie solo un uomo ciascuna». Né gli Ainnir né gli Iboar sono molto convinti di queste disposizioni, anche perché temono per le questioni di tradimento sollevate dal figlio di Ainnir.&lt;br /&gt;«E il quarto sarò io» aggiunge Tanai irremovibile. Nessuno osa fiatare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Quando scollinano qualcosa non va: è come se dalla terra venisse un rimbombo. Tanai per un attimo vede oltre le colline: una battaglia infuria tra Celti, Pitti e anche grossi orsi. Rapida come è venuta la visione sparisce.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nell’occhio della battaglia,  Re Emeroth è nella mischia più piena. Un Pitta immenso si sta facendo strada verso di lui, e dopo pochi colpi tremendi lo raggiunge, falciando Celti come grano. I due si fronteggiano, vibrandosi a vicenda fendenti mortali ed entrambi parandoli e schivandoli con maestria.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Anche Olcan si difende da un avversario: riesce a colpirlo al braccio prima che questi possa ferirlo, intanto che tiene d’occhio i suoi uomini, soprattutto i più giovani, e li tiene  uniti. Oggi è Elcain a sostituire Mochta e a fargli da scudiero.&lt;br /&gt;Tra i Pitti ci sono anche degli uomini-bestia che combattono a mani nude, come degli orsi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Si alza un forte vento, insieme al sole dell’alba, Olcan intravede in controluce un guerriero, ma è gigantesco, gli uomini gli arrivano alla cintola, gli occhi di brace, l’elmo cornuto e il mantello sul torso nudo.&lt;br /&gt;Appena lo vede Olcan chiama a raccolta i suoi uomini: «Dal Re! Proteggiamo il Re!».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La Bestia avanza lentamente, ed estrae la spada puntando gli occhi sul Re. Emeroth si sente improvvisamente debole e incassa alcuni colpi sullo scudo senza reagire. Subito gli uomini intorno a lui lo difendono, dandogli il tempo di riprendersi. Intanto anche Olcan l’ha raggiunto: insieme riescono ad uccidere il grosso Pitta e ad allontanare un altro avversario. Ma la Bestia si avvicina sempre più.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;«EMEROTH» gli rimbomba nella testa come un martello e i suoni della battaglia intorno si affievoliscono «EMEROTH, RE DEGLI UOMINI, DEVI PAGARE PER LE TUE COLPE»&lt;br /&gt;Emeroth si sente morire, schiacciato da quella voce, ma riprende coraggio:&lt;br /&gt;«Sto difendendo il mio popolo dall’aggressione del vostro!»&lt;br /&gt;«SEI TU L’INVASORE CHE VUOLE IL POSSESSO DELLE NOSTRE TERRE» gli risponde la bestia, e il colpo che mena intorpidisce la mano di Emeroth e quasi gli spezza la spada. Il sangue comincia a sgorgare dalla ferita aperta sul fianco. Emeroth alza gli occhi e per la prima volta guarda il gigantesco avversario per come è davvero e lo riconosce: «Il Dio Cornuto, lo Sposo di Dana!».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La terra ha un sussulto, come la scossa di un terremoto, che non preannuncia niente di buono.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;«Arriveremo in tempo?» Ainnir rivolge la domanda a Tanai, senza rallentare il galoppo. Quando giungono in cima alla collina la valle sottostante è ricolma di Pitti. Di nuovo la terra ha un sussulto, e una grande spaccatura nasce e si propaga verso la battaglia. Pitti e Celti vengono ingoiati indistintamente dalla voragine, da cui di tanto in tanto si intravedono braccia mostruose, inumane e biancastre.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Solo Tanai vede Cumain isolato dalla battaglia, con la roccia nera e cubica in mano, intanto che i vermi si prendono la loro vendetta covata in ere ed ere di attesa nelle viscere della terra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-2892015028993610515?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/2892015028993610515/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=2892015028993610515&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/2892015028993610515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/2892015028993610515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/11/tanai-rabbrividisce-nel-vedere-nuvole-e.html' title='l&apos;ultima battaglia campale'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-817344843674527145</id><published>2006-11-16T19:10:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T19:16:48.404+01:00</updated><title type='text'>tronchi e nebbia</title><content type='html'>Il Dun Iboar è vicino, anche se la nebbia è fitta; Tanai è accompagnato da Ainnir in persona e da suo figlio maggiore Dallan. Hanno raccontato al bardo che il problema per cui l’hanno chiamato nasce dal figlio minore, Abban, il quale ha iniziato una inaccettabile relazione con la figlia del capoclan del Dun nemico, il Dun Iboar da cui stanno andando. Li accompagnano tre guerrieri, e quando gli capita di essere un po’ più lontano, Tanai li vede confabulare tutti tra loro: forse si stanno pentendo di aver accettato il suo giudizio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sentono più di un corno in lontananza e dapprima li scambiano per un’accoglienza con fanfara, poi vedono un drappello di cavalieri scendere coperti dalla nebbia. Giunti più vicini, i cavalieri si fermano sorpresi. Sono armati di tutto punto: «Sono loro, sono loro i cani Ainnir!» urlano sguainando le spade. Tanai tuona con voce imperiosa: «Fermi! Se levate le spade contro un bardo 7 volte 7 anni di maledizione su di voi!» I cavalieri si fermano esterrefatti,  e uno di loro, il più anziano, Iboar in persona, lo riconosce come il bardo braccio destro di Re Emeroth.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ma gli animi non sono placati, i due gruppetti si fronteggiano, e i nuovi venuti si rivolgono al bardo in modo sprezzante: «Parla Tanai, perché ti accompagni a questi cani Ainnir?»&lt;br /&gt;«Ero venuto a giudicare una questione tra i vostri due clan, ma ora vedo che ci deve essere dell’altro. Cosa accusate a questi uomini?»&lt;br /&gt;«Ignoro cosa ti abbiano raccontato, ma sei stato di sicuro ingannato. Hanno ordito un complotto, e Abban, suo figlio minore -dice Iboar indicando Ainnir- ha rapito la bella Naiti, mia figlia più giovane»&lt;br /&gt;«Bugiardo- lo interrompe Iboar- mio figlio Abban si trova a nord, a caccia»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A Iboar non interessa continuare oltre la discussione, vuole tornare all’inseguimento del rapitore e dalla rapita «E tu, giudice Tanai, puoi continuare il tuo cammino fino al mio Dun, dove sarai  il benvenuto, ma separati dagli Ainnir, non ti mischiare con loro»&lt;br /&gt;Tanai non è d’accordo: «No, andremo tutti insieme alla ricerca dei due giovani»&lt;br /&gt;Iboar protesta: «Non voglio mancarti di rispetto, ma...»&lt;br /&gt;«Allora NON lo farai!» taglia corto Tanai, con un’intonazione che non ammette repliche.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ainnir si avvicina a Tanai per ribadirgli con un sussurro che il figlio stesso gli ha detto che sarebbe partito per la caccia verso il nord, e suo figlio Abban non gli avrebbe mai mentito. Tanai si mantiene neutrale: «Non farmi prendere posizione anzitempo»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo poco li trovano: un ragazzo in corsa, coi capelli lunghi color rosso fuoco e in braccio una ragazza con biondi capelli così lunghi da strusciare in terra.&lt;br /&gt;C’è un baratro, e un tronco disteso che fa da ponte e unisce le due sponde: «Fermatevi, nel nome del Re» urla loro Tanai.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il ragazzo si volta in mezzo al ponte «Ce l’abbiamo fatta! Non potete seguirci su questo ponte. Andatevene, né io né lei vogliamo tornare ai nostri clan!»&lt;br /&gt;«Aspetta –cerca di convincerlo Tanai- se hai coraggio torna indietro e rimettiti al mio giudizio»&lt;br /&gt;«Devi essere Tanai, visto che mio padre ha mandato a chiamare lui. Puoi tornare dal Re, perché qui un clan non avrà più l’aiuto di un figlio e un altro avrà il conforto di una figlia in meno»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La rabbia è palese nell’aria, gli inseguitori di entrambi i clan sono esterefatti. Il fratello della ragazza propone una sfida, Tanai cerca impedire che avvenga, ed è un compito fin troppo facile perché Abban, nonostante le accuse di codardia, non ha intenzione di accettarla: «Non accetto sfide dal figlio di un TRADITORE». Questo infiamma ancora di più gli animi. Solo la voce di Tanai riesce a ridurre tutti al silenzio. Con calma si avvia sul tronco, rivolgendosi ad Abban: «Raccontami il tuo punto di vista e se ti troverò dalla parte della ragione farò in modo che tu te ne vada con la benedizione degli Dei»&lt;br /&gt;«Sono già in pace con me stesso, e non mi importa dell’onta di cui vorrà ricoprirmi il Clan»&lt;br /&gt;«Sciocco egoista, non è con te che devi essere in pace: non pensi ai figli che avrai?»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le parole di Tanai sembrano fare breccia nella sua granitica convinzione, ma quandi Tanai gli chiede cosa ne pensa di quella fuga la ragazza, che non ha aperto bocca e sembra anzi svenuta tra le sue braccia, Abban rilancia le sue accuse, puntando il dito verso il padre di Naiti «Tu hai ucciso il tuo stesso fratello. E persino tu –dice indicando suo padre Ainnir- sei colpevole di un tradimento macchiato di sangue!»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le sue parole sono un tremendo affronto per entrambi i clan, che difficilmente potrà essere dimenticato o perdonato. La conversazione torna poi al prolungato silenzio della ragazza: Abban sostiene che è svenuta per l’emozione e raggiunge l’altra sponda del dirupo, dando poi un calcio al tronco.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Intanto, in tutti altri luoghi anche se non molto distanti, Re Emeroth  e Olcan: una vera coincidenza e un vero piacere, visto che Olcan è uno dei guerrieri più fedeli del Re, uno di quelli che non se ne è andato scoraggiato.&lt;br /&gt;«La nebbia si infittisce, mio sire, e questo favorisce i Pitti. Permettimi di andare in avanscoperta, visto che conosco bene queste zone»&lt;br /&gt;Olcan parte, con l’idea, visto che c’è, di cercare anche Mochta che ancora non  si è fatto vivo. Tra i suoi compagni c’è anche Elcain, l’alfiere («Vieni anche tu, che hai gli occhi buoni»).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tutti i sensi di Olcan lo avvisano che c’è qualcosa che non va: gli si rizzano i capelli sulla nuca, forse un agguato? Non riesce a capire.&lt;br /&gt;E’ Elcain ad accorgersi che il Dun Ainnir sta bruciando. Corvi e cadaveri in abbondanza, ma non sembra esserci più nessuno di vivo , né tra i Celti né tra i Pitti.&lt;br /&gt;Olcan scende da cavallo: «Non è possibile che la terra chieda altro sangue» dice piantando la spada per terra. E’ in cerca di una visione, ma quella che ottiene è spaventosa: la spada si conficca in una spaccatura e del sangue sgorga copioso e nero, risalendo lungo la lama. «Estraete le armi –grida Olcan spaventato- dobbiamo andarcene di qui ed avvisare il Re!». In effetti sono già circondati da Pitti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Riescono a fuggire per un pelo, e inseguiti da un’orda di Pitti che spuntano dal nulla della nebbia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-817344843674527145?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/817344843674527145/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=817344843674527145&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/817344843674527145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/817344843674527145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2007/11/tronchi-e-nebbia.html' title='tronchi e nebbia'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-8242061853032337274</id><published>2006-11-09T08:55:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T19:12:09.347+01:00</updated><title type='text'>l'attesa e il patto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_TYOheTBcKXU/RX5gR2EVCFI/AAAAAAAAAAM/W-XHEWo4sfk/s1600-h/wolf_skin.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 158px; height: 202px;" src="http://bp0.blogger.com/_TYOheTBcKXU/RX5gR2EVCFI/AAAAAAAAAAM/W-XHEWo4sfk/s320/wolf_skin.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5007545695370283090" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il fatto che Moctha non sia ancora tornato non è poi così strano, eppure Olcan è leggermente inquieto: si ricorda bene di quando promise alla Madre delle Erbe, Feilhelm, di prendersi cura di lui. Il fuoco sembra volergli comunicare un cattivo auspicio, ma non riesce a capire di preciso di cosa si tratti.&lt;br /&gt;Ora si trova nell’aula dell’accoglienza del suo Dun, circondato dai parenti e ripensa a suo padre morto al fianco di Re Connor, insieme a molti altri congiunti. La famiglia è rimasta pur sempre numerosa: i suoi otto cugini sono come fratelli per Olcan, senza contare i due fratelli veri e propri, e i due zii rimasti in vita, diversi come il giorno e la notte e in effetti in continuo litigio.&lt;br /&gt;Il messaggero proveniente da Dun Iboar, vicino al loro, ha portato notizie di un attacco in corso, e i preparativi per partire sono quasi conclusi, ma la notte ora è fin troppo vicina.&lt;br /&gt;«Vedrete che Re Emeroth arriverà in tempo» ribadisce Olcan per l’ennesima volta rivolgendosi ai due zii.&lt;br /&gt;Suo zio Maon, dalla voce tonante non è d’accordo ed ha già espresso questo concetto più volte «Dobbiamo partire ora, Olcan, convinciti e dillo tu a tuo zio»&lt;br /&gt;«Non faremo niente finché non arriverà Re Emeroth» Olcan si mostra inflessibile ma lo zio scuote la testa: «Lo tiri in ballo fin troppo spesso. Se arriveremo a battaglia conclusa cosa diranno di noi e del nostro valore i canti dei bardi?»&lt;br /&gt;Olcan è serio, ma controlla il tono di voce: «Ho fiducia in Re Emeroth e gli sono fedele, così come tu sei... amabile... con Cumain. Ricordati che l’onore del nostro clan è legato alla fedeltà al nostro Re», al che’ Maon non può che essere d’accordo, anche se di malavoglia: «Ma certo, ma certo... sembra di sentire tuo padre. Sei il signore del Dun, faremo come dici»&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; Olcan chiude definitivamente il discorso: «Se fremi per sciogliere le briglie va’ a cercare Moctha, piuttosto», ma lo zio ride, senza prenderlo sul serio; in effetti non ha mai avuto molta considerazione di Moctha, probabilmente solo perché il ragazzo è straniero e non della famiglia.&lt;br /&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt;   &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Maleya si ferma indecisa: davvero ha avuto l’ardire di rubare la pelle di lupo a suo padre, per di più sotto gli occhi di Lavai, il suo cortigiano più viscido? Bhé, le cose o non si fanno o si fanno bene, perciò ora questa pelle va portata al Re degli uomini, in fondo è quasi sei anni che le ha chiesto un modo per poter parlare con il fratello lupo.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Certo, un cimelio così in mano... vuoi non provarlo? “E poi arriverò prima”, pensa tra se’ e se’ la ragazza indossando la spessa pelliccia. Sotto forma di lupo galoppa verso il Dun.&lt;br /&gt;La sensazione di lupo è forte, ma non quanto l’odore ripugnante e tremendo che emana dal Dun che esala il fetore degli uomini. Non c’è nessuno, ma la scia olfattiva non lascia dubbi: sono andati verso nord. Un’unica, rapida sosta per la cena a base di coniglio sbranato, poi raggiunge senza sforzo la colonna di uomini in marcia. Individua subito l’uomo accanto allo stendardo, con l’immensa pelliccia bianca, e si affianca al gruppo in corsa, ululando il suo richiamo e sparendo nel folto del bosco.&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Emeroth vede il lupo dal comportamento anormale, e subito pensa che si tratti di suo fratello. “Ora non è il momento” pensa, e continua a cavalcare imperterrito.&lt;br /&gt;Il lupo si fa rivedere, e lancia il suo richiamo una seconda volta. «Che sia un presagio, mio Re?» chiede Gharban, l’alfiere a fianco di Emeroth, il quale risponde gelido: «Lascia stare, andiamo»&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Il lupo non è contento. E’ venuto a cercarlo apposta e quello neanche viene a parlargli? Lo aspetterà al guado, e il suo prezzo sarà un po’ più alto. “Prezzo di cosa?” si chiede il lupo, un po’ confuso “Al guado. Gli umani dovranno passare di lì e vedranno la mia sagoma. E se ci fosse bisogno, sentiranno i miei artigli e le mie zanne”&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Gli esploratori riportano al Re la notizia «C’è un lupo fermo al guado... Sembra un demone, non è normale...» Subito Cumain si offre volontario per uccidere la bestia, ma il Re non gli concede il permesso, con suo grande disappunto: «No, andrò io. E da solo»&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Intanto l’odore della notte inebria il lupo, il vento gli porta il profumo di selvaggina e le mascelle schioccano nel buio. “Stasera caccerò e affonderò le zanne nella preda... No... Sì... ma cosa dico? Lupo. No, sono una fata io... una fata!” Maleya si riscuote con uno sforzo di volontà. L’oggetto che ha rubato a suo padre si è rivelato più pericoloso del previsto e all’arrivo di Re Emeroth la ragazza si toglie la pelliccia tornando se stessa, cercando di celare il sollievo.&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Emeroth è deluso: non è suo fratello, ma di nuovo quella ragazza delle fate. Il disappunto trapela nella sua voce: «Sei tu, dunque. Ho da fare ora, e non rende neanche lontanamente l’idea di quanto abbia da fare, possiamo incontrarci tra qualche giorno?»&lt;br /&gt;Ma Maleya non è venuta fin lì per farsi trattare male e andarsene senza concludere:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;«Sono tornata per il nostro accordo, Re degli Uomini. Ti porto notizie, informazioni su tuo fratello: egli è il Signore del suo regno, che si trova ad ovest di qui, ed è in cerca del suo cuore, dato in pegno a qualcuno di potente. In cambio delle mie, voglio un’informazione da te: mio padre è il Cacciatore dei boschi. Scopri chi è mia madre»&lt;br /&gt;“Il Cacciatore?” si stupisce Emeroth ripensando a suo padre Felab e al loro incontro proprio con quello Shide, ma ad alta voce dice solo: «Va bene».&lt;br /&gt;Ma la ragazza non ha ancora finito: «Nessuno può entrare nel regno di tuo fratello e rimanere vivo, solo i lupi, perciò ti ho portato anche questa. E’ una pelliccia fatata che ti muterà in lupo, e non è tua, né lo sarà mai, ma te la presterò e quando avrai concluso me la riporterai. Te la cedo... ma solo in cambio di quella che ora porti indosso»&lt;br /&gt;«NO! Mai»&lt;br /&gt;I due si fronteggiano nella notte, entrambi orgogliosi e in silenzio. Poi il dovere verso il regno si fa strada dentro Emeroth che decide di cedere, riluttante.&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Maleya lo guarda andare via e per un attimo sente l’impulso di avvisarlo della pericolosità dell’oggetto che gli ha appena consegnato “Attento a non perdere te stesso dentro il lupo!” vorrebbe dirgli. Ma si morde le labbra, ancora stizzita: “E’ un essere umano. L’ho aiutato già abbastanza, e mi ha trattato pure male. Che se la sbrighi da solo”&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Emeroth fa ritorno dai suoi uomini, e il nero dei suoi vestiti senza mantello del Cinghiale bianco spicca più di un fuoco nel buio «Che avete da guardare? In marcia!»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-8242061853032337274?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/8242061853032337274/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=8242061853032337274&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/8242061853032337274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/8242061853032337274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/12/lattesa-e-il-patto.html' title='l&apos;attesa e il patto'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_TYOheTBcKXU/RX5gR2EVCFI/AAAAAAAAAAM/W-XHEWo4sfk/s72-c/wolf_skin.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-116340418876887021</id><published>2006-11-02T08:49:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T19:13:52.855+01:00</updated><title type='text'>la quiete prima della tempesta</title><content type='html'>Moctha arriva presso Dun Iboar in condizioni pietose dopo il suo scontro con i Pitti. Il giovane guerriero è già semincoscente mentre farfuglia dell'arrivo dei Pitti. Per fortuna Tanai, quando lo vede e lo riconosce, mette la sua parola perché Mochta sia accolto e curato come si deve. E' impossibile non notare la testa del Pitto che porta legata alla cintura ma presto, prima che possa dare ulteriori spiegazioni, Mochta cade in uno stato confusionale dovuto dalla febbre alta e viene accolto dall'oblio del riposo.&lt;br /&gt;Il giovane si risveglia a notte avanzata, si trova in una qualche costruzione del Dun; il cielo stellato si vede chiaramente dalla finestra aperta. Mochta vorrebbe alzarsi ma gli gira ancora la testa, arriva poi con difficoltà ad affacciarsi ma dalla sua posizione non riesce a vedere niente di più che il fitto bosco che avvolge Dun Iboar. Un lieve chiarore all'orizzonte preannuncia l'alba imminente. Nel mentre arriva una fonna nella stanza.&lt;br /&gt;"Cosa fai in piedi?" domanda preoccupata.&lt;br /&gt;"Dove sono i guerrieri di questo Dun? Perché tutto è così tranquillo?"&lt;br /&gt;"Calmati! Il Signore di questo Dun è partito con alcuni guerrieri e gli altri stanno riposando"&lt;br /&gt;"Dove si trova Tanai?" chiede Mochta sempre più allarmato&lt;br /&gt;"E' partito anche lui..."&lt;br /&gt;"Ma stanno per arrivare i Pitti, non possiamo farci trovare impreparati!"&lt;br /&gt;"Anche prima di svenire deliravi qualcosa riguardo ai Pitti, ora calmati e bevi, la febbre era alta"&lt;br /&gt;"No!" risponde imperioso Mochta "Prima dobbiamo pensare ai Pitti!"&lt;br /&gt;La donna, constata la cocciutaggine del ragazzo, esce rassegnata dalla stanza per cercare uno dei figli di Iboar perché parli con Mochta. Il giovane invece è inqieto e quando si volta verso il bosco, scrutando preoccupato l'orizzonte, vede qualcosa emergere dal folto della foresta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya medita un modo per avvicinare il Re dei Lupi e alla fine si risolve per sottrarre la pelle di lupo di suo padre: il mantello infatti permette a chi lo indossa di assumere le sembianze di un lupo. Di ritorno dalla sua visita al vecchio cieco dell'albero cava, la giovane si avvicina alla casa dell'olmo, la dimora del Cacciatore. Il padre manca: come fa spesso è fuori per una caccia; Maleya però è nervosa, mai prima d'ora si era avvicinata alla propria casa con fare furtivo e tenta in tutti i modi di dissimulare il proprio nervosismo. Gli occhi delle novantanove sentinelle (i gufi che abitano i rami più bassi della casa dell'olmo) la intimoriscono e il suo nervosismo è così evidente da non passare inosservato: Libo, il capo delle novantanove sentinelle, le atterra di fronte, forse per chiederle ragione di tanto timore, ma un nuovo soggetto interviene nella scena.&lt;br /&gt;"Principessa!" la saluta mellifluo Lavahi; inaspettatamente il cortigiano si trova presso la dimora del cacciatore. Maleya rimane interdetta, specie quando l'uomo comincia a farle gli onori di casa.&lt;br /&gt;"Grazie per ospitarmi così gentilmente in casa mia" sottolinea gelida Maleya, poi, resa coraggiosa dall'antipatia per Lavahi gli passa oltre e fa il suo ingresso nella sua dimora.&lt;br /&gt;"Desiderate lasciare un messaggio per vostro padre, principessa?" insiste Lavahi&lt;br /&gt;"Quando tornerà?"&lt;br /&gt;"Ah! Siete venuta davvero per lui? E non per discutere della mia proposta?"&lt;br /&gt;Lavahi si riferisce alla proposta di matrimonio che egli aveva sottoposto al Cacciatore e al corteggiamento che ne era seguito. Maleya, disgustata da quell'essere tanto viscido, l'aveva seccamente rifiutato; purtroppo però Lehin si era mostrato più possibilista al riguardo ed aveva tentato di farle vedere gli aspetti, a suo avviso positivi, della faccenda. Lavahi, dal canto suo, non pare per nulla turbato dal rifiuto ed ora torna spesso alla carica con la giovane. Anche ora il cortigiano continua con le sue insistenti cure, ma Maleya sta riflettendo se non riuscirà a far volgere la situazione a suo favore.&lt;br /&gt;"E' molto che siete ospite di mio padre?"&lt;br /&gt;"Lehin mi lunsigna con la sua fiducia nei miei confronti, sì. Ma voi, piuttosto, quali ragioni vi hanno spinta a fare visita al vecchio ceco dell'albero cavo?"&lt;br /&gt;"Ogni tanto vado a trovarlo" risponde neutra Maleya.&lt;br /&gt;"Non sta bene nella vostra posizione"&lt;br /&gt;Maleya vorrebbe rispondere per le rime all'uomo ma ha in mente un'altro piano: conduce così la conversazione fancedo finta di essere interessata ai pareri ed alle parole di Lavahi. Il cortigiano, incoraggiato da quella prima apertura, si fa più sicuro e audace, ma al primo accenno di confidenza Maleya si mostra sdegnata e coglie l'occasione per congedarsi da lui con il pretesto di essere stata importunata eccessivamente. Lavahi la guarda esterefatto, ma non è uno stupido e capisce immediatamente che la sproporzione della reazione di Maleya era calcolata. &lt;br /&gt;Maleya intanto si fionda negli alloggi del padre frugando per trovare la pelle del lupo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un messaggero su di un cavallo quasi morto di stanchezza si precipita al cospetto di Re Emeroth.&lt;br /&gt;"All'alba, sono arrivati i Pitti a Dun Iboar; si tratta di un esercito spaventosamente numeroso e tra loro ci sono uomini dalle dimensioni di orsi!" &lt;br /&gt;Re Emeroth sa bene che Dun Iboar si trova vicino al Dun di Olkan e che Tanai, ora, si trova in quella regione.&lt;br /&gt;"Partiremo domattina per la guerra" risponde risoluto tra il brusio generale. Alcuni pensano che una partenza tanto repentina sia troppo avventata vista la composizione dell'esercito avversario, ma Emeroth non li ascolta e comincia a diramare ordini per poter muovere i suoi celti il prima possibile.&lt;br /&gt;Dentro di sé però il Re teme il futuro e vorrebbe leggere nei presagi che cosa gli riserva il futuro. Non volendo rischiare però preferisce che la cosa non sia pubblica. Si reca quindi da Rhian per parlare con lei.&lt;br /&gt;"Sorella, ho bisogno del tuo aiuto: leggimi cosa ci aspetta".&lt;br /&gt;Rhian quindi lo conduce di fronte al paesaggio collinare di Erin. Per il Re quelle colline sono un libro chiuso. &lt;br /&gt;"Temo che questa battaglia nasconda insidie inaspettate, fratello" dice infine Rhian dopo aver osservato a lungo la luce del tramonto "Una forza oscura e molto potente agisce contro i celti e rischia di sbaragliarci se non sarà smascherata". Il volto di Rhian si è fatto molto pallido.&lt;br /&gt;"Fai attenzione fratello mio" dice abbracciandolo "il pericolo è grande".&lt;br /&gt;Emeroth sposta subito l'argomento della conversazione.&lt;br /&gt;"Sai che Cumain mi ha drogato durante il nostro scontro?"&lt;br /&gt;"Sì, già me l'hai detto?"&lt;br /&gt;"E potrei essere ancora sotto l'influsso del suo veleno?"&lt;br /&gt;"No, certo che no!" risponde Rhian osservandolo attentamente negli occhi "Ma se temi ancora per te prendi queste" e gli dona alcune erbe, capaci di guarire un uomo anche se in condizioni disperate, ed un piccolo otre "Contiene un liquore miracoloso: se credi di essere avvelenato bevilo ma non ingoiarlo, tienilo in bocca per qualche istante e poi risputalo".&lt;br /&gt;Emeroth affida alla sorella la perla di Lugh, quella che il servitore coniglio gli aveva donato poi torna alle sue occupazioni.&lt;br /&gt;Il Re deve guidare il Ramo Rosso alla volta del Dun Iboar verso una battaglia che si preannuncia molto dura. Gli anni passati hanno insegnato ad Emeroth a guidare velocemente il suo esercito, tanto velocemente da potersi ora permettere la speranza di giungere in tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moctha torna confusamente ai ricordi del giorno prima, all'apparizione che l'ha salvato quando i Pitti ormai l'avevano in pugno.&lt;br /&gt;"Un uomo con una cicatrice simile a quella di cui parli era Re Connor" gli rivela infine Aibne, il minore dei figli di Iboar.&lt;br /&gt;"Ma ora non parliamo di spettri, quanti sono i Pitti che hai visto?"&lt;br /&gt;"Saranno stati una trentina, ma erano solo la coda, non ho idea di quanto grande sia l'esercito... i miei compagni? sono arrivati?"&lt;br /&gt;"No, mi spiace" risponde Aibne.&lt;br /&gt;Arriva quindi un servitore ed avvisa Aibne che i Pitti sono usciti dal folto della forestra. Il dispiegamento è impressionante, saranno almeno un migliaio di combattenti e si muovono per accerchiare il Dun. Aibne decide quindi di mandare tre messaggeri: uno a Re Emeroth, uno a suo padre, ospite del Dun vicino ed uno ad Olkan.&lt;br /&gt;"Andrò io dal mio padre adottivo" si offre Mochta "vi aiuterà di certo, specie se a chiederglielo sarò io. E ricordatevi che è grazie a noi ed alla nostra amicizia se non siete stati già colti impreparati".&lt;br /&gt;Il giovane monta quindi su un cavallo ma prima di partire si volta per spronare gli uoini che sta lasciando.&lt;br /&gt;"Torneremo in forze, non perdete la speranza".&lt;br /&gt;Al galoppo, mentre tenta di fare più in fretta che può, Mochta non può fare a meno di voltarsi all'improvviso boato che esplode dietro di lui: l'attacco dei Pitti è cominciato ed inonda le colline come un fiume nero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-116340418876887021?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/116340418876887021/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=116340418876887021&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/116340418876887021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/116340418876887021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/11/la-quiete-prima-della-tempesta.html' title='la quiete prima della tempesta'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-116187655054545186</id><published>2006-10-26T17:17:00.000+02:00</published><updated>2006-10-26T17:29:10.690+02:00</updated><title type='text'>l'inverno della guerra</title><content type='html'>Sono passati cinque anni; anni bui dove Re Emeroth ha mobilitato contro i Pitti tutti i clan sui quali è riuscito a manifestare la sua influenza. Il suo sforzo autoritario è stato senza precedenti ed il confronto con i Pitti durissimo. La guerra ha attraversato fasi alterne ma il risultato è sempre incerto, sulla lama di un rasoio affilatissimo. Numerose perdite hanno segnato entrambi gli eserciti. Re Emeroth in persona è intervenuto più di una volta di persona per difendere i clan predati dalle fulminee razzie dei nemici: i Pitti sbucano infatti inaspettatamente dalle foreste rendendo i loro attacchi temibili e terrificanti. &lt;br /&gt;E così la guerra si è protatta per mesi. I mesi sono diventati anni. La situazione è ormai drammatica, difficile da contenere; molti celti non possono che ammirare il coraggio e la determinazione del loro Re, ma le sue alterne fortune cominciano a stancare i clan ed Emeroth è logoro. Le responsabilità e il protarsi della guerra lo hanno scavato duramente. &lt;br /&gt;Ed un giorno è arrivato anche quello che Emeroth temeva da tempo: un clan si è ritirato dal suo esercito, revocandogli la propria fiducia e l'ausilio di valorosi guerrieri. Emeroth non fece una piega quel giorno, sapeva bene che non poteva costringerli a combattere una guerra in cui non credevano. Chi non combatte con la testa, prima che con il braccio, è un cadavere che cammina sul campo di battaglia. Ma Emeroth sapeva anche che quell'evento avrebbe portato con sé diverse conseguenze ed infatti dopo quel giorno altri clan lo abbandonarono. Il malcontento cominciò così a serpeggiare e con esso voci che evitavano accuratamente di arrivare alle orecchie del Re.&lt;br /&gt;Re Emeroth confidava ancora di riuscire a mettersi in contatto col proprio fratello Ferdrad, ma Maleya, la giovane Tuatha che gli aveva promesso il suo aiuto nell'arduo compito di contattare il Signore dei Lupi, non si era più fatta viva...&lt;br /&gt;Cumain intanto continua a seguire il Re, in silenzio, condividendo il destino dei Celti, esultando e disperando insieme a tutti gli altri. Ma ad Emeroth non è passato inosservato il suo ghigno sibillino, quell'espressione che Cumain assume quando crede di non essere notato da nessuno; l'espressione di chi sa di avere ancora una carta da giocare quando tutti gli altri giocatori hanno già consumato le loro migliori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le varie razzie dei Pitti è stato attaccato anche il Dun del suocero di Emeroth. L'attacco è stato poderoso: un numero eccezionale di Pitti sono calati con la loro ferocia abbattendo le palizzate senza risparmiare chi incontravano nel loro cammino. Alesaen stessa si è gettata in battaglia per difendere il cadavere del padre che stava per essere decapitato. Ed è stato un bene ed un male: colpita da un selvaggio è caduta a terra in un lago del proprio stesso sangue. Alesaen è svenuta ma grazie a questo è stata risparmiata da ulteriori violenze. Anche Dardan, il figlio albino di Emeroth, è stato risparmiato dalla razzia durante la quale però, gira voce, non abbia mai pianto. Alcuni dicono che nella sala di Dardan, proprio quando Alesaen cadeva a terra ferita, uno stormo di corvi si sia precipitato sui Pitti che saccheggiavano l'aula; nel turbinio di ali, il giovane Dardan era al centro del ciclone, silenzioso e tranquillo. I Pitti si spaventarono del cattivo presagio e udito il rumore del corno dei rinforzi dei Celti abbandonarono l'aula in fuga.&lt;br /&gt;Alesaen venne scoperta ancora in vita e curata, ma la donna però è cambiata da quell'evento: ha perso molta della sua vitalità, ora piange spesso ed Emeroth sa già che girano voci che sua moglie stia perdendo il senno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya era tornata nella foresta con l'impegno di trovare il Re dei Lupi. La ragazza si era pentita della parola data: se suo padre fosse venuto a conoscenza della cosa non ne sarebbe stato felice, e poi tra uomini e tuatha non c'era mai stata pace, né un'alleanza. Come se non bastasse il Signore dei Lupi aveva reclamato come proprio un territorio dei tuatha e quindi non poteva considerarsi un amico del popolo fatato. L'impresa di Maleya era dunque difficile. Maleya aveva certato di scoprire qualcosa in più sul conto di Ferdrad in modo da trovare un modo per raggiungerlo; la ragazza ricorse così all'aiuto del cieco dell'albero cavo. L'albero dove vice il vecchio era gigantesco, straordinariamente vecchio e contorto. Spaccato alla base, il tronco si era diviso in due fusti che componevano un cavità simile ad una caverna dalla quale, addirittura, scorreva fuori un torrente. Grazie alla magia dei Tuatha quel luogo era diventato l'accesso alla casa del Vecchio cieco: le radici e il torrente si erano sposate per comporre scivolose nodosità arboree. &lt;br /&gt;In questo luogo aveva trovato casa un vecchio dall'apparenza di un umano, non fosse stato per le sue orecchie a punta e le sei dita per mano.&lt;br /&gt;Maleya pescò per il vecchio dei pesci, sapendo che il tuatha ne era estremamente ghiotto.&lt;br /&gt;"Spero davvero che tu non abbia intenzione di incontrare il Re dei Lupi" disse il cieco leccandosi le mani "è pericoloso; cosa desideri da lui?"&lt;br /&gt;"Dicono che sia un uomo..." azzardò Maleya.&lt;br /&gt;"Si dicono molte cose su di lui: è una creatura controversa. Alcuni dicono che sia un lupo che ha rubato l'astuzia ad un uomo, altri invece dicono di lui che sia un uomo che, innamoratosi di una lupa, abbia deciso di abbandonare la sua umanità" poi il vecchio abbandonò i giri di parole e la sua voce si fece più seria "Maleya, il Re dei Lupi è ben più giovane di quanto non si pensi ed è figlio di un uomo che tu stessa hai incontrato".&lt;br /&gt;"L'ho incontrato?" chiese stupita Maleya.&lt;br /&gt;"Tuo zio lo conosce bene... chiedigli del suo mastro fabbro"&lt;br /&gt;"Mastro Felab?" chiese Maleya ricordando a fatica il nome dell'umano con i quali gli elfi rispondevano agli ordini del loro mastro.&lt;br /&gt;"Queste sono le origini del Re dei Lupi, ma dopo l'incontro con Dana ha abbandonato tutto".&lt;br /&gt;"E cosa cerca? Cosa desidera?" ribatté Maleya.&lt;br /&gt;"Non è l'ambizione a muoverlo, ma una paradossale ricerca: vuole indietro ciò che ha lasciato in pegno per diventare ciò che è ora. Non è semplice cambiare un uomo se questo conosce le sue orgini. Così per diventare il Re dei Lupi ha dimenticato la sua storia e il suo cuore ed ora... li rivuole".&lt;br /&gt;"Chi gli ha sottratto tutto questo? Le Morrigan? Le Ninfe?"&lt;br /&gt;"Certamente non Dana" rispose il vecchio cieco "Dana non avrebbe chiesto un pegno per accoglierlo nel suo grembo. Maleya, cosa hai in mente? Perché tutte queste domande?"&lt;br /&gt;Maleya rimase in silenzio per un po', indecisa sul da farsi.&lt;br /&gt;"Re Emeroth dei Celti mi ha chiesto di farlo conferire con lui".&lt;br /&gt;Il vecchio cieco accolse la notizia con un silenzio stupito ma infine promise di non fare parola con nessuno di questa confidenza.&lt;br /&gt;"Sarà un'impresa pericolosa Maleya: non corre buon sangue tra Dana e gli uomini; il viaggio che dovrete fare sarà davvero pericoloso: mi raccomando di fare attenzione".&lt;br /&gt;"Emeroth dovrà fare attenzione! E poi, se davvero è dal bosco che giungono i nemici degli uomini... è bene che si confrontino".&lt;br /&gt;"Ma tu avvertilo: rischia la vita a cercare suo fratello".&lt;br /&gt;"Va bene, lo farò... ma tu sapresti come contattarlo?"&lt;br /&gt;"Forse... forse. So come potresti avvicinarlo con l'inganno e tuo padre stesso potrebbe esserti utile: possiede una pelliccia di lupo che usa per assumere le sembianze stesse di un lupo".&lt;br /&gt;Da questo colloquio sono passati svariati mesi: tante qestioni, molti ripensamenti, rischi e opportunità da valutare con cura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-116187655054545186?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/116187655054545186/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=116187655054545186&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/116187655054545186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/116187655054545186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/10/linverno-della-guerra.html' title='l&apos;inverno della guerra'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-116030995401623953</id><published>2006-10-08T14:18:00.000+02:00</published><updated>2006-10-10T09:30:14.500+02:00</updated><title type='text'>il re e il suo campione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/fa0209.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/200/fa0209.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;Al giovane Mochta, ormai un ragazzotto di 12 anni, era stato affidato il compito di dirigersi verso Dun Mac Felab per farsi dare da Ronan il Fabbro ciò che Re Emeroth aveva promesso ad Olcan in segno di rinnovata amicizia. Il ragazzo giunse quindi al terminare dell'inverno presso la casa di Ronan, un tempo appartenuta allo stesso Felab.&lt;br /&gt;Mochta riconobbe ovviamente Ronan: l'uomo era poco più maturo di Emeroth e per anni lui aveva abitato presso la casa della Madre delle Erbe. Il tempo però e il lavoro di fabbro avevano marcato Ronan più di quanto non fosse successo ad Emeroth. Il fabbro lo accolse con assai poco calore e quando Mochta gli rivelò il motivo della sua visita si fece ancora più freddo.&lt;br /&gt;"E' facile fare i generosi col lavoro altrui" replicò stizzito Ronan ma non osò opporre il proprio rifiuto, quindi condusse Mochta nel retrobottega dove albergavano un certo numero di armi... gli scontri con i pitti si erano sicuramente trasformati in lavoro extra per il fabbro.&lt;br /&gt;"Scegli la migliore delle mie armi" permise Ronan "se sei in grado di fare questa valutazione" aggiunse con un mezzo sorriso di sfida.&lt;br /&gt;Mochta lo guardò con un moto di antipatia.&lt;br /&gt;"Ma se me ne andrò con un'arma mediocre si spargerà la voce che il miglior lavoro del fabbro di questo Dun non sarà certamente all'altezza del suo predecessore" ritorse astutamente Mochta.&lt;br /&gt;"Si pensi quello che vuoi: il pezzo più pregiato, per un guerriero mediocre come lo è Olcan, non potrà che essere che un'arma mediocre" e detto questo lasciò il giovane a scegliere da solo l'arma che avrebbe dovuto riconsegnare al suo padre adottivo.&lt;br /&gt;Fatta la sua scelta Mochta portò l'arma a Ronan.&lt;br /&gt;"Hai scelto la mia lama migliore" disse ovviamente il fabbro in tono neutro e la avvolse nel cuoio.&lt;br /&gt;"Il Re ha detto che ti pagherà per la festa di Belthain, presentati quindi a Pratolungo per avere ciò che ti spetta".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La primavera giunge finalmente su Erin, interrompendo l'uggiosa stagione delle piogge e portando con sé la festa di Belthain. Pratolungo, di fronte all'Emain McFinn, si riempe così di roboanti celti convocati per i festeggiamenti e per i giochi che Emeroth Mac Felab aveva promesso durante l'inverno. L'aria è colma di spacconerie e gradasserie varie, in puro stile celtico. Ad aggiungere elettricità all'aria già piuttosto carica di eccitazione ci sono le voci dell'imminente duello tra il Re ed il suo Campione. Cumain, forte dei suoi occhi color del ghiaccio e la sua folta barba bionda, miete consensi tra molte donne ma anche tra i condottieri che lo giudicano un uomo forte, capace e tutto d'un pezzo. Solo coloro che lo conoscono meglio hanno notato che dal suo ritorno dal viaggio con Tanai talvolta il suo sguardo si incupisce e la sua espressione diventa indecifrabile. Cumain però non ha perso la sua baldanza e il suo piglio di condottiero.&lt;br /&gt;Ai diversi giochi organizzati per la festa partecipa anche il giovane Mochta nel tentativo di far brillare la sua stella. Il ragazzo non riesce a riconoscere, nonostante gli gareggi contro nella prova di lancio delle accette, la giovane Maleya che, usando le sue abilità fatate, si è mascherata agli occhi dei presenti prendendo le sembianze di un giovane guerriero ancora imberbe. La ragazza ha sottratto le sue ascie da lancio ad un carro che si dirigeva alla festa ed ora si trova accanto a Mochta, divertita dal fatto che lui la guardi con una strana espressione sul volto ma che non riesca a riconoscerla.&lt;br /&gt;La gara ha inizio ma Moctha non riesce a stare dietro a Maleya, l'abilità di quest'ultima è nettamente superiore e quando rimangono a gareggiare solo loro due, la ragazza batte il giovane piuttosto facilmente. Olcan è comunque orgoglioso del proprio figlio adottivo e va a complimentarsi con lui; mentre i due si allontanano dall'area di lancio Mochta si tormenta il labbro per quella sconfitta: avrebbe voltuto distinguersi maggiormente e poi il suo avversario aveva qualcosa che lo confondeva... anche se non capisce bene cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/conchobar.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/conchobar.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;Anche Tanai è tornato piuttosto cambiato dal suo viaggio nelle terre dei morti, ma non ha fatto parola con nessuno di quanto ha visto e vissuto in compagnia di Cumain. Il Campione del Re ha imposto la sua forza di volontà sul bardo che riflette pensoso sugli eventi di quei giorni. Il giorno del loro ritorno all'Emain, Cumain era sconvolto ma al tempo stesso elettrizzato dagli eventi che erano poche notti prima. I due giunsero a casa in concomitanza di una grande tempesta e Cumain si presentò al Re con un sicuro sguardo sornione stampato sul volto.&lt;br /&gt;"Sono tornato, mio Re" disse Cumain sottolineando e strascicando le ultime due parole "con rinnovate forze".&lt;br /&gt;Emeroth sorpreso, girò lo sguardo su Tanai che, colpevole non resse il confronto ed abbassò lo sguardo senza dire nulla. Emeroth non avrebbe voluto dare troppo peso alle parole del suo Campione ma questi, in vena di gesti plateali, si avvicinò al Re e gli porse la spada inchinandosi e pronunciando qualche parola altisonante. Emeroth, stizzito da questo comportamento che lo costringeva ad esporsi pubblicamente, accettò la spada di Cumain ma in un guizzo di astuzia la prese e la mise da parte.&lt;br /&gt;"La tua spada ed i tuoi servizi sono accettati" disse quindi in tono di chi ritiene conclusa una questione.&lt;br /&gt;Cumain rimase interdetto dal gesto ma molti lo interpretarono come un gesto di fiducia e non ebbero da ridire.&lt;br /&gt;Ma per Emeroth la faccenda non era affatto chiusa e quando poté provò a cavare qualche informazione dal reticente Tanai. Intuendo che Cumain doveva aver avuto dei contatti o delle promesse dai Fir Bolg avvertì Tanai del monito che aveva ricevuto dalle Morrigan. Tanai sembra colpito dalle parole del Re ed infine trova solo il coraggio per dire con voce laconica che "Cumain ha trovato i suoi alleati".&lt;br /&gt;"E faranno di lui ciò che vogliono" concluse stizzito Emeroth.&lt;br /&gt;Riscuotendosi da questi pensieri ed aiutato a distrarsi dalla festa, Tanai riesce ad essere un po' più piacevole e di compagnia di quanto non sia riuscito ad essere nei mesi scorsi. Un uomo poco più giovane di Tanai, vestito di un mantello che lo individua certamente come un nobile, si presenta a Tanai porgendogli la mano ed un sorriso altezzoso. Tanai riconosce l'uomo solo quando questi si presenta col suo nome: è Scòlai, un bardo di discreta fama. I due, che si conoscono ovviamente per nome, non avevano mai avuto l'occasione di conoscersi prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cumain sfoggia nuovamente il suo sorriso sornione di fronte ad Emeroth, nell'arena del combattimento. Non potendo disporre della sua spada, il guerriero combatte imbracciando una poderosa e pesantissima ascia in una mano e, legato all'altro braccio un robusto scudo. Emeroth invece gareggerà con la spada forgiatagli dal padre ed uno scudo di piccole dimensioni.&lt;br /&gt;Mentre ancora Emeroth è impegnato ad allacciarsi lo scudo, Cumain si erge ed impugnando la sua coppa di vino propone il suo brindisi.&lt;br /&gt;"Al popolo dei Celti" inneggia il Campione "per la loro lotta contro i Pitti. Non perdete la speranza fratelli perché le armi del Re vi proteggeranno: quelle che vedete ora e quelle che vedrete domani!". Poi alza la coppa e ne ingolla il contenuto in un solo fiato mentre un rivoletto di vino gli scorre sulla barba bionda.&lt;br /&gt;"Alla pietra dei Re!" dice semplicemente Emeroth che ha capito bene a cosa si stia riferendo Cumain. Il messagio all'avversario è chiaro: "stai al tuo posto". Emeroth segue l'esempio di Cumain e beve dalla sua coppa.&lt;br /&gt;Subito dopo ha inizio lo scontro e Cumain si getta contro il Re con una furia che lascia tutti quanti di stucco: chi si era aspettato un combattimento puramente dimostrativo è costretto a ricredersi: i due contendenti si gettano contro l'un l'altro con colpi che potrebbero spiccare la testa di un'avversario o dividerlo in due. Emeroth però è in affanno riesce a tenere a bada Cumain con estrema fatica ed il cerchio alla testa provocatogli dal vino non lo aiuta a focalizzare la sua attenzione sul combattimento. &lt;br /&gt;Un colpo più violento dei precendenti costringe Emeroth a retrocedere vistosamente. Il Re vorrebbe approfittare della furia del suo avversario per farlo sbilanciare in avanti ma Cumain è scaltro e non si fa prendere in castagna, ma anzi con un calcio vorrebbe gettare Emeroth a terra. Contorcendosi disperatamente Emeroth riesce ad evitare di essere steso a terra ma un fischio alle orecchie e il dolore alla testa gli fanno sorgere un terribile sospetto.&lt;br /&gt;"Cumain! Sei il solito traditore" sibila Emeroth sovrastato dal clamore generale.&lt;br /&gt;Cumain lo guarda ghignando di soddisfazione.&lt;br /&gt;"Uccidimi ora se ci riesci perché da oggi non avrò scrupoli ad usare i tuoi stessi mezzi" termina Emeroth gettandosi contro l'avversario con rinnovato vigore alimentato dall'ira. Cumain sembra spiazzato ed un colpo della terribile lama di Emeroth gli manda in frantumi lo scudo.&lt;br /&gt;"Questa te la renderò volentieri" risponde Cumain con gli occhi iniettati di sangue e riprende il controllo del combattimento facendo cadere un colpo di ascia violentissimo contro lo scudo di Emeroth. Il Re barcolla per il dolore al braccio e le gambe che lo reggono a fatica.&lt;br /&gt;"Sconfitto?" lo provoca Cumain ma Emeroth solleva uno sguardo carico d'odio contro di lui, pronto a continuare. Gli spettatori intanto hanno smesso di urlare, sono colpiti dalla violenza dello scontro e non sanno bene cosa pensare.&lt;br /&gt;"Non si fermerà!" comprende infine Tanai preoccupato per l'amico. "Piuttosto che piegarsi a Cumain preferisce morire".&lt;br /&gt;Il bardo entra quindi con passo sicuro dentro l'arena e si frappone tra i due contendenti.&lt;br /&gt;"Basta! Emeroth non può continuare a combattere. Proclamo che la vittoria di questo scontro va a Cumain".&lt;br /&gt;Per un attimo si sente solo l'ansimare dei guerrieri poi la gente esplode in un'acclamazione. Cumain si avvicina ad Emeroth per porgergli la mano ma, fortunatamente, prima che Emeroth possa reagire i due vengono separati dalla folla acclamante.&lt;br /&gt;"Mi ha drogato il vino!" ringhia Emeroth a Tanai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera Maleya approfitta del banchetto di Belthain per avvicinarsi ad Emeroth. Il Re è incupito e ancora dolorante per il veleno e le contusioni; vorrebbe evitare di presiedere i festeggiamenti ma è costretto a stare al suo posto dalle sue responsabilità.&lt;br /&gt;"Non sembravi a posto durante il combattimento" esordisce Maleya, sempre travestita da guerriero celta.&lt;br /&gt;"Tutto bene ragazzo, solo non ero completamente me stesso..." lo scaccia Emeroth.&lt;br /&gt;"Ed allora tieniti i tuoi segreti, Re dei Celti" sbuffa Maleya e quell'insolenza solleva il velo dell'incantesimo che confonde la vista di Emeroth.&lt;br /&gt;"Sei tu!" dice quindi Emeroth "Bene! Perché ho bisogno dei tuoi servigi, devi portarmi da mio fratello".&lt;br /&gt;"E chi sarebbe tuo fratello?" domanda sorpresa Maleya.&lt;br /&gt;"Lui... è il Re dei Lupi"&lt;br /&gt;Maleya è basita dalla rivelazione: il Signore dei Lupi è il fratello di Emeroth! Il lupo che disdegna di allearsi con gli altri poteri che lo circondano è imparentato con gli uomini, questa non è una rivelazione da poco.&lt;br /&gt;"Siete in buoni rapporti? Non sarà facile avvicinarlo" avverte Maleya.&lt;br /&gt;"Hai ragione, ma devo tentare".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-116030995401623953?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/116030995401623953/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=116030995401623953&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/116030995401623953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/116030995401623953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/10/il-re-e-il-suo-campione.html' title='il re e il suo campione'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115971131837691624</id><published>2006-10-01T15:58:00.000+02:00</published><updated>2006-10-09T20:27:08.790+02:00</updated><title type='text'>un nuovo tradimento</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/4338/1693/1600/tn_89999_jpg.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4338/1693/200/tn_89999_jpg.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il cielo è buio sopra Tanai. Le nuvole spesse e cariche di pioggia offuscano la luce della luna e la notte senza lumi è estremamente buia. Le rocce mandano scricchiolii inquietanti, cupi rumori provengono dalla terra martoriata dalle cavità innaturali, alcune pietre si frantumano. Tanai suda freddo mentre Cumain, vicino a lui, osserva esaltato il risultato della sua invocazione ai vermi della terra.&lt;br /&gt;"Ammira i nostri alleati contro i Pitti" dice Cumain "Ho fatto di noi due degli eroi Tanai, te ne rendi conto?" poi il guerriero avvicina la pietra al bardo, per fargliela vedere: la pietra emana calore a causa del potere che sta sprigionando. L'aria si riempe di bisbigli e il loro tono astioso non è per nulla rassicurante.&lt;br /&gt;"Al mio cospetto!" ordina Cumain e al suo comando si ode il rumore di una voragine che si apre nella terra, provocando un piccolo terremoto. Qualcosa striscia tra le cavità della terra, ma il buio pesto impedisce di comprendere cosa stia avvenendo. Una voce formata da molti timbri si alza, impastata, come se non parlasse da tempo.&lt;br /&gt;"La pietra è nostra, ladri! Apparitiene ai nostri Dei! Ladri!"&lt;br /&gt;Cumain è intimidito, non si aspettava questa risposta, già pensava di avere in pugno la situazione.&lt;br /&gt;"Dove hai preso questa pietra?" lo inquisisce Tanai, anche se conosce già la risposta.&lt;br /&gt;"Tu e Cathbad ci avete mandato a cercarla, bardo! Credi forse che non abbia capito che non era il calderone il nostro vero obiettivo? Quello stupido di Emeroth si è fidato della ragazzina tuatha, ma io ho capito ciò che davvero conta e l'ho recuperata. La Pietra dei Re ha scelto Emeroth ma si è sbagliata: io ho il coraggio di esercitare il nostro dominio ed ora, rinnovando la nostra alleanza col popolo sconfitto dei Fir Bolg, avremo successo nella nostra guerra"&lt;br /&gt;Cumain solleva quindi la pietra e si volta verso la fenditura "Noi dominiamo su di loro e loro ci devono servire!" urla poi invasato con tutta la rabbia che ha in corpo.&lt;br /&gt;"Fai silenzio, sciocco" lo apostrofa Tanai "questi esseri non saranno mai tuoi servi, alleati forse.. ma a che prezzo?"&lt;br /&gt;"Andranno bene anche come alleati, non cambierà il fatto che schiacceremo i Pitti"&lt;br /&gt;Un nuovo terremoto scuote la terra.&lt;br /&gt;"Riconsegnaci la pietra che ci appartiene" reclamano i Fir Bolg "ce l'avete sottratta con l'inganno".&lt;br /&gt;"La pietra vi sarà restituita" promette Tanai mentre Cumain lo guarda sconcertato "ma vi sarà chiesto un pegno in cambio.. poi potrete tornare sotto terra, in pace".&lt;br /&gt;"Voi non uscirete vivi da questa valle" ghigna la creatura mentre un cupo borbottio come di risata gli scuote la voce "a voi sta solo di scegliere tra quante sofferenze"&lt;br /&gt;Le pietre ciottolano ed il rumore si fa quasi assordante.&lt;br /&gt;"Cumain! E' questo il potere che credevi di esercitare?" ritorce Tanai al suo compagno.&lt;br /&gt;"Indietro!" ordina Cumain alzando la pietra sopra la testa, ma la sua voce si perde nel frastuono. Una nuova scossa di terremoto, più forte delle precedenti, fa perdere l'equilibrio a Cumain che cade a pochi centimetri da una delle voragini. Tanai raccoglie la pietra prima che questa possa finire nella fenditura. Cumain, terrorizzato, colpisce qualcosa con un calcio ma Tanai non riesce a vedere cosa sia.&lt;br /&gt;"Druido! Fa qualcosa!" urla Tanai con una voce resa stridula dal terrore.&lt;br /&gt;"Ridacci la pietra e forse ti lasceremo andare" esigono i Fir Bolg.&lt;br /&gt;"Basta!" prova ad imporsi Tanai "Non attirate la mia collera".&lt;br /&gt;Un raggio di luce lunare si fa strada nella fitta coltre di nubi ed illumina le creature: orribili ed emaciate, deformi resti di esseri umani che hanno perso le loro fattezze. I Fir Bolg colpiti dalla luce si ritraggono spaventati.&lt;br /&gt;"Sei solo un druido presuntuoso" mormorano le creature risentite e spaventate da quella dimostrazione di potere "cosa vuoi da noi? Riconsegnaci la pietra".&lt;br /&gt;Cumain riprende baldanza e si rialza in piedi osservando soddisfatto il suo compagno.&lt;br /&gt;"Bravo druido, ora ridammela: sono io che devo condurli in battaglia" dice Cumain allungando una mano&lt;br /&gt;"Ora non è il momento di condurre nessuna battaglia" si oppone Tanai.&lt;br /&gt;"Non sei tu il Re che decide" ghigna Cumain avvicinandosi minaccioso, ergendosi in tutta la sua statura.&lt;br /&gt;"Non è il loro doestino; lasciali in pace" Tanai è spaventato, si rende conto che Cumain non esiterebbe ad ucciderlo pur di arrivare al proprio obiettivo.&lt;br /&gt;"Consegna la pietra al tuo Re!" esige infine Cumain.&lt;br /&gt;Tanai è intimidito dall'imperiosità di Cumain e prima che possa reagire a quella provocazione Cumain è su di lui e lo getta a terra, poi con la forza, gli strappa la pietra di mano e si volta vittorioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth è estremamente silenzioso ed è impossibile notarlo. Mancano poche ore all'arrivo all'Emain McFinn e le familiari colline di casa sono già all'orizzonte. Seppure molti abbiano apprezzato il piglio sicuro di Emeroth c'è anche chi mormora contro di lui, contrariato per aver dovuto passare l'inverno al suo servizio e dalla prospettiva di dover tornare per Belthaine.&lt;br /&gt;Tutti interpretano il silenzio di Emeroth come una pausa di riflessione: credono che il Re stia valutando il risultato del suo viaggio, in realtà il Re sta pensando ai suoi familiari, al rischio che corrono o che stanno correndo, a cosa comporterà il patto che ha stretto con le Morrigan...&lt;br /&gt;Ma Emeroth sa di non potersi lasciare andare alle preoccupazioni, sa di dover mostrare di avere la situazione sotto controllo. Quando si arriva in prossimità dell'Emain, prima di sciogliere l'esercito, il Re annuncia che a Belthain, presso Pratolungo, si svolgeranno i giochi e da quelli lui capirà chi saranno i più capaci e meritevoli di guidare l'esercito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Mochta deve ripartire con il suo signore Olkan, ma prima approfitta per andare a trovare Rhian. Quando arriva presso la sua capanna la guaritrice l'accoglie con tenerezza ma è chiaro che qualcosa la turba. I due si salutano calorosamente ma dopo aver assolto ai riti dell'ospitalità Rhian congeda Mochta senza dargli troppo spazio. Mochta però non accenna ad andarsene e si avvicina al bimbo di Rhian che sta giocando per terra.&lt;br /&gt;"Abbiamo qualcosa in comune io e te, piccolo Siollam... non sappiamo chi sia nostro padre" la frecciata giunge alle orecchie di Rhian che ne rimane molto turbata e trattiene le lacrime a stento.&lt;br /&gt;"Già, e se continua così non so quando lo vedrà..."&lt;br /&gt;"Glielo dirai vero? Gli dirai chi è suo padre?" domanda Mochta e con quella domanda si augura anche che Rhian risponda anche a lui, svelandogli il segreto che Feilhelm gli aveva promesso di rivelargli.&lt;br /&gt;"E' ancora presto" risponde Rhian, poi si avvicina al piccolo e gli taglia una ciocca di capelli. Rhian annoda la ciocca e poi la porge a Mochta "Tieni" gli dice consegnadogliela "lascia un capello nelle foreste che attraverserai e vedremo se suo padre risponderà almeno a questo richiamo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Olkan prende congedo da Emeroth insieme alla sua famiglia. Il Re vede arrivare anche Mochta ed accoglie il clan con estrema cordialità. Olkan è misurato ma non intende offendere l'amicizia del Re.&lt;br /&gt;"Vedo che ancora porti con te lo scudo di tuo padre" interloquisce Emeroth.&lt;br /&gt;"Sì è così! E' un'oggetto notevole" risponde semplicemente Olkan.&lt;br /&gt;"Mio padre era un'ottimo fabbro. Ed ora è venuto il momento di rinsaldare la nostra amicizia ed il legame tra le nostre famiglie. Tu hai adottato Mochta, che mia sorella ha cresciuto ed anche io te ne sono riconoscente. Ti chiedo dunque di passare dal Dun di mio padre e di verificare che il nuovo fabbro sia alla sua altezza: potrai scegliere l'arma che preferisci, la più bella a tuo giudizio, ed io salderò questo debito".&lt;br /&gt;Olkan è impressionato, si volta verso la sua famiglia perché non si aspettava tanta generosità dal Re ed infine lo ringrazia porgendogli il braccio.&lt;br /&gt;"Ti sono riconoscente per la tua generosità!" ed una nota di imbarazzo colora la sua voce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115971131837691624?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115971131837691624/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115971131837691624&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115971131837691624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115971131837691624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/10/un-nuovo-tradimento.html' title='un nuovo tradimento'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115945160523601641</id><published>2006-09-28T15:49:00.000+02:00</published><updated>2006-10-08T15:02:20.543+02:00</updated><title type='text'>tempo di scelte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/cuhulain.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/cuhulain.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;Emeroth giace stanco di fronte al fuoco del suo accampamento. I clan visitati l'hanno sì ascoltato, ma anche messo alla prova come nuovo Re e non hanno mancato di far sentire le loro richieste. I celti non sono un popolo timido ma le incursioni dei Pitti l'hanno reso ancora più sfrontato ed a farne le spese ora è appunto Emeroth. &lt;br /&gt;Il giovane Re vorrebbe il suo caro amico Tanai accanto a sé e comincia a temere di avere sbagliato a mandarlo altrove, ora che gli sarebbe utile come consigliere. Alle sue orecchie poi sono giunti mormorii ed illazioni che hanno dell'assurdo: alcuni celti pensano che il Re abbia allontanato Tanai temendo che quest'ultimo potesse diventare troppo popolare. "Si sa" mormorano le voci "Tanai mira al potere, è già riuscito a scalzare Cathbad facendolo sperdere chissà dove".&lt;br /&gt;Emeroth continua però il suo viaggio, spronando i celti a stargli accanto e seguirlo in questa dura battaglia contro i Pitti; spesso è chiamato a formulare giudizi e finora è riuscito ad uscirne dignitosamente. Durante le feste, che molti offrono in onore del Re, Emeroth non si lascia mai andare alla malinconia o alla tristezza, ma partecipa sempre dimostrandosi energico e pronto a raccontare le sue storie (anche se qualcuno dei suoi amici non ne può veramente più di sentir parlare del Cinghiale Bianco!). Ed è anche l'occasione per aprire bene gli occhi e capire davvero chi gli è fedele e chi invece si potrebbe rivelare un infido traditore.&lt;br /&gt;Ogni nuova visita di Emeroth nei Dun richiede inoltre che il Re si dimostri generoso e così è: Emeroth e il Ramo Rosso si mettono sempre a disposizione, operando anche umili lavori come riparare gli steccati che hanno bisogno di essere riparati, oppure partecipando alla caccia contribuendo così a ritornare dalle battute con ricchi bottini di selvaggina.&lt;br /&gt;Ma lo scopo principale di queste visite è radunare i guerrieri sotto il suo stendardo, facendo sì che si fidino di lui.&lt;br /&gt;"Vi aspetto per Belthain, al passo di Pratolungo" continua a raccomandarsi Re Emeroth. Non tutti sono pienamente convinti ma pochi hanno il coraggio di dissentire apertamente e costoro sono i più pericolosi. A chi si oppone apertamente all'idea Emeroth sa come ribattere e prima o poi riesce a spuntarla.&lt;br /&gt;In un Dun, che si è dimostrato particolarmente coriaceo, Emeroth perde pure la pazienza.&lt;br /&gt;"Basta così!" alza la voce ad un certo punto della discussione "Sfido il vostro guerriero più forte: se ce la farà a battermi vuol dire che siete davvero capaci di difendervi da soli dai Pitti ed allora potrete fare come vi pare. Se vinco io però dovrete presentari a Pratolungo".&lt;br /&gt;La gente rimane stupita dalle sue parole. Il Re, normalmente, non si espone così in prima persona: è pericoloso e poi, se perdesse, rischierebbe di infangare la propria reputazione. Molti mormorano che combattere sarebbe un compito per il campione del Re ed altri approfittano per chiedersi dove sia andato Cumain...&lt;br /&gt;"Non darmi vantaggio perché sono il Re" dice Emeroth al giovane ragazzo che si sta facendo strada verso di lui, il figlio del signore del Dun "oppure trasformerò in tragedia questa piccola dimostrazione". I due si armano con due lunghi bastoni, pronti ad affrontarsi. Il ragazzo è forte ed abile, ma non può niente contro l'abilità di Emeroth e dopo poco il giovane giace riverso a terra dolorante.&lt;br /&gt;"Tuo figlio è capace" dice Emeroth al signore del Dun "ti offro di prenderlo sotto la mia custodia, nel Ramo Rosso". La faccia di molti cambia dopo aver sentito l'offerta: non solo Emeroth è riuscito nel suo intento ma sta anche facendo un grande onore ai suoi ospiti.&lt;br /&gt;Mochta è orgoglioso di Emeroth ma si accorge con malincuore che il suo padre adottivo Olcan non ha la stessa stima nei confronti del Re: il malcontento serpeggia anche dove non ce lo si sarebbe aspettato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Tanai e Cumain dovrebbero ormai essere di ritorno dalla loro impresa. Scarse però sono le voci che li precedono ed Emeroth non riesce ad avere loro notizie. Cumain ogni notte è sempre più inquieto e spesso si sveglia a causa degli incubi.&lt;br /&gt;"Andate via, lasciatemi in pace! Non la troverete mai!" urla una volta spaventato. Tanai, che sta ascoltando tutto, fa invece finta di essere addormentato ma dopo un po' Cumain gli si avvicina e fa per svegliarlo.&lt;br /&gt;"Non posso più tacerti bardo" gli dice Cumain "devi seguirmi, devo mostrarti una cosa".&lt;br /&gt;Tanai si volta e lo guarda negli occhi. Il Campione del Re è sconvolto. Mormorando un cenno di assenso Tanai si alza in piedi pronto a seguirlo. Le colline sono brulle e le leggende narrano che siano state ridotte così dai Fir Bolg. Cumain però pare piuttosto sicuro di sé e conduce Tanai nonostante la fioca luce della Luna calante. &lt;br /&gt;"A volte Cumain mancava dal Dun" riflette Tanai "forse venia qui. O forse tornava al suo Dun, da Ethain". Le voci dicono che la moglie di Cumain sia di rara bellezza e che tanto abbia fatto lui per conquistarla tanto poco, dopo, per mantenerne l'affetto. Ethain, era la figlia di Fergus, il Campione di Re Connor McFinn... alcune voci dicono che Cumain l'avesse sposata per interesse. Ma ora l'attenzione di Tanai è rivolta al terreno che, stranamente, si è fatto pieno di crateri ed innaturali rivoltamenti. Il panorama è decisamente inquietante.&lt;br /&gt;"E qui! E qui!" sussurra Cumain "E' qui che l'ho nascosta" ed una volta fatta questa piccola rivelazione Cumain parla con più facilità. "Loro la cercano sempre, rivoltando il terreno e venendo nei miei sogni".&lt;br /&gt;Alla fine Cumain si fa strada all'interno di una caverna e dopo essersi guardato intorno con fare guardingo raccoglie da sotto un cumulo di sassi un panno che svolge e mostra a Tanai. Gli occhi di Cumain sono febbricitanti dall'emozione.&lt;br /&gt;Tanai vede che l'uomo ha in mano una pietra cubica e capisce subito che questa emana uno strano potere. Il bardo riconosce immediatamente la pietra che Emeroth gli ha raccontato di aver trovato durante la sua Ordalia in compagnia di Cumain.&lt;br /&gt;"E' un potere antico, che si può plasmare" dice Cumain.&lt;br /&gt;"Allora sei tu" risponde invece Tanai "colui da cui Cathbad ci ha messo in guardia"&lt;br /&gt;"Sì! Ma io non sono in grado di evocare questo potere Tanai... ma tu sì. Ed Emeroth ora è lontano e non possiamo chiedere il suo consiglio"&lt;br /&gt;"Cumain, non credo che i Vermi della Terra ci ubbidirebbero" interloquisce Tanai.&lt;br /&gt;"Ma sì invece! Io ci ho già parlato e quasi sono riuscito a dominarli. Questa pietra ha una grande influenza su di loro e tu saprai certamente trovare il modo giusto di usarla".&lt;br /&gt;Ma nessuna delle parole che prova ad utilizzare Tanai ha l'effetto di calmare Cumain, sempre più eccitato. Cumain dice che c'è poco tempo, che devono sbrigarsi, che loro la cercano di continuo.&lt;br /&gt;"Vieni! Vieni ora Tanai" dice infine con un sorriso invasato Cumain, poi esce dalla caverna, seguito dal bardo, sempre più sbalordito.&lt;br /&gt;"Aspetta Cumain! Stai per chiamare forze che non saprai controllare!" avverte Tanai.&lt;br /&gt;"Io no! Ma tu sì! E dovrai farlo ora! Vi chiamo ancora una volta, Vermi della Terra" urla il Campione del Re.&lt;br /&gt;La luna si oscura, mentre con sgomento Tanai capisce che la valle si sta riempendo di presenze ostili...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/Crow.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/Crow.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;Sale la nebbia nell'accampamento del Re. E' una nebbia strana e mano a mano che sfiora le i celti questi si addormentano o cadono addormentati a terra. Anche Mochta cede allo strano sonno che sta avviluppando l'accampamento. Maleya invece segue da lontano il corteo del Re e percepisce anche lei la stranezza nell'aria. Con un certo timore osserva sopraggiungere tre figure che si fanno strada, lentamente, tra i corpi dei celti addormentati. Le sentinelle non possono dare l'allarme e le figure continuano la loro passeggiata indisturbate. Maleya si avvicna all'accampamento ma subito un buon numero di corvi neri come la pece atterrano di fronte a lei per sbarrarle il cammino. Maleya cerca di ignorare le bestie anche se è difficile farsi strada tra la nebbia, i corvi e i celti svenuti a terra. Alla fine Maleya inciampa sul povero Mochta e così facendo lo risveglia dal suo sonno. Mochta è spaventato ma teme per Emeroth: rialzatosi in piedi giunge presso di lui poco dopo le tre figure.&lt;br /&gt;"Salute a te, Re Emeroth" dice sorniona una delle Morrigan.&lt;br /&gt;"Salve a voi, arpie" risponde sicuro il Re.&lt;br /&gt;"Rechiamo visita al Re dei Celti" esordisce la Madre "e speriamo che la cosa non ti disturbi".&lt;br /&gt;"Temo che non sia una visita di cortesia..." continua spavaldo Emeroth.&lt;br /&gt;Maleya si nasconde dietro ad un cespuglio, ma Mochta invece si affianca ad Emeroth pensando ingenuamente di poterlo difendere. Le tre donne si fermano ad osservare il ragazzo, con gli occhi socchiusi di chi studia una preda, poi sorridono. Mochta estrai il suo coltello ma le Morrigan non prestano già più attenzione a lui, ora.&lt;br /&gt;"Re Emeroth, ci rechi un'offesa accogliendoci con una lama; noi veniamo per discutere con te, per portare un'offerta, ma se preferisci ce ne andremo" dice infine la Vecchia.&lt;br /&gt;"Sedetevi e parliamo" dice infine Emeroth costringendo Mochta a rinfoderare la sua arma.&lt;br /&gt;"Noi teniamo alla sorte degli uomini" dice la Giovane "e desideriamo che tu possa regnare a lungo: veniamo a portarti la nostra amicizia ed un consiglio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un bimbo albino piange disperatamente mentre intorno a lui salgono alte le fiamme. Nelle vicinanze una mano giace morta e forti si levano le urla della battaglia.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Tuo figlio è in pericolo ed anche tua moglie" dice la Madre. "Non arriverai in tempo per salvarli".&lt;br /&gt;"E quindi cosa proponete?" chiede Emeroth cercando di mantenere un'aspetto distaccato.&lt;br /&gt;"Noi potremmo arrivare per tempo e sarebbe un modo per dimostrare la nostra amicizia verso il Re".&lt;br /&gt;"Ed in cambio, cosa volete?"&lt;br /&gt;"Lasciaci usare il Calderone di Taran. Potremo opporci alle forze che muovono questi eventi, i tuoi nemici, i nostri nemici, i nemici del tuo unico figlio".&lt;br /&gt;"Sapevo già a cosa andavo incontro scegliendo di intraprendere questo viaggio" mente Emeroth.&lt;br /&gt;"Stai cercando di dirci che hai già sacrificato tua moglie e tuo figlio?" sbuffa la Madre "Non ti crediamo" risponde la Vecchia mentre la Giovane sorride astutamente.&lt;br /&gt;"Vai via Mochta" ordina infine Emeroth ed anche se non vorrebbe il ragazzo è costretto ad obbedire.&lt;br /&gt;"Va bene" cede infine Emeroth "potrete usare il Calderone, ma prima ditemi: potrò controllare i Vermi della Terra per sconfiggere i Pitti?"&lt;br /&gt;"Dopo quello che è accaduto in passato?" risponde la Madre "MAI i Fir Bolg si piegheranno ai loro carcerieri, a meno di legarli in un gioco davvero, davvero pericoloso".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115945160523601641?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115945160523601641/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115945160523601641&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115945160523601641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115945160523601641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/09/tempo-di-scelte.html' title='tempo di scelte'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115804464602951889</id><published>2006-09-12T08:51:00.000+02:00</published><updated>2006-09-12T09:04:06.056+02:00</updated><title type='text'>un dono inaspettato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/horse.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/horse.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;Emeroth continua a ricevere molte lamentele, sempre più accorate, riguardo le razzie che i pitti continuano ad effettuare nei Dun di Erin. Quest'oggi è Liobad a portare la sua storia al Re perché questa venga valutata e il Re intervenga in qualche modo: lo scorso anno il suo Dun venne saccheggiato e il fratello di Liobad restò ucciso in quell'evento; durante l'inverno passato il Dun è stato ricostruito in mezzo a mille fatiche, nella speranza di un'estate più serena. Ed invece le razzie sono riprese, lì come nei Dun vicini.&lt;br /&gt;"Dopo la grande battaglia che ha visto la morte di Re Connor i pitti stanno riprendendo coraggio" pensa preoccupato Emeroth, consapevole che deve far qualcosa prima che sia troppo tardi. &lt;br /&gt;"Ruadan mi ha rifiutato il suo aiuto" si lamenta ad un certo punto Liobad. "Il suo Dun è riparato dalle scorrerie dei pitti eppure lui non fa nulla per aiutarci ma anzi: ci ha negato il suo sostegno con la scusa che doveva pensare a proteggere il suo bestiame". Liobad mostra tutto la sua indignazione per il comportamento egoista del vicino Ruadan: è chiaro che le difficoltà lo stanno portando all'esasperazione.&lt;br /&gt;"Tu devi fare qualcosa!" reclama infine Liobad ad Emeroth "Devi trovare una soluzione perché la situazione non è più sostenibile".&lt;br /&gt;Gli occhi dell'uomo guardano ad Emeroth ed il nuovo Re sente di nuovo su di sé il peso delle aspettative del suo popolo. Liobad è venuto accompagnato dai suoi figli ed anche questi guardano al Re. Emeroth, che solo l'anno passato si trovava ancora nel suo autoesilio con il pascolo, si trova catapultato in una situazione che non è sicuro di saper gestire; eppure l'uomo si alza in piedi perché mentre le richieste si affastellavano l'una alle altre, ha avuto modo di pensare ad un tentativo di soluzione.&lt;br /&gt;"Avrai l'aiuto che ti serve" esordisce quindi Emeroth "chiamate Cumain". Un ragazzino parte e va a cercare Cumain "occhi di ghiaccio" che Emeroth, consapevole di dovergli riconoscere il ruolo di "salvatore" che il popolo gli ha dato in battaglia, ha nominato suo Campione.&lt;br /&gt;"Mi hai fatto chiamare?" dice Cumain tra l'entusiasmo generale dei presenti.&lt;br /&gt;"Trova qualcuno che possa sostuirci alla guida nell'Emain perché abbiamo da fare: io ed Garbhan partiamo per il Dun di Ruadan" ordina Emeroth. Un certo brusio si sparge per la sala: tutti avevano creduto che Cumain, il braccio armato di Emeroth, sarebbe stato incaricato di sostenere Liobad. &lt;br /&gt;"E per cosa mi hai chiamato?" chiede tra lo stupito e il confuso Cumain.&lt;br /&gt;"Tu invece dovrai partire insieme a Tanai alla ricerca di Cathbad..." gli risponde ghignante Emeroth.&lt;br /&gt;Emeroth ha intenzione di partire il prima possibile per chiarire a Ruadan e a quanti altri avranno qualche dubbio che i celti dovranno essere uniti per sconfiggere la minaccia dei pitti e certi atteggiamenti egoistici non potranno passare inosservati agli occhi del Re. Durante il suo viaggio visiterà diversi Dun per poter stringere nuovi accordi i vari clan; non per ultimo si recherà al Dun dove sua moglie e suo figlio si sono ritirati da tempo a causa di una malattia che sta affligendo Aliesin. &lt;br /&gt;Anche Liobad è frastornato: non si aspettava tanto; l'uomo è ammirato e riconoscente e si getta plaealmente ai piedi di Emeroth.&lt;br /&gt;"Prendi mio nipote e portalo con te, perché anche lui ti sia d'aiuto in questa faccenda" chiede Liobad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei pochi giorni che lo separano dalla sua partenza Emeroth realizza che allontanandosi dall'Emain sarà costretto a lasciare indietro molte questioni. Il viaggio durerà almeno un mese, nell'ipotesi più fortunata, e la giustizia del Re dovrà essere comunque amministrata con saggezza da qualcuno di fidato. Emeroth non ha molti contatti a cui rivolgersi poiché la sua vita in solitudine al Dun di suo padre l'ha, tutto sommato, piuttosto isolato.&lt;br /&gt;"Chiamatemi il vecchio Ruarch" ordina infine Emeroth. Ruarch era un giudice brehon ormai anziano che aveva vissuto un forte dramma familiare: sua figlia era scomparsa in circostanze misteriose e lui aveva viaggiato molto nella speranza di ritrovarla; l'uomo infine si era arreso all'idea che la figlia fosse morta ed infatti, quando Emeroth e Cumain tornarono all'Emain con il Calderone di Taran, aveva chiesto di poterlo ammirare. Emeroth gli aveva letto negli occhi il desiderio di utilizzare l'artefatto per poter rivedere sua figlia. &lt;br /&gt;Emeroth lo prende ora da parte per stipulare con lui un patto.&lt;br /&gt;"Ruarch questa è la scelta che io ora pongo di fronte a te: parti ora alla ricerca di tua figlia, Cumain e Tanai saranno con te ma ti avverto che avrai poco tempo e sopratutto non tollererò ritardi al punto che ordinerò a Cumain di non esitare ad ucciderti se sarai d'intralcio alla loro missione. L'alternativa che ti chiedo invece richiede la pazienza di aspettare ancora qualche mese nei quali dovrai esercitare il tuo saggio pensiero per reggere l'Emain in mia assenza, dirimendo le questioni che si presenteranno".&lt;br /&gt;"Rimetteresti nelle mie mani la voce del Re!?" esclama tra lo stupito e il preoccupato Ruarch.&lt;br /&gt;"Sì!" risponde serio Emeroth guardando l'uomo in volto e cercando di mostrarsi il più sicuro ed imperioso possibile. "E dopo avrai tutto il tempo che vorrai per la tua ricerca".&lt;br /&gt;"Va bene" dice l'uomo dopo averci pensato. "Accetto le condizioni: eserciterò la legge in tua assenza".&lt;br /&gt;I due si stringono la mano per suggellare quel patto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno successivo è dedicato ai preparativi del viaggio. Metà dei guerrieri del Ramo Rosso accompagneranno il Re: sono coloro che provengono dai Dun che Emeroth ha intenzione di visitare; agli altri invece è stato chiesto di rimanere a guardia dell'Emain del Re. Qualche malumore serpeggia tra i guerrieri che, normalmente, durante la stagione invernale trascorrono il loro tempo presso i loro Dun, con i propri clan.&lt;br /&gt;Cumain inoltre è piuttosto perplesso dalla scelta di mandarlo con Tanai a cercare Cathbad.&lt;br /&gt;"Sono il tuo Campione, non dovrei venire con te Emeroth?" chiede infine Cumain.&lt;br /&gt;Emeroth gli risponde senza distogliere lo sguardo da quello che sta facendo "Avevo capito, qualche giorno fa, che le tue richieste fossero altre rispetto alla volontà di seguirmi..." poi solleva lo sguardo per fissarlo in quello di Cumain "la ricerca di Cathbad ci sarà utile a trovare aiuto, non credi?"&lt;br /&gt;Cumain però è poco convinto: "Qualcosa mi dice che non stai prendendo in seria considerazione la mia proposta, sento il peso delle giornate che passano, non abbiamo tempo per costruirci delle sicurezze".&lt;br /&gt;Emeroth non vuole ammetterlo di fronte a Cumain, ma l'idea di risvegliare le forze primitive di Erin non lo aggrada affatto.&lt;br /&gt;"Fidati di me Cumain, ti chiedo di aiutarmi in questa impresa" chiede infine il Re; da quando Cumain è stato rifiutato dalla Pietra dei Re egli ha accettato il suo nuovo ruolo, anche se freme dal desiderio di poter portare agire liberamente come aveva pianificato.&lt;br /&gt;"Va bene! Se è così che hai deciso, così faremo e quel che avverrà, avverrà sotto il tuo nome!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sfilare dei guerrieri che esce dall'Emain è impressionante, come impressionante è stato l'andirivieni dei giorni scorsi. Molto impressionante anche per la giovane Maleya che si aspettava quasi di poter entrare di nascosto nell'Emain per parlare con Emeroth, ma la faccenda si è fatta decisamente più complicata del previsto. Emeroth le sfila poco lontano, facilmente distinguibile a causa del suo mantello bianco; la ragazza nota che lì vicino c'è anche il giovane Mochta. Il gruppo si sta dirigendo verso sud, così Maleya pensa velocemente a dove potrà sostare un esercito tanto grande e decide di precederlo in quel luogo: una valle protetta dal vento da un gruppo di colline dove nelle vicinanze nasce una sorgente. Nap, il leprotto, sta molto male e sempre più spesso perde i sensi; quando li riacquista chiede insistentemente di Emeroth e Maleya capisce che deve fare in fretta.&lt;br /&gt;"Stai tranquillo!" le dice Maleya mentre lo stomaco le si attorciglia "sto per portartelo".&lt;br /&gt;Non c'è tempo per attendere la notte e d'altro canto non è semplice avvicinarsi inosservati ad Emeroth, specie di giorno. La ragazza nota poi un bagliore poco distante da lei, sul sentiero dove l'esercito è passato qualche minuto, è un monile che i celti usano per agghindarsi la barba. Un'idea si fa quindi strada nella mente della giovane. Maleya raccoglie il pendaglio e poi si dirige più in fretta che può nel bosco dove l'esercito arriverà solo qualche ora più tardi. Nel bosco la ragazza si mette a cercare qualcosa che faccia al caso suo: il resto di qualche animale notturno e trova infine l'aculeo di un riccio.&lt;br /&gt;Maleya prende un profondo respiro e poi mormora alcune parole di potere che ha imparato da suo padre, infine lancia l'aculeo di fronte a sé ed osserva la direzione indicata da esso. "Portami da loro" ordina infine stringendo il gioiello celta in una mano e facendo un balzo là dove gli è stato indicato. La ragazza si tuffa attraverso le folte fronde di un cespuglio e quando riemerge, con in braccio Nap, si trova nel bel mezzo della notte, illuminata dalla falce di una luna che ha iniziato il suo percorso verso il tramonto. Maleya è riuscita ad avvicinarsi alla notte che la attendeva, recuperando preziose ore di vita per il povero leprotto così lo nasconde in una tana nell'incavo di un albero e poi si dirige verso l'accampamento degli uomini, alla ricerca di Mochta. La ragazza trova il giovane dormiente, insieme al clan del suo signore, Olkan e lo scuote per risvegliarlo dal sonno.&lt;br /&gt;"Dov'è Emeroth?" chiede Maleya senza tanti convenevoli. Un po' scombussolato Mochta cerca di capire se ciò che vede è verirà o sogno.&lt;br /&gt;"Come hai fatto ad arrivare fin qui?" chiede stupito ma la ragazza non ha tempo per mettersi a discutere.&lt;br /&gt;"Devi portarmelo! E' importante" lo sprona invece.&lt;br /&gt;"Portarti Emeroth? Portarti il Re?" continua Mochta poco convinto.&lt;br /&gt;Maleya viene così a sapere che il guerriero che aveva aiutato ormai un mese fa ora è Re. &lt;br /&gt;"Sì, devi portarmi Emeroth. Vi aspetto alla radura qui vicino" e lascia Mochta nella speranza che il ragazzo faccia quanto gli è stato chiesto. Mochta è indeciso ma poi, facendo finta di recarsi ad orinare, si avvicina al fuoco di Emeroth finché una guardia non lo ferma per mandarlo via: Emeroth giace a terra, avvolto nel sonno e nel suo mantello. Mochta si allontana dal cerchio di luce e poi, senza rendersi conto del pericolo che sta correndo, prende un sasso in pugno nel tentativo di svegliare Emeroth. Una guardia potrebbe sentirlo e, senza vedere bene nell'oscurità, potrebbe decidere di scagliare la sua lancia prima di tanti proclami. Fortunatamente il secondo sasso colpisce Emeroth quanto basta da svegliarlo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra comitiva esce dall'Emain del Re. Tanai sta portanto il Calderone nella collina dove Cathbad era solito leggere i presagi. Una volta giunti nei pressi della collina il Calderone comincia a farsi pesante ed è difficile da spostare, come se si fosse riempito del potere del luogo. Un servitore si accosta a Tanai: il bardo, qualche giorno prima, lo aveva mandato sulla spiaggia che separa Erin dall'Isola di Sky, dove il druido è scomparso.&lt;br /&gt;Diversi otri di acqua raccolta su quella spiaggia vengono riversarti dentro il Calderono: l'acqqua si fa cupa e continua a muoversi in piccole onde, come fa il mare, senza pace. Tanai estrae quindi il proprio coltello e taglia un ramoscello dell'olmo che sovrasta la collina.&lt;br /&gt;"Tienilo con cura" dice poi a Cumain "perché sarà la nostra guida nel viaggio di ritorno".&lt;br /&gt;Tanai prende il suo bastone del cammino e lo immerge nel calderone, rimestando l'acqua. Il vortice al suo interno si fa ancora più scuro e veloce. Cumain, ad un cenno di assenso di Tanai, si tuffa nel Calderone e vi si immerge come se non avesse fondo. Subito dopo Tanai lo segue tra il timore e il rispetto dei presenti. Un altro guerriero, il primo del gruppo che avrebbe dovuto seguirli, deve fermarsi di fronte al vortice che si alza in uno sbuffo. Quando l'acqua torna al suo posto è innaturalmente ferma e piatta.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/Dead_Tree_Alive.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/Dead_Tree_Alive.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt; Tanai e Cumain annegano nel vortice, la sensazione è davvero sgradevole e termina solo quando i due si trovano sulla riva di un lago sotterraneo. Delle lucciole svolazzano illuminando fiocamente l'oscurità dell'ambiente. Alcune falene si avvicinano ai due visitatori e solo un'occhio attento si accorgerebbe che i disegni presenti sulle loro ali compongono la forma di un teschio. Tanai e Cumain si avviano orientandosi nella caverna e dopo poco ne trovano l'uscita: l'esterno è buio, ma non il buio della notte quanto piuttosto il buio della tempesta, il buio che viene prodotto da spesse nuvole nere cariche di pioggia e fulmini che si abbattono in lontananza; un vento si alza forte a scuotere i loro vestiti e l'aria si fa carica di attese. Un tuono più vicino degli altri costringe i due a coprirsi il volto. La luce però rischiara la schiena di un uomo poco lontano, chino sul terreno, nei pressi di un nocciolo denudato delle sue foglie e dei suoi frutti. L'uomo appare intendo a studiare qualcosa.&lt;br /&gt;"Sarà lui il druido?" chiede Cumain stringendo sempre saldamente il ramoscello d'olmo.&lt;br /&gt;"C'è un solo modo per saperlo" e Tanai si incammina verso la figura; il bardo trova l'uomo vagamente di spalle, sembra proprio Cathbad e sta armeggiando con ossicina e bacche, totalmente assorto nei suoi pensieri. Tanai guarda incusiosito a terra e capisce che indicano un qualche pericolo ma non sa capire meglio di cosa si tratti. La figura china si riscuote, attraversata da un brivodo, afferra la sua ciotola piena d'acqua e ne versa a terra il contenuto: l'acqua viene assorbita istantanemanete, in modo innaturale, poi l'uomo si volta a destra e manca, ignorando totalmente con lo sguardo la presenza di Cathbad e Tanai.&lt;br /&gt;"Spiriti, so che ci siete!" esordisce Cathbad.&lt;br /&gt;Cumain è confuso e guarda Tanai con fare interrogativo ma il bardo ha un'espressione assorta sul volto.&lt;br /&gt;"E' vero..." risponde Tanai al druido e Cathbad si volta nella direzione dei due vivi ma li supera con lo sguardo.&lt;br /&gt;"Non so se sono stato io a convocarvi o se questo è un semplice incontro voluto dal caso, voi cosa avete da dirmi spiriti dei morti?".&lt;br /&gt;Un'espressione interrogativa passa sul volto di Cumain mentre Tanai, seppure confuso, continua a parlare con il druido.&lt;br /&gt;"Un mistero oscura le terre di Erin ed una delle chiavi si trova sull'Isola di Sky Cathbad"&lt;br /&gt;"Allora è vero!" esulta Cathbad "Tu mi dai conferma di ciò che già sapevo perché è là che sto andando: vedete quella barca laggiù? Tra poco partirò con quella alla volta dell'Isola di Sky".&lt;br /&gt;"Non sappiamo se troverai soluzione alle tue domande druido, ma sappiamo che un pericolo grava su di te ed arriverà prima che tu giunga sull'Isola" lo avverte Tanai. Il druido rimane in silenzio per qualche istante cercando una risposta.&lt;br /&gt;"Mi avvertite di un pericolo che incombe su di me" scandisce infine Cathbad lentamente "ma io ho visto un pericolo che minaccia tutto il popolo di Erin: ho visto il ritorno del popolo dei Vermi ed anche la pietra che servirà al loro ritorno: è stata trafugata. Io non so ancora vedere il sentiero che porterà a questi eventi ma mi è chiaro che sarà il popolo celta a scegliere il proprio futuro".&lt;br /&gt;"Cosa puoi dirmi della forza che sovrasta il popolo dei Pitti? è dunque ignota anche a te?"&lt;br /&gt;"La mano dei Pitti è guidata da una forza salda e sicura che vuole trovare riscatto alla potenza che gli uomini le hanno sottratto. Andrò sull'Isola di Sky e cercherò conferma che il popolo di Danann guida i Pitti. Le streghe potranno darmi risposta che cerco perché d'altronde non oso rivolgermi alle Ninfe del lago".&lt;br /&gt;Il vento della tempesta si fa più forte e Cathbad si volta in direzione della sua barca: un uomo lo attende.&lt;br /&gt;"Sihollan mi attende spiriti, che possiate tornare nel mondo che vi appartiene senza cadere tra le spire del verme che tutto avvolge".&lt;br /&gt;Sihollan era il figlio di un barcaiolo cieco. Tanai è confuso: non sapeva fosse morto, ma la polvere si alza con il vento e si è fatto tempo di ritornare. Tanai stacca una foglia dal ramo d'olmo di Cumain e questa viene trascinata dal vento.&lt;br /&gt;"Non perdere di vista quella foglia: ci riporterà a casa!" ordina il bardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla radura Emeroth e Mochta incontrano la giovane Maleya. Emeroth è stupito e dispiaciuto nel vedere il leprotto ferito e morente. Man mano che la morte si avvicina l'animale perde sempre di più le sue fattezze antropomorfe e ritorna ad essere un semplice leprotto. L'animale parla a fatica.&lt;br /&gt;"Tu mi hai salvato una volta la vita, quando il Cacciatore voleva trarti in inganno. Io non dimentico il favore che mi hai fatto risparmiandomi e prima che la vita mi abbandoni devo ricambiare al tuo dono". Il leprotto tossisce sangue e poi rigetta una piccola perla, lavorata come fosse un ornamento.&lt;br /&gt;"Questa me l'ha data il Cacciatore e apparteneva a Lugh. E' la cosa più preziosa che possiedo ed è il dono più grande che posso farti. Con questo potrai fare una richiesta a Lugh e lui non potrà rifiutartela". Maleya sente le gambe tremare mentre si rende conto di ciò che ha fatto. Una sottile lancia di luce invade la scena sulla morte del piccolo leprotto: è l'alba. La fata-leprotto ha perso del tutto le sue fattezze umane ed ora è tornata ad essere semplicemente un animale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115804464602951889?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115804464602951889/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115804464602951889&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115804464602951889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115804464602951889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/09/un-dono-inaspettato.html' title='un dono inaspettato'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115770168793636077</id><published>2006-09-08T09:46:00.000+02:00</published><updated>2006-09-08T09:50:00.260+02:00</updated><title type='text'>la pietra dei re</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/hound.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/hound.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;Fu un giorno freddo quello. C'era freddo fuori e dentro ciascuno dei presenti; non poteva essere diversamente il giorno del funerale di Re Connor McFinn. Connor era stato un buon re, molti di colori che l'avevano avversato in questi ultimi anni, ritenendolo troppo lasso nell'osteggiare i Pitti, non poterono fare a meno di abbassare il capo come tutti gli altri. Re Connor era caduto combattendo, come i grandi Re dei Celti. "E' caduto sapendo qual'era il suo destino" dicevano molti "ma non per questo si è tirato indietro". Re Connor era stato un grande Re ed ora poteva raggiungere i suoi avi sapendo di trovare un posto d'onore accanto a loro. &lt;br /&gt;Cathbadh guidò il corteo funebre quel giorno, diretto verso la tomba che era stata preparata all'ultimo dei McFinn, deceduto senza lasciare eredi. La tomba era stata scavata nel fianco di una collina la cui cima era stata coperta da un'enorme monolite. In alto, sul monolite, era stata prodotta un'apertura che lasciava filtrare i raggi del sole all'interno della camera mortuaria. &lt;br /&gt;Re Connor giaceva ricomposto dagli strazi della battaglia, con le sue armi in pugno, deposto sul proprio scudo e sostenuto dai guerrieri del Ramo Rosso. Accanto a lui avrebbe dovuto essere il suo Campione ma anche Fergus aveva lasciato la terra di Erin nella battaglia contro i Pitti. Emeroth, figlio adottivo del Re, giaceva stordito nel proprio letto, ancora una volta in bilico tra la vita e la morte dopo le gravi ferite riportate in battaglia. Fu dunque Cumain a scortare il Re. Cumain l'eroe. Cumain il salvatore. Colui che aveva ribaltato le sorti di una disfatta, trasformandola in una dignitosa resistenza e rintuzzando i pitti. Tutti e due i popoli: celta e pitta, avevano sostenuto gravi perdite ed ora, nella lunga pausa invernale, potevano leccare le profonde ferite. Tanai osservò la scena, apparentemente impassibile, ma con un gelo nel cuore nel constatare come non ci fosse limite al tradimento.&lt;br /&gt;"Connor è giunto, avi del passato" declamò Cathbadh in tono solenne.&lt;br /&gt;Le porte della tomba si aprirono per accogliere la salma del Re e se qualcuno notò che nessuno aveva spinto i battenti perché si aprissero allora non si stupì affatto o non lo diede a vedere. Cathbadh, Cumain e la scorta del Re entrarono nell'oscurità per accompagnare Connor in quell'ultima tappa del suo viaggio terreno. La Regina Ide, chiusa nel suo dolore, ma ancora bella e forte, attese fuori.&lt;br /&gt;Dopo poco Cumain riemerse dall'oscurità, portando con sé la scorte reale. Solo Cathbadh rimase all'interno nella veglia funebre lunga tre giorni e tre notti. Il druido doveva presiedere l'ultimo consiglio al cospetto dello Spirito del Re.&lt;br /&gt;Pian piano il corteo funebre si sciolse, accompagnato dai lamenti di dolore delle donne. Anche la Regina si ritrasse. Solo Lonan, il mastino del Re, ancora coperto dalle ferite della battaglia, rimase di fronte alla soglia. In battaglia il cane aveva difeso il corpo del suo padrone, perché nessun nemico potesse farne scempio o reclamarne la testa. Lonan rimase anche lui per tre giorni e tre notti in attesa. L'alba del quarto giorno Cathbadh uscì di nuovo nell'aria fredda dell'inverno imminente.&lt;br /&gt;"Il tuo padrone è partito. Il tuo vincolo è sciolto" disse in tono neutro il druido.&lt;br /&gt;Il cane lo guardò, con quello sguardo intelligente che aveva messo molti a disagio, poi si alzo sulle zampe in tutta la sua statura e si avviò lentamente verso i suoi boschi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/Ancient_Celtic_Stone.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/320/Ancient_Celtic_Stone.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt; E' durante il giorno della Pietra che viene eletto il nuovo Re dei Celti. E' la Pietra stessa ad eleggere il Re ed oggi la pianura è gremita per assistere al rito che consegnerà loro il successore di Connor McFinn. Adesso che Cathbadh è scomparso è lui a presiedere la cerimonia anche se a stento ricorda il giorno in cui Re Connor si erse sulla pietra per essere acclamato dal popolo. Era un bimbo troppo piccolo per ricordare davvero quell'evento.&lt;br /&gt;Molti dicono che sia il potere della pietra a parlare al futuro Re. Lo sa bene Cumain che in quel giorno sta per salire sulla pietra. L'uomo si avvicina baldanzoso alla pietra fredda pronto a saltarvi sopra con l'arroganza propria del suo carattere, ma quando sta per toccarla Cumain perde la propria baldanzosità. Cumain osserva i segni del potere incisi sulla pietra e sente su di sé la pressione di centinaia di occhi puntati su di lui. I suoi occhi di ghiaccio si fanno più opachi mentre tenta di deglutire e farsi avanti. Nessuno sa cosa gli stia passando per la testa in quel momento ed un silenzio innaturale si stende tutto intorno a lui. Alla fine Cumain si volta e a testa alta ma sconfitto si fa da parte, allontandosi sconfitto dall Pietra dei Re.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Perché è stato mandato Cumain per primo?" chiede risentito Mochta "Non è giusto! Se non fosse stato per Emeroth non si sarebbe riusciti a recuperare la Pentola di Taran".&lt;br /&gt;"Forse non sarà giusto, mio giovane amico" rispose sornione Tanai "ma sicuramente è stato più saggio. Era chiaro che Cumain stava uscendo sconfitto dall'ordalia e non nutrivo più dubbi che non sarebbe stato capace di arrampicarsi sulla Pietra dei Re. Se però non l'avessi fatto provare lui mi avrebbe sicuramente rinfacciato di avergli sottratto ciò che gli spettava. Così invece, ora, la sconfitta di Cumain è sotto gli occhi di tutti, compresi i suoi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth respira profondamente mentre si costringe a ripensare agli eventi che l'hanno portato, oggi, di fronte alla Pietra dei Re. Non se lo sarebbe mai aspettato. Era stato allevato come un figlio da Connor, educato dal suo campione Fergus, lo avrebbe atteso un luminoso destino all'interno del Ramo Rosso; poi la Caccia al Cinghiale Bianco lo aveva portato lontano da Re Connor e da quel futuro che, forse, l'avrebbe visto come nuovo campione e successore di Fergus; aveva deciso di voltare le spalle a Connor e a diventare Emeroth il vaccaro tra il risentimento del padre e lo stupore della gente; solo ora, e quasi suo malgrado, si trova di fronte alla Pietra che gli svelerà il suo Destino.&lt;br /&gt;Una sottile pioggia comincia a bagnare la superficie della Pietra dei Re. Emeroth posa dunque la mano destra sulla pietra ed una piccola scossa gli risale il braccio.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La tempesta infuria mentre Re Emeroth, più vecchio, il volto incorniciato da nuove rughe ed una barba più folta, urla selvaggiamente per incitare il suo popolo alla battaglia contro i suoi nemici: i pitti&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Emeroth ancora scosso afferra la Pietra dei Re con la mano sinistra.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La terra si apre sotto i suoi piedi ed un'ernorme verme esce dalle viscere della terra. La bestia si agita ed è veramente spaventosa perché la sua potenza distruttiva deve essere terribile&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Con un balzo Emeroth è accucciato con un piede sopra la Pietra.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Emeroth guarda il mondo da sotto la superficie dell'acqua. Una barca si agita sopra di lui mentre una pietra cubica viene lasciata cadere dall'imbarcazione. La pieta passa accanto ad emeroth mentre si immerge nelle profondità dell'acqua&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Emeroth è ora sulla Pietra dei Re, deve solo ergersi e reclamare il suo titolo.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Una casa va a fuoco mentre un bimbo, ricoperto di sangue, piange senza sosta. Il piccolo ha i capelli bianchi e la carnagione pallida; Emeroth non può non riconoscere le sue fattezze in quel volto&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;"Emeroth Re!" acclama per primo Moctha con la sua giovane voce ed un boato si alza nella pianura mentre Emeroth si volta in tutte le direzioni, le braccia alzate e le mani aperte alla pioggia del cielo. L'uomo è incredulo e scosso ma capisce subito che ora è Re e che dovrà essere forte non solo per sé stesso, ma anche per il popolo che è chiamato a guidare.&lt;br /&gt;Arriva subito l'araldo a porgergli la sua spada, quella che mastro Felab aveva forgiato per lui, e lo stendardo del clan. Emeroth li alza sopra la sua testa, in alto, mentre una sensazione di stordimento gli sale alla testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya è in balia dell'ira di suo padre, Lehin il Cacciatore.&lt;br /&gt;"Tu hai fatto cosa?" continua a ripetere il Tuatha anche se ha capito bene cosa abbia fatto la figlia, aiutando i due mortali a raggiungere l'antro dei Cupel. La ragazza cerca di difendersi come può ma in realtà le è chiaro che niente di quello che ha da dire potrà aiutarla in questo momento. Da una parte, con volto impassibile, Lavahi assiste alla scena. Maleya è sicura che sia stato il servitore ad aver dato qualche informazione di troppo a suo padre; la ragazza non avrebbe voluto rivelare molti particolari della sua recente assenza, consapevole di essersi coinvolta in un'impresa che non avrebbe ricevuto il plauso di suo padre, ma non può sottrarsi alle domande dirette del Cacciatore.&lt;br /&gt;Il Cacciatore è allibito dall'entità del danno che è stato provocato ma al contempo continua a ripetere a Maleya che i Tuatha de Danann non devono mescolarsi agli Uomini; però nonostante le sue parole e le sue raccomandazioni Maleya non è mai riuscita ad erigere quella barriera che suo padre voleva mettere tra lei e gli uomini.&lt;br /&gt;Quando Lehin è stanco della discussione permette infine a Maleya di congedarsi. La ragazza è stanca e affranta ma al contempo è arrabbiata. Lavahi la raggiunge dopo poco con il dichiarato intento di consolarla per le aspre parole del padre. Maleya però non ha intenzione di stare a sentire quel delatore nonostante ci sia qualcosa nel suo tono che lasci intendere che lui non voleva, lui non sapeva... Maleya si alza e si allontana dalla casa di Lehin mentre il servitore rimane attonito dietro di lei: le è chiaro che voleva essere costretto a parlare della faccenda, raccontandole come e perché era venuto a sapere della sua vicenda con gli uomini, ma la giovane non vuole dargli questa soddisfazione, non vuole cedere a quella piccola trappola.&lt;br /&gt;"Me ne andrò a sbollire per qualche giorno" pensa Maleya imbracciando il suo arco e gettandosi di corsa nel bosco. Attorno a lei il bosco si fa indistinto nella sua corsa mentre la ragazza visita così i suoi luoghi preferiti. Ma poche ore dopo il silenzio della solitudine è interrotto dall'arrivo di una preda braccata e in fuga. E' il piccolo Nap, il servitore-lepre di Lehin che sta fuggendo dal pericolo. L'animale è ferito, è stato sicuramente colpito di striscio da una freccia e sanguina copiosamente. Lontano dalla sua preda sta arrivando il suo cacciatore. Maleya fa cenno all'animale di raggiungerla ma la piccola lepre, guardatala, rifiuta il suo aiuto e se ne scappa via in una direzione. La giovane non si perde d'animo e nel poco tempo che ha a disposizione copra le tracce dell'animale utilizzando una fronda e poi si lancia in un'altra direzione. Con suo sgomento Maleya capisce di avere il cacciatore ormai vicinissimo e si nasconde, immobilizzandosi per evitare che una freccia la raggiunga attraverso la vegetazione; l'uomo che emerge dal bosco è biondo, con i capelli lisci, il volto affilato e il naso ricurvo. Si tratta di Ronan, il Signore del Dun Felab. L'uomo è invecchiato ma mostra chiaramente i segni di una certa ricchezza passando vicino a Maleya ancora nascosta. Il cacciatore non rileva la presenza della ragazza e passa oltre; dopo poco il bosco è di nuovo tranquillo e Maleya può riprendere a respirare tranquillamente. Ma il leprotto si presenta di nuovo alla giovane: è stanco e indebolito dalla perdita di sangue.&lt;br /&gt;"Mia Signora! Devi portarmi da lui" sussurra la bestiola "devi portarmi da Emeroth!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Re Emeroth intanto ha indetto il suo primo Consiglio dei Padri. In segno di continuità con l'autorità di Re Connor, Emeroth organizza il Consiglio all'interno dell'Emayn di Connor. Molti intervengono e l'agitazione è tanta: ancora una volta sono i racconti delle razzie e scorribande di pitti a tenere banco. Emeroth ascolta tutte le lamentele e le richiesta, accettando la sua nuova responsabilità, ma con una parte del suo cervello è ancora incredulo all'idea che tutte quelle persone si aspettano da lui una soluzione ai loro problemi. Mentre le udienze si susseguono ed Emeroth rimane impassibile, valutando il da farsi, Cumain si fa sempre più insofferente: non tollera che i Pitti non siano ancora stati sconfitti e riacciati. A fine serata, quando ormai tutti hanno potuto esprimere le loro lamentele al Re, Emeroth rimane solo con Tanai e Cumain. Emeroth, sfinito ed ancora senza l'ausilio di un druido che sostituisca Cathbadh, vorrebbe almeno il conforto di sua moglie Alesaien e poter abbracciare suo figlio, ma la sua famiglia è tornata al Dun Felab, schivando così tutta quella folla che il Consiglio dei Padri impone.&lt;br /&gt;"Ti devo parlare, solo" dice Cumain guardando Emeroth negli occhi. Emeroth vorrebbe rimandare ma sa di non potere rifiutare quel colloquio e d'altrocanto non vuole indispettire Cumain che, nonostante tutto, rimane una figura appoggiata e stimata da molti celti.&lt;br /&gt;"Lasciaci soli Tanai" chiede infine Emeroth.&lt;br /&gt;"Emeroth, i nostri destini sono ormai legati l'uno all'altro" esordisce Cumain.&lt;br /&gt;"Sì, sappiamo entrambi che dobbiamo fermare i pitti" risponde arrivando al punto Emeroth.&lt;br /&gt;"Non ce la faremo mai soli" riprende Cumain ed Emeroth rimane stupito nel sentire quella dichiarazione. Ma Cumain non ha intenzione di rivolgersi ai Tuatha come ha fatto Fergus. Con sguardo spiritato e voce rotta dall'emozione Cumain ammette di sapere che i Pitti avevano un'alletao non umano, ma non vuole approfondire la questione apertamente.&lt;br /&gt;"Emeroth, non abbiamo scelta, dobbiamo risvegliare i Vermi della Terra. Li abbiamo soggiogati nei tempi che furono e loro ci odiano per questo, e ci temono. Possiamo richiamarli e costringerli a servirci".&lt;br /&gt;"Di cosa parli?" chiede stupefatto Emeroth, con un'inquietudine che lo assale sempre più.&lt;br /&gt;"Vieni con me, vieni a risvegliarli e comandali" propone Cumain con un mezzo sorriso sulla bocca, come se avesse trovato la soluzione a tutti i loro problemi e fosse ora fieramente in attesa che lo si segua riconoscenti.&lt;br /&gt;"Ci sono altre priorità ora" prova ad eludere Emeroth "e poi tu li sapresti forse evocare?" chiede poi.&lt;br /&gt;"...Sì... ma dobbiamo fare in fretta, ogni giorno che aspettiamo potrebbe essere troppo tardi. Fai in fretta Emeroth, io non potrò tenerlo nascosto a lungo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cumain lascia la sala del Re ed Emeroth ha bisogno di vederci chiaro e del conforto di un'amico. Raggiunge così Tanai e gli confida quanto Cumain gli ha chiesto con fare spiritato. "I Vermi ha detto?" dice Tanai "Sono le creature che dormono sotto la Porta dell'Abisso e sotto l'Isola di MacLeod. Sono il popolo dei Fir Bolg; coloro che abbiamo relegato sotto la terra, al pari dei loro fratelli Cupel, scacciandoli da Erin ere fa".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115770168793636077?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115770168793636077/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115770168793636077&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115770168793636077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115770168793636077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/09/la-pietra-dei-re.html' title='la pietra dei re'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115709495758910454</id><published>2006-09-01T09:14:00.000+02:00</published><updated>2006-09-01T09:21:16.580+02:00</updated><title type='text'>le frecce del cacciatore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/bird.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/400/bird.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tutto il paese assistette alla partenza di Emeroth e di Cumain dall'Emayn McFinn. Cathbadh il druido presidiò la partenza insieme a Tanai: i due avevano scelto infine la prova per l'ordalia che avrebbe deciso il nuovo Re; si trattava di un viaggio attraverso il sentiero abbandonato che conduce alle sponde del lago dove, in tempi non troppo lontani, sorgeva l'Emayn dei McFinn prima che il lago stesso non si è prosciugato costringendo i celti a trovare un nuovo posto dove costruire le proprie case.&lt;br /&gt;"Un uomo dalla pelle d'ombra vi condurrà verso il vostro obiettivo" li ammonì Cathbadh "dovrete recuperare quanto è stato sottratto al nostro popolo dai Tuatha: ciò che restituisce la vita ai morti, ciò che conduce al mondo delle tenebre, ciò che rievoca gli eroi del passato".&lt;br /&gt;Mentre i due aspiranti condottieri lasciavano l'Emayn il piccolo Moctha si avvicinò ad Emeroth porgendogli in dono una picca lucertola scolpita nella quercia.&lt;br /&gt;"Ti porterà fortuna nella tua ricerca" disse Moctha a colui che considerava uno zio.&lt;br /&gt;Emeroth e Cumain si avviarono dunque sul vecchio sentiero e presto le ombre si allungarono costringedoli ormai, a tarda notte, a sostare per un breve riposo. I due parlarono poco ma entrambi pensarono ai tempi travagliati, raccontati dai vecchi, della migrazione del loro popolo a causa dell'infertilità della terra dovuta al prosciugarsi del lago. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il villaggio rimase in attesa del ritorno del re; solo Moctha si agitava impaziente, come se dovessero tornare da un momento all'altro. Per placare la propria inquietudine il bimbò andò a far visita a sua zia Rhian. "Moctha sta crescendo" pensò Rhian vedendolo arrivare mentre allattava al seno suo figlio. La guaritrice aveva ancora negli occhi la fine della battaglia dove morì Connor: Moctha si aggirava per il campo di battaglia, con gli occhi sgranati, ma seguendo fedelmente il suo signore Olkan. L'uomo ricompose i corpi senza vita del fratello e del padre, sollevò la spada che era appartenuta al fratello maggiore e la porse a Moctha. "E' ora di fare di te un guerriero. Porta questa spada con onore".&lt;br /&gt;Moctha chiese alla giovane madre se sapeva qualcosa di più riguardo alla prova che attendeva Emeroth ma Rhian non seppe rispondergli e non riuscì neppure a nascondere la sua preoccupazione: "Giorni fa ho parlato con Cathbadh ed il druido mi ha confidato di non avere scelto lui l'ordalia, ma poi non ha voluto spiegarsi meglio...".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moctha, sempre agitato ed impaziente si mise a seguire i movimenti di Cathbadh. Il druido si diresse al di fuori dell'Emayn, verso un albero che pochi giorni prima era stato colpito da un fulmine. Il druido stava preparandosi a leggere qualche presagio, armeggiando con polveri, ciotole e piccoli animali morti. L'uomo pareva accigliato e poi, d'un tratto, persino sconvolto: qualcosa di quello che aveva visto l'aveva fatto trasalire: "No! Non posso aver sbagliato" disse infine a voce alta svuotando il contenuto della ciotola sull'erba fresca (che avvizzì immediatamente), poi voltandosi a grandi passi, senza recuperare il suo armamentario, si diresse di nuovo verso l'Emayn: era diretto alla dimora di Tanai per confidarsi con lui: "Sono in pericolo di vita!" disse senza troppi preamboli "Uno spirito malvaglio li sta seguendo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brulla, spaventosa, inquietante e sterile, la grande conca che fu un tempo un lago si aprì di fronte ad Emeroth. Non c'erano animali, solo un vento freddo ed insistente. Il popolo celta aveva però costruito la sua casa in quel luogo e la sua impronta era ancora percepibile. Il vento si smorzò quel tanto che bastava da far iniziare una fredda, noiosa, pioggiarella.&lt;br /&gt;"Fermiamoci là" propose Cumain.&lt;br /&gt;Poco distante, Maleya notò stupefatta la presenza dei due uomini: "Non vengono mai qui!" pensò, notanto che i due sono a piedi. La bimba vedeva di buon occhio la presenza di intrusi in questo territorio che appartenva ormai al popolo Sidhe e si mise alla ricerca di serpenti da scatenare contro i viandanti, per indurli ad andarsene. Maleya estrasse il suo piffero ammaliatore...&lt;br /&gt;Uno strano sibilo si alzò tra il fischio del vento intorno ad Emeroth e Cumain.&lt;br /&gt;"Questo posto non è sicuro" avvertì Emeroth.&lt;br /&gt;"Serpi!" rispose scocciato Cumain e con un colpo della sua spada ammonì una bestia a girare al largo.&lt;br /&gt;"Andiamocene da qua" conclusero entrambi.&lt;br /&gt;"Ha funzionato!" sorrise Maleya compiaciuta, poi decise di seguirli per vedere che avevano intenzione di fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moctha corse a perdifiato. Correva per andare ad avvertire Emeroth (ed anche Cumain, in un angolo della sua mente) del pericolo imminente. Era entrato nella dimora di Tanai incurante di tutto, giusto in tempo per farsi affidare da Cathbadh il compito di cercare i due ed avvisarli. "Tieni questi" disse il druido porgendogli dei monili che si era tolto di dosso "Non so se basteranno a proteggerli, ma tu portali". La via fu dura e difficile ma Moctha non si perse d'animo, arrivando così al lago prosciugato in meno di quanto non avevano fatto i due guerriri di cui, però, non vi era traccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Chi va là?" chiese Cumain "Ho visto qualcosa nella nebbia" avvisò quindi Emeroth, ma la nebbia era davvero fitta. I due estrassero le loro spade continuando a guardasi attorno frastornati. Il suono di una campanella arrivò quindi ai loro orecchi, trasportato dal vento. Cumain era molto teso. Un ruomore di sciabordio si aggiunse ai campanelli: i due, persi nella nebbia, dovevano essere scegli fino alla costa.&lt;br /&gt;"Ci manda Cathbadh il druido" disse Emeroth "Chi sei tu?"&lt;br /&gt;"Cathbadh? Bene, allora voi siete coloro che devo portare verso il vostro Destino" disse una voce cavernosa. Un uomo alto e dalla pelle scura, ammantato in vesti nere come la notte, arrivò presso di loro a bordo di una piccola imbarcazione munita di campanelli.&lt;br /&gt;"Andiamo" disse Emeroth rivolto a Cumain, ma c'era una traccia di dubbio nella sua voce mentre il suo compagno afferra la barca per salirvi per primo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moctha vide infine i due guerrirei: sull'orlo di un precipizio, di fronte al lago prosciugato. Forse disorientato dalla nebbia Cumain fa un passo nel vuoto.&lt;br /&gt;"Emeroth: no!" urlò a squarciagola Moctha. Emeroth percepì vagamente la voce nell'aria, quel tanto che bastava da intuire il pericolo imminente: appena in tempo però da afferrare Cumain salvandolo da morte certa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya intanto osservò gli uomini da lontano; temeva quello che stava per accadee: riconobbe lo spirito sopraggiunto dalle nebbie, lo spirito che stava ammaliando gli uomini: zio Lugh aveva parlato a quello spirito proprio il giorno prima e lei aveva sbirciato timorosa quell'incontro. Maleya temeva lo zio e i suoi complicati piani, ma quei due le fecero pena: raccolse così un sasso e lo lanciò nella direzione dello spirito. Il sasso attraversò il corpo etereo dello spirito ma fu sufficiente a distrarlo quello che bastava per interrompere la sua malia. Moctha intanto arrivò in soccorso di Emeroth e i due risollevarono Cumain dal precipizio, ancora sconvolto per l'accaduto.&lt;br /&gt;"Cathbadh ci sta mandando a morire!" disse in preda all'ira Cumain, ma quando Moctha spiegò loro l'accaduto il guerriero non si fece troppo scrupoli ad accettare i talismani del druido.&lt;br /&gt;"Toniamo indietro: il vecchio non sa più leggere nei presagi!" disse Cumain ancora sudato.&lt;br /&gt;"Lasciamo passare la notte, decideremo domattina" disse più saggiamente Emeroth cercando un posto dove ripararsi dal tempaccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya continuò ad osservare gli uomini dormire: adesso si era aggiunto anche quel cucciolo che, tutto sommato, l'attirava e le ispirava simpatia. Quando infine fu il turno di Moctha a montare la guardia la bimba decise di uscire allo scoperto.&lt;br /&gt;"Ciao!" esordì semplicemente facendo sussultare Moctha. Il ragazzo la guardò incuriosito e per niente spaventato. I due guerrieri intanto continuarono a dormire nonostante i loro affinati sensi.&lt;br /&gt;"Io mi chiamo Maleya e tu?"&lt;br /&gt;"Moctha e sono un guerriero celta" rispose con orgoglio il bimbo.&lt;br /&gt;"Lo vedo... ma cosa ci fate qui?" si informò Maleya interessata più alla visita degli uomini piuttosto che al loro rango.&lt;br /&gt;"Il nostro druido ci ha mandato a cercare una cosa che appartiene al nostro popolo".&lt;br /&gt;"E che vi ha detto per l'esattezza?"&lt;br /&gt;"Di seguire l'uomo dalla pelle d'ombra, ma si è rivelato uno spirito malvagio" rispose preoccupato Moctha.&lt;br /&gt;"Forse non si riferiva allo spirito ma a quelle" disse Malya indicando delle iscrizioni rupestri.&lt;br /&gt;Si trattava di antiche pitture disegnate sulle pareti della caverna: erano le storie del Cacciatore, dipinte di nero. Il Cacciatore brandiva un arco e, con le sue frecce, indicava l'interno della caverna.&lt;br /&gt;"Questo sentiero però è altrettanto pericoloso" avverte Maleya "passa attraverso il paese dei Cupel: esseri di pietra molto pericolosi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al mattino Cumain si svegliò per ultimo trovando Emeroth a discutere con la curiosa ragazza. Emeroth era già stato messo al corrente delle iscrizioni rupestri che indicavano il sentiero verso la loro meta. Cumain però era poco propenso a proseguire, nonostante le rassicuranti luci del mattino. Di fronte però alla baldanza di Moctha e la curiosità di Maleya non potè tirarsi indietro: che razza di figura avrebbe fatto a ritirarsi di fronte ad una ragazzetta? Cumain provò ad interrogarla per capire chi fosse e da dove venisse ma la giovane non si lasciò intimidire, ma si propose anzi come guida. Sospettoso e controvoglia Cumain non poté che accettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune frecce dipinte nella roccia indicarono il percoso al piccolo gruppetto. Il cammino però si fece presto buio e difficile, spingendosi nelle profondità della terra. I quattro arrivarono infine presso un grande tunnel ch si gettava nell'oscurità più profonda; alcuni scalini segnavano la straa ma erano evidentemente a misura di gigante e non di uomo; le frecce, però, indicavano chiaramente quella direzione.&lt;br /&gt;"Queste rocce sono state scavate dalle poderose mani dei giganti di pietra" li avvertì Maleya "parlate piano ora".&lt;br /&gt;"Feilhelm mi ha parlato dei Cupel, ma non erano amici degli uomini: divorano gli esseri viventi per puro divertimento" ribatté Moctha "loro ci odiano: non ci stai portando da loro, vero?"&lt;br /&gt;"Io vi porto solo dove ci indica il Cacciatore. Ora fate piano!"&lt;br /&gt;Ma Emeroth mise un piede in fallo nell'oscurità e cadde lungo disteso. A stento trattenne un urlo: si era ritrovato faccia a faccia con i resti di uno scheletro. E' quel che restava di un guerriero celta: pochi abiti, un elmo e lo scudo spaccati, una pelliccia. Nessun segno particolare indicava il clan di appartenenza. Una borsa e una spada pendevano dal fianco. &lt;br /&gt;Ripreso il controllo Emeroth propose di dare degna sepoltura allo sventurato tumulandolo.&lt;br /&gt;La salma venne così ricomposta ed Emeroth si accorse che la borsa era estremamente pesante per le sue dimensioni. Maleya diede di soppiatto un'occhiata e notò che conteneva un grosso oggetto voluminoso, avvolto in un panno. Maleya e Mocta si scostarono dal cadavere per svolgere il panno: sembrava una pietra squdrata, nera, lucida, più o meno cubica e ornata da fregi che esprimono riti perduti, fregi chiaramente non celtici, operati da mani goffe. Intervenne però Cumain che richiuse la borsa e la tolse dalle mani dei ragazzi. Secondo Maleya quello potrebbe essere l'artefatto che i celti stanno cercando ma Mochta appariva poco convinto. Emeroth, terminato il tumulo, spese qualche parola per accomiatarsi dallo spirito del defunto prima di lasciarlo alla sua pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tunnel continuò e solo dopo un tempo indefinibile tutti avvertirono chiaramente il rumore di uno sgocciolio sotteranneo. Il gruppo era giunto ad una grande cavera che si apriva su un lago sotterraneo. La sensazione di essere osservati assalì Maleya che teme che, al di fuori del cono di luce delle loro torce, vi fossero creature nemiche; tutto il luogo aveva un aspetto decisamente sinistro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Guardate là!" fece Cumain indicanddo una roccia poco distante. Il cacciatore nero dipinto sulla roccia raccoglieva le proprie frecce.&lt;br /&gt;"Siamo arrivati!" disse Maleya ed Emeroth si avvicinò all'immagine per osservarla meglio ma subito si udirono i rumori di vari ciottoli che rotolavono tutti intorno.&lt;br /&gt;"Cathbadh è un vecchio pazzo!" esplose Cumain "dove ci ha mandato? Cosa vuole da noi?"&lt;br /&gt;"Vuole un Re, Cumain" rispose sprezzante Emeroth.&lt;br /&gt;"No! Vuole per sé il comando e ci ha mandato qui a morire" rispose Cumain.&lt;br /&gt;Emeroth alzò la voce per regarguire Cumain per le sue parole irriverenti, incurante delle ombre che si addensavano intorno a loro. Quando Emeroth si zittì gli echi innaturali della sua voce riempirono l'aria.&lt;br /&gt;"Continuiamo l'esplorazione" comandò infine Emeroth. Il centro della caverna si fece sempre più profondo mentre intorno si odevano bisbiglii rochi che sembravano chiamarsi e rispondersi.&lt;br /&gt;"Sbrighiamoci: sento i loro occhi su di me!" disse Cumain poco prima che Maleya cacciasse un piccolo urlo: la ragazza era caduta, storcendosi malamente una caviglia.&lt;br /&gt;"La pietra! Si è mossa" disse allarmata la ragazza mentre Moctha si dirigeva in suo aiuto con una delle fonti di luce.&lt;br /&gt;"Noi continuiamo!" ordinò fermo Emeroth a Cumain. Emeorth aveva notato un baluginio al centro della caverna, al di là della piccola spiaggia che segnava l'inizio di un lago sotterraneo. I due guerrieri procedettero così verso il centro del basso lago, procedendo, per quanto possibile su una lingua di terra che fungeva da banchina naturale. Una roccia cadde dal soffitto, poco lontano dai due guerrieri. Arrivati al termine della banchina Emeroth vide di nuovo lo scintillio: una specie di arco di metallo a pelo d'acqua aveva risposto alla luce della loro torcia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Procedendo da una roccia all'altra, Cumain ed Emeroth si avvicinarono sempre più allo strano oggetto abbandonato sotto l'acqua. Emeroth capì quindi che l'arco di metallo che mandava il bagliore è ciò che stanno cercando: è la bocca della magica pentola della mitologia celtica. Il cibo cucinato nella magica pentola non finisce mai ma non solo: i morti che vi vengono immersi ritrovano una nuova vita. Emeroth e Cumain si gettarono nell'acqua densa e vischiosa, ma non più alta del loro inguine. I due correvano verso la pentola e giunti provarino a sollevarla ma la pentola era pesantissima.&lt;br /&gt;Un rumore provenì dalle loro spalle.&lt;br /&gt;"Stanno arrivando, senti il loro rumore nell'acqua?" avvertì Cumain.&lt;br /&gt;Emeroth e Cumain con uno sforzo sovrumano riuscirono infine a smuovore la pentola, svuotandola della nera acqua del lago: un uomo solo non sarebbe mai riuscito nell'impresa. Ma prima che i due possano esultare una gigantesca mano sbucò dall'acqua nel tentativo di riafferrare il paiolo che brilla, come nuovo, alla luce della torcia di Emeroth. La mano non riuscì ad afferrare la pentola solo di un soffio.&lt;br /&gt;"Tira!" disse Cumain "Corriamo" e i due fuggirono verso la riva ma presto sono costretti a fermarsi: un'ombra li stava sovrastando. Una pietra cadde dall'alto, schivata a fatica dai guerrieri. Cumain sfoderò la propria spada e tentò di infliggere un colpo all'avversario con il solo risultato del sordo rumore vibrante del metallo sulla roccia. Cumain ritrasse il braccio intorpidito dal dolore, poi, occhieggiando verso Emeroth i due riuscirono ad aggirare la lenta figura prima che questa potesse scagliarsi di nuovo contro di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Mochta aveva ricondotto Maleya presso il nero cacciatore, ma odendo i rumori di battaglia si sentiva in dovere di andare a soccorrere anche Emeroth. Cumain ed Emeroth però riuscirono a farsi strada verso terra, schivando fortunosamente altre pietre che sempre più frequentemente continuavano a cadere sempre più vicino a loro. Il lago quasi sembrò ribollire. A terra però fu quasi peggio: il rotolare delle pietre era spaventoso. Poco prima di mettere il piede sulla terraferma Cumain fu raggiunto alla spalla da una pietra. Il guerriero cadde in acqua ma Emeroth, lasciando il paiolo a riva, si voltò per andare a recuperare il compagno prima che questo morisse affogato. L'acqua si sollevo di fronte a lui: la gigantesca figura di pietra stava per colpirli con i suoi pugni chiusi. Emeroth riuscì però a scansare anche questo colpo trascinado con sé il semiincoscente Cumain: l'onda d'urto li spostò però di due metri, sbattendoli contro la riva. Cumain riprese i sensi e senza fiatare si rimise in piedi, afferrando la pentola e continuando la sua corsa verso la luce di Maleya. A dar loro manforte arrivò anche Moctha, per aiutarli a spingere il pesante paolo. Il frastuono si fece terribile: i cupel erano adirati per quella intrusione e lanciavano pietre contro i fuggitivi. Maleya capì che i cupel si stavano facendo troppo vicini così, facendosi coraggio, lanciò la propria torcia nella loro direzione. La luce stordì effettivamente le creature ma la visione fu davvero terrificante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo riuscì però a scappare via dalla caverna. Emeroth e Cumain procedevano spediti, ma Maleya, con la storta al piede procedeva a rilento. Cumain spazientito tornò sui suoi passi e scossa la ragazza per la spalla le urlò contro di portarli subito fuori da quel luogo. La ragazza lo guardò stordita e indicandogli le frecce dipinte sul muro gli mostrò il cammino da seguire. I quattro proseguirono ancora nella loro fuga ma infine riuscirono ad intravedere la luce del giorno: la dove i cupel non potevano più raggiungerli.&lt;br /&gt;"L'abbiamo ritrovata!" disse infine Cumain con una strana voce "ma a che prezzo? Il risveglio del popolo di pietra?"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115709495758910454?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115709495758910454/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115709495758910454&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115709495758910454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115709495758910454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/09/le-frecce-del-cacciatore.html' title='le frecce del cacciatore'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115671709103791368</id><published>2006-08-28T00:18:00.000+02:00</published><updated>2006-08-30T09:18:19.020+02:00</updated><title type='text'>un re per i celti</title><content type='html'>Maleya corre tra le fronde, a gara con un daino un po’ spaventato. Gli salta addosso, si rotolano, poi lascia andare l’animale ridendo. Ma qualcuno la sta guardando: è un cervo maestoso, più grosso di un cavallo. Maleya sorride, impressionata e un po’ intimorita: ““Salute, Signore dei Cervi... stavamo solo giocando, con Tuo figlio””.&lt;br /&gt;““Il Dio Cornuto apprezza chi gioca coi Suoi figli”” risponde il Cervo con voce profonda, prima di andarsene con passo regale. In effetti, pensa Maleya lusingata, quella del cervo è una delle sue forme più maestose, ed è raro incontrarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai passa la mano sulle rune scritte quando era giovane. I rampicanti sono dappertutto, tranne sugli Ogham, tracciati quando Re Connor era ancora vivo, e il clan non ancora diviso. Fergus, il campione del Re, è scomparso, e così anche Cathbadh il druido. Tanai indugia con la mente sui quei giorni, subito dopo la battaglia: fu un bagno di sangue, grandi perdite sia tra i Celti che tra i Pitti, e nessuna delle due parti volle mai ammettere di aver perso, reclamando la vittoria per sé. I Pitti evocarono poteri più grandi degli uomini, e Tanai lo sa bene, le cicatrici su di sé e sulla terra sono ancora visibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È passato un anno dalla battaglia, e 6 mesi dalla scomparsa di Cathbadh, su cui ormai corrono mille voci incontrollate. Ma Tanai il bardo sa discernere tra dicerie e supposizioni ben fondate: Cathbadh era in cerca del collegamento tra i Pitti e lo strano potere dell’Ombra, fin sulle Isole Sky, che ospitarono Lya la guerriera, maestra di Cuchulain. Isole ben misteriose. Forse Cathbadh non è riuscito a vincere il mare, regno dei Fomori dormienti; forse è stato uno dei sovrannaturali a cui aveva rubato il potere, ancora adirato con lui. Forse entrambe le cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è ancora un successore ufficiale di Cathbadh, anche se Tanai gode di una certa influenza: in molti dicono che sapesse in anticipo il destino di Connor e che serbi ancora molti segreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai non può fare a meno di ripensare a come si svolsero gli eventi: pochi giorni dopo la battaglia era anche lui presente al Consiglio dei Capi, dove ebbero inizio le vicende che portano ad oggi, ai pericoli e alla nera situazione di oggi. Tanai scuote la testa. Cumain teneva banco: aveva sempre avuto un grande carisma e nessuna remora a servirsene. Si vantò di aver ricompattato il gruppo dei Celti, già sull’orlo della disfatta, e di averli guidati alla vittoria. Cathbadh impose il silenzio, interrompendo Cumain nelle sue vanterie: “Basta! Connor si vergognerebbe di tutti voi, ognuno dietro i propri interessi, dimentico di quelli del Clan. C’è un solo dovere che si impone ora: scegliete il successore di Connor, e restate tutti uniti al suo fianco”.&lt;br /&gt;Ma Tanai notò che nella sala gremita di capi e personalità importanti c’erano moltissime fazioni, gruppetti, spaccature, capannelli. Troppi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Emeroth, suo malgrado, era causa di una di queste fazioni: nonostante non gli interessasse diventare il nuovo Re, in molti erano rimasti ammirati dal suo coraggio in battaglia e dalle sue abilità di stratega. La testa di un famoso eroe pitta, sede della sua anima, giaceva ancora come trofeo all’ingresso dell’abitazione di Emeroth, ed era certo impossibile dimenticare la sua vittoria sul Cinghiale Bianco, dato che la pelle dalla bestia non abbandonava mai le sue spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a quel consiglio la fazione di Cumain era tenace. Cumain parlò di nuovo (e pochi colsero l’occhiata strana di Cathbadh, come se fosse indeciso tra ignorarlo e  reguardirlo): “Uomini, fratelli che hanno combattuto fianco a fianco, e a fianco di coloro che sono caduti! Noi piangiamo Connor, che decise, seppur non prontamente, di sfoderare le lame. Non guardate a me solo come colui che ha cambiato le sorti della battaglia, ma anche colui che sente un dovere verso tutti i Celti, verso Connor, che sotto mio consiglio ha intrapreso la guerra. Ma troppo tardi ha dato credito alle mie parole, e i Pitti non sono ancora battuti. Dobbiamo scegliere un Re, e sarà domani, alla festa del raccolto. Chi sceglierete?”&lt;br /&gt;“Cumain!!!”, fu la risposta in coro del suo gruppo di sostenitori, suo fratello e i suoi amici, ben distribuiti nella sala, ed il consenso per Cumain era piuttosto alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la memoria di Tanai ricorda anche persone per nulla convinte del discorso: ad esempio c’era Olan, l’araldo che era con Cumain e Emeroth durante la battaglia, che aveva evidentemente compreso il motivo del pugno che Emeroth gli sferrò in quell’occasione e lo guardava pieno di aspettativa. Ma Emeroth rimase in silenzio. Venne avvicinato sia da Tanai che da Cathbadh. Il druido era preoccupato: “So cosa state pensando. Sarebbe giusto ostacolare Cumain, in onore alla memoria di Connor, ma almeno la metà dei Celti sono dalla sua parte: creeremmo una spaccatura profonda. Sarebbe saggio?”.&lt;br /&gt;Tanai si ricorda cosa rispose: “Potremmo appoggiarlo, anche perché penso che comunque andrà il Destino lo chiamerà a rispondere del suo crimine. Ma sarà davvero saggio mettere a capo di noi Celti qualcuno che ha anteposto le proprie ambizioni alle sorti della battaglia?”.&lt;br /&gt;Cathbadh approvò in pieno quelle parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai allora decise di parlare in privato con Cumain: con un po’ di fatica riuscì a prenderlo da parte “Ho parlato con uno spirito. Era Connor. Mi disse che sarebbe morto per colpa tua, perché tu avresti ritardato di proposito la tua venuta per trarne onore e fama – in effetti, Connor non fu così esplicito, ma Cumain non provò nemmeno a negare – ma voglio dirti – continuò Tanai – che non ritengo saggio divulgare questa notizia. Io e Cathbadh vogliamo metterti alla prova: dovrai passare un ordalia, per dimostrare che sarai &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;prima&lt;/span&gt; Re e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;poi&lt;/span&gt; uomo. Se la passerai avrai anche il nostro appoggio, e il tuo crimine accantonato”&lt;br /&gt;Cumain non sapeva bene come accettare senza ammettere la colpa, perciò Cathbadh prese la parola e annunciò a tuttti i presenti che Cumain aveva deciso di sottoporsi a un’ordalia, e che la notte stessa avrebbe consultato i presagi per poi rivelare la prova l’indomani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Olan l’araldo, da tutti conosciuto come persona introversa e solidamente leale, spronava Emeroth, cercando di convincerlo a proporsi come Re. Alla fine Emeroth si diede per vinto, ma era profondamente amareggiato: “Sarò responsabile della morte di molti Celti”, disse piano tra sé e sé, mentre Olan invece esultava, e proponeva ai presenti che anche Emeroth si sottoponesse all’ordalia, per sfidare Cumain.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai ricorda tutto questo, e ricorda come finì male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, nel folto del bosco, in uno dei suoi “luoghi segreti preferiti”, Maleya si gode il suo ruscello e i pesci che le cascano addosso insieme all’acqua della cascata. Vede arrivare un vecchietto, mai visto uno così decrepito, con gli occhi coperti di bianco (bene, sennò l’avrebbe vista nuda) e la curiosità è più forte della seccatura che ci sia qualcuno nel suo “luogo segreto preferito”:&lt;br /&gt;&lt;Chi sei? Quanti anni hai? Sei mai morto?&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vecchio non risponde e in silenzio la invita a seguirlo. Anche se è cieco, col suo bastone cammina spedito e conosce il bosco, pure i passaggi fatati, persino meglio di Maleya. Da una parte la indespettisce un po’, dall’altra si sta divertendo un mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivano ad un lago, strane creature viscide e umanoidi spuntano dall’acqua, zampe palmate e denti aguzzi. Sono le Ninfe, e Maleya non sa cosa pensarne.&lt;br /&gt;La loro voce è un sibilo umido: ““Iriol, ci hai portato quello che ti avevamo chiesto? sangue fatato ma mortale?””, le ninfe sono troppo vicine a Maleya, l’hanno praticamente circondata. Troppo tardi la ragazza capisce che la loro non era una domanda né una richiesta, ma una constatazione: è lei che vogliono, è lei che pensano di aver chiesto a suo tempo a questo Iriol. Non c’è tempo per essere indignate dell’aggettivo “ma mortale”, è ora di fuggire. Ma le ninfe hanno unghie aguzze, membra forti e un’anima imponente: Maleya non riesce a liberarsi e l’acqua è sempre più vicina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ninfe passano un oggetto al vecchio, sembra un coltello di ossidiana nera, e Maleya ne approfitta per strattonare all’improvviso, riuscendo a spezzare anche l’autorità delle creature. Fugge correndo come un daino, lontano dall’acqua, lontano dai denti aguzzi. Le ninfe si arrabbiano e se la prendono col vecchio, il quale però le respinge con un colpo secco e deciso di bastone: sempre in silenzio pare dire che il patto è stato rispettato e che non hanno più nulla da pretendere da lui. Si ritirano sibilando la loro frustrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya intanto non è per niente contenta di quello che ha fatto il vecchio. Cieco o non cieco lo aspetta nascosta, tendendogli un agguato. Ma quando arriva non ha il coraggio di prenderlo a sassate: è troppo vecchio, e poi piange persino di gioia quando ritrova la ragazza viva e vegeta e si prostra abbracciandola. È quasi imbarazzante, ma nonostante la gioia e l’inginocchiamento non fornisce spiegazioni, forse perché è muto. Anzi, ha persino fretta: esce dal varco fatato in cui Maleya lo stava aspettando, e aldilà incontra un uomo. Probabilmente sapeva che ci sarebbe stato.&lt;br /&gt;Maleya assiste all’incontro, ed è in tono con tutto quello che è successo finora: è pazzesco. L’uomo è più giovane del vecchio, ma gli somiglia molto. Almeno lui parla: ““Iriol. Sono io. Sono tuo fratello Irial. Sono venuto a portarti via dalla vita –fa una pausa– Ma tu questo lo sapevi già, vero?””&lt;br /&gt;Il vecchio annuisce e sembra sereno, attende il fratello a braccia aperte.&lt;br /&gt;Maleya osserva, ha il forte sospetto che il vecchio farà qualcosa, forse qualcosa di brutto, visto che si è appena conquistato un pugnale nero, ma la ragazza non muove un muscolo: uno che è riuscito a portare a termine un patto con le Ninfe deve per forza sapere quello che sta facendo.&lt;br /&gt;I due fratelli si abbracciano, poi, con un rapidità inaspettata per quel corpo decrepito, Iriol estrae il pugnale dalla manica e colpisce Irial. Questi sembra stupito, anzi stupefatto, piacevolmente stupefatto: ““Tu! Mi hai pugnalato con una lama fatata... mi hai... liberato dalla maledizione...””. Muoiono insieme, e sorridono entrambi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Maleya sfuggono i particolari, ma la vicenda nel suo complesso le sembra chiara. Potrebbe lasciare i corpi ai corvi, anche solo per punire Iriol di quel che ha fatto a lei (mhf! venderla alle Ninfe!), ma in qualche modo non se la sente... in fondo voleva solo aiutare il fratello. Fa un rapido tumulo per tutt’e due, ma quando se ne va trotterellando il pugnale di ossidiana nera è ben saldo nelle sue mani: in fin dei conti nessuno potrebbe negare che è stata lei a rischiare più di tutti in questa faccenda, ed è di certo il minimo che quei due vecchi potessero fare per lei!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115671709103791368?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115671709103791368/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115671709103791368&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115671709103791368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115671709103791368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/08/un-re-per-i-celti.html' title='un re per i celti'/><author><name>Eloise</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14065524523131176644</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115272611774666202</id><published>2006-07-12T19:41:00.000+02:00</published><updated>2006-07-12T19:41:57.823+02:00</updated><title type='text'>un nuovo volto</title><content type='html'>Alcuni anni fa, diciamo quattro o cinque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya non si era mai resa molto conto di essere diversa dagli altri: in effetti tutti i suoi amici erano diversi, anche uno dall’altro, chi aveva le orecchie lunghe dei conigli, chi la coda di daino, chi quella da scoiattolo. Il fatto di non avere nessuna di questa caratteristiche animalesche non la turbava per niente, e nemmeno il fatto che le proibizioni tipiche delle fate non avessero efficacia su di lei. D’altra parte lei era la figlia di Lhein il Cacciatore, Signore di quei boschi, testarda quanto coraggiosa, cosa avrebbe potuto turbarla?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però quando Nap, il suo amico coniglio, le chiese dov’era sua madre un po’ turbata rimase. ““Io sono speciale, sono la figlia del Cacciatore -disse alzando il mento- non sono come voi, perciò non ho una madre””. Ma il giorno dopo andò subito da suo padre non sapendo bene come introdurre l’argomento, ma decisa a scoprire qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suo padre quel giorno aveva ospiti: era con suo zio Lugh, portatore di sangue sia Thauta che Fomoro, Signore dei figli di Dana, ...e i due parlavano animatamente. &lt;br /&gt;Sentì suo padre che diceva &lt;br /&gt;““Non avresti dovuto farlo senza avvertirmi””&lt;br /&gt;““E perché mai? siamo fratelli in fin dei conti””&lt;br /&gt;ma quando videro Maleya si interruppero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suo zio Lugh di Lungamano la guardò come se la vedesse per la prima volta: ““E` cresciuta”” e sorrise come un ragno che progetta la sua tela.&lt;br /&gt;““Certo, cosa ti aspettavi? -gli rispose il Cacciatore, mettendosi in mezzo ai due- Cosa cercavi, piccola?””&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maleya cercò di spiegarsi ma, nonostante la spavalderia mostrata con gli amici, suo padre e suo zio insieme la intimidivano non poco. Quando poi i due capirono che la bambina stava chiedendo notizie della madre mostrarono due reazioni ben diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lugh le disse mellifluo ““Tua madre ti voleva molto bene, sai?””, al che’ il padre subito lo rimproverò: ““Fratello! non ti impicciare!””&lt;br /&gt;““Perché non dovrebbe sapere? Perché ti irriti tanto, Lhein? E` giusto che sappia e poi renderebbe più... interessante la questione””&lt;br /&gt;““Ora basta! Sei mio ospite. E tu Maleya lasciaci soli, di tua madre parleremo a suo tempo, ora devo parlare con mio fratello””&lt;br /&gt;““Sì padre”” fu la risposta della bambina, ma uscendo dalla stanza si accoccolò fuori dalla porta ad origliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlavano di un patto tra i due fratelli, ma Maleya non capì di cosa si trattasse di preciso. Suo padre era molto scontento e pentito di averlo accettato: ““Un patto scellerato, sono stato abbindolato dalle tue parole e dal vino. Per te è facile, ma sono sempre io a dover riparare i tuoi capricci; ...non avrei dovuto accettare il cambio””&lt;br /&gt;““Forse non ti sono utili le mie protezioni?”” rispose Lugh fingendosi accigliato.&lt;br /&gt;““Non volevo dire questo, lo sai. Basta è inutile parlarne ancora” ma persino Maleya, che dalla sua posizione non poteva vederli, capì che c’era ancora del risentimento in suo padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro giorno di non molto tempo dopo, il padre porto Maleya con se’ in visita dal fratello. Non ci furono litigi evidenti quella volta, anzi Lugh lo accompagnò alle sue mitiche e tanto favoleggiate fucine. Raggiungendoli poco dopo, Maleya si stupì tantissimo dell’aspetto delle fucine, così diverse dai boschi, ma ancor di più si stupì che a capo di tutte le forti ed efficienti creature fatate che lavoravano nella fucina ci fosse un banale e insulso essere umano.&lt;br /&gt;““Mio fratello si diletta in un gioco pericoloso: gioca col Destino”” disse Lehin alla figlia col tono di una sott’intesa condanna. Non disse nulla dell'essere umano, con grande stupore della bambina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli anni passarono, Maleya  cresceva agile e scavezzacollo, capelli acconciati maschili e pantaloni corti al ginocchio sotto la tunica corta, gambe perennemente graffiate. Il bosco era il suo regno, nascondino era il suo gioco preferito (in cui gareggiava in bravura con il suo amico coniglio), e tutte le volte che poteva accompagnava suo fratello maggiore Nhiallam a caccia o gli faceva compagnia durante gli allenamenti di scherma. Ed era ancora più felice quando poteva accompagnare il padre a caccia e si vantava con tutti che un giorno sarebbe stata brava come lui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma di sua madre non parlarono più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115272611774666202?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115272611774666202/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115272611774666202&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115272611774666202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115272611774666202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/07/un-nuovo-volto.html' title='un nuovo volto'/><author><name>Eloise</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14065524523131176644</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115113505599208288</id><published>2006-06-24T09:43:00.000+02:00</published><updated>2006-06-24T09:44:16.000+02:00</updated><title type='text'>un destino si compie</title><content type='html'>Lo stendardo dei McFinn sventola forte, trascinato dalla veloce corsa di Emeroth: molti guerrieri lo stanno seguendo anche se altrettanti non capiscono perché non sia il giovane Vargalas a fare da gonfaloniere. Il gruppo, capitanato da Cumain ed Emeroth deve dare man forte a Re Connor, arroccato sulla collina. Le istruzioni di Fergus suggeriscono di dividere i guerrieri in due parti: una che soccorra direttamente Re Connor e l'altro che faccia il giro della collina per attaccare i Pitti sul fianco. Emeroth e Cumain dovrebbero quindi dividersi, capitanando ciascuno uno dei due gruppi, ma Emeroth non vuole perdere di vista il cugino del Re perciò, non appena i guerrieri interrompono la loro corsa per dividersi, Emeroth affida lo stendardo ad uno dei luogotenenti di Cumain.&lt;br /&gt;"Felas, procedi diritto verso la collina" gli ordina sicuro "arriveremo presto in vostro aiuto" dopodiché si volta verso Cumain che lo sta guardando con uno sguardo indecifrabile, forse irritato, forse sopreso.&lt;br /&gt;"Sono ai tuoi ordini!" dice Emeroth senza riuscire a frenare un certo sarcasmo nella voce.&lt;br /&gt;I due gruppi si separano, ma presto, nel aggirare la collina, Emeroth e compagni sono intercettati da un gruppo di Pitti con le loro stesse intenzioni.&lt;br /&gt;"Apriamoci un varco!" urla perentorio Cumain mentre i Celti si lanciano urlando contro i nemici. L'impatto è violentissimo: grida di guerra si mescolano ad urla di dolore mentre morti e feriti si accasciano al suolo da ambo le parti. Emeroth procede determinato con Alfalas, la spada forgiatagli dal padre, salda nel pugno. Mentre procede roteandola a destra e manca più di un nemico cade a terra ferito gravemente dai suoi colpi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Moctha continua a fare la spola tra la collina, dove letteralmente scendono rivoli di sangue, e il suo signore, stando bene attento a non farsi coinvolgere nella mischia. Il ragazzo vorrebbe avvicinarsi al Re ma il suo senso del dovere nei confronti di Orlaith lo costringe a guardarsi indietro più volte. Una di queste non può fare a meno di notare che Orlaith è in difficoltà: un'accetta di un Pitto ha fracassato lo scudo del suo padrone e l'avversario lo sta incalzando. Moctha strappa da un Celta steso a terra uno scudo e si precipita verso il proprio signore per prestargli aiuto. Un urlo disumano proviene alle sue spalle sulla collina, ma Moctha decide di non fermarsi nonostante il fragore cresca sempre più. &lt;br /&gt;"Vattene ragazzo!" gli ordina Orlaith vedendolo accanto a sé, ma appena riesce a liberarsi dal suo avversario raccoglie lo scudo che Moctha gli sta porgendo.&lt;br /&gt;"Abbiamo promesso alla tua famiglia che ti avremmo tenuto lontano dalla battaglia: vattene ora!" gli ripete Orlaith, ma Moctha non lo sta più ascoltando: ha notato un Pitto che sta arrivando con la lancia spianata per caricare il suo signore. Moctha urla di fare attenzione ma è costretto a passare all'azione: sfodera la spada che aveva raccolto da terra poco prima, devia il colpo della lancia e poi affonda la lama nel corpo del nemico, muovendosi come Emeroth gli ha insegnato.&lt;br /&gt;"Re Connor, sulla collina, ha bisogno di noi" ansima Moctha in preda all'eccitazione e alla confusione. Orlaith raduna i suoi familiari e tutti insieme corrono a dar man forte al Re.&lt;br /&gt;Sulla collina li attende uno spettacolo terrificante: un gruppo di Pitti mastodontici, decorati di blu e dalle braccia ricoperte di sangue, combattono senza armi, a pure mani nude; ma non sono mani qualunque: hanno braccia esageratamente nerborute ed artigli al posto delle unghie, come fossero animali feroci. Lanciano grida gutturali che terrorizzano gli avversari e schiantano gli scudi afferrandoli a mani nude.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai, giunto anch'egli in cima alla collina, si mette al fianco del gruppo del Re che guarda allibito i nuovi venuti e rivolte poi il suo sguardo verso la base della collina, nella speranza di vedere arrivare i rinforzi capitanati da Cumain. Fergus, il campione del Re, fa valere la sua esperienza e la sua abilità ed abbatte più di un nemico che prova ad avvicinarsi allo stendardo che però è costretto ad arretrare. Anche Tanai si fa valere ed abbatte alcuni nemici e nonostante dei colpi lo raggiungano alle braccia e al torace non si perde d'animo e resta al suo posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Emeroth continua a combattere e mietere vittime con l'urgenza di arrivare al più presto in aiuto di Connor. Il guerriero mena fendenti a destra e manca fino a quando una fitta dolorosa lo sorprende su un fianco, alle spalle. Emeroth si gira di scatto, pronto a fronteggiare un nuovo inatteso nemico, ma di fronte a sé vede invece Cumain che lo guarda con occhi sorpresi; un pugnale giace a terra fra loro due. Emeroth freme di rabbia all'idea del tradimento che si sta già consumando ma non può far altro che tener testa ad altri due pitti che lo stanno assalendo approfittando della sua distrazione. Emeroth para con maestria il colpo del primo e fa scorrere la sua lama fino a recidere il braccio del suo aggressore; purtroppo però non riesce a fare lo stesso con il secondo avversario che, approfittando della superiorità numerica e della ferita già infertagli, riesce a raggiungerlo di nuovo su quel fianco aprendogli un profondo squarcio e mandandolo a terra mentre il mondo si offusca lentamente.&lt;br /&gt;"Emeroth è ferito!" sente urlare intorno a lui dalla voce di Cumain.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm riemerge infine dalle acque, ancora sorpesa e stordita da quello strano viaggio. Le ninfe la sostengono senza tanta delicatezza e la sbattono contro la banchina. L'anziana donna si aggrappa con tutte le sue forze alla riva e si trascina fuori dall'acqua, infreddolita, provocandosi diverse escoriazioni alle mani e alle braccia.&lt;br /&gt;"Ssssei arrivata... " le sussurrano le ninfe mentre le graffiano malignamente le gambe. Feilhelm non risponde nulla ma si allontana dalla loro portata; il buio però non le consente di vedere pressoché nulla.&lt;br /&gt;"Abbiamo assssolto al nosstro dovere..." sghignazzano sotto il pelo dell'acqua le ninfe "Ti abbiamo portata dove Lehin voleva, ma tu ora dovrai trovare da sola la strada per l'uscita. Fai attenzione donna: una via porta alla luce del giorno mentre l'altra all'oscurità perpetua".&lt;br /&gt;Feilhelm, intirizzita e tremante, si tasta attorno nel buio trovando solo rocce appuntite. Piano piano comincia a muoversi a tentoni verso una direzione fino a che un alito di vento non attrae la sua attenzione. Una sottile brezza le sfiora il visto e la donna segue quella piccola traccia, aggrappandosi ad essa come ad una speranza; poco dopo le pare di intravedere una sottile luce e capisce che sta rivivendo il sogno che le ha descritto Nyhallam. Feilhelm non si perde d'animo ma continua nella sua lenta e penosa marcia nel buio fino a che non sente un rumore, come di qualcosa che striscia tra le rocce. La luminosità si fa leggermente più forte e dopo poco le pare che questa provenga da una caverna poco distante da lei.&lt;br /&gt;C'è una sala illiminata da una strana luce fluorescente emessa da alcuni cristalli che si muovono lentamente. Dalla sala partono due uscite: una leggermente in salita e l'altra verso il basso. Feilhelm avverte subito la presenza di un potere antico e molto forte, ma subito la sua attenzione è attratta da un enorme serpente il cui corpo è cosparso dai cristalli della sala. L'anziana donna capisce subito di trovarsi di fronte alla leggenda di Gorgoth, il serpente bifronte, guardiano del Regno dei Morti. Gorgoth possiede un corpo e due teste: una a ciascuna delle sue estremità; la leggenda dice che una testa sia velenosa, mortale e che dica sempre il falso mentre l'altra invece dica solo il vero e dalle cui fauci gronda un nettare che ridona la vita.&lt;br /&gt;"Salute a te Gorgoth, signore di questo luogo" dice Feilhelm mentre con la sua mente ritorna ai miti che spesso ha sentito raccontare dai bardi. La donna sa di poter rivolgere al serpente una sola domanda e che da quella domanda dipende il proseguo della sua missione. Feilhelm, contratta dal dolore e dalla paura, chiude gli occhi per trovare dentro di sé la concentrazione necessaria a formulare la sua domanda, poi si avvicna ad una delle due teste.&lt;br /&gt;"Serpente bifronte: se chiedessi all'altra tua testa se questa davanti a me è la strada che mi condurrà alla luce del giorno, lei cosa mi risponderebbe?" chiede infine.&lt;br /&gt;"Ti risponderebbe di sì!" sibila con una profonda voce Gorgoroth.&lt;br /&gt;"Allora prenderò l'altra strada!" conviene Feilhelm ed imbocca l'latra uscita abbandonando di corsa la sala in preda al terrore. L'anziana, trovandosi di nuovo al buio, inciampa e cade a terra, con una caviglia dolorante per la storta subita. La donna vorrebbe piangere ma si contiene e si rialza, non dandosi per vinta: c'è la vita dei suoi figli in palio! E riprende la sua corsa.&lt;br /&gt;Feilhelm si ferma solo quando finalmente va a sbattere contro un albero: è finalmente fuori dalla caverna e sta albeggiando. La donna si guarda attorno, inebetita e subito un corvo le si posa sulla spalla.&lt;br /&gt;Mentre osserva inebetita la luce diffondersi intorno a lei, nota che deve essere ruzzolata da una piccola apertura poco più in alto. Forse un po' troppo piccola, a dire il vero, se non per lasciar passare un bambino.&lt;br /&gt;"Ti mandano le Morrigan, vero?" dice Feilhelm rivolta al corvo. L'animale la guarda e poi, per tutta risposta, le dà un beccotto sullo zigomo provocandole un taglio dal quale però non esce  sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Pitti sulla collina imperversano e falciano una vittima dietro l'altra. Gli enormi pitti dalle fattezze di grossi orsi feroci sembrano davvero imbattibili. Anche Tanai combatte tenacemente, mentre Connor, poco lontano urla ai suoi di tenere duro, che presto arriverrano i rinforzi; ma il Re quasi non crede alle sue stesse parole: si scambia un'occhiata con il bardo ed entrambi campiscono che è arrivato il temuto momento del tradimento. Moctha intanto resta al fianco di Orlaith anche se questo significa che qualche Pitto, credendo di mietere una facile vittima, gli si avventa contro.&lt;br /&gt;Tanai viene assalito da una coppia di nemici e nonostante riesca a resistere ai ripetuti assalti è allo strenuo delle forze, ferito e grondandante del suo stesso sangue. Come se non bastasse uno dei feroci pitti-orsi gli si para davanti e lo colpisce al torace con una violenta artigliata. Tutto si fa scuro ed ovattato intorno al bardo mentre cade a terra intontito. Al suolo, Tanai vede cadare vicino a sé anche Fergus, sotto le micidiali arpate di un altro nemico e subito dopo è lo stendardo del Re a vacillare ed anche Connor Re dei Celti, cade, stringendo caparbiamente in pugno l'emblema dei McFinn. Tutto è perso e Tanai avverte che i sensi lo stanno lasciando mentre una voce, lontana, grida: "Cumain, Cumain! Arriva Cumain!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhlem ode i rimori della battaglia, poco lontani. Si rende conto solo all'ultimo, mentre si avvicina alla loro fonte, che poco lontano da lei, le sta correndo incontro Rhian. La giovane ferma la sua corsa ad un passo di distanza da lei, accorgendosi solo all'ultimo istante della sua presenza. Rhian osserva confusa la madre adottiva e poi, spaventata, il corvo che le sta appollaiato sulla spalla. Poi, riprendendosi un poco:&lt;br /&gt;"Devo andare! Devo portare un segno" dice indicando la battaglia con una mano, nell'altra stringe qualcosa avvolto in un panno.&lt;br /&gt;"E' il pugnale di Nyhallam quello?" chiede Feilhelm "Lui è qui? Non è possibile" si risponde da sola la donna.&lt;br /&gt;"Come fai a sapere del pugnale? Lo hai visto? Lui stesso me l'ha dato" si informa sempre più confusa Rhian "Ci siamo incontrati stanotte, come mi aveva chiesto".&lt;br /&gt;"E non ti è sembrato strano?" domanda Feilhelm.&lt;br /&gt;"No, ma era molto serio e non ha voluto che lo toccassi, né che lo baciassi. Mi ha dato il suo pugnale e mi ha detto di consegnarlo a Re Connor, come suggello del patto stretto con Fergus".&lt;br /&gt;"Posso vederlo?" chiede Feilhlem e Rhian glielo consegna. La donna riconosce subito il pugnale di cui il figlio le ha parlato "Nyhallam non può averti voluto dare questo incarico; lui non voleva combattere questa guerra. E poi si trova lontano da qui...".&lt;br /&gt;"Anche tu non dovresti essere qui ora, ti sapevo lontana" dice confusa Rhian.&lt;br /&gt;"Ho preso... un'altra via. Ma tu, stanotte, non hai incontrato Nyhallam. Devi aver visto Lungamano, o Lug, Signore dei Thuata. Resta fuori da questa storia Rhian, non andare avanti".&lt;br /&gt;Rhian rimane estremamente turbata a sentir parlare la propria madre adottiva in questi termini e capisce subito che, sì, è possibile che sia stata raggirata.&lt;br /&gt;"Ma cosa posso fare madre? Sei sicura di quello che dici? Sei sicura che questa sia la decisione giusta?" chiede disperata Rhian.&lt;br /&gt;"C'è bisogno di te laggiù, Rhian. Ma non come vuole Lungamano, ma come ti ho insegnato io: dobbiamo aiutarli con le arti della guarigione e non con gli inganni di Lug".&lt;br /&gt;"Ma io ho promesso. Ho preso un impegno" protesta Rhian. Feilhelm si fa ancora più triste ma sapendo che il suo destino è ormai compiuto alza una mano in direzione di quella sua figlia.&lt;br /&gt;"Passalo a me allora! Lascia a me questo fardello e le sue conseguenze. Vai ad aiutare la tua gente. Sono venuta per salvarti Rhian e non cederò adesso. Devi fidarti di me".&lt;br /&gt;Rhian, sempre più turbata nel sentir parlare Feilhelm in quel modo, capisce però cosa deve fare e consegna nelle mani della donna il pugnale di Fergus. Poi, presagendo qualcosa di buio nel futuro e osservando di nuovo il corvo sussurra alla madre:&lt;br /&gt;"Non lasciarmi sola anche tu!" e una lacrima le riga il volto.&lt;br /&gt;Feilhlem osserva con stizza il corvo che non l'ha più lasciata da quando è uscita dalla caverna: "Il mio destino è già nelle tue mani; ora però vattene!" e dicendo questo scaccia la bestia con un brusco gesto.&lt;br /&gt;"Andrò!" risponde inaspettatamente il corvo "ti aspetterò alla caverna; so che tornerai. Devi farlo".&lt;br /&gt;Rhian abbraccia quindi Feilhelm e più e più volte le bacia il volto e poi le mani, ogni volta il saluto si ripete perché la giovane non riesce ad abbandonare colei che l'ha cresciuta ed istruita.&lt;br /&gt;"Dobbiamo andare ciascuna incontro al proprio destino" dice solennemente Feilhelm. Poi le due donne si separano dal loro abbraccio.&lt;br /&gt;"So che la tua scelta è quella giusta, madre" dice Rhian "è sempre stato così" poi la giovane tace e si allontana dirigendosi là dove è necessario il suo aiuto. Feilhelm rimane ferma ad osservarla mentre la distanza tra le due si fa sempre più grande. Ad un certo punto Rhian si ferma e si volta per cercare lo sguardo di Feilhelm, ma fatica a trovarlo e solo dopo un po' alza la mano nella sua direzione per un ultimo saluto.&lt;br /&gt;Feilhelm, infine, resta sola, con il pugnale in mano e un peso fortissimo sullo stomaco. Dopo un'attimo di indecisione la donna si volta e si dirige alla cavarna dove il corvo è fermo ad attenderla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lehin rientra nella caverna delle ninfe, guidato dalla sua lanterna piena di lucciole sfavillanti.&lt;br /&gt;"Sono Lehin, fratello di Lug. Io vi invoco" dice con voce potente. Le acque si agitano e dopo poco, riaffiornao i volti marcescenti delle ninfe, con la loro bocca sghignazzante e bubbolante subito sotto il pelo dell'acqua.&lt;br /&gt;"La rivoglio!" ordina Lehin.&lt;br /&gt;"Non puoi averla! E' morta!" rispondono maligne le ninfe "Ha finalmente pagato per i suoi insulti e i suoi tranelli".&lt;br /&gt;"Rivoglio il suo corpo e lo rivoglio ora!" dice Lehin sempre più risoluto, poi si sfila uno dei suoi anelli e lo getta nel lago. Le ninfe si gettano avidamente là dove il pagamanto per quanto richiesto è stato lanciato.&lt;br /&gt;Dopo poco, sostentuto dalle mani grigie e palmate delle ninfe, riaffiora il povero corpo di Feilhelm: emaciato e gonfio per l'affogamento. Lehin la prende delicatamente tra le sue braccia e la madre delle erbe, ancora una volta, torna ad essere bella e giovane. Poi la fata si volta, uscendo dalla carvena, illuminato solamente dalla sua lanterna di lucciole.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115113505599208288?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115113505599208288/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115113505599208288&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115113505599208288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115113505599208288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/06/un-destino-si-compie.html' title='un destino si compie'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-115108668543637909</id><published>2006-06-23T20:18:00.000+02:00</published><updated>2006-06-23T20:18:05.506+02:00</updated><title type='text'>il buio e il tradimento</title><content type='html'>Il nervosismo e` nell'aria, i cavalli nitriscono inquieti, mentre i guerrieri celti si preparano alla battaglia che sara` l'indomani all'alba, armi stendardi e armature, nel buio del tramonto.&lt;br /&gt;I Guerrieri del Ramo Rosso si muovono in gruppo a cavallo in mezzo agli altri, suscitando grida di acclamazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Mochta grida il loro nome, con la voce che si perde nel frastuono generale. La confusione e` tale che non riesce a vedere Connor, invece Emeroth, con il suo mantello bianco, e` ben visibile. Mochta lascia le redini della mula a cui stava badando per andare da acclamare il suo amico. Emeroth lo riporta a cavallo dalla mula e dal suo signore Olcan, facendo a quest'ultimo i complimenti per la scelta dello scudiero. Per Olcan e` un onore aver parlato con un guerriero famoso come Emeroth, ma non gli passa inosservato che Mochta ha lasciato la mula incustodita: di sicuro ne riparleranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fergus si ferma ad attendere Emeroth: ""Connor e` indeciso su che ruolo assegnarti, Emeroth, se accanto a se' o al fianco di Cumain""&lt;br /&gt;""Perche' proprio lui?"", gli risponde il giovane con una smorfia di disgusto&lt;br /&gt;""Siete affini, ed avete la stessa eta`. Potreste studiare assieme le vostre strategie""&lt;br /&gt;""Faro` quel che il mio Re preferisce""&lt;br /&gt;Ma Fergus non e` contento: ""Sempre cosi` neutrale, Emeroth. Il Re sa gia` di poter comandare, piuttosto vorrebbe un parere, un consiglio""&lt;br /&gt;""Sara` il campo di battaglia a parlare"" risponde Emeroth per chiudere una conversazione che non gradisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai poco distante riflette sulla battaglia che lo attende, consapevole del fatto che Connor vuole la sua presenza per poter testimoniare e raccontare le loro gesta. Mentre i Guerrieri del Ramo Rosso gli passano accanto un forte vento scuote i loro mantelli: Tanai non ha dubbi, e` segno che una dura prova li attende. Subito dopo un fulmine si abbatte su un albero li` accanto, spaccandolo in due... ""tradimento e divisione"" mormora Tanai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------&lt;br /&gt;Molto lontano da li`, il Cacciatore Fatato tiene per le mani Feilhelm, dopo che questa gli ha raccontato tutti i terribili presagi a cui ha assistito: ""Non so cosa potro` fare per te, mia diletta. Accetta il mio consiglio: lascia che il Destino faccia il suo corso.""&lt;br /&gt;""Parli come tuo fratello Lungamano -lo accusa la vecchia donna, seppur con l'aspetto di quand'era giovane- Sono pronta a pagare qualunque prezzo, ma non lascero` morire i MIEI figli senza fare nulla. I nostri figli...""&lt;br /&gt;Lhein pare turbato:""Ti portero` dove potrai fare la tua scelta""&lt;br /&gt;""Sono pronta"" ripete la donna, ma la paura trapela dalla sua voce.&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth assisiste alla lettura dei presagi da parte di Cathbadh, insieme ai piu` importanti Guerrieri del Ramo Rosso e al Re. Il druido pare accigliato: prende un'interiora di un qualche animale da un sacchetto e la strizza per farne colare il sangue su dei tasselli fatti di osso. Uno schizzo di sangue colpisce la fronte di Emeroth e il druido sofferma lo sguardo su di lui: ""Avrai un grande ruolo""&lt;br /&gt;Re Connor chiede a Cathbadh cosa deve fare, se portare i guerrieri allo scontro o reggere le retrovie.&lt;br /&gt;Cathbadh lancia i sui ossicini, e uno di questi si ferma ritto in piedi ""...se condurrai la battaglia da lontano la sorte ci sara` avversa. Riuscirai a tornare all'Emayn ma lo farai da sconfitto. Se invece condurrai l'esercito... andrai incontro a morte certa... ma gli esiti della battaglia non mi sono noti.""&lt;br /&gt;Il silenzio accoglie le parole del druido, il quale aggiunge: ""Un'oscurita` ci minaccia, qualcosa che mi impedisce di leggere chiaramente i presagi. I Pitti devono avere un alleato potente che li rende molto piu` pericolosi di quanto avessimo creduto""&lt;br /&gt;Il clima si e` fatto tetro, e anche fuori il cielo solcato da tuoni e lampi sembra rispecchiare gli animi dei guerrieri. E` Connor a sancire la fine della seduta ""Ora andiamo a riposare""&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai sente che e` il momento di rivelare a Fergus la sua visione di 10 anni prima. Lo trova fuori dalla tenda di Connor e gli spiega: ""Ti ricordi il giorno della caccia al cinghiale bianco? Io conosco da quel giorno il fato di Connor, mi fu rivelato da degli Spiriti, che mi dissero anche altre cose che non posso ancora rivelare""&lt;br /&gt;Fergus pare pensieroso ""Capisco... dunque Connor decidera` di marciare in battaglia""&lt;br /&gt;Tanai lo rincuora ""La sua scelta sara` riconsciuta come la piu` saggia e coraggiosa, degna di un grande Re. Ma c'e` dell'altro: un crimine verra` perpetrato... Saranno necessari occhi che vedano e lingue che raccontino, per portare giustizia contro colui che si macchiera` di tale crimine. Ed inoltre, dovrete tenervi pronti alla morte del Re, perche' qualcuno di degno possa succedergli""&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esaurito il suo compito con Fergus, Tanai si reca dal druido, il quale accetta le notizie con fare sconsolato: ""Connor sa qual e` il suo destino, e lo affrontera`, ma non vuole capire ed accettare la minaccia del tradimento, e neanche la minaccia dell'Ombra che viene da Ovest e annebbia le mie visioni""&lt;br /&gt;Sia il bardo che il druido sospirano, preoccupati, entrambi consapevoli che non possono fare nulla per evitare il peggio ""Pero` -aggiunge Tanai- potremo punire i colpevoli, anche per questo e` nostro dovere tramandare cio` che succedera`""&lt;br /&gt;Le parole di Cathbadh dimostrano che anche lui e` d'accordo: ""L'uomo non e` davvero padrone del suo destino... ma faro` di tutto per ricordare cio` che sara`""&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------&lt;br /&gt;Feilhelm segue il cacciatore senza sapere quale sia la meta, nei meandri di un bosco piu` oscuro di quanto sia mai stato, rischiarato solo dalla flebile lanterna piena di lucciole di Lhein. Il Cacciatore la aiuta nei passaggi difficoltosi, non come un giovanotto aiuterebbe un'anziana, ma come un innamorato sosterrebbe la sua amata.&lt;br /&gt;I due si avvicinano a un costone di roccia, un alito gelido lambisce i piedi di Feilhelm che si ferma di fronte ad una breccia nel fianco della montagna, nera come la pece. Sa di che posto si tratta, ne ha sentito parlare e mai in bene: e` la Porta dell'Abisso.&lt;br /&gt;""Siamo arrivati alla scelta"" le dice il cacciatore, ma vedendo che lei gia` muove i primi passi verso la grotta, le posa una mano sul braccio e aggiunge:""Resta con me... nel mio mondo... dimenticherai tutto, anch'io dimentichero`, e potremo ricominciare da capo... Non mi lasciare una seconda volta!""&lt;br /&gt;Feilhelm lo guarda con affetto profondo, ma sa di non poter accettare: ""Gia` una volta ho scelto di dimenticare, e ho avuto modo di pentirmene amaramente. Non posso, mi dispiace. Tu troverai il modo di andare avanti come hai gia` fatto una volta. Sei forte, lo so. I miei figli invece hanno bisogno di me, e io non li posso abbandonare""&lt;br /&gt;Lhein abbassa lo sguardo: ""Parole sagge -poi inaspettatamente- E sia! Ti accompagnero`"" e a nulla valgono le proteste di Feilhelm, in cuor suo invero sollevata e commossa da quella scelta.&lt;br /&gt;I due si incamminano dentro la caverna mano nella mano, nel budello buio e lungo che si snoda verso il basso.&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'alba due schieramenti opposti si affronano: Pitti e Celti si guardano da lontano, in cagnesco. Connor incita i suoi uomini, con Fergus al suo fianco e l'immenso mastino accanto: grida ed acclamazioni riempono il cielo carico nubi. Fergus si avvicina a Emeroth e sopra il frastuono lo esorta a ricordarsi del piano e ad attenersi a quello. Ma e` una raccomandazione superflua: Emeroth si ricorda benissimo del piano, che anzi pochi giorni prima ha contribuito a mettere a punto. Connor, insieme a Fergus e ad altri, si infilera` come una lancia nelle schiere nemiche, spezzando in due il loro schieramento. A quel punto terra` a bada meta` dell'esercito dei Pitti, mentre Emeroth e Cumain, con la maggior parte dell'esercito dei Celti, annienteranno o disperderanno l'altra` meta` per poi tornare velocemente in soccorso di Connor.&lt;br /&gt;""Bada a te stesso -lo apostrofa Fergus- e bada anche a Cumain"" e in effetti Emeroth ha intenzione di non staccare mai gli occhi di dosso al suo compagno, visto che non riesce a dimenticare di quando molti anni fa gli propose di tradire Re Connor.&lt;br /&gt;Alle soglie della battaglia Emeroth e Connor si stringono il braccio, in un gesto virile che verra` ricordato da molti, nella luce nascente del mattino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'ultimo momento Tanai si avvicina al Re: ""Connor, raccontero` le tue gesta e del tuo coraggio a tuo figlio""&lt;br /&gt;Connor rimane sconvolto, gli mette una mano su una spalla: ""Fallo per me, Tanai. Digli che suo padre avrebbe voluto stargli piu` vicino. E dagli questo bracciale -continua il Re sfilandosi dal braccio un gioello di oro lucido, finemente lavorato- Sua madre l'ha dato a me, e lei l'ha avuto dalla madre di sua madre, che lo ebbe da Lugh il Luminoso in persona, il quale rimase stupefatto dalla sua bellezza""&lt;br /&gt;""Lo faro`"" gli promette il bardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La battaglia ha inizio: gli schieramenti dirompono l'uno contro l'altro in onde cruenti e fragorose.&lt;br /&gt;Per Moctha e` un bel problema non perdere di vista il suo signore: ""Mochta! La lancia!!"". Il ragazzo si infila sotto i cavalli, schiva i colpi distratti che potrebbero prenderlo e porta la lancia richiesta  ad Olcan. Poi vede una spada e gli viene la tentazione di rimanere nella mischia. Lo sguardo arrabbiato del suo signore e un po' di buon senso lo fanno desistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth intanto incrocia le lame con due Pitti, uno dei quali, un omone tutto muscoli, riesce a ferirlo di striscio. Anche Tanai e` nella mischia, ma per ora resiste agli assalti.&lt;br /&gt;La forza di sfondamento del gruppo di Emeroth e` imponente, ma con Cumain si perdono un po' di vista, finche' Cumain non lo incita: ""Emeroth, a me!!"" e il Celta non se lo fa ripetere, spingendo nella mischia, mentre Tanai si prende il compito di radunare piu` gente possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth sfida un celta alto 2 metri, che avendolo riconosciuto (il mantello bianco e la sua fama sono inconfondibili), accetta senza esitare. I colpi resteranno nella storia, fino all'ultimo affondo di Emeroth che trapassa il suo avversario con la fiera lama forgiata da suo padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai intanto torna in combattimento e riesce a staccare di netto la testa a un Pitta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mochta invece e` impegnato a trarre al riparo Odran, secondo figlio di Olcan, che ha una brutta ferita. Non sa pero` molto di medicina, percio` cerca un cerusico e con un po' di sforzo riesce a convincerlo ad accuparsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------&lt;br /&gt;""Ci siamo quasi"" sussurra Lhein a Feilhelm, e in effetti dopo poco arrivano a una grande caverna oscura, invasa da uno stagno. Il Tuatha si fa avanti, e rivolto al buio declama: ""Spiriti delle Acque che abitate questi luoghi, io vi chiamo e vi invoco"".&lt;br /&gt;L'acqua si increspa all'affacciarsi del volto orrido di una ninfa, e poi di un'altra, e di un'altra...: ""Lhein, fratello di Lugh (Feilhelm sobbalza a quelle parole, mentre la ninfa continua imperturbabile), non sei venuto solo; noi gia` la conosciamo, siiii`, la conosciamo...""&lt;br /&gt;Feilhelm cerca di ritrovare la calma e prende la parola: ""Voi di certo gia` sapete che ho un figlio, perche' e` a voi che mi sono rivolta per dimenticare la sua esistenza. Ma ho anche una figlia, ed entrambi corrono un grande pericolo. Sono lontani da qua, ma io so che queste acque sono Le Acque del Mondo e scorrono ovunque. Voi forse siete in grado di proteggerli anche se sono lontani""&lt;br /&gt;""E perche' dovremmo farlo, m_a_d_r_e? -pronunciato dalle loro melevole bocche sembra un insulto- le Morrigan vogliono la tua testa, non vorrano che ti aiutiamo. E tu ci hai ingannate, siiii`. Stupido inganno di mortale... noi non ti aiuteremo, no""&lt;br /&gt;Lhein si intromette: ""Ma io posso pagare, voi sapete chi sono!""&lt;br /&gt;""Lo sappiamo siiii`, e non sei tuo fratello, ricordalo! Chi credi di essere? Non possiamo e non vogliamo fare nulla per te, Madre delle Erbe, ma forse tu stessa potrai fare qualcosa, se avrai il coraggio di venire con noi""&lt;br /&gt;Feilhelm si scuote, e la sua voce e` ferma e sicura: ""Non sia mai raccontato o tramandato che alla stirpe degli uomini manca il coraggio, soprattutto se e` per proteggere i suoi figli!""&lt;br /&gt;La donna si volta verso il cacciatore e lo abbraccia ""Grazie per quello che hai fatto"". I due si baciano teneramente, poi Lhein si congeda con un sorriso amaro: ""Lo sapevo che eri una donna coraggiosa, per questo ti ho amato""&lt;br /&gt;Le ninfe la strappano dal cacciatore, e Feilhelm lascia che la portino sott'acqua con le zampe unghiute e un ghigno malevolo sulla faccia. Si sente soffocare, le manca l'aria e l'acqua e` fredda e buia come la morte, ma dopo un po' e` come se avesse imparato a respirare dentro l'acqua, mentre le ninfe ridono e la strattonano senza complimenti guidandola nell'oscurita`.&lt;br /&gt;---------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella battaglia i Pitti hanno perso e si ritirano disordinatamente verso il bosco. Cumain esulta: ""E' il nostro momento, Emeroth! Inseguiamoli e finiamoli!"", ma il Celta adornato della pelle del cinghiale bianco non e` d'accordo: il piano prevede che ora si ricongiungano a Re Connor, e gli portino i rinforzi necessari a sconfiggere anche la loro meta` di esercito nemico.&lt;br /&gt;Cumain pero` insiste: ""Il piano non poteva prevedere tutto! Sono ancora molti, e se gli diamo il tempo di riorganizzarsi ci attaccheranno alle spalle""&lt;br /&gt;Emeroth rimane inflessibile ""Quello e` il nostro posto -dice indicando la collina dietro al quale Connor ancora combatte- e se te ne vai adesso, allora e` tradimento""&lt;br /&gt;""Emeroth, non parlare a vanvera e non avvelenare i pensieri dei nostri uomini. E` per la fedelta` che mi lega al Re che mi devo assicurare che i Pitti non possano piu` nuocerci""&lt;br /&gt;Emeroth scuote la testa deciso: ""Il Re ha dato degli ordini, e non potevano essere piu` precisi. Obbedisci."". Molti Celti attorno a loro sono indecisi, in particolare l'araldo che ha l'onore di portare la bandiera e che lo svolge con fierezza. Ma forse Emeroth ha passato troppo tempo lontano dai guerrieri del Ramo Rosso ad eseguire umili mansioni, e anche se la sua fama non teme confronti, non riesce ad avere altrettanta autorita` di Cumain. Sente di non riuscire ad imporsi sulla volonta` di Cumain, e sono in molti a seguirlo quando questi  smette di discutere e si volta per andare ad inseguire i Pitti superstiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma prima che l'araldo possa voltarsi e seguirlo a sua volta, Emeroth gli sferra un pugno alle costole e gli sottrae lo stendardo. ""Per Connor!!"" grida con quanto fiato ha in gola, mentre si getta al galoppo verso il Re.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-115108668543637909?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/115108668543637909/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=115108668543637909&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115108668543637909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/115108668543637909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/06/il-buio-e-il-tradimento.html' title='il buio e il tradimento'/><author><name>Eloise</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14065524523131176644</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114974987557018178</id><published>2006-06-08T08:57:00.000+02:00</published><updated>2006-06-11T15:59:08.820+02:00</updated><title type='text'>l'ombra del serpente</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/snake-celtic.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/200/snake-celtic.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm è seduta davanti al fuoco, nella sua capanna; i dolori della vecchiaia che avanzano. L'anziana erborista va col pensiero a Rhian, partita da pochi giorni con le truppe di Re Connor per offrire i suoi servizi di cerusica. Feilhelm si augura però che Rhian torni presto per concludere la sua gravidanza serenamente e lontana dalla guerra contro i Pitti. Mentre questi pensieri assorbono la mente di Feilhelm un secco rumore la riporta bruscamente alla realtà.&lt;br /&gt;"Crac!" e una delle brocche sulle mensole dietro a Feilhelm si rompe, attraversata da una lunga crepa. Feilhelm interpreta subito l'evento come un cattivo presagio: quella brocca era spesso usata da Rhian per andare a prendere l'acqua alla fonte... la crepa sulla brocca si divide in due: da una parte un grande dolore, dall'altra disperazione, questa è l'interpretazione di Feilhelm sempre più preoccupata.&lt;br /&gt;Assorta nei suoi pensieri, Feilhelm non si accorge che nella sua casa sta entrando Nyhallam. Il Thuata però percepisce il turbamento della madre e si accosta a lei con modi dolci e gentili. Feilhelm è felice di rivedere il figlio e lo abbraccia stretto a sé rivelandogli il motivo della sua preoccupazione: Rhian è in pericolo. La faccia di Nyhallam si scurisce ancora di più perché il giovane, nelle notti passate, è stato visitato da alcuni sogni di cui ora era venuto a chiedere l'interpretazione.&lt;br /&gt;Nyhallam sogna Rhian, spersa nelle profondità della terra, sola in una caverna oscura dalla quale tenta inutilmente di uscire; ma la ragazza, disorientata dal buio pesto non riesce a trovare una strada, cade, si sbuccia mani e ginocchia. Rhian non si perde d'animo ed infine scorge, lontana, una luce che la guida, ma quando arriva nei pressi dell'uscita questa si rivela essere in realtà nient'altro che le enormi fauci di un serpente che si chiudono sulla ragazza prima che possa guadagnare la sua libertà.&lt;br /&gt;Molte volte Nyhallam ha fatto questo sogno e qualche volta gli è capitato di essere protagonista della vicenda: egli si arma e si dirige verso la caverna per salvare la sua amata prima che sia tardi; Nyhallam sopraggiunge proprio mentre le fauci stanno per chiudersi sull'ignara Rhian e riesce a fermarle e trascinare via la ragazza, ma poi capisce di essere stato ferito sulle braccia e le ferite grondano di sangue e veleno...&lt;br /&gt;Feilhelm osserva suo figlio con aria preoccupata, mettendo in relazione le due crepe sulla brocca di Rhian con questi sogni, come fossero due possibilità che il destino mette di fronte a loro; l'anziana donna decide quindi di chiedere il terzo segno al fuoco e, presa la brocca incrinata, la scaglia nelle braci: le scintille divorano i cocci e una lungua di fuoco si erge tra tutte, piegandosi nella foggia di un serpente.&lt;br /&gt;"Un tradimento minaccia Rhian... o forse lei stessa sarà ingiustamente accusata di tradimento; o ancora potresti essere tu, figlio mio, ad essere accusato: nel sogno porti con te delle armi. Hai deciso di partire per la battaglia di Re Connor?" chiede Feilhelm.&lt;br /&gt;"Fergus in persona è venuto a chiedere il nostro aiuto, madre".&lt;br /&gt;Pochi giorni prima, infatti, Fergus si era recato nel bosco accompagnato da alcuni guerrieri del Ramo Rosso. Il Campione del Re desiderava di parlare con i figli di Dana e convincerli a schierarsi al loro fianco contro i Pitti. Un'alleanza difficile e improbabile, ma visti i tempi duri nulla era stato scartato da Fergus. Per molto tempo Fergus vagò nel bosco senza ricevere un segno dal popolo fatato, l'ansia prese il suo cuore e lo sconcerto e il dubbio attanagliò i suoi compagni. Fergus infine, fattosi sfrontato, cominciò a parlare da solo alle fronde che si muovevano, certo di parlare ad qualcuno che lo osservava ma che non voleva farsi vedere.&lt;br /&gt;"Cathbadh mi ha consigliato di cercare il tuo aiuto, principe Nyhallam. Voi del popolo fatato potete e dovete aiutarci!" ma nessuno prestò risposta alle sue parole. Alcuni tra i compagni di Fergus provarono a farlo desistere ma il Campione, profondamente insultato, da quel silenzio a lungo insistette per ottenere ascolto. Infine dovette cedere.&lt;br /&gt;"Principe Nyhallm" disse lanciano un pugnale nel bosco "questo mi porterai quando ti sarai deciso ad unirti alla nostra giusta causa".&lt;br /&gt;Ma Nyhallam non ha nessuna intenzione di partecipare a quella bega tra uomini e rivela questo pensiero alla madre, mostrandole il pugnale che ha recuperato nel bosco.&lt;br /&gt;"Le vicende degli uomini non ci riguardano..." si giustifica.&lt;br /&gt;"Non direi... ricorda piuttosto la leggenda di Gae Bulga e non dimenticare che appartieni anche tu alla stirpe dei mortali" gli ricorda triste la madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth è ferito gravemente. Tutto gira intorno a lui mentre vampate di caldo e di freddo si alternano per tormentarlo. Tutti i suoi sensi sono annebbiati ma in alcuni momenti di lucidità il guerriero capisce che sua sorella è lì per curarlo. Rhian si china su di lui per medicargli la ferita all'addome, ma Emeroth la spinge via, allungando la mano verso la sua spada, nonostante non sia minimamente in grado di alzarsi! Caparbiamente il giovane si alza dal letto, tra le proteste di Rhian, ma non appena messosi in piedi non può evitare di cadere rovinosamente a terra.&lt;br /&gt;Tra le imprecazioni di Rhian, che tenta di rialzarlo, arriva anche Fergus che visto il triste spettacolo tenta di convincere Emeroth a riposarsi.&lt;br /&gt;"Calmati!" dice Fergus "Tra alcuni giorni ci sarà di nuovo battaglia con i Pitti. Hanno fatto razzia qui vicino e per allora dovrai stare in salute: ci serviranno le tue braccia". Emeroth vorrebbe ignorare anche le parole del suo vecchio Emeroth, inebetito dalla febbre, ma le sue condizioni sono piuttosto brutte e alla fine non può far altro che svenire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mochta lo scudiero, nel piazzale dove sono radunati i guerrieri in allenamento, cerca di star dietro agli ordini che gli impartisce il suo signore Orlaith. "Spada!" urla comandandolo. "Scudo!" ripete dopo poco.&lt;br /&gt;"Portami le frecce!" Il giovane scudiero scatta avanti e indietro e in uno dei suoi viavai trova ad attenderlo Olkan, il fratello del suo signore. L'uomo lo aspetta a braccia aperte, come volesse abbracciarlo, ma Mochta non ha alcuna intenzione di fidarsi, tutto trafelato com'è e si divincola prima che questi possa afferrarlo.&lt;br /&gt;"Brava donnola!" gli urla dietro Orlaith.&lt;br /&gt;Altri scudieri, più grandi di lui, maneggiano anche alcune spade di legno e Mochta vorrebbe provare anche lui ad impugnarne una: Emeroth glielo concedeva quando erano al pascolo con le vacche. Ma qui la musica è assai diversa: lo scudiero si prende subito un secco rimbrotto per la sua iniziativa e quando lo trovano ad allenarsi con un'altro scudiero gli arrivano anche dei sonori ceffoni.&lt;br /&gt;Il giorno dopo, tutti i guerrieri si radunano nella sala del Re: un enorme capannone montato apposta per permettere a tutti i presenti di prestare giuramento al Re. Moctha guarda tutto con gli occhi che gli brillano per l'emozione: osserva i guerrieri estasiato, vede passare l'elite del Ramo Rosso e quasi non crede ai suoi occhi, l'emozione più grande però è vedere Fergus, il campione del Re e Re Connor in persona!&lt;br /&gt;Tutti si chinano per prestare giuramento ed anche Moctha fa per inchinarsi.&lt;br /&gt;"Ma che fai?" lo sgrida Orlaith "i guerrieri giurano fedeltà!"&lt;br /&gt;"Allora, se non posso giurare fedeltà a Connor in persona, giurerò fedeltà al mio signore perché lui ha giurato fedeltà al Re!" risponde serio Moctha.&lt;br /&gt;"Bravo Moctha!" risponde Orlaith ammirato "Non temere: verrà anche per te il tempo del giuramento. A ciascuno il proprio destino!".&lt;br /&gt;Dopo il giuramento seguono i festeggiamenti e Moctha è di nuovo indaffarato a servire Orlaith e la sua famiglia. Va avanti e indietro portando acqua e vino ed una volta inciampa e versa il contenuto della brocca contro uno degli ospiti. L'uomo non la prende affatto bene e vorrebbe mettergli le mani addosso per insegnargli a stare più attento, ma Moctha riesce a sfuggirgli e si confonde nella folla.&lt;br /&gt;"Cumain! Lascialo perdere e torna qui a brindare con noi" dicono alcune voce dietro di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai intanto approfitta delle ferite subite per permettere ad uno dei suoi apprendisti di esordire. Il bardo sarebbe in grado di suonare e cantare tranquillamente ma decide di farsi accompagnare per poter dare un'occasione ai più giovani di mostrarsi in pubblico. Quando in molti cominciano a chiedergli una storia il bardo si alza in piedi e, in tono triste e malininconico, intona una vecchia canzone che parla di un tradimento punito. Tanai mira a dare un avvertimento ad orecchie che sappiano intendere ed infatti non può fare a meno di notare più di uno sguardo colpevole e preoccupato. Al termine della canzone Re Connor si alza in piedi ed annuncia che l'indomani notte, con il favore della Luna, l'esercito marcerà contro i Pitti. Cathbadh ha dato la sua approvazione. La gente esulta al pensiero della battaglia e della disfatta degli odiati avversari. Nonostante questo Tanai capisce che alcuni sguardi dicono chiaramente che per troppo tempo si è aspettato questo momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Dun di Mastro Felab, intanto, Feilhelm decide che non può più stare con le mani in mano. Deve andare a parlare con il Cacciatore e chiedere il suo aiuto. La donna recupera la spilla che Nyhallam aveva regalato a Rhian e si infila nel bosco, nella speranza di essere guidata dai suoi obliati ricordi. Dopo poco Feilhlem si rende conto che gli alberi attorno a lei si scansano per indicarle un cammino e alcune luci appaiono in lontananza. Feilhelm vorre raggiungere le luci, ma una strana creatura dalla foggia di un rospo le si para davanti dicendole che non può partecipare alla festa del popolo fatato.&lt;br /&gt;"Sono sicura che il tuo signore non sarebbe felice di sapere che mi hai allontanata... ti darò una manciata di queste..." dice Feilhelm allungando la mano dentro ad una delle sue borse delle erbe ed offrendone il contenuto alla creatura "se mi accompagnerai da lui".&lt;br /&gt;"Forse potrei annunciargli la visita di una gentile mortale" gongola la creatura mentre accetta l'offerta di Feihelm. La donna può quindi procedere nel suo cammino verso le luci e quando arriva a destinazione rimane di stucco nel rivedere la bellezza del popolo fatato. Tra i vari presenti c'è anche il Cacciatore che, nonostante l'età ormai avanzata di Feilhelm, non fatica a riconoscerla.&lt;br /&gt;"La tua bellezza non ti ha abbandonata" la saluta gentile il Cacciatore.&lt;br /&gt;"Invece molti anni mortali si sono affastellati sulle mie povere ossa..." replica un po' imbarazzata Feilhelm.&lt;br /&gt;"Non qui, non stanotte. Sei bella come lo sei sempre stata" risponde Lehin sfiorandole delicatamente il visto e Feilhelm si rende conto che il suo corpo e il suo spirito sono di nuovo giovani, come quando aveva vissuto la sua storia d'amore con il Cacciatore dei Boschi.&lt;br /&gt;"A cosa debbo l'onore di questa visita mia Signora?" chiede Lehin.&lt;br /&gt;"Sono preoccupata per i nostri figli..."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114974987557018178?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114974987557018178/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114974987557018178&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114974987557018178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114974987557018178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/06/lombra-del-serpente.html' title='l&apos;ombra del serpente'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114853942527661978</id><published>2006-05-25T08:43:00.000+02:00</published><updated>2006-05-25T08:43:45.293+02:00</updated><title type='text'>primo sangue!</title><content type='html'>Emeroth si muove guardingo dietro ad un cespuglio che lo cela allo sguardo nemico: poco lontanto da lui, radunati intorno ad un fuoco, vi è un folto gruppo di  guerrieri pitti. Alti, semi-nudi, con la pelle dipinta di blu, stanno ascoltando le parole di uno dei loro capi che evidentemente li sta istruendo sulla prossima razzia che compiranno. &lt;br /&gt;"Saranno più di un centinaio!" sibila Cumain all'orecchio di Emeroth.&lt;br /&gt;"E se riusciamo a coglierli di sorpresa saranno un'ottima preda per i guerrieri di Connor" conferma Emeroth all'alleato. I due scout si soffermano ancora qualche minuto per fare le loro valutazioni poi, una volta soddisfatti, si ritirano per andare a riferire quanto scoperto. Emeroth, è oramai un uomo di 24 anni dalle braccia forti e robuste, lo sguardo volitivo rivela la sua testardaggine. Molti sono i tratti che lo accomunano al suo scomparso padre tra i quali il carattere ruvido e diretto. La sua testardaggine lo portò, quasi dieci anni or sono, a disdegnare il posto di guerriero del Ramo Rosso per un diverbio con Connor e Fergus riguardo la Caccia al Cinghiale Bianco. E a causa dell'affronto subìto Emeroth ha preferito il ruolo di semplice allevatore nel Dun del padre piuttosto che quello di un nobile guerriero del Re. Solo recentemente, grazie alla pubblica ammissione di Fergus, Emeroth ha deciso di ritornare sui suoi passi. Emeroth è uno che non dimentica. Ed infatti non dimentica neppure che l'uomo che ha accanto a sé, il cugino del Re, noto anche come "Occhi di ghiaccio", proprio dieci anni fa, cercò di convincerlo a tramare contro Connor, ritenuto un Re troppo lasso per meritare la fiducia del popolo.&lt;br /&gt;"Allora Cumain, alla fine hai deciso che Connor valeva la tua fedeltà?" lo pungola Emeroth mentre i due si allontanano dall'accampento dei Pitti. Cumain, nel sentirsi rivolgere queste parole rimane sorpreso, si fa più freddo e si mostra offeso, ma il tentativo di far valere il suo grado di parentela con il Re non sono sufficienti a convincere Emeroth: Cumain non stima Connor e questo traspare dalle sue parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo periodo il Dun di Emeroth è molto frequentato. Molti guerrieri si rivolgono a Ronan il Fabbro per ottenere spade e scudi, punte di freccia e lancia, bardature e ferri per i cavalli. Ronan, divenuto anch'egli un'ottimo fabbro e degno successore di mastro Felab, lavora duramente e a fatica riesce a star dietro alle moltissime richieste che pervengono dai Dun vicini e lontani. Il giovanissimo Mochta è eccitato ed incuriosito da tutto questo viavai e spesso si infila tra gli affari dei guerrieri per poter poi attaccare bottone e conoscere le storie di costoro. Qualcuno, nonostante tutto, gli dà anche spago e tra questi, un giorno capita anche Odran. L'uomo è una vecchia conoscenza del Dun perché prima di scomparire mastro Felab forgiò per lui uno scudo di fattura pregiatissima sul quale spiccano due cani avvinghiati in lotta. Il figlio di Odran, Olkann, si recò al Dun per ritirare l'artefatto. Odran mostra lo scudo al piccolo e gli rivela di essere venuto per commissionare a Ronan altro lavoro. Dopo quella commessa ne seguirono, anche per amicizia, molte altre portate a termine da Ronan.&lt;br /&gt;"La mia nonna dice che Ronan non è bravo quanto mastro Felab" dice senza troppa malizia il piccolo Moctha ma l'anziano Odran non pare troppo preoccupato da tanta sincerità. I due continuano a parlare per un po', Odran pare interessato al giovane che riesce a tenere il passo della conversazione.&lt;br /&gt;"Chi è tuo padre?" si informa Odran.&lt;br /&gt;"Mio padre si chiama Breasal" risponde Mochta che ha inventato un nome di fantasia per il padre che non ha mai conosciuto ma di cui ha sempre cercato di scoprire qualcosa da Feilhelm. L'anziana donna infatti non gli ha mai voluto rivelare molto al riguardo, se non che il padre è un grande guerriero che combatte in terre lontane e che la madre l'ha seguito per assisterlo. Alle insistenze di Mochta di conoscere l'identità dei genitori, Feilhelm si è sempre opposta seccamente, facendo valere la sua autorità ed ostinadosi a rispondere che gliele avrebbe rivelate solo quando avesse compiuto i 14 anni. Odran, scoperto che Mochta è attualmente sotto la tutela della madre delle erbe,&lt;br /&gt;si presenta alla donna per chiedere di parlare con il padre. Feilhelm gli fa capire che la cosa non è possibile ma che può rivolgersi a lei.&lt;br /&gt;"Il minore dei miei figli è rimasto senza scudiero ed ho bisogno di un giovane capace di ricoprire questo ruolo. Vorrei chiedere al padre di Mochta di affidarmi la sua educazione". Mochta nel sentire la proposta trattiene a stento l'entusiasmo: da quando Emeroth è partito per servire il Re il ragazzo si sente in gabbia al Dun e poi&lt;br /&gt;potrà vedere Connor in persona! Feilhelm invece è indecisa sul da farsi: sa bene che il tempo perché Mochta prenda la propria strada è giunto ma non sa bene come comportarsi; forse dovrebbe semplicemente riportare il giovane dal Re, ma al suo orecchio sono giunte le voci che Lonan il mastino è sempre al fianco di Connor. Se il Re&lt;br /&gt;avesse voluto rivedere suo figlio egli stesso avrebbe potuto venire a prenderselo: la regina Ide sa bene in quali mani è stato affidato l'erede del Re. &lt;br /&gt;Feilhelm prende in disparte Odran e i due discutono a lungo consigliandosi anche con Rhian (ormai quasi al termine della sua gravidanza).&lt;br /&gt;"E sia!" concede infine Feilhelm "Spero che riusciate a insegnargli più disciplina di quanto non siamo riuscite noi ma mi raccomando: Mochta è ancora giovane per partecipare ad una battaglia". Ormai è deciso: all'indomani Mochta partirà con la famiglia di Odran come scudiero.&lt;br /&gt;"Un ultima cosa Odran... se Moctha cominciasse a parlare di suo padre non assecondatelo troppo. L'uomo... è come se fosse morto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quanti sono?" domanda Fergus&lt;br /&gt;"Centocinquanta, forse duecento" risponde Emeroth riflettendoci sù.&lt;br /&gt;"Allora possiamo certamente attaccarli".&lt;br /&gt;"Dovremo mettere in conto molte perdite... ma d'altronde non è lo scontro aperto che stiamo cercando?"&lt;br /&gt;"Sì! E stavolta abbiamo anche il vantaggio della sorpresa. I Pitti non sospettano che abbiamo individuato il loro accampamento. Li disperderemo domattina all'alba; non possiamo perdere quest'occasione. Tu e Cumain li attaccherete da ovest, noi da est. Li stringeremo con mossa a tenaglia e dobbiamo evitare assolutamente che abbiano l'occasione per organizzarsi".&lt;br /&gt;"Obbedisco" risponde piattamente Emeroth e detto questa fa per andarsene dalla tenda di Fergus, ma la risposta non piace al vecchio guerriero, che vi legge (ed a ragione) un astio che da troppo tempo sta avvelendando i rapporti di Emeroth con la famiglia del Re.&lt;br /&gt;"Emeroth, aspetta. Prima della fine della settimana ci riuniremo a Re Connor, di fronte a molte altri clan e guerrieri. Vorrei assicurarmi del fatto che la tua scelta di ritornare nel Ramo Rosso, al servizio di Re Connor, sia definitiva...".&lt;br /&gt;Emeroth ritorna così al momento in cui, qualche settimana fa, ha reincontrato Re Connor dopo lunghi anni. &lt;br /&gt;Il Re fu felice di rivederlo e lo accolse calorosamente aprendogli le braccia come ad un figlio. Emeroth però non riuscì a non provare imbarazzo in quella situazione: dieci anni prima era un giovane ragazzetto il cui nome era già sulla bocca di tutti. Nessuno avrebbe mai dubitato che il figlioccio del Re, istruito dal Maestro del Ramo Rosso in persona, potesse avere anche poco meno di un futuro brillante; ora invece era un uomo dal volto e le mani segnate dall'umile lavoro dell'allevatore di bestiame. Intorno a lui si levarano parecchi mormorii: pochi ricordavano il suo nome e nessuno tra questi l'avrebbe riconosciuto al solo vederlo. Un moto di stizza ebbe la meglio su di lui.&lt;br /&gt;"I servigi di questo umile vaccaro sono a tua disposizione Re Connor".&lt;br /&gt;La voce di Connor si fece molto seria: "Non ho bisogno di un vaccaro Emeroth. I tuoi fratelli del Ramo Rosso ti attendono, spero che stasera stessa vorrai rivestire di nuovo il tuo mantello".&lt;br /&gt;"Io ho già un mantello" rispose seriamente Emeroth alludendo alla pelle del Cinghiale Bianco.&lt;br /&gt;"Vero... spero tu abbia apprezzato" Connor comprese subito della distanza che ancora lo separava da quel figlio "Abbiamo poco tempo per recuperare gli anni passati Emeroth. Spero mi basti il tempo che ancora mi è concesso...".&lt;br /&gt;"Sono al tuo servizio, mio Re" risponde neutro Emeroth.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una fresca notte di primavera inoltrata, carica degli odori delle nuove fioriture, Emeroth da una parte e Tanai da un'altra sono entrambi pronti a dare battaglia all'ignaro insediamento di Pitti poco distante. L'attacco dovrà essere una sorpresa quindi, fino all'ultimo momento, è necessaria cautela. L'attacco è deciso per l'alba.&lt;br /&gt;Il sangue pulsa forte nelle vene di Tanai che, nonostante non riveli nulla all'esterno e piuttosto nervoso: ha deciso infatti di prendere parte alla battaglia per quanto egli non sia abile quanto i guerrieri che lo circondano. Di tutt'altro tipo invece sono i sentimenti di Emeroth che freme per la sete di battaglia, per poter dimostrare nuovamente a tutti quanto egli sia capace. Al fianco gli pende leggera ed elegante "Alfalas", la spada che suo padre ha forgiato per lui.&lt;br /&gt;Il sottile spicchio di sole che taglia l'orizzonte è il segnale e pochi istanti dopo quanto era pace e tranquillità si trasforma in un'inferno: i Celti calano sull'accampamento con urla che risvegliano bruscamente i loro nemici che però non hanno il tempo di difendersi. Le prime vittime vengono mietute mentre ancora cercano di capire cosa stia accadendo intorno a loro; i pitti però sono avversari temibili e in poco tempo riescono ad organizzarsi quel tanto che basta per presentare una difesa più che accettabile. Tanai si trova con il gruppo di Fergus e attorno a lui scorrono sangue ed urla, tutto è estremamente veloce e confuso ma il bardo trattiene l'orrore e cerca di tornare con la mente ai racconti di gloria che spesso ha raccontanto rievocando le epiche battaglie dei suoi antenati; presto però un nemico gli si fa innanzi: è un'enorme combattente che, appena trapassato il corpo di un compagno di Tanai si rivolge a lui con gli occhi iniettati di sangue; Tanai fa un passo indietra ma subito è raggiunto da un colpo violentissimo alla spalla che gli spezza la clavicola e lo prostra a terra. Non fosse stato per il tempestivo intervento di Fergus il bardo non avrebbe potuto raccontare a nessuno la sua avventura: ma il vecchio maestro d'armi ingaggia battaglia con il pitto distraendolo...&lt;br /&gt;Oramai poco lontano si trova Emeroth a capo di un piccolo gruppo di celti che hanno fatto terra bruciata intorno a loro. Emeroth, fattosi spavaldo dalla riuscita della sua missione, ma sopratutto ancora assetato di gloria ed onore decide di abbandonare il suo gruppo per spingersi solitario in mezzo all'accampamento nemico. Dopo poco ha pane per i suoi denti e si trova a combattere contro tre avversarsi! Emeroth fa sibilare la sua lama che penetra efficacemente nelle carni dei nemici. Ma nonostante la sua bravura, tre avversari sono comunque troppi per chiunque e uno dei tre, mentre Emeroth attacca gli altri lasciando un fianco scoperto, arriva a piantare la sua lancia sul fianco del celta. Trafitto, Emeroth, cade in ginocchio a terra gravemente ferito; Emeroth ha comunque la prontezza di spirito di trattenere la lancia nella ferita per evitare che l'avversario, tentando di estrarla, lo ferisca a morte. Le forze però lo stanno abbandonando e gli occhi vacillano... ma prima che il pitto possa effettivamente finirlo, arriva di nuovo Fergus che, con un colpo di accetta, apre la gola al nemico, salvando la vita del suo vecchio pupillo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114853942527661978?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114853942527661978/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114853942527661978&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114853942527661978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114853942527661978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/05/primo-sangue.html' title='primo sangue!'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114701573763557605</id><published>2006-05-07T17:28:00.000+02:00</published><updated>2006-05-07T17:39:02.586+02:00</updated><title type='text'>venti di guerra</title><content type='html'>Quattro anni passano lentamente nel Dhun che fu di mastro Felab.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei guerrieri arrivano al galoppo, imponenti e fieri, sono guerrieri del Ramo Rosso di Connor Mc Finn. Ronan, l'attuale capo del Dhun, va loro incontro un poco titubante, ma Fergus, a capo dei guerrieri, riconosce e saluta più calorosamente un altro giovane: "Emeroth!... è passato troppo tempo"&lt;br /&gt;Emeroth risponde ai saluti, ma è subito pronto a ritornare su vecchie ferite: "Benvenuto Fergus, Campione del Re, prode guerriero, Uccisore del Cinghiale Bianco!". Fergus incassa senza fare scenate: "Non dimentichi mai, eh?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rhian, la giovane apprendista della Madre delle Erbe, porta la notizia dell'arrivo dei guerrieri alla sua maestra, fuori dal Dhun: "Sai -aggiunge arrossendo- pare che tra i guerrieri del Ramo Rosso ci sia anche Chiarann".&lt;br /&gt;Feilhelm rimane turbata: Chiarann era suo marito, ma è molto tempo che non si vedono. Per cambiare argomento Rhian la informa che comunque quella sera ci sarà una festa in onore degli ospiti. "Spero di poterci andare -dice la ragazza accarezzandosi il pancione- a volte mi fa un po' male"&lt;br /&gt;Feilhelm la rassicura: stasera andranno tutti e tre, lei con le sue stanche ossa, Rhian con la sua nuova vita in grembo e Moctha, che ormai ha 10 anni e non ha mai visto i guerrieri del Ramo Rosso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera al banchetto c'è un clima di festa, solo Emeroth è un po' truce e ha cura di sedersi in una tavola distante dagli ospiti. Dopo poco perde il conto dei boccali che sta bevendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fergus si avvicina a Tanai il bardo, ma prima di chiedergli una canzone gli fa le sue condoglianze per il suo maestro Ongus "Era un grande uomo" &lt;br /&gt;"Sì -conferma Tanai, sentendo ancora il dolore della perdita- lo ammirerò sempre" &lt;br /&gt;Poi naturalmente le richieste di avere una canzone fioccano, e vogliono che sia di guerra. Tanai sfodera un canto sulla cacciata di Lugh il Tuatha de Danaan dalle attuali terre dei Celti da parte di Finnor Mc Finn. Come sempre i versi di Tanai riscuotono un ampio successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene poi il momento delle "incombenze" ufficiali: Fergus porta i saluti di Re Connor al capo del Dhun, offrendogli come dono un mantello finemente decorato. Ronan ringrazia e si autoincensa ricordando a tutti la magnifica spada che lui stesso ha forgiato per il Re. Emeroth bofonchia per la buffonata e anche Feilhelm alza gli occhi al cielo seccata, ma nessuno contraddice apertamente il capo del Dhun e la sua bugia passa incontrastata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fergus riprende la parola e annuncia l'inizio di una campagna contro i Pitti. Dopo pochi attimi di sorpresa, tutti si lanciano in acclamazioni. Ma Fergus non ha finito, è venuto anche per ritrovare un altro guerriero, giovane e capace. "Emeroth -lo chiama avvicinandoglisi- anche a te ho portato un dono da parte di Re Connor: la pelle del Cinghiale Bianco, che TU hai ucciso".&lt;br /&gt;Tra lo sgomento generale (tutti al Dhun conoscono la storia del Cinghiale Bianco, la versione ufficiale ma anche quella del figlio del fabbro), dopo un lungo silenzio carico di aspettativa, Emeroth accetta il dono, ma, forse complice il troppo vino, non ringrazia né sorride. Fergus sembra soddisfatto lo stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm esce a prendere un po' d'aria. Fuori la raggiunge Chiarann: è invecchiato, ma la sua fisionomia e la statura da guerriero non sono cambiate. Solo lo sguardo è diverso, sembra quasi nostalgico.&lt;br /&gt;Restano in silenzio senza sapere bene come colmare la distanza tra loro. Chiarann guarda il bosco, la luna, ovunque tranne che negli occhi di quella che fu sua moglie, infine sussurra: "Morirò presto, Feilhelm, me lo sento"&lt;br /&gt;La donna rabbrividisce, poi osserva l'ombra del guerriero e gli strani effetti che fa sul terreno. Una lucerta passa accanto all'ombra della sua testa, che sembra incoronata da un sasso. Capisce che Chiarann ha ragione: morirà al fianco del Re, ucciso da un tradimento.&lt;br /&gt;Feilhelm sa che è un uomo forte, perciò non gli nasconde la verità, e in effetti Chiarann reagisce da vero Celta, accettando la morte ma rifiutando di credere al tradimento.&lt;br /&gt;Prima di andarsene Chiarann la abbraccia, una delle pochissime volte in tutta la sua vita, sussurrandole "Tra noi avrebbe potuto funzionare,... vedrai che nella prossima vita funzionerà". Lei gli risponde carica di dolore "Abbiamo fatto tutte e due delle scelte difficili, con conseguenze per tutta la vita".&lt;br /&gt;"Addio mia bella" le dice posandole un bacio sulla fronte, poi si volta e se ne va senza più voltarsi indietro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Emeroth! -grida Fergus riprendendosi la pelle del Cinghiale Bianco- Ma davvero  hai creduto che potessi darla a te!? A TE!?? Che ingenuo!" Ridono tutti, ma le risate di Fergus sovrastano quelle di tutti gli altri.&lt;br /&gt;Emeroth si sveglia di soprassalto, con ancora l'eco dell'incubo nelle orecchie, cercando con gli occhi la pelle del Cinghiale e trovandola al suo posto sul tavolo. Sua moglie lo abbraccia per calmarlo, e dopo poco il giovane si riaddormenta nelle sue braccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo Fergus e Emeroth stanno parlando da soli su un colle. Ancora una volta Fergus chiede al giovane "vaccaro" di tornare nel Ramo Rosso, ancora una volta gli ribadisce che la richiesta viene da Re Connor in persona. Alla fine Emeroth cede, e il suo vecchio padre adottivo ne è molto contento. Gli chiede poi di suo figlio, ma Emeroth non gli racconta quasi niente. Ha già abbastanza problemi con il figlio senza coinvolgere anche Fergus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il figlio di Emeroth è infatti nato albino, e questo, unito alla fama che già aveva Mastro Felab, ha generato una serie quasi infinita di congetture e voci sussurrate alle spalle: dicono che non sia umano bensì un changeling, scambiato nella culla dalle fate. Dicono che il bianco venga dall'influsso malefico degli strani traffici del nonno, o che sia il riflesso dello spirito del Cinghiale Bianco che non trova pace.&lt;br /&gt;E poi ha quasi 3 anni e non sorride mai. E quando sorride, ad esempio quella volta che chiamò un gatto e l'animale gli si avvicinò, è persino più inquietante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fervono i preparativi per la partenza dei guerrieri del Ramo Rosso. Anche Tanai andrà, per assistere agli eventi della guerra contro i Pitti e poterli raccontare, ma prima di partire affida un compito a un ragazzo sveglio del Dhun. "Se non dovessi tornare -gli dice facendosi serio- dovrai chiamare Ceran il druido e Kaheel e tutti gli altri druidi che erano nel Dhun di Connor per il Beltane di 10 anni fa. Dovrai dire che devono venire per conoscere la profezia che Tanai Mc Finn ha promesso loro durante quel Beltane. Li porterai qui, dove ti ho portato io oggi, e gli farai vedere queste" gli dice scoprendo le rune da lui stesso incise sulla pietra e ora coperte dalla vegetazione. "Fino ad allora non ne farai parola con nessuno". Il ragazzo annuisce serio e deciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il viaggio è già cominciato e piove a dirotto sui guerrieri a cavallo. Per la notte si riparano in una caverna. E' il turno di guardia di Emeroth quando dal buio e dalla pioggia sbuca una figura umana con lunghe orecchie da lepre. Emeroth riconosce subito il suo amico fatato, ma è la prima volta che questi viene di sua iniziativa. "Padrone -esordisce la lepre- ti porto notizie di tuo padre, anche se non l'ho visto di persona. Ha concluso la sua opera, ha forgiato l'arma. Ti chiedo di portarne notizia al Signore del tuo Popolo: che l'arma che concluderà la guerra è forgiata" e detto questo sparisce nel folto del bosco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito Emeroth sveglia Tanai per chiedergli se sappia qualcosa al riguardo, e in effetti il bardo conosce la leggenda di Gae Bulga, la lancia che fu usata o forse dovrà esserlo nel futuro, forgiata dalle fate ma impugnata dagli uomini, che fermò o fermerà il Portatore di Oscurità. Molti associano queste storie alle cronache delle antiche battaglie, dove i Fomori stessi impersonavano l'oscurità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114701573763557605?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114701573763557605/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114701573763557605&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114701573763557605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114701573763557605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/05/venti-di-guerra.html' title='venti di guerra'/><author><name>Eloise</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14065524523131176644</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114598299145437963</id><published>2006-04-25T18:36:00.000+02:00</published><updated>2006-04-25T18:36:31.480+02:00</updated><title type='text'>rivelazioni</title><content type='html'>Emeroth e Nyhallam procedono nella loro caccia, illuminati dalla chiara luce della luna; i due arrivano ad un ruscello e si preparano velocamente a guadarlo saltando sulle rocce che affiorano dall'acqua. La loro preda, gli Occhi della Luna, è poco distante da loro e Nyhallam persevera nei suoi tentativi di abbatterlo con le sue micidiali frecce, scagliate con grande abilità e maestria. Colpire l'animale però è molto difficile anche se spesso le frecce sibilano molto vicine al lupo. Gli Occhi della Luna, nella sua fuga, risale la corrente del fiume ed Emeroth si trova così costretto ad inseguirlo. Superato un gomito del ruscello c'è però una sorpresa ad attenderlo: nudo, madido di sudore e selvaggio nell'aspetto si trova davanti suo fratello Ferdrad: una freccia scagliata dal Tuatha de Danaan gli spunta dal fianco dal quale sgorga, copioso, molto sangue.&lt;br /&gt;"Emeroth!" sibila Ferdrad dolorante mentre alcuni lupi continuano la loro fuga giù dal torrente. Emeroth però non capisce (o non vuole capire) il motivo dello stato del fratello e si limita a rispondere con uno stordito e sorpreso: "Ma tu cosa ci fai qui!?"&lt;br /&gt;"Non lo sai come stanno le cose?" riprende Ferdrad comprimendosi sempre più il fianco sanguinante "Tuo padre non ti ha detto nulla?"&lt;br /&gt;Ma Emeroth non fa in tempo a replicare perché subito arriva anche Nyhallam, piuttosto sorpreso anche lui nel vedere quella scena. L'elfo capisce immediatamente le gravi condizioni di Ferdrad e fa per chinarsi a soccorrerlo. Ferdrad vorrebbe divincolarsi ma le sue condizioni sono troppo gravi e nel tentativo si accascia per il dolore e sviene. Finalmente anche Emeroth comprende la gravità della situazione e si avvicina al fratello.&lt;br /&gt;"Portiamolo dalla Madre delle Erbe!" propone ma mentre ancora discutono su come spostare il ferito Feilhelm, Rhian e Tanai stanno arrivando dal sentiero.&lt;br /&gt;La madre di Rhian aveva rivelato alla figlia che avrebbero trovato Ferdrad "alla pietra piatta del ruscello". Subito le due donne si fanno largo mettendo da parte Emeroth e Nyhallam sempre più sconvolti e confusi. In particolare Nyhallam si sente in colpa per aver ferito Ferdrad e non si capacita ancora di come questo possa essere successo, quando poi capisce che Ferdrad è il fratello di Rhian ed Emeroth il suo senso di colpa si trasforma in vero e proprio sgomento. La Madre delle Erbe e la sua pupilla valutano brevemente le condizioni del ferito ed è subito chiaro che devono trovare un posto dove spostarlo per operare l'estrazione della freccia e tenerlo fermo: la freccia è penetrata profondamente nel fianco di Ferdrad e spostarlo dopo potrebbe essere troppo rischioso.&lt;br /&gt;"Qui vicino ci sono le Pietre Erette" dice Feilhelm riferendosi ad un antico luogo di potere di Eire.&lt;br /&gt;"Potremmo invocare il loro aiuto" conferma Rhian.&lt;br /&gt;Nyhallam è nervoso, si sposta da un piede all'altro. "Rhian... mi spiace, non so come possa essere successo" poi, sapendo che c'è molto di più di una semplice caccia in ballo, si volta verso Emeroth "andiamo!, dobbiamo continuare l'inseguimento della nostra preda".&lt;br /&gt;"La vostra preda l'avete già colpita!" dice seccamenteFeilhelm senza interrompere il suo da farsi intorno al corpo di Ferdrad. Cala il silenzio nel piccolo gruppetto, Emeroth rimane in piedi senza parole: non può più far finta di non sapere. Nyhallam smette di agitarsi e rimane di sasso, poi cade in ginocchio accanto alle due donne e mormora "Che cosa ho fatto?".&lt;br /&gt;Ma Rhian e la sua maestra non possono tracheggiarsi ora per consolare i due cacciatori. Gli uomini sollevano Ferdrad, sotto il quale sono stati posizionati due mantelli e si avviano verso le pietre erette. Poco dopo la luce della luna rischiara la radura dove un circolo di pietre antiche quasi quanto Erin popola il cucuzzolo calvo della collina. Le pietre proiettano a terra la loro ombra, ma un occhio attento noterebbe subito che le ombre non rispettano l'infrangersi della luce lunare. Ferdrad viene posizionato al centro del circolo di pietre e le sue condizioni appaiono subito essere già peggiorate: ha perso molto sangue. Feilhelm consegna nelle mani di Rhian un sacchetto con alcune erbe e la giovane comincia a pestarle per potervi preparare un decotto. Emeroth e Nyhallam armeggiano ad un piccolo fuoco che aiuterà Ferdrad a non perdere altro calore nella notte fredda. Intorno a loro, subito fuori dal cerchio di luce del fuoco, si muovono nervosi alcuni lupi che osservano da distanza cosa sta accadendo al loro capobranco. Finalmente Feilhelm è pronta ad estrarre la mortale freccia di Nyhallam dal fianco di Ferdrad: Rhian gli comprime il costato per evitare ulteriori danni e subito dopo tampona il sangue che esce copioso. Gli Occhi della Luna si lascia sfuggire un lungo lamento di dolore ma subito interviene Rhian che gli dà da bere il decotto di Alchemele che ha preparato: speriamo che lo aiuti a passare la notte. Ma le donne sanno che la situazione è davvero disperata: la freccia è entrata in profondità e adesso si rischia che il ferito non sopravviva o che la ferita si infetti e l'agonia si trascini per giorni &lt;br /&gt;"Ce la farà?" chiede comunque Nyhallam.&lt;br /&gt;"Speriamo di sì..." risponde Feilhelm poi, sapendo che non c'è più molto da fare che aspettare, si alza in piedi e fronteggia Nyhallam. La donna lo prende per un gomito e lo porta con sé al limitare delle Pietre Erette, per poter parlare con lui liberamente.&lt;br /&gt;"Assomigli molto a tuo padre" gli dice dopo averlo osservato a lungo.&lt;br /&gt;"Mio padre?" risponde Nyhallam "Come puoi conoscerlo?".&lt;br /&gt;"Quanti anni hai?"&lt;br /&gt;"Venti, Madre delle Erbe. Ma quando hai conosciuto mio padre? Forse eri presente alla festa della mia nascita? Oppure è stato recentemente? Sono parecchi anni che non vedo più mio padre".&lt;br /&gt;"Non ho memoria della festa di cui parli" sussurra Feilhlem ritornado con la mente al periodo della sua gravidanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ho fatto bene a portarti via dagli Uomini" susurra la voce del Cacciatore all'orecchio di una Feilhelm parecchio più giovane. L'uomo le si avvicina e l'abbraccia: "Loro non ti meritano".&lt;br /&gt;"Mi mancano però" risponde un po' tristemente Feilhelm.&lt;br /&gt;"Non sanno quanto vali" le dice il Cacciatore sollevandola dolcemente ma con fermezza, nonostante i suoi nove mesi di gravidanza "dobbiamo andare ora, mio fratello ci sta aspettando".&lt;br /&gt;"Non ho simpatia per tuo fratello" sorride la giovane Feilhelm.&lt;br /&gt;"E perché mai?" chiede Lehin "Se ci pensi è proprio lui che ci ha fatto incontrare!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In effetti non c'è mai stata una festa per la mia nascita..." sussurra Nyhallam riportando Feilhelm alla realtà.&lt;br /&gt;"Come mai non vedi tuo padre da molto tempo?" chiede Feilhelm continuando a bearsi della vista di quel figlio che gli è stato negato per così tanto tempo.&lt;br /&gt;"Abbiamo avuto un litigio... oramai sono otto anni che non ci parliamo".&lt;br /&gt;"Forse il fatto che tua madre fosse una donna mortale?".&lt;br /&gt;"Tu come puoi saperlo?" chiede Nyhallam corrugando la fronte "Sei forse una spia di mio padre? O forse qualcuno che gioisce delle disgrazie altrui? E come fai a conoscermi a sapere tante cose sul mio conto?" il giovane cacciatore ormai ha accumulato troppi dubbi e Feilhelm, nel tentativo di sondare il terreno, ha detto troppe frasi sibilline.&lt;br /&gt;"Sai, in fin dei conti ti conosco da ben venti anni... Lo sai, lo hai sempre saputo".&lt;br /&gt;"Cosa vai dicendo?" risponde Nyhallam sempre più confuso.&lt;br /&gt;"Mi sei mancato moltissimo figlio mio" dice Feilhelm scoppiando il lacrime "Quando ti ho visto non ho potuto non riconoscerti: ho passato molte notti a pensando a te, a dove potevi essere, a cosa stessi facendo!" dice la donna, a voce sempre più alta, con il volto rigato dalle lacrime. Nyhallam è basito, rimane inchiodato al suo posto, poi mentre la consepevolezza di quella verità si fa strada in lui abbraccia Feilhelm dicendo quasi a sé stesso.&lt;br /&gt;"Madre...".&lt;br /&gt;Il cacciatore poi esce da quell'abbraccio e fa per andarsene ma Feilhelm lo trattiene. Nyhallam ha un debito da pagare con le ninfe del lago e non può sottrarsi ad esso. Feilhelm si spaventa a sentir parlare delle ninfe: sa che sono creature crudeli e divoratrici, che non lascerebbero mai un conto in sospeso. Rhian si avvicina, comprendendo l'ansia di Feilhelm e provando lei stessa paura per il suo giovane amore. Intanto, poco lontano, un lupo manda un ulutato lungo e lamentoso.&lt;br /&gt;Rhian si volta in direzione del suono e socchiude gli occhi: "Se un lupo del branco si sacrificasse per esso, egli sarebbe considerato a buon diritto il capo".&lt;br /&gt;"Tutti i presagi ci dicono che stanotte qualcuno dovrà pagare con la propria morte" commenta Feilhelm guardando Ferdrad e poi suo figlio "Se chiedessimo alla Luna di accettare il sacrificio di un lupo, accettandone la vita in cambio di un'altra vita questo ci concederebbe del tempo. Potremmo poi cercare di ingannare le ninfe dicendo loro che il capobranco è morto stanotte... sempre che i lupi accettino dopo quello che è avvenuto alla Collina".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Feilhelm, Emeroth e Nyhallam si dirogono verso il lago delle ninfe, Feilhlem rivela a suo figlio il ruolo che Lungamano a svolto nella vicenda che si è consumata questa notte. La voce di Feilhlem è piena di rancore per il Thuata de Danaan, ma Nyhallam stenta a credere alle macchinazioni che avrebbe ordito suo zio. Feilhelm insiste, insinuando il tarlo del dubbio nella mente del figlio e asserendo di essere ragionevolmente sicura che Lungamano stesso abbia avuto un ruolo nel litigio tra Lehin il Cacciatore e suo figlio.&lt;br /&gt;"Lui è molto importante per me" risponde Nyhallam "mi è stato vicino quando non mio padre non c'era più e io gli devo molto".&lt;br /&gt;"Va bene" concede Feilhelm "ma tieni a mente le mie parole, non dimenticarle".&lt;br /&gt;Intanto i viandanti sono giunti finalmente al lago delle ninfe. Nyhallam si immerge di nuovo nelle sue acque putride e convoca le ninfe gettando un pesce nelle acque stagnanti. La superficie del lago si increspa e ancora una volta appaiono i mostruosi esseri squamosi, orribile parodia di una donna.&lt;br /&gt;"Hai portato quanto ci spetta, vero?" sussurrano sibilando le voci del lago, mentre i loro volti appaiono e scompaiono dal pelo dell'acqua e i loro artigli bramosi escono dallo stagno.&lt;br /&gt;"La caccia ha avuto successo" proclama a gran voce Nyhallam e nell'agitarsi delle ninfe anche Feilhelm, con passi misurati, fa il suo ingresso in acqua. Poi, con voce da grande celebrazione continua sull'onda del figlio: "Sotto gli occhi della Luna un sacrificio si è compiuto: il capobranco è morto".&lt;br /&gt;"Sono solo parole, donna. Cosa ci hai portato per provare i fatti?" domandano le ninfe sibilanti.&lt;br /&gt;"Abbiamo il cuore del lupo" rivela Nyhallam e Feilhelm alza ben visibile un fagotto delle dimensioni di un pugno, grondante di sangue.&lt;br /&gt;Le ninfe sono eccitate e vorrebbero trasformare quel pegno nel loro macabro pasto: "lo vogliamo" ripetono in preda alla frenesia.&lt;br /&gt;"Questo non è nei patti!" si ostina Feilhlelm provocando il malcontento delle ninfe che però, a sentire il duro tono perentorio di Feilhelm non osano insistere. Le perfide creature però volgiono la loro rivincita.&lt;br /&gt;"La sposa di Lehin!" commentano maliziose tra loro "Quella che non voleva il proprio figlio. Sì, proprio quella che voleva tornare al suo sposo mortale, quello che poi l'ha abbandonata...".&lt;br /&gt;"Tacete!" risponde Feilhelm.&lt;br /&gt;"Ma come? Dobbiamo tacere? Eppure è da noi che venisti a chiedere consiglio sul da farsi, non lo ricordi?" continuano sempre più malvage le ninfe.&lt;br /&gt;"Di cosa parlano?" chiede Nyhallam voltandosi e quasi inciampando tra il groviglio di mani che si agita sotto il pelo dell'acqua.&lt;br /&gt;"Avete già avuto quello che vi spettava. Ora lasciateci andare!" urla Feilhelm.&lt;br /&gt;"Ti stai attirnado molte inimicizie, intrepida vecchia..." insinuano le ninfe.&lt;br /&gt;"Ma ho anche aiutato molte persone" si difende Feilhelm ma mentre le ninfe si ritraggono dalla riva lasciano l'anziana donna con un inquietante monito:&lt;br /&gt;"Verrà il momento di pagare, ricordalo".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114598299145437963?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114598299145437963/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114598299145437963&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114598299145437963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114598299145437963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/04/rivelazioni.html' title='rivelazioni'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114517959028294092</id><published>2006-04-16T11:23:00.000+02:00</published><updated>2006-04-18T17:26:46.386+02:00</updated><title type='text'>guerra fratricida</title><content type='html'>Per nulla imbarazzato dall'umiltà del lavoro che si è scelto, Emeroth continua a fare il mandriano nel suo Dun; spesso porta con sé il piccolo Moctha e approfitta dei lunghi pomeriggi per insegnare al bimbo a tenere in mano la sua spadina di legno. Emeroth, tutto sommato, è felice di poter passare del tempo in pace, lontano dal Dun dove sempre più spesso è sottoposto a continue domande riguardanti la misteriosa scompara di mastro Felab, suo padre. Molti fabbri addirittura chiedono di poter visitare il tumulo dove è sepolto mastro Felab e restano sconcertati nello scoprire che non esiste alcun tumulo. Una sera Emeroth, mentre torna al Dun assorto in questi ed altri pensieri, si accorge che qualcuno nel bosco lo sta seguendo. Emeroth continua imperterrito ma a camminare e quando è sicuro di essere osservato si ferma di colpo.&lt;br /&gt;"Io sono qui!" dice serafico mentre estrae la sua spada; dal sottobosco si fa avanti un giovane uomo dall'aspetto piacevole, aggraziato nei lineamenti e nelle movenze.&lt;br /&gt;"Tu sei Emeroth, figlio di Felab, mastro fabbro di questo Dun" esordisce lo straniero abbigliato al modo dei Thuata de Danaan.&lt;br /&gt;"Di grazia, amica fatina, cosa desideri da me?" chiede sprezzante Emeroth, con un marcato tono di derisione nella voce. Emeroth, dopo la sua sfida con il Cacciatore dei Boschi è piuttosto maldisposto nei confronti del popolo fatato.&lt;br /&gt;"Sono Nyhallan" risponde il figlio di Dana porgendo la mano. Gesto che però rimane inascoltato perché Emeroth non ha nessuna intenzione di dare confidenza allo straniero, in compenso però rinfodera la sua spada.&lt;br /&gt;"Vengo per chiedere il tuo aiuto ed offrirti la mia amicizia" continua Nyhallan.&lt;br /&gt;"Sentiamo pure che hai da proporre ma sappi che ne ho già avuto abbastanza dell'amicizia del tuo popolo".&lt;br /&gt;"Non puoi rifiutarmi il tuo aiuto Emeroth, proprio tu che hai ucciso il Cinghiale Bianco" incalza Nyhallan toccando una corda che fa subito risuonare qualcosa nell'orgoglio di Emeroth "Ho bisogno di te per un'altra caccia, altrettanto pericolosa e non meno piena di gloria".&lt;br /&gt;"Qual è la mia parte?" chiede Emeroth oramai intrigato dalla faccenda.&lt;br /&gt;"Farò in modo che Connor venga a conoscenza di questa tua nuova impresa e che sia costretto a ritornare indietro sui suoi passi concedendoti pubblicamente quella gloria che ancora non ti ha accordato".&lt;br /&gt;A sentire queste parole Emeroth si fa molto serio ed abbandona i toni sprezzanti di poco prima.&lt;br /&gt;"Pensaci, domani tornerò per sentire la tua risposta" conclude Nyhallan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rhian è diventata una donna florida e bella. L'amore poi la sta rendendo ancora più luminosa e Feilhelm, nonostante le sue preoccupazioni, non può fare a meno di notare quanto questa sia raggiante anche nei lavori più banali come andare a prendere l'acqua alla fonte. Ma quel giorno, Rhian, di ritorno dalla sorgente, è scura in volto, pensosa. Il piccolo Mochta corre incontro a Rhian ma lei ne è visibilmente irritata e lo scansa senza dargli spago, come mai aveva fatto prima d'ora. Feilhelm, dolcemente, prova a capire cosa le stia passando per la testa ma Rhian è reticente. Solo più tardi, nel pomeriggio, mentre le due sono occupate in altre faccende è Rhian a voler tornare sull'argomento.&lt;br /&gt;"Madre, voi sapete cosa siano gli Occhi della Luna?"&lt;br /&gt;"Dove ne hai sentito parlare?" si informa Feilhelm che in realtà non conosce niente del genere.&lt;br /&gt;"Potrebbero essere qualcosa di prezioso?" domanda Rhian "devono esserlo!" poi si ferma sempre più cupa e preoccupata, solo dopo un po' riprende a parlare. "E se io, per gioco, avessi fatto qualcosa di avventato? Cosa penserebbe di me Madre?"&lt;br /&gt;"Che cosa è successo" chiede in tono morbido Feilhelm.&lt;br /&gt;"Ho chiesto a lui una cosa..." inizia la giovane.&lt;br /&gt;"Lui è la persona che ti ha regalato la spilla, vero?" dice Feilhelm mentre si siede accanto alla ragazza posando la sua mano sulle mani tormentate di Rhian.&lt;br /&gt;"Sì... gli ho chiesto, come pegno d'amore, di portarmi gli Occhi della Luna... ma temo di essere stata avventata" e gli occhi le si gonfiano di lacrime mentre si morde nervosamente un labbro. Feilhelm si impegna a mostrarsi la più calma possibile ma capisce che sotto c'è un raggiro.&lt;br /&gt;"Chi ti ha messo nell'orecchio questa cosa?"&lt;br /&gt;"Un uomo con una catena d'argento al collo. Lo conosci, vero?" domanda ansiosa Rhian "E' lui che mi ha suggerito di chiedere una dimostrazione d'amore. Ha detto che lui stesso ha portato questo regalo alla sua amata  Mi ha detto anche che ti conosce, è per questo che mi sono fidata ma ho sbagliato. Devo rimediare!".&lt;br /&gt;Rhian è in piena agitazione ed è già pronta a ritornare nel bosco, nonostante le ombre si allunghino già.&lt;br /&gt;"Il mio amore non è condizionato da nessun pegno, devo dirglielo!"&lt;br /&gt;Feilhelm è combattuta, da una parte vorrebbe che la storia con questo figlio di Dana finisse perché troppo rischiose sono le relazioni tra gli uomini e le fate, d'altro canto non può non aiutare la sua figlia adottiva. Feilhelm riesce a calmare Rhian e a convincerla di non muoversi in modo avventato un'altra volta; poi si alza a sua volta, indossa il proprio mantello e le suggerisce di andare a chiedere a Tanai, nella speranza che il giovane bardo abbia la risposta alla domanda di cosa siano gli Occhi della Luna e chi possa essere l'uomo con la catena d'argento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nyhallam si ripresenta ad Emeroth per sapere se quest'ultimo ha preso una decisione. Il Thuata è già pronto per la caccia: alle sue spalle è appeso un lungo arco da caccia. Emeroth raduna le sue armi e mentre si prepara a partire si premura di chiedere maggiori spiegazioni: "Cosa andiamo a cacciare?"&lt;br /&gt;"Non te lo posso ancora dire, ma ora andiamo da chi ci saprà dire dove si trova la nostra preda".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non conosco storie sugli Occhi della Luna" dice Tanai, "ma recentemente ho sentito parlare da uno dei Cacciatori del Dun". Tanai racconta alle donne che però non gli ha prestato molto caso: Gannor è un celta violento e volgare, tristemente noto per avere picchiato più volte la propria moglie. &lt;br /&gt;"Forse vale la pena di scoprire qualcosa di più..." dice Feilhelm mettendo al corrente Tanai delle vicende di Rhian poi, a racconto ultimato lo avverte: "Certe storie nascono per essere raccontante, altre per essere taciute". Tanai asserisce e poi anche lui si veste per andare a cercare Gannor il Cacciatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Emeroth e il suo accompagnatore sono finalmente arrivati a destinazione: uno stagno fangoso ed un po' fetido. Emeroth conosce l'esistenza di questo luogo ma non c'era mai stato prima d'ora e sopratutto non vi sarebbe mai arrivato seguendo il sentiero che ha seguito Nyhallam. L'aria è ferma e i vapori che esala il laghetto si addensano in una nebbia disgustosa.&lt;br /&gt;"Sono io, Nyhallam. Vi convoco ora, a parlare con me".&lt;br /&gt;Emeroth si gira verso il suo compagno, giusto in tempo per vedere che quest'ultimo sta estraendo dalla bisaccia un pesce morto che poi getta nelle acque. Prima che il pesce possa toccare l'acqua un artiglio emerge dallo stagno e lo ghermisce saldamente. Segue un breve silenzio, poi una voce di donna, sibilante e malvaglia, proviene dalle acque.&lt;br /&gt;"Non sei solo".&lt;br /&gt;"Un valoroso cacciatore mi segue: è Emeroth, figlio di Felab, Mastro del Dun, Fabbro degli Uomini, Forgiatore della Gae Bulga!".&lt;br /&gt;Emeroth non fa in tempo a focalizzare le parole di Nyhallam che subito le voci gli chiedono di avvicinarsi. Mentre Nyhallam gli fa cenno di accontentare le voci proclama a gran voce: "E' mio ospite! Ricordatelo!".&lt;br /&gt;Emeroth fa qualche passo nello stagno nero e subito avverte un movimento sotto l'acqua, poi viene ghermito da delle mani che scono dal fango, un volto fangoso si fa strada dalle acque melmose, un volto vagamente femminile, senza denti, dalla pelle quasi incartapecorita e gli occhi vitrei e ciechi. La ninfa si erge, quasi arrampicandosi sul corpo di Emeroth che resiste a stento al disgusto.&lt;br /&gt;"E mio ospite!" avverte ancora una volta Nyhallam alle sue spalle.&lt;br /&gt;La ninfa posa le sue dita unghiute sul volto di Emeroth e lo tasta per carpirne le fattezze.&lt;br /&gt;"E' bello, è buono..." sibila la ninfa.&lt;br /&gt;"E' mio ospite!" scandisce per la terza volta Nyhallam e la ninfa, irritata lascia andare Emeroth, spingendolo indietro e ritraendosi sotto la superficie dell'acqua. Emeroth quasi cade all'indietro ma poi riesce a recuperare l'equilibrio e ad uscire dallo stagno dove si muovono molte figure.&lt;br /&gt;"Troverai Colui che si bagna alla luce della Luna là dove si ergono le montagne" dicono le ninfe. Nyhallam rivela ad Emeroth che le ninfe si rifersicono alla Porta degli Abissi, le caverne dove, si racconta, siano esiliati i Fomori. Le caverne proseguono fin sotto l'Isola di McLeod e da lì si può chiedere udienza agli antichi abitanti di Eire. Sopra la Porta si trova la Roccia Scoperta e quello è sicuramente il luogo dove cercare.&lt;br /&gt;"Ora vai Nyhallam, tu sau qual è il prezzo di questa informazione" avvertono le ninfe.&lt;br /&gt;"Qual è il prezzo?" domanda sospettoso Emeroth.&lt;br /&gt;"La prove che la nostra caccia ha avuto successo" conclude Nyhallam.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm, Tanai e Rhian trovano finalmente Gannor in compagnia del Maestro dei Cani del Dun ed un'altro cacciatore. Gli uomini stanno bevendo copiosamente raccontandosi storie non esattamente adatte alle orecchie delle donne. I nuovi arrivati si uniscono al tavolo e Tanai li intrattiene per un po' con qualche storia di caccia piuttosto violenta. Durante un momento di ilarità generale Tanai versa nel boccale di Gannor un po' di Acconito. L'erba, datagli in precedenza da Feilhelm, abbassa ulteriormente i freni del cacciatore, già rilasciati dall'alcol, rendendolo ancora più ciarliero. All'ennesimo brindisi Tanai, fingendosi un po' brillo e chiedendo aiuto, dice di non ricordare la storia degli Occhi della Luna. A sentire queste parole Gannor si fa improvvisamente serio, seppure il volto sia ancora acceso di rosso dal vino che ha trangugiato. L'uomo borbotta che certe storie non andrebbero raccontante quando si è in buona compagnia ma poi cede alle insistenze del bardo e di Feilhelm.&lt;br /&gt;Gannor racconta che è il Signore del Bosco a concedere ai cacciatori le loro prede. Il Signore del Bosco è altresì noto come gli Occhi della Luna perché nei suoi occhi risplendono le luci argentee della notte. Egli comanda i lupi e senza il suo assenso non è possibile catturare nessuna preda... sempre secondo Gannor recentemente alcuni cacciatori sono stati puniti per aver violato gli ordini imposti dal Signore del Bosco. Al termine di questo racconto sul tavolo cade il silenzio. La tensione è interrotta dei singhiozzi di Rhian, sempre più disperata per la situazione. Feilhelm accompagna fuori la sua pupilla e le fa coraggio. E' chiaro ormai alle donne che l'uomo che ha manovrato Rhian ha fatto sì che questa, inconsapevolmente, chiedesse al suo amato di uccidere proprio suo fratello Ferdrad!&lt;br /&gt;"Dobbiamo raggiungerli prima che accada il peggio, ma dove potrebbe trovarsi ora il Signore dei Boschi?" si domanda Feilhelm.&lt;br /&gt;Rhian riprende il controllo, poi sollevando lo sguardo e fissandolo in quello di Feilhelm le risponde che forse sua madre potrà rivelarlo loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/nightchildren2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/400/nightchildren2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Emeroth e Nyhallam giungono infine alla Porta dell'Abisso. I due la superano, dirigendosi frettolosamente sopra la collina che sovrasta la caverna; sul colle è radunato un branco di lupi. I cacciatori si fermano, nelle ombre, premunendosi di restare sotto vento per non essere intercettati dal sottile olfatto degli animali. Nyhallan finalmente rivela ad Emeroth l'obiettivo della loro caccia: si tratta del capo del branco, attualmente accovacciato in cima al colle; propone quindi al cacciatore di sferrare un attacco il più diretto possibile: mentre Emeroth si farà strada verso il capobranco, Nyhallam lo coprirà da dietro con il suo arco. Emeroth porge il braccio al compagno, alla maniera celtica, per stringere l'accordo poi sfodera la sua arma, la spada che il padre ha forgiato per lui, la quale esce dal fodero emettendo una sottile nota musicale. Il cacciatore, coperto da Nyhallam alle sue spalle, si avvia verso la cima del colle; ancora prima che i lupi possano rendersi conto di quel che sta per accadere Nyhallam fa sibilare tre frecce che abbattono altrettanti lupi. Gli animali non fanno in tempo ad alzare il capo, percependo l'avanzata di Emeroth, che vengono colpiti a morte dalle frecce del Thuata de Danaan. Ma il percorso di Emeroth si interrompe quando un grosso lupo nero gli si para di fronte, ringhiando a denti snudati. Ma il lupo non può nulla contro il potente fendente del cacciatore e viene abbattuto al primo colpo. Poco sopra di lui, Emeroth vede finalmente il capobranco. Il lupo, risvegliatosi per i rumori che i cacciatori hanno comunque provocato, è pronto a dar battaglia ma quando mette a fuoco il suo aggressore rimane per un attimo interdetto, poi - inaspettatamente - invece di gettarglisi contro, fugge dalla collina senza dar battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raggiunto il fiume vicino alla loro casa nel bosco, Rhian si volta verso Feilhelm per chiederle coraggio. &lt;br /&gt;"Non sempre riesco a vederla e - a dire il vero - io non l'ho mai cercata prima d'ora. Di solito è lei ad apparirmi". La giovane teme di fallire e di far svanire quell'unica possibilità di intervenire in quello che si è rivelato un madornale equivoco orchestrato ad arte da un crudele burattinaio. Feilhelm la guarda teneramente, poi mentre si toglie la spilla che trattiene il proprio mantello e lo consegna alla giovane la rincuora un'altra volta:&lt;br /&gt;"Anch'io sono tua madre e ti prometto che stasera non ti lasceremo sola. Stasera tua madre verrà!"&lt;br /&gt;Feilhelm si allontanta quindi per lasciarla sola, come sola - tutte le altre volte - aveva ricevuto la visita della madre. Mentre nervosamente aspetta il responso di questa ennesima prova il suo cuore sobbalza all'udire una voce che proviene dalle sue spalle: "Una fanciulla innamorata è una gioia per il cuore!", Feilhelm si volta per capire che le ha parlato e scorge infine Lungamano, ghignante, venirle incontro. La Madre delle Erbe, finalmente, capisce a chi si riferisse Rhian parlando del'uomo con la catena al collo: Lungamano sfoggia così una preziosa collana sopra i suoi abiti. Passato l'iniziale stupore la donna si acciglia provando odio per quell'essere e la sua opera.&lt;br /&gt;"Proprio perché è una gioia per il cuore è così triste vedere qualcuno che se ne approfitta" gli rinfaccia.&lt;br /&gt;"Ma io l'ho fatto per il vostro interesse" replica Lungamano "ci guadagneremo tutti da questa vicenda, vedrai!"&lt;br /&gt;"Credi di saperla lunga Lungamano ma noi non ci fidiamo di te" gli risponde Feilhelm.&lt;br /&gt;"Lo so Feilhelm, non ti sei mai fidata di me e non hai mai dato retta ad un mio consiglio. Se escludiamo la volta che ti indicai il nome di tuo figlio..." insinua Lungamano e a quelle parole la memoria di Feilhelm finalmente si sblocca. La donna, con un tuffo al cuore, ricorda come Lungamano sia in realtà il fratello dell'uomo che è anche il padre di suo figlio e quale fosse il nome che gli aveva suggerito: Nyhallam.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114517959028294092?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114517959028294092/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114517959028294092&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114517959028294092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114517959028294092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/04/guerra-fratricida.html' title='guerra fratricida'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114381489443497765</id><published>2006-03-31T16:17:00.000+02:00</published><updated>2006-04-16T11:27:00.143+02:00</updated><title type='text'>sfida tra poteri</title><content type='html'>Per quanto il piccolissimo Moctha, due anni appena, sia stato cresciuto tra mille attenzioni e paure (dovute principalmente alla minaccia del mastino del Re), non si può nulla di fronte all'intraprendenza e alla vivacità di un'infante. Moctha si è dimostrato sin da subito un bambino molto simile ai genitori: indipendente ed estroverso; genitori che però quasi non conosce e di cui ignora l'identità. Ed anche Moctha, come ogni vivace bambino che si rispetti, è capace di allontanarsi dalle sue "madri", incurante dei pericoli che corre. Perché in effetti Moctha ha una famiglia ben strana: la madre naturale quasi non la conosce ma in compenso è accudito e cresciuto da altre due donne: una giovane ed una anziana che lo stanno allevando libero ed anche un po' più selvaggio di quanto non accadrebbe ad un suo coetaneo che viva, come lui, sotto l'egida del Dun di Mastro Felab.&lt;br /&gt;Oggi è uno dei tanti giorni nel quale Rhian e Feilhelm l'hanno portato con loro nella foresta: le due donne devono raccogliere le erbe di cui sono grandi conoscitrici; ma diversamente tutti quei giorni oggi Moctha si è allontanato un po' troppo mentre sia Rhian che la sua maestra sono convinte che il bimbo si trovi con l'altra; quando le donne si accorgono di quel che è successo è passata ormai più di un'ora e le ombre del pomeriggio si stanno allungando...&lt;br /&gt;Moctha intanto ha camminato a lungo nel bosco, ed è un po' spaventato a dire il vero, perché per quanto indipendente possa essere rimane pur sembre un bambino di pochi anni. Alla fine, sfinito e quasi in lacrime per la paura, il bimbo viene ritrovato da una coppia di animali: due lupi che, dopo averlo annusato a dovere, piuttosto che decidere di mangiarselo, hanno provveduto a cullarlo. La lupa, un bell'esemplare dal pelo grigio, ha leccato con dolcezza il volto del bimbo che, dopo poco, si è addormentato accoccolato sul suo morbido pelo. Il maschio invece continua a camminare nervosamente intorno alla compagna e al cucciolo d'uomo, annusando di continuo l'aria.&lt;br /&gt;Una giovane ragazza sbuca finalmente dal fitto della foresta e vedendo il piccolo addormentato sulla pancia della lupa gli si avvicina senza troppo indugiare. La giovane è bella, ha i forti capelli scuri, lisci e brillanti. &lt;br /&gt;Il lupo comincia a ringhiare e mostrare i denti.&lt;br /&gt;La ragazza si ferma a pochi passi dal bambino e si china per osservare meglio la scena, poi con un sorriso un po' beffardo si sistema una ciocca di capelli dietro l'orecchio destro.&lt;br /&gt;"Stai tranquillo lupo, non te lo porterò via..." dice la giovane.&lt;br /&gt;"Sarebbe l'ultima cosa che faresti" minaccia la voce gutturale di colui che poco prima era il lupo dal manto rossiccio che le ringhiava contro.&lt;br /&gt;"Attento Ferdrad, non sai con chi parli oppure stai dici cose che non saresti in grado di mettere in pratica. In ogni caso trovo piuttosto curioso trovare il piccolo in tua compagnia. Le sue madri mortali l'hanno abbandonato?"&lt;br /&gt;"Sono qui vicino. Ma avevo percepito anche il vostro odore. Cosa avete intenzione di fare?".&lt;br /&gt;"I nostri affari ci appartengono uomo-lupo, anche se non nego che riprendersi questa rivincita sarebbe una bella soddisfazione. Siete stati fortunati a incontrare me e non la madre...".&lt;br /&gt;Mentre la giovane parla, la lupa dal manto grigio, con fare protettivo, inizia a leccare il volto del piccolo Moctha.&lt;br /&gt;"Questo bambino è protetto da un potere ben più grande del mio. Non hai notato che il Destino lo sta facendo allevare da tre donne: una giovane, una madre ed una vecchia, che si contrappongono al vostro potere?".&lt;br /&gt;"Ferdrad, non parlare di cose che non capisci" risponde svogliata la giovane ragazza "questa discussione mi sta annoiando. Parliamo di te, uomo-lupo, se sei davvero saggio come ostenti cosa sai dirmi del tuo Destino?".&lt;br /&gt;Il giovane uomo, nudo senza vergogna alcuna di fronte alla splendida ragazza che ha di fronte, rimane per un attimo interdetto. Un brivido gli attraversa la schiena, ricoperta da un'innaturale peluria, fulva come i suoi capelli e la sua barba ancora troppo morbida per essere quelle di un uomo.&lt;br /&gt;"Non rispondi?" dice la giovane con un sorriso mentre si volta di nuovo verso il piccolo Moctha "Eppure non è una domanda tanto difficile, Ferdrad. Tu assomigli così tanto a tuo padre. Tra i tre fratelli sei quello che gli assomiglia di più, nel corpo e nello spirito. Tua sorella diventa ogni giorno più simile a vostra madre ed Emeroth è uno spirito libero che percorre un sentiero influenzato da molte forze ma sopratutto dalla sua indomita forza di volontà. Tu invece sei proprio come tuo padre: vivi in balia di un Destino più grande di te. Ed infatti egli pagherà un tributo che non si aspetta...".&lt;br /&gt;Ferdrad rimane ancora una volta in silenzio. Non si aspettava che la discussione potesse prendere questa piega. Poi con un colpo d'occhio non può fare a meno di notare due sguardi di donna provenire dal bosco: sono gli occhi di una vecchia, dallo sguardo distaccato e sornione e quelli di una donna, illuminati da una rabbia fredda. La lupa, intanto, con fare apparentemente molto disinvolto, come estranea a quello che le sta accandendo attorno continua lentamente a leccare il bambino, lavandolo con cura, anche i capelli.&lt;br /&gt;"Hai forse perso di nuovo le parole lupo?" lo stuzzica la giovane "eppure prima ti piaceva tanto parlare di Destino, metterti in bocca quella parola credendo che avesse un qualche effetto su di noi" poi la giovane ride, di una risata argentea, venata da un piccola dose di crudeltà.&lt;br /&gt;"Puoi provare a spaventarmi quanto vuoi, ma io so che anche voi siete soggette ad altri poteri: non avete potuto imporvi quando la Regina Ide ha deciso di revocare il suo patto".&lt;br /&gt;"Ma ora né lei, né nessun'altra delle sue madri è qui a reclamare quanto è loro, quanto hanno perso nel bosco..." dice la voce della donna, con tono di sfida, facendosi avanti.&lt;br /&gt;La lupa intanto ha finito di leccare il piccolo Moctha.&lt;br /&gt;"Cosa vorresti dire ora?" chiede Ferdrad.&lt;br /&gt;"Che se lo volessimo potremmo riprenderci quanto ci era stato promesso e poi negato! Lui" e la donna indica in direzione della lupa "doveva essere nos... dove l'hai nascosto misero mezzosangue?".&lt;br /&gt;La donna e la giovane guardano in direzione della lupa grigia, ancora accucciata a terra, ma da sola. Il piccolo Moctha non c'è più. L'animale guarda nella loro direzione, con una strana luce nei suoi occhi tondi.&lt;br /&gt;"L'ho fatto celare alla vostra vista, voi non avete potere su Eire..." risponde Ferdrad.&lt;br /&gt;"Tu sei un pazzo!" dice furibonda la donna "fai cose di cui non comprendi a pieno le implicazioni".&lt;br /&gt;"Forse, ma so che anche stavolta non lo potrete avere" risponde Ferdrad, dopo di ché volta loro le spalle e nell'arco di pochi istanti l'uomo non c'è più e il figlio della luna prende posto alle spalle della propria compagna.&lt;br /&gt;"Ce ne andiamo, lupo" interloquisce finalmente la vecchia posando una mano ossuta sulla spalla della donna "ma ricorda che nonostante le nostre furbizie il Destino attende tutti...".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114381489443497765?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114381489443497765/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114381489443497765&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114381489443497765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114381489443497765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/03/sfida-tra-poteri.html' title='sfida tra poteri'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114284202810004548</id><published>2006-03-20T09:06:00.000+01:00</published><updated>2006-03-20T09:13:05.300+01:00</updated><title type='text'>gae bulga</title><content type='html'>Lungamano intrattiene i suoi ospiti mortali con un'ospitalità impeccabile. Il figlio di Dana conduce la conversazione raccontando diverse storie del suo popolo; storie che spesso hanno molte attinenze con le storie conosciute da Felab e suo figlio Emeroth, ma che se ne discostano anche in modo sostanziale, mettendo in luce, ovviamente, le gesta del suo popolo. Emeroth e Felab sono comunque evidentemente sulle spine, si aspettano un raggiro. Intanto i piccoli servitori di Lungamano si danno da fare per servire il vino al loro padrone e agli ospiti. Al momento del brindisi, quando Lungamano alza la coppa alla salute dei suoi ospiti arriva finalmente il tanto atteso Cacciatore dei Boschi.&lt;br /&gt;"Fratello!" esordisce entusiasta Lungamano ed Emeroth e Felab, nel sentire tale saluto, non possono fare a meno di scambiarsi uno sguardo denso di significato.&lt;br /&gt;Il Cacciatore è un essere più alto e robusto di Lungamano, si muove in modo meno aggraziato ma più deciso. Incede verso il fratello a grandi passi seguito da uno stuolo di piccoli servitori dall'aspetto animalesco (ma non si capisce se vestano di pelli o se tali pelli siano le loro). I servitori di Lungamano portano uno scranno decisamente più regale dei piccoli panchetti su cui siedono gli altri ospiti e il Cacciatore vi si accomoda con fare molto naturale e rilassato, appoggiandosi su di un gomito e prendendo la coppa che gli viene offerta dal fratello.&lt;br /&gt;"Il famoso Cacciatore dei Boschi!" si lascia sfuggire Mastro Felab: dopo tanta attesa finalmente ha l'opportunità di parlarci. Ma la sua esternazione non viene presa molto bene dai due elfi che lo fulminano, disgustati evidentemente da quello che giudicano un intervento fuori luogo. I due fratelli continuano a discutere come fossero soli, mentre i servitori portano un arrosto di cervo. Finalmente il Cacciatore rivolge la propria attenzione verso il fabbro e, senza tante presentazioni, gli chiede come mai lo stesse cercando.&lt;br /&gt;"Il Cacciatore dei Boschi è molto popolare anche tra la mia gente" esordisce Felab, poi volendo prendere la questione alla larga: "Questo è Emeroth, mio figlio, che seppure sia ben lungi da pareggiarvi in bravura vanta già prede importanti nella caccia".&lt;br /&gt;Il Cacciatore, illuminandosi sentendo quelle parole, si raddrizza sul suo scranno e fa portare un arco da offrire ad Emeroth. Quando uno dei servitori consegna l'arco al giovane, Emeroth nota che è disarmato e - dallo sguardo del Cacciatore - è ovvio che la prima prova consiste nel riuscire ad armarlo. Emeroth però riesce nell'impresa senza difficoltà e quando il servitore gli porge tre frecce, Felab nota subito che le punte sono senz'altro di sua fattura.&lt;br /&gt;"Bene! Ti sfido dunque" dice alzandosi il Cacciatore e incamminandosi all'esterno. Tutti seguono l'elfo e questi, una volta fuori chiama a gran voce uno dei propri servitori: "Firnuil!". Uno dei piccoli esseri che lo seguono sussulta nel sentire il proprio nome.&lt;br /&gt;"Signore?" domanda timoroso il servitore che ha lunghe orecchie fulve, simili a quelle di una lepre.&lt;br /&gt;"Fuggi!" ordina il Cacciatore e Firnuil non se lo fa ripetere due volte, si accuccia a terra e comincia a correre a quattro zampe facendosi simile alla lepre alla quale assomiglia.&lt;br /&gt;Il Cacciatore ed Emeroth si lanciano al suo inseguimento, ma Emeroth rimane subito indietro: l'abilità e la fluidità dei movimenti dell'avversario è sicuramente fuori dal comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimasti soli, Felab e Lungamano, fanno ritorno nella casa di quest'ultimo.&lt;br /&gt;"Sei stato furbo a portare l'attenzione di mio fratello sulla caccia, Felab. Ma è un gioco pericoloso: se Emeroth vince, il Cacciatore si arrabbierà certamente, ma se perde verrà trasformato in uno dei suoi servitori". Il sangue di Felab gli si gela nelle vene ma ormai non può pià fare niente per suo figlio se non augurarsi che sia abile e capace come sempre ha dimostrato in questi anni. D'altrocanto il fabbro comincia a subodorare qualcosa che gli puzza. Lungamano però non torna a sedersi, ma conduce Felab nel sottosuolo, facendolo passare attraverso l'incavo di uno degli alberi che sostengono la propria casa fino ad arrivare in una fucina. Mastro Felab si aspettava una simile mossa e nonostante si fosse preparato a vedere qualcosa che l'avrebbe lasciato ammirato non riesce a rimanere di stucco di fronte alla magnificanza della fucina dell'elfo.&lt;br /&gt;"Non è sempre quello che hai desiderato?" gli dice Lungamano con un gesto della mano dove stringe ancora la propria coppa di vino.&lt;br /&gt;Il fabbro non può fare a meno di ammirare i fuochi accesi in vari punti, tenuti alla temperatura giusta da uno stuolo di servetti che si danno da fare nonostante non ci sia nessuno a guidarli. Appesi alle pareti ci sono gli strumenti più belli che Felab abbia mai visto e certi altri invece non li conosce neppure. Martelli e incudine sono di un metallo tanto nero e lucente da non sembrare veri. Felab è affascinato ed in cuor suo comincia a temere di non essere capace di rinunciare alla proposta che l'elfo sta per fargli. Poi, facendosi forza: "Che senso avrebbe il mio lavoro se poi non potesse essere ammirato dai miei pari? E poi se questa è la tua fucina perché in tutti questi anni hai richiesto i miei servizi?".&lt;br /&gt;Ma l'elfo, stizzito, evade la domanda incamminandosi verso uno dei forni, il più rovente. Al suo interno vi è un curioso pezzo di metallo, splendente per il calore; nonostante l'altissima temperatura, il metallo non pare accennare minimamente a fondersi.&lt;br /&gt;"Vedi questa?" dice l'elfo con un certo orgoglio nella voce "la chiameranno Gae Bulga. Dicono che sarà forgiata da un uomo amico dei Thuatha de Danaan. Un mortale diventato immortale grazie al vino degli elfi" conclude Lungamano girandosi tra le dita la propria coppa e bevendo un altro sorso di vino.&lt;br /&gt;Felab, con un sussulto al cuore, ripensa al brindisi di poco prima dell'arrivo del Cacciatore e la sua espressione si fa dura e arcigna. Poi con la voce fattasi bassa dall'ira:&lt;br /&gt;"E' una proposta o un tranello Lungamano? Perché se fosse un tranello forgerei quella spada solo per tagliartici la gola"&lt;br /&gt;"Sarà un lancia" dice noncurante l'elfo osservando il colore del vino.&lt;br /&gt;"Penetra le carni con la stessa efficacia" conclude il fabbro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Emeroth, nel bosco, ha perso di vista la propria preda: la corsa del Cacciatore è troppo più veloce della sua e ben presto si è trovato solo nel bosco, con solo il suo istinto di cacciatore a guidarlo. Dopo poco si ritrova fuori dal fitto della vegetazione, in alto su di un crinale e lontano da lui, senza che questa si sia accorta della sua presenza - la sua preda. Emeroth è emozionato da tanta fortuna, ma non fa in tempo ad incoccare al propria freccia che, in basso, sbuca anche il suo avversario. L'elfo ha già l'arco pronto, da cacciatore esperto qual è, e si accinge a scoccare il colpo. Emeroth ha poco tempo per pensare e piuttosto che concentrarsi sulla preda e finire in pareggio (perché certamente il cacciatore non mancherà il colpo) decide di rischiare il tutto per tutto e mirare alla freccia del cacciatore. Forse a causa della fattura dell'arco e delle frecce o forse a causa delle sue particolari doti, il giovane guerriero riesce nella sua impresa e a pochi metri dall'inconsapevole preda si sente uno schiocco di frecce che si scontrano in volo. La lepre, spaventata dal rumore, scappa via nella vegetazione.&lt;br /&gt;Il Cacciatore alza lo sguardo allibito.&lt;br /&gt;"Hai fatto fuggire la preda!" dice osservando Emeroth.&lt;br /&gt;"E' o non è una gara?" conclude il giovane mentre scivola giù dal pendio pietroso inseguendo la lepre. Dopo qualche altro minuto di inseguimento finalmente Emeroth ritrova il servitore-lepre affannato e che lo guarda dal basso con gli occhi spaventati.&lt;br /&gt;"Fuggi!" dice il servitore.&lt;br /&gt;Emeroth rimane stupefatto dal sentirsi rivolgere quel consiglio.&lt;br /&gt;"Fuggi via. Comunque finisca non puoi che perdere: ti farà diventare uno dei suoi servitori" continua la lepre mentre si comincia ad udire un fruscio nel sottobosco.&lt;br /&gt;Emeroth capisce subito di trovarsi in mezzo ad una trappola: se uccide la preda allora il Cacciatore pretenderà che lui prenda il posto del suo servitore per ripagargli il danno, ma se invece lascia vincere il suo avversario allora questi pretenderà da lui la stessa cosa come trofeo. Emeroth lascia cadere il proprio arco e si avventa sulla lepre a mani nude. L'animale è stupefatto dalla reazione dell'uomo e dopo poco è saldamente trattenuto dalle sue mani.&lt;br /&gt;Quando il Cacciatore sopraggiunge con un sorriso nel volto, sicuro di aver preso in castagna Emeroth, quest'ultimo gli mostra la preda.&lt;br /&gt;"E' ancora viva!" dice mentre il sorriso gli si spegne sulle labbra.&lt;br /&gt;"Certo! L'ho catturata. Ora è mia" risponde sicuro di sé Emeroth "Come del resto la pelle del Cinghiale Bianco..." rincara. Il Cacciatore fissa il proprio sguardo negli occhi di Emroth:è al tempo stesso ammirato e irritato per aver perso. Poi si volta e i due ritornato alla casa di Lungamano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei mesi che seguono si sparge la voce Mastro Felab è scomparso. Si intracciano molte voci sul suo conto ed ovviamente molti danno la colpa ai rapporti del fabbro con i Thuata de Danaan. In sua assenza Ronan, in qualità di apprendista di Felab, prende in carico il lavoro della fucina. Emeroth è silenzioso e lo lascia fare, ma un giorno i due si trovano insieme nella fucina e la discussione si fa subito tesa. Ronan vuole capire se Emeroth ha qualcosa in contrario a che sia lui, d'ora in poi, a gestire la fucina ed Emeroth, senza troppi giri di parole, gli fa capire che l'apprendista può usare la fucina, ma non reclamarla come propria. Tra i due non c'è mai stata molta simpatia, ma ora l'astio è più che mai palese. Mentre i due discutono animatamente arriva anche Feilhelm, senza quasi essere notata.&lt;br /&gt;"Puoi usare la fucina di mio padre" ripete Emeroth "ma sarà tua solo quando troverai il suo corpo". Ronan si sente sfidato ma pare piuttosto sicuro di sé, Feilhelm però - intromettendosi nella discussione - rincara la dose: "Ronan, l'uso della fucina non farà di te il capo di questo Dun".&lt;br /&gt;"Ma Emeroth è il figlio del Re!" fa notare Ronan. In effetti l'educazione di Emeroth è nelle mani di Connor e così anche la sua fedeltà, nonostante gli anni di assenza dall'Emayn del Re.&lt;br /&gt;"Emeroth è libero di tornare alla sua famiglia, ma ricordati che egli non è l'unico figlio naturale di Felab". Feilhelm, neanche troppo velatamente, sta ovviamente accennando a Rhian. Ronan, con le spalle al muro e sentendosi solo contro tutti non può far altro che abbandonare la stanza.&lt;br /&gt;"Ed ora Emeroth dimmi... cos'è accaduto davvero a tuo padre?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastro Felab intanto si sta abituando pian piano alla sua nuova fucina. E più il tempo passa più non riesce a capire come avesse fatto finora a lavorare con i suoi miseri strumenti umani. Il suo cuore non riesce a non esultare per i risultati di grande qualità che riesce ad ottenere. Ma la sua gioia è macchiata dal rimorso di aver abbandonato i suoi figli, di aver lasciato in sospeso tante cose... inoltre i rapporti con Lungamano sono comunque molto tesi.&lt;br /&gt;Un giorno l'elfo torna nella fucina in compagnia del fratello, il Cacciatore dei Boschi.&lt;br /&gt;"Allora mastro Felab? Come ti trovi nella tua nuova fucina?" chiede Lungamano.&lt;br /&gt;Il fabbro, per protesta, abbassa il suo martello e smette di lavorare.&lt;br /&gt;"Non credere di essere il mio signore Lungamano" risponde stizzito Felab.&lt;br /&gt;"Non lo sono" gli risponde l'elfo "... piuttosto siamo tutti strumenti nelle mani del Destino" dice sottovoce, poi guarda verso il forno dove il metallo che un giorno sarà Gae Bulga è sempre compatto e lucente, quasi indifferente al fuoco.&lt;br /&gt;"Perché dici questo fabbro?" chiede infine Lungamano.&lt;br /&gt;"Ero un signore tra i miei pari ed ora sono tuo prigioniero"&lt;br /&gt;"Prigioniero? No mastro Felab, non sono io a trattenerti, se vuoi sei libero di andare. Se è questo quello che il tuo cuore vuole davvero".&lt;br /&gt;E nonostante la voce grossa e l'orgoglio ferito dall'essere caduto in un tranello, mastro Felab sa che Lungamano ha ragione: i desideri del suo cuore lo trattengono in questo posto. Poi Lungamano si fa da parte e salutando con un semplice cenno della mano riprende le scale, lasciando il Cacciatore libero di parlare con il fabbro.&lt;br /&gt;"Mi volevi parlare?" chiede il Cacciatore incuriosito "Mio fratello mi ha detto che sei tu ad aver forgiato la punta delle mie freccie".&lt;br /&gt;"Sì, molto di ciò che porti proviene dalle mie fucine. In ogni caso volevo parlarti della tua muta di cani. Tra loro vi era un cane molto bello, il più forte, che consideravi come un figlio".&lt;br /&gt;"Sono affezionato a molti dei miei cani" conferma il Cacciatore.&lt;br /&gt;"Ma uno in particolare si addice a questa descrizione. Parlo di Lonan, il mastino che hai dato a Re Connor. Non ti manca?"&lt;br /&gt;A sentir parlare di Lonan, il Cacciatore dei Boschi si fa più attento.&lt;br /&gt;"Anche se mi mancasse non posso farci nulla. L'ho dato in dono, ora non posso averlo indietro".&lt;br /&gt;"Una donna mi ha detto però di aver parlato con quel cane in una notte di 6 anni fa. E il cane disse chiaramente che tu eri ancora il suo padrone" riprende Felab.&lt;br /&gt;"E con questo?".&lt;br /&gt;"Se volete che forgi Gae Bulga voglio quel cane a guardia di questa fucina!".&lt;br /&gt;Il Cacciatore, di fronte alla richiesta di Felab, rimane interdetto e silenzioso, poi la discussione è interrotta dal rumore di passi che scendono dalle scale. Subito dopo fa il suo ingresso una bambina all'incirca di 8 anni.&lt;br /&gt;"Padre?" chiama la bimba avvicinandosi al Cacciatore. Felab capisce immediatamente che quella bambina altri non è che la primogenita di Re Connor: non fu sbranata dal mastino, ma portata al Cacciatore come pagamento per aver ceduto il mastino al Re.&lt;br /&gt;"Come un figlio era per te il tuo mastino. Ed un figlio hai avuto..." chiosa Felab.&lt;br /&gt;"Una figlia" precisa il Cacciatore.&lt;br /&gt;"Il cuore di un padre non fa differenza tra maschio e femmina".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114284202810004548?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114284202810004548/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114284202810004548&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114284202810004548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114284202810004548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/03/gae-bulga.html' title='gae bulga'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114210961362029775</id><published>2006-03-11T21:38:00.001+01:00</published><updated>2006-03-14T09:49:20.710+01:00</updated><title type='text'>un debito è saldato</title><content type='html'>"Ottimo lavoro Mastro Felab!" esclama compiaciuto Olkan, il giovane figlio di Odran, che ormai anni addietro aveva commissionato a Felab uno scudo per la sua famiglia. In questi anni Felab è stato molto impegnato con la propria spada, al punto di aver quasi scordato la commessa di Odran. Quando anche il committente aveva ormai perso le speranze di ricevere quanto richiesto ecco che il fabbro gli ha comunicato che l'oggetto era finalmente pronto. L'iniziale diffidenza per il tempo passato fugge subito dallo sguardo di Olkan non appena questi può ammirare il risultato.&lt;br /&gt;"Lo devi provare per essere certo della qualità del lavoro" dice Felab sicuro di sé, girando lo scudo e porgendoglielo in modo che lo possa indossare. Olkan alza la guardia ed è visibilmente soddisfatto.&lt;br /&gt;"Leggero e robusto..." commenta l'uomo.&lt;br /&gt;"No, dico di provarlo davvero" continua Felab "posso avere un'arma?".&lt;br /&gt;I servitori di Olkan si guardano e al cenno del loro padrone questi recuperano l'arma del giovane che poi si occupa di sfoderarla e consegnarla nelle mani del fabbro.&lt;br /&gt;"Che ne pensi mastro fabbro?" chiede Olkan riguardo alla spada, evidentemente un dono del padre di cui va fiero. Ma l'esperto fabbro non riesce a contenersi e impugna l'arma con sufficienza, senza rispondere, poi - avvisato Olkan dell'attacco in arrivo - colpisce lo scudo per ben due volte. Lo scudo è semplice da manovrare ma soprattutto dimostra una robustezza fuori dal comune e non si graffia neppure.&lt;br /&gt;"Siamo venti per uno scudo, ma ce ne andiamo con un artefatto! L'attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena" dice Olkan e Felab sorride compiaciuto.&lt;br /&gt;"Ormai sta scendendo la sera, vi prego di restare per la notte come miei ospiti" dice Felab onorando la tradizione dell'ospitalità ed Olkan ovviamente accetta, onorato dell'invito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'occasione è buona per parlare degli ultimi avvenimenti che stanno accadendo nei Dun vicini. Gli stranieri raccontano che i Pitti si sono fatti sempre più aggressivi: uccidono uomini e bestiame senza pietà, rapiscono le donne, si nascondono nelle foreste ed attaccano a sorpresa durante la notte. E tutto questo senza una ragione apparente, o almeno mastro Felab e suo figlio Emeroth non riescono a capirla né farsela dire.&lt;br /&gt;"Stiamo andando a chiedere aiuto a Re Connor" dice Olkan "deve aiutarci a combattere contro quei selvaggi; voi siete suoi amici, vero? Si dice che tuo figlio fosse uno dei suoi uomini..." si informa guardando Emeroth, ma prima che questi possa rispondere alcunché mastro Felab risponde puntualizzando.&lt;br /&gt;"Infatti mio figlio è al servizio del Re".&lt;br /&gt;La conversazione poi si sposta sulla Regina Ide. Pare che tornata dalla sua lunga assenza abbia contribuito al governo del Emayn infondendo forza e coraggio nel suo consorte. Anche Lonan, il mastino, è ancora al fianco del Re e le voci a suo riguardo si sono moltiplicate: si dice che sappia distinguere quando parla un bugiardo e che se avesse la parola consiglierebbe certamente il Re giacché gli manca solo il dono della parola...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'indomani all'alba gli ospiti sono pronti a partire. Montano a cavallo e salutano cordialmente Felab e la sua famiglia. Inaspettatamente, all'entrata del Dun si presenta Lungamano. Felab è contraddetto: il figlio di Dana non si era mai presentato in modo così sfacciato e in pieno giorno; in ogni caso il fabbro fa finta di nulla e continua a conversare con i suoi ospiti, però quando Lungamano si avvicina attacca subito discorso con loro: "Già in partenza, Olkan?".&lt;br /&gt;Il giovane si volta verso di lui, con lo sguardo perplesso. "Sì... ci conosciamo?".&lt;br /&gt;Ma un'intenso (e corrucciato) scambio di sguardi tra Felab e Lungamano mette fortunatamente a tacere quest'ultimo.&lt;br /&gt;"Andate, andate..." conclude Lungamano con stizza e Felab riprende la sua conversazione: "Dite al Re che siete passati da qui, e salutatelo da parte mia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Hai lavorato per loro!" dice Lungamano stizzito ed irritato per essere stato zittito. "E' così che sprechi il tuo tempo e le tue energie? E il nostro patto?". La fata si riferisce all'accordo che ha con Felab riguardo all'incontro con il Cacciatore dei Boschi. Lungamano in questi anni ha sempre detto che l'incontro non era una cosa semplice da organizzare ed ha sempre rilanciato il prezzo dell'incontro chiedendo qualcosa in più: dopo le briglie ci sono stati un collare per cani, degli speroni, la punta di una lancia, delle frecce ed ora un pugnale da caccia.&lt;br /&gt;"Non so se posso darti quello che mi chiedi Lungamano" risponde Felab "Sai, noi uomini abbiamo l'uso di onorare gli impegni presi".&lt;br /&gt;"Ma certo" risponde Lungamano "anche noi. E sia io che tu stiamo onorando i patti, cosa stai dicendo?"&lt;br /&gt;"Sono sei anni che devo incontrare il Cacciatore!" sottolinea Felab.&lt;br /&gt;"Mi sto adoperando. Non penserai che si possa incontrare un individuo del genere come si richiede la presenza di un servo?".&lt;br /&gt;"Forse potremmo parlare di un incentivo per te a concludere questa commessa, qualcosa che mi puoi dare fino a quando non avrò ottenuto ciò che voglio".&lt;br /&gt;Lungamano appare stuccato dalle parole di Felab ma è disposto a sentire che cosa propone il fabbro.&lt;br /&gt;"Ormai mi devi molto: rivelami il tuo Vero Nome e sarò sicuro che stai facendo il possibile". Lungamano osserva Felab con occhi ostili.&lt;br /&gt;"Ci penserò..." conclude prima di voltarsi ed andarsene. Nel frattempo nella fucina entra anche Emeroth e Lungamano lo guarda come se lo incontrasse per la prima volta. Cosa gli stia passando per la mente però non è chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rhian in questi anni è cresciuta molto e si è fatta donna. Una giovane donna intelligente e bella, che ha imparato molto dagli insegnamenti della sua mastra, la Madre delle Erbe Feilhelm. Questa si è molto prodigata nell'istruzione della sua allieva ed ora è fiera della ragazza, anche se un po' preoccupata perché, nonostante i suoi 22 anni lei non sia ancora legata a nessuno.&lt;br /&gt;Feilhlem in questi ultimi anni ha avuto il suo bel daffare dietro all'istruzione di Rhian e a piccolo Mochta. Come se non bastasse molti sono segni di morte che continuano ad incrociare la sua strada dopo essersi inimicata le Morrigan e il Mastino del Cacciatore: rumori nella notte, come di qualcuno che si aggira nei dintorni della casa, un conglio ferito che l'ha seguita sino all'uscio per poi morirvi davanti, dei panni (di una Bhanshee?) abbandonati sulla riva del torrente.&lt;br /&gt;Feilhelm è concentrata in questi ed altri pensieri, mentre è nel bosco insieme a Rhian per raccogliere delle erbe. A distrarla però è qualcosa di nuovo indosso alla sua pupilla. Rhian porta appuntato al mantello una spilla di argento dalla fattura eccellente. Al centro del fregio celtico vi è una spada che si staglia sullo sfondo di argento bruciato. "Quella spilla ha qualcosa di particolare" si dice Feilhelm, decisa ad andare fino in fondo alla faccenda. Con fare casuale fa cadere apertamente il suo sguardo sulla spilla, poi sorride a Rhian.&lt;br /&gt;"E' carino?" chiede in tono complice, alludendo ovviamente a colui che le ha fatto questo dono. Rhian arrossisce e, ridacchiando, farfuglia qualcosa riguardo ad un tipo misterioso incontrato casualmente nel bosco. Feilhelm cerca di scoprire qualcosa in più al riguardo, ma c'è poco da sapere: pare che il misterioso individuo la seguisse, ma non volesse farsi notare.&lt;br /&gt;"E' davvero molto bello, madre" dice Rhian con voce sognante. Feilhelm capisce subito che potrebbe trattarsi di qualcuno appartente al popolo fatato ed è preoccupata.&lt;br /&gt;"Ti ha fatto un regalo molto impegnativo... come hai detto che si chiama?"&lt;br /&gt;"Sleibhyn è il suo nome" risponde Rhian.&lt;br /&gt;"Devi fare attenzione, potrebbe essere pericoloso" avverte Feilhelm ma senza particolare presa su Rhian.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorni dopo Feilhelm chiede a mastro Felab di ospitare un banchetto dove sia possibile ascoltare qualche storia dai bardi: il suo obiettivo è dissuadere Rhian dai suoi pensieri ed attirare la sua attenzione verso altri orizzonti. La donna è preoccupata ma cerca di non darlo a vedere.&lt;br /&gt;"Non mettere la spilla stasera" avverte Feilhelm "attirerebbe l'attenzione di tutti".&lt;br /&gt;Rhian è poco propensa ma alla fine, di fronte all'idea di dover renderne conto, si convince e la consegna alla sua maestra perché la nasconda. Appena Rhian posa la spilla nelle mani di Feilhelm la donna ha una visione.&lt;br /&gt;Vede chiaramente un uomo, bellissimo, che teneremente le consegna nelle mani una spilla di fattura eccelsa e le rivolge un sorriso.&lt;br /&gt;"La mia spilla!" dice piena di emozione Feilhelm nella visione, poi ritorna in sé.&lt;br /&gt;Turbata dalla visione, esce di casa per nascondere la spilla tra le pietre del muretto a secco che delimita la sua capanna. Feilhelm sospetta che ciò che ha visto siano ricordi suoi, obliati dalla mente. Che le Morrigan le abbiano detto la verità quella notte di Belthain di sei anni addietro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai, ormai anche lui si è fatto un uomo, visita spesso il Dun di Mastro Felab e quella sera Feilhelm gli ha chiesto di raccontare storie riguardanti il popolo fatato, storie nelle quali gli uomini sono vittima dei loro raggiri. In particolare Feilhelm ricorda al bardo la storia di un Thuatha de Danaan che rapisce il cuore di una giovane. Forse il tentativo è decisamente spudorato ma la serata, animata così da quei racconti di storie tragiche, prende una piega un po' dimessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'atmosfera non migliora certamente quando un servitore chiama mastro Felab e gli dice che un mendicante è alle porte e chiede di entrare. Felab vede dunque Irial sulla soglia. L'uomo raramente si presenta in pubblico, consapevole dell'effetto che abbia sulla gente, ma il fabbro lo lascia accomodare e preso Tanai al suo fianco si siede al tavolo con Irial mentre intorno a lui altri bardi continuano a raccontare languide storie di amori delusi.&lt;br /&gt;Irial è muto, ma è capace di farsi comprendere bene: vuole partire. Felab gli chiede perché e poi, di fronte alla complessità dei gesti dell'uomo si fa portare una tazza di farina che poi getta sul tavolo. Il mendicante comincia a disegnare sulla farina, spiegando le sue ragioni. Irial vuole andare alla ricerca di suo fratello e Felab, di fronte alla perplessità di Tanai, confida al bardo che l'uomo che incontrarono anni addietro e che scacciò il corvo in malomodo era in realtà il fratello scomparso Iriol. Dai disegni di Irial, Tanai e Felab comprendono che Iriol in realtà è protetto dal Signore dei Corvi, dalla Dea della Guerra e della Morte. Protetto e soggiogato da lei.&lt;br /&gt;Poi il mendicante disegna una ciotola di cibo e fa capire ai suoi interlocutori che coloi che mangia da quella ciotola potrà vedere i morti. Irial vuole rompere il legame tra la Dei della Morte e il fratello e liberarlo così dalla sua dannazione.&lt;br /&gt;Ma mentre i due cercano di capire qualcosa di più sopraggiunge un altro servitore che avverte Felab che un'altro ospite lo attende alla porta. Felab, che non vuole essere interrotto, delega il figlio Emeroth di occuparsi del nuovo venuto, ma dopo poco il giovane torna indietro.&lt;br /&gt;"Vuole vedere te, padre" e dalla faccia di Emeroth, Felab capisce subito che si tratta di Lungamano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori dalla sala del banchetto fa freddo e il vento soffia forte. Lungamano osserva il suo interlocutore e poi con tono freddo: "Sono venuto a saldare il mio conto, mastro Felab. E' per stasera stesso o non lo sarà per molti anni".&lt;br /&gt;Felab teme un tranello e dopo tutte le storie narrate al proposito non riesce a non essere intimidito da quella proposta. Cerca di non mostrare timore ma rimane sulla soglia zitto e fermo.&lt;br /&gt;"Sì o no?" incalza Lungamano.&lt;br /&gt;"E sia!" risponde Felab. "Emeroth, accompagnami ti prego" poi avvicinandosi al figlio "se stanotte non dovessi tornare da questo viaggio, vai nella mia fucina e prendi quello che ti spetta". Felab è attanagliato dalla paura e un certo cattivo presentimento gli impedisce di incamminarsi nonostante Lungamano lo aspetti. Il fabbro si mette il proprio mantello e il suo cuore cova pensieri di morte, solo la presenza calma e sicura di Emeroth gli dà il coraggio di partire, seppure tra mille dubbi e sospetti.&lt;br /&gt;Arrivati al limitare del bosco, Lungamano si volta verso i due uomini e gli porge l'estremita di una fune.&lt;br /&gt;"Tenetela saldamente. Non lasciatela per nessun motivo!"&lt;br /&gt;Padre e figlio si scambiano un'occhiata allarmata poi afferrano la corda decisi a non farsela sfuggire. Il viaggio attraverso il bosco ha così inizio. Nonostante siano le zone dove Felab ed Emeroth hanno sempre vissuto è un bosco diverso e straniero, dove soffia un vento ostinato che gela il sangue e le ossa. I due uomini si guardano attorno spauriti, poi il mantello di Emeroth rimane impigliato tra i rami. Il giovane lo strattona perché non può perdere il passo ma voltandosi si rende conto che il mantello è in realtà gherito da un grosso albero che allunga i suoi rami verso di lui. In preda all'orrore ma mantenendo la calma Emeroth si sfila il mantello e continua il viaggio senza.&lt;br /&gt;Ma i guai non sono finiti perché presto i due uomini attraversano un pantano che risulta quasi fatale per entrambi. Emeroth affonda e Felab gli porge la mano per tirarlo su, ma non riesce. Il fabbro strattona la corda per fermare Lungamano che, con voce atona e distaccata replica: "Se non vuole seguirci lascialo indietro". Felab si volta verso il figlio e con un discreto sforzo riesce a trascinarlo con sé.&lt;br /&gt;Infine i tre viandanti giungono ad un tronco, sospeso sul fiume, al termine del quale si alzano altri due alberi. Tra loro, a mo' di tenda, è posta un'argentea e sottile ragnatela che Lungamano solleva per far entrare i suoi ospiti.&lt;br /&gt;La casa di Lungamano è così diversa da quella degli uomini: modellata dalla natura fa parte di essa stessa. E' come una caverna, ma il soffitto è formato dai rami degli alberi che si intrecciano tra loro per fornire un riparo, il terreno è cosparso di morbide foglie dai colori dell'autunno e nell'ambiente alberga una luminosità diffusa prodotta da mille lucciole che vivono lì. Felab rimane ammirato da tanta bellezza e le opere dell'uomo gli appaiono immediatamente così patetiche e modeste, poi la sua attenzione è attirata dai servitori che raccolgono il mantello che Lungamano lascia cadere incurante. Sono piccoli esserini legnosi, folletti che si muovono velocemente e in modo scattoso.&lt;br /&gt;"Benvenuti nella mia casa" dice Lungamano con un sorriso sornione "spero che la vostra permanenza possa essere piacevole".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114210961362029775?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114210961362029775/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114210961362029775&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114210961362029775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114210961362029775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/03/un-debito-saldato_11.html' title='un debito è saldato'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114149395628126858</id><published>2006-03-04T18:37:00.000+01:00</published><updated>2006-03-04T18:39:16.290+01:00</updated><title type='text'>fuga dal destino</title><content type='html'>Feilhelm aiutò la Regina Ide a rialzarsi dal suo giaciglio mentre il piccolo neonato piangeva tra le braccia di Rhian. Il parto aveva assorbito completamente le loro attenzioni ma era chiaro che, nonostante tutto fosse andato bene, ora non c'era tempo per riposarsi.&lt;br /&gt;"Dobbiamo partire subito, non possiamo restare oltre sull'isola delle Morrigan" disse Feilhelm rivolta alla Regina "ma prima dai un nome a tuo figlio". Feilhelm sapeva che le Morrigan non avrebbero infranto la tradizione dell'ospitalità, negando alla Regina un luogo dove partorire, ma dopo la decisione di Ide di revocare il patto che avevano stipulato, fermarsi ulteriormente sarebbe stato pericoloso. Era però necessario che la Regina reclamasse suo figlio, arrogandosi il giusto diritto di deciderne il nome, e che lo facesse in quel luogo e in quel momento.&lt;br /&gt;"E' un maschio" disse Ide commossa "il tuo nome sarà Mochta, piccolo mio". &lt;br /&gt;Mochta significa "destinato".&lt;br /&gt;Un vento gelido si sollevò dalla terra verso l'Isola di McCleod. E proprio a cavallo di quel vento giunse distinto l'ululato di un cane. Il sangue delle donne si gelò nelle vene.&lt;br /&gt;"Andiamo! Non c'è tempo da perdere" disse Feilhelm e presa sotto braccio la Regina l'aiutò a dirigersi verso la piccola imbarcazione con cui erano venute lei e la giovane Rhian. Ma la Regina era visibilmente turbata.&lt;br /&gt;"Abbiamo sfidato poteri troppo grandi. Pagheremo per le nostre azioni..." disse sconfortata.&lt;br /&gt;"Almeno pagheremo noi e non lui..." la rincuorò Feilhelm,&lt;br /&gt;La traversata fu veloce e decisamente più semplice dell'andata nonostante le raffiche di vento. Tornare sulla terra ferma però non fu gradevole. Appena messo un piede a terra capirono subito di essere braccate.&lt;br /&gt;"Sta arrivando!" disse Rhian.&lt;br /&gt;"Lo so..." rispose Feilhelm e presi dalla riva quattro piccoli sassi levigati dalle onde del lago se lì strofinò tra i palmi invocando il consiglio della terra; poi li gettò sul sentiero che portava lontano dal lago, i sassi caddero apparentemente senza un particolare ordine sul sentiero, ma Feilhelm vi scrutò ciò che riservava loro il futuro...&lt;br /&gt;"Rhian! Corri ad avvertire Mastro Felab e ritorna con due cavalcature: a piedi non abbiamo speranze. Io e la Regina ci avvieremo sul sentiero". Rhian guardò la sua maestra spaventata: procedere da sola nel Bosco dei Sussurri, nella notte di Belthain, le faceva paura; ma la giovane si fece coraggio e si gettò di corsa verso l'Emayn del Re dove suo padre - certamente - stava assistendo ai festeggiamenti. La ragazza corse a perdifiato e man mano che procedeva sentiva la paura crescere mentre gli ululati del mastino si avvicinavano sempre più. Nella notte illuminata fiocamente dalla Luna che stava appena sorgendo, la ragazza non vide la radice di un albero e cadde riversa a terra, sbucciandosi malamente i palmi delle mani e storcendosi una caviglia... Rhian si rialzò, dolorante ed affranta, ma ad attenderla c'era il ringhio del Mastino... Feilhelm udì da lontano il gridò di dolore di Rhian e l'ennesimo ululato del cane infernale.&lt;br /&gt;Feilhelm si rialzò dal sentiero, riscuotendosi dalla visione e tornando in sé, con gli occhi fissi sui sassi che aveva lanciato, poi si voltò verso Rhian e la guardò negli occhi, felice di vederla ancora al suo fianco.&lt;br /&gt;"Rhian! Non abbiamo speranze divise. Dobbiamo restare unite" disse Feilhelm e tutte e tre si avviarono sul sentiero, senza un'idea chiara di cosa fare ma sicure che non potevano aspettare la morte in quel luogo. Il gruppo si mise in marcia, una marcia penosa in cui la Regina, ancora provata dal parto, procedeva lentamente trascinandosi a fatica.&lt;br /&gt;"Così non abbiamo scampo" pensò Feilhelm "dobbiamo trovare un aiuto...". Poco dopo le donne giunsero in una piccola radura e qui si fermarono, incalzate dal poco tempo che restava a loro disposizione. Feilhelm si rivolse alla Luna, implorandole che ella mandasse i suoi figli ad accorrerli, dopodiché si incise una mano e fece fare lo stesso alle sue compagne; spillò anche un po' di sangue dal neonato: la loro ultima speranza erano i lupi di Erin, che si avvicinassero attirati dall'odore e che prestassero loro soccorso. Passarono alcuni interminabili minuti: le donne si voltavano ad ogni rumore del bosco attorno a loro, ma nulla sembrava accadere,  la loro richiesta di aiuto pareva essere caduta nel vuoto. Finalmente, il sottobosco attorno alla radura si popolo di una schiera di occhi. I lupi erano arrivati, ma sembravano indifferenti al destino degli uomini, solo vagamente curiosi.&lt;br /&gt;Dal bosco uscì un piccolo gruppo di lupi, mentre dietro di loro i compagni ululavano. Gli sguardi delle bestie non sembravano affatto amichevoli con gli stranieri. Tutto d'un tratto il capobranco si fermò a metà strada guaendo. I lupi che l'accompagnavano si voltarono verso di lui, poi lo lasciarono solo e tornarono nel sottobosco. Il lupo avanzò solitario, ma ad ogni passo qualcosa in lui cambiava. Quando il lupo fu davanti alle donne aveva ormai le fattezze di un uomo, un giovane uomo nudo, ricoperto solo da una folta peluria ed un barba ancora morbida su quel volto.&lt;br /&gt;"Sorella!" disse il giovane, con un suono roco della gola, rivolto a Rhian.&lt;br /&gt;Rhian era scioccata dalla visione ma non poté fare a meno di riabbracciare Ferdrad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I lupi, guidati da Ferdrad, si fecero cavalcare da Feilhelm e i suoi compagni. La corsa degli animali era veloce e metteva terreno tra le donne e il loro mortale inseguitore. I lupi giunsero così ad un ruscello, intenti a guardarlo per far perdere le loro tracce dal Mastino. Ma appena messo un piede nell'acqua i lupi si arrestarono cominciando a ringhiare alla figura che si trovava sull'altra riva. Lonan era fermo sulle quattro zampe, con il muso bene eretto e lo sguardo lucido e intelligente rivolto verso il bambino. Feilhelm tremò: era convinta che il mastino ora fosse molto più grande di quanto non lo ricordasse. &lt;br /&gt;"Consegnatelo!" ordinò il Mastino.&lt;br /&gt;"Non lo farete, vero?" chiese spaventata Feilhelm ai lupi attorno a sé.&lt;br /&gt;"Devi darmi il bambino" rincarò Lonan "è mio di diritto, mio e del mio padrone: il Cacciatore dei Boschi. Colui per cui tutti gli altri sono solo prede".&lt;br /&gt;"Non hai nessun diritto su di noi!" protestò Feilhelm prendendo coraggio.&lt;br /&gt;"Stai forse sfidando il mio signore, donna? Stai osteggiando un patto che non ti riguarda. Come un figlio ero per il mio padrone e Connor conosceva il prezzo dello scambio" spiegò il Mastino con voce stentorea.&lt;br /&gt;"Ed un figlio hai avuto, non ti è bastato forse?" &lt;br /&gt;"Una figlia" corresse Lonan.&lt;br /&gt;"Un figlio hai chiesto ed un figlio hai avuto" disse adirata più che mai Feilhelm, perdendo ogni freno "Il dolore di una madre non conosce maschio o femmina".&lt;br /&gt;Il Mastino apparve più piccolo. L'ombra di un dubbio balenò tra i suoi occhi troppo intelligenti per essere di un animale. La bestia non sapeva come replicare alla risposta di Feilhelm, poi minacciò: "Attenta Madre delle Erbe: riporterò al mio padrone che non hai voluto consegnarmelo".&lt;br /&gt;Ma Feilhelm ormai aveva capito dove fare leva.&lt;br /&gt;"Se il patto che avete stipulato non vi aggrada più potete tornarvene da dove siete venuti e non tornare più. Mi prendo io la responsabilità di liberarti dal servizio di Re Connor. Torna pure dal Cacciatore e ricordatevi che avete già ricevuto un figlio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo quella notte di luna piena sono passati sei lunghi anni. La Madre delle Erbe ha dato ospitalità alla Regina Ide e a Mochta per tutto questo tempo e il piccolo cresce forte all'ombra del Dun di Mastro Felab. Ma dopo un anno, Ide decide che è tempo per lei di ripartire. La sua maternità ha risvegliato il medesimo desiderio nel cuore di Feilhelm, misto ad un desolazione rosa dal dubbio instillato in lei dalle Morrigan. Quando Ide decide di partire non è sicura se portare con sé il bimbo, ma Feilhelm non ha il coraggio di esprimere il proprio parere, così va dal fabbro per avere consiglio.&lt;br /&gt;"Non è saggio che il bambino torni all'Emayn del Re" dice Felab "ancora non sappiamo cosa sia successo al mastino e non possiamo permetterci di rischiare. Mochta deve restare qui, nascosto da te, se poi l'Emayn si rivelerà essere un luogo sicuro la regina potrà sempre mandare qualcuno a prendere suo figlio".&lt;br /&gt;Feilhlem, confortata dall'opinione di Felab accetta quindi di proteggere ancora il bimbo e crescerlo per Ide, che sente il bisogno di tornare al fianco del suo compagno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastro Felab, intanto, continua a governare il proprio Dun, insegnado le arti della forgiatura al suo apprendista Ronan. Il giovane è ancora convinto che Felab non voglia condividire con lui i segreti di Lungamano, ma il fabbro tenta in tutti i modi di metterlo in guarda.&lt;br /&gt;"Attento Ronan. Lungamano è astuto: non agisce per generosità. E' un Thuata de Danaan e come tale non è capace di creare. Lui usa noi e noi usiamo lui. Cerca di ricordarlo: Lungamano non è un amico". Ronan ascolta le parole del suo maestro e forse, sotto sotto, hanno anche qualche effetto ma poi lascia cadere il discorso e Felab non è convinto di essere riuscito a convincere l'apprendista. Lungamano dal canto suo continua a visitare la forgia di Felab, ma non ha mai pagato il lavoro che aveva commissionato a Ronan: con una scusa o con l'altra il figlio di Dana non ha mai portato Felab a caccia con sé. Ma Mastro Felab non è uno sciocco e sa bene che Lungamano non potrà ignorare il debito che ormai ha contratto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutti questi anni Emeroth non è mai riuscito a perdonare Connor per il torto che pensa di aver subito. Emeroth non è tornato all'Emayn del Re dopo la Caccia al Cinghiale Bianco, ma si è trovato un posto nel Dun del padre come mandriano. Il giovane non ha abbandonato i propri allenamenti con la spada ma non ha più Fergus a fargli da maestro e tutore.&lt;br /&gt;Mastro Felab, risentito per la decisione del figlio, un giorno gli si è presentato davanti, ha osservato le armi di Emeroth, non più curate come un tempo, e ne ha impugnata una. I rapporti tra padre e figlio, dopo la decisione di quest'utlimo di non tornare da Connor, si sono decisamente raggelati. D'altro canto anche la credibilità del fabbro ha ricevuto uno scossone: entrambi i suoi figli maschi hanno abbandonato il sentiero che era stato loro offerto presso il Re.&lt;br /&gt;"Fammi vedere che ti hanno insegnato" ordina bruscamente l'uomo. &lt;br /&gt;Emeroth, sfidato dal padre, afferra una spada, sicuro di poter dimostrare al padre la propria superiorità. Quando però Felab lo disarma in poche mosse Emeroth rimane contraddetto; frustrato ed umiliato, trovandosi faccia a faccia con il padre vorrebbe gettarsi su di lui a mani nude, ma il rispetto per lui è sufficiente a fermarlo.&lt;br /&gt;"Stai buttando via il tuo futuro per un capriccio. Devi molto a Re Connor, ricordalo" dice severo Felab.&lt;br /&gt;"Quanto mi è stato dato mi è stato anche tolto" replica piccato Emeroth "un solo Cinghiale Bianco c'era e mio era l'onore di averlo ucciso".&lt;br /&gt;"Quella bestia ti sta avvelenando la mente" insiste Felab.&lt;br /&gt;"Padre, se non puoi accettare la mia scelta me ne andrò. Ho altri posti dove posso stare".&lt;br /&gt;"E dove?" &lt;br /&gt;"Ho amici. Cumain, ad esempio, sono sicuro che mi ospiterà".&lt;br /&gt;"Non ce ne sarà bisogno. Ho già perso un figlio imponendogli la mia volontà. Non ripeterò lo stesso errore: farai quello che desideri, ma non aspettarti che io condivida ogni tua scelta" conclude Felab allontanandosi dal figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Felab non è stato l'unico a tentare di convincere Emeroth. Sei mesi dopo averlo lasciato l'Emayn, Emeroth riceve una visita. Si tratta di Fergus in persona. L'uomo appare estremamente invecchiato: sulle sue spalle sembrano ricaduti gli anni e non i mesi; la morte del fratello lo ha provato duramente. Emeroth però accoglie il suo maestro e tutore con gelo e freddezza.&lt;br /&gt;"Emeroth! Sei cresciuto" esordisce Fergus ammirando il suo pupillo "Cosa hai fatto in questo tempo? Non ti sarai mica rammolito?!" ma dietro la voce ostentatamente roboante non c'è più il fiero celta di pochi mesi prima. Emeroth dà poca corda al suo ospite e dichiara subito di non avere intenzione di entrare a far parte del Ramo Rosso. &lt;br /&gt;"Non puoi lasciarci!" riprende Fergus "Non ora, con tutti i problemi che abbiamo! Connor stesso mi ha mandato a chiamarti: c'è aria di guerra. I McNessa assillano Connor perché organizzi rappresaglie alle continue razzie che subiamo. Il clan dei McNessa è tra i più colpiti e ne va anche del loro onore: non possono continuare a subire i soprusi senza reagire. Dobbiamo ripagare i torti subiti".&lt;br /&gt;"Il mio braccio è certamente al servizio del Re. Ma non lo sarà in qualità  di Guerriero del Ramo Rosso" precisa Emeroth.&lt;br /&gt;Lo sguardo di Fergus si intristisce di fronte a tanta durezza ed ostinazione. L'uomo è visibilmente affranto perché aveva ardentemente sperato in un ripensamento da parte del giovane e forse si era illuso che, di persona, Emeroth non avrebbe avuto il cuore di rifiutarsi di tornare.&lt;br /&gt;"Va bene. Riporterò la tua decisione a Connor..." conclude tristemente Fergus "... ogni uomo fa le sue scelte Emeroth, ma ricordati che solo gli stolti non cambiano mai idea".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'anno dopo, al ritorno della primavera, Irial si presenta al Dun di Mastro Felab. Il fabbro non sperava più nella visita del mendicante, ormai si era rassegnato e non pensava più di rivederlo. Invece il vecchio muto giunge inaspettatamente annunciato da Ronan.&lt;br /&gt;Mastro Felab mostra all'uomo la capanna che ha fatto costruire da Emeroth e Ronan, subito fuori dalla palizzata, nascosta da sguardi indiscreti. Il mendicante è stupito da tanta ospitalità: nessuno gli aveva mai offerto tanto. Mastro Felab invece vuole che l'uomo resti vicino a lui perché è convinto che ciò che ha visto e vissuto in gioventù gli sarà certamente utile nei tempi a venire.&lt;br /&gt;Ma dopo aver dato ospitalità ad Irial, Felab ritorna subito al suo lavoro. Sono anni in cui lavora principalmente alla Spada che sta forgiando per Emeroth. Passato l'iniziale sconforto per la decisione del figlio, il fabbro spero che una volta che la Spada sarà terminata, questa possa essere una spinta per il figlio a ritornare all'Emayn del Re.&lt;br /&gt;Assieme alla Spada l'uomo forgia anche lo Scudo per Odran, come promesso. Felab non si vorrebbe mai distrarre dalla Spada, che ormai occupa quasi la totalità del suo tempo (e lasciando a Ronan la gestione ordinaria) ma si costringe a lavorare anche ad altro, sicuro che la propria arte sarà opportunamente ripagata. Infine, dopo sei interminabili anni di lavor, la lama di Mastro Felab, è finalmente pronta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114149395628126858?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114149395628126858/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114149395628126858&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114149395628126858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114149395628126858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/03/fuga-dal-destino.html' title='fuga dal destino'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114087361659215740</id><published>2006-02-25T14:19:00.000+01:00</published><updated>2006-03-04T18:38:53.046+01:00</updated><title type='text'>difficili decisioni</title><content type='html'>Il ritorno di Fergus all'Emayn di Re Connor è ricordato da molti per la forte carica emotiva che trasmise: il campione del Re col volto rigato dalle lacrime, la folta barba rossa bagnata di sudore e sangue, con in braccio il corpo esanime del fratello Gaile. Le celebrazioni di Belthain iniziano così in tono minore, all'ombra di un fatto invero triste e greve. Anche Lonan, il mastino del Re, è irrequieto; molti, vedendolo passeggiare senza posa a fianco del proprio padrone, pensano che avverta la cattiva sorte che ha colpito i cacciatori nel Bosco dei Sussurri ma la realtà è ben diversa e ignota a tutti. Gli ululati del cane non rendono gloria alla scomparsa del guerriero ma ricalcano le urla di dolore della Regina partoriente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai si trova dunque a fronteggiare una situazione non semplice: ha il compito di presiedere ai festeggiamenti del banchetto di Belthain al posto del suo maestro Ongus, ma il clima è davvero pesante. Il giovane bardo però non si fa scoraggiare e decide di puntare diritto al cuore della faccenda narrando le gesta della Caccia al Cinghiale Bianco, la cui testa è appesa sopra il trono di Re Connor. Tanai dà risalto al coraggio di Fergus e del fratello Gaile, facendo apparire come se quest'ultimo si fosse "eroicamente" sacrificato per proteggere i compagni e riuscire nell'epica impresa. Astutamente, il giovane, inserisce nella storia qualche strofa, dall'apparenza innocua che rievoca, in maniera enigamatica, il suo incontro con gli spettri. Quasi nessuno si accorge di ciò che sta dicendo ma le sue parole sono indirizzate a chi ha orecchi per ascoltare e soprattutto alla Storia... In disparte, piuttosto contrariato e stizzito dalla piega che ha preso la narrazione, se ne sta Emeroth; l'amico bardo - unico testimone alla realtà dei fatti - lo ha relegato in un angolo della storia senza rendere giustizia alle sue coraggiosa gesta. Il giovane guerriero, stizzito e contrariato per non aver avuto nessun riconoscimento, se ne esce dalla sala dei festeggiamenti alla ricerca di Ethain, la figlia di Fergus.&lt;br /&gt;Ongus intanto è decisamente soddisfatto del lavoro del proprio pupillo e si compiace per come egli sia riuscito a risollevare il morale dei presenti. Anche gli altri bardi sfruttano il tema indicato da Tanai e si alternano nel narrare le antiche battaglie tra gli Uomini e i Thuatha de Danaan per la conquista di Eire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Re Connor intanto presiede alla festa con polso e sicurezza. Il reggente, dopo l'incontro con il suo amico fabbro pochi giorni prima, ha riacquistato il proprio vigore. Con un'intensità ed una affabilità rinnovate, Re Connor rende onore al cacciatore caduto: prende nelle sue mani una coppa di vino speziato e, dopo essersi inciso il palmo, vi fa colare alcune gocce del proprio sangue; Connor beve dalla coppa e poi la passa a Fergus che a sua volta fa lo stesso facendola passare tra i Guerrieri del Ramo Rosso.&lt;br /&gt;Ovviamente anche Cumain (il cugino del Re) partecipa alla festa... forse l'uomo ostenta un'eccessiva goliardia ed uno sforzato buon umore. Il suo gruppo, per contro, appare cupo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche mastro Felab partecipa ovviamente alla festa, ma è completamente assorto nei suoi pensieri: non riesce a non pensare alla spada che sta forgiano per il figlio e il suo occhio cade sulla spada di Re Connor. Il fabbro torna ad ammirare quella sua creazione: le voci dicono sia indistruttibile e il Re la tiene in bella mostra, appesa al muro vicino allo scranno, chiaro messaggio che egli si ritiene pronto a dar battaglia in ogni momento. Ma Felab ora non pensa alla guerra o agli intrighi, ha in mente solo la sua arte e il cuore gli brucia di desiderio per completare la sua opera. La Spada del Re è molto bella, certo, ma egli sa che quella che la succederà sarà ancora più bella e micidiale. Assorto nei propri pensieri e confuso dall'alcool il fabbro non presta ascolto ai diversi interlocutori che gli si avvicinano: molti sarebbero disposti a pagarlo per i suoi servizi ma a lui, tutte quelle proposte, sembrano così banali rispetto a quello che ha da fare. In effetti, a ben pensarci, è davvero da molto tempo che non lavora se non esclusivamente su commesse di Lungamano... d'altronde il resto gli appare come una fastidiosa facciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni seguenti Emeroth continua a covare il proprio risentimento per non essere stato sufficientemente ricompensato per le sue gesta. Egli avrebbe voluto per sé la pelle del Cinghiale Bianco, ma tale privilegio non è stato suo ma di Fergus. Il Re ha deciso di donarlo al suo campione, come consolazione per la perdita del fratello.&lt;br /&gt;Così al termine dei festeggiamenti il giovane prende il coraggio a due mani e si presenta nelle Sale del Re, con il proprio mantello di aspirante Guerriero del Ramo Rosso piegato tra le braccia. Il Re sta parlando con Cathbadh ed è evidentemente impegnato nell'amministrazione dell'Emayn; ma Emeroth attende pazientemente e quando il Re gli può prestare attenzione lo fa venire avanti.&lt;br /&gt;"Non trovo giusto, mio Signore, il trattamento che mi è stato riservato dopo quello che ho fatto nella caccia al Cinghiale Bianco. Se questo è l'onore e la gloria che mi posso aspettare per le mie azioni non desidero più essere un Guerriero del Ramo Rosso". Emeroth dice queste parole tutte d'un fiato, posando a terra il proprio mantello, tra lo sconcerto di Cathbadh e lo stupore di Re Connor. Anche alcuni tra i presenti si zittiscono nel vedere quello che sta accadendo.&lt;br /&gt;"Emeroth!" dice il Re alzandosi in piedi ma dimostrandosi calmo e conciliante "Tu hai prestato un giuramento che ti vincola a concedermi i tuoi servizi. Sei sicuro di quello che stai dicendo?" chiede il Re in tono neutro.&lt;br /&gt;"Resto certamente fedele al mio Re, ma non posso accettare l'onore di entrare nel Ramo Rosso se non mi viene riconosciuto prima l'onore per le mie azioni" ripete Emeroth.&lt;br /&gt;"Capisco Emeroth... ti ricordo comunque che il tuo nome è stato menzionato più volte in questi giorni come il nome di colui che ha partecipato alla caccia, e in modo decisivo. In ogni caso comprendo il tuo turbamento e forse la voglia di tornare presso la casa di tuo padre, dalla quale manchi da tempo. Accompagnalo indietro al suo Dun e resta con lui per alcuni giorni. Ti aspetto qui alla prossima Luna e in quella sede mi comunicherai la tua decisione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastro Felab, passati i bagordi dei festeggiamenti, continua a ripensare al proprio lavoro. Nella mente, in modo ossessivo, gli torna alla mente la sua fucina, ma da una parte della sua coscienza, una voce gli dice che non può permettersi di lasciar passare Belthain senza sfruttare l'occasione di qualche commissione, di prendere contatto con qualche altro Signore dei Dun vicini. I tempi che verranno saranno difficili e lui avrà bisogno di alleanze e di favori. Facendosi violenza, Felab si mette a cercare uno dei guerrieri con cui aveva parlato durante la prima sera di festa. Il fabbro lo trova in partenza: Odran se ne sta andando perché ha affari urgenti da sbrigare al suo Dun: pare che i Pitti che abitano le zone circostanti si siano fatti più sfrontati ed aggressivi. Felab gli domanda cosa può fare per lui e Odran gli ricorda che poche sere prima gli aveva chiesto uno scudo. Il fabbro ovviamente non ricorda la richiesta, immerso com'era nei propri pensieri, ma accetta la commissione e stringe la mano di Odran per suggellare il patto.&lt;br /&gt;Appena l'uomo sale a cavallo e se ne va, Felab prova subito un sottile rimorso per aver accettato: quel lavoro lo distoglierà dalle sue altre occupazioni... ma i suoi pensieri sono interrotti dall'arrivo di Cathbadh. Il druido del Re viene ad avvisarlo della discussione che suo figlio ha avuto con Connor. Il fabbro è rosso di rabbia ed è un bene che Cathbadh sia venuto ad avvisarlo per tempo. Felab se la prende con la testardaggine del figlio e la sua immatura intransigenza ma poi domanda all'amico perché il Re non gli abbia dato il giusto riconoscimento che gli spettava, evitando così di arrivare a tanto.&lt;br /&gt;"Il Re si è comportato in modo saggio ed intelligente" replica Cathbath "Sai bene che dopo quello che è accaduto nella caccia non si poteva che rendere onore al defunto; ai vivi è dato invece di continuare a ricercare la gloria. E poi, dopo le parole di tuo figlio, cosa avrebbe potuto fare? Piegarsi alle risentite richieste di un ragazzino che ancora non è neppure un Guerriero del Ramo Rosso? Invece ha agito con saggezza, evitando uno scontro frontale e dando tempo ad Emeroth il tempo per ripensare alle sue azioni".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai intanto rivela al maestro la visione che ha avuto nel Bosco dei Sussurri. Il maestro ascolta in silenzio e alla fine, quando il giovane pupillo gli comunica la propria decisione di imparare l'arte della scrittura runica per poter tramandare ciò che i morti gli hanno rivelato, si dice d'accordo ed ammirato dalla decisione di Tanai. I due decidono quindi di ripartire con Felab e di fermarsi al suo Dun dove Tanai potrà imparare da Feilhelm i rudimenti della scrittura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, ancora qualche giorno dopo, Felab e suo figlio seguiti da Ongus e il suo apprendista Tanai, ripartono alla volta del Dun del fabbro. Mastro Felab è visibilmente irritato dalla presenza del figlio ma tenta di celare il suo disappunto, memore di ciò che gli è accaduto qualche anno prima con l'altro suo figlio. La piccola compagnia arriva infine a destinazione sul far della sera. Felab scorge in lontananza la palizzata che recinta il suo Dun e dalla sua fucina esce un filo di fumo. Il fabbro ha un moto di stizza al pensiero che Ronan, il suo apprendista, abbia contravvenuto ai suoi ordini utilizzando la forgia anche dopo il calare del sole; decide quindi di aspettare che sopraggiunga il buio e solo quando è evidente che Ronan non ha spento il fuoco si appresta al cancello. I suoi uomini lo accolgono stupiti, forse non si aspettavano il suo rientro senza essere avvisati, ma Felab è di poche parole e procede a far sistemare i suoi ospiti. Subito dopo si dirige alla propria fucina per trovarvi, ovviamente, Ronan al lavoro. Il giovane è imbarazzato ma non fa mistero di aver avuto contatti con Lungamano, anche se non lo menziona per nome. L'apprendista sta lavorando ad alcuni finimenti per un cavallo. Il fabbro è arrabbiato ma si trattiene e congeda con tono perentorio l'apprendista: "Ora Ronan vorrei lavorare per un po' alla mia fucina".&lt;br /&gt;"Ma maestro..." prova a protestare il giovane però lo sguardo di Felab è sufficiente a farlo desistere. Il giovane si volta e piuttosto abbattuto lascia la fucina.&lt;br /&gt;"Stai tranquillo Ronan, lo so che non ti avevo affidato un compito semplice" conclude Felab prima che questo se ne vada.&lt;br /&gt;Finalmente il fabbro è di nuovo al suo posto! L'uomo è felice e non riesce a trattenersi dall'andare a prendere la sua spada, a cui manca ancora molto lavoro è vero, ma nei suoi occhi egli già si prefigura come questa prenderà forma. Il fabbro poi, nonostante la stanchezza del viaggio, si mette a lavoro e riprende a battere la lama tanto cara. La luna sale alta nel cielo e poi, senza molte sorprese si presenta Lungamano, con la sua presenza così eterea e sovrumana.&lt;br /&gt;"Bentornato Mastro Felab" esordice il figlio di Dana.&lt;br /&gt;"Bentrovato Lungamano! Allora? Cosa ne pensi del mio apprendista?"&lt;br /&gt;"Ha grandi doti e credo che sarà un tuo degno sostituto".&lt;br /&gt;"Lo credo anch'io, ma deve ancora imparare molto. Che lavoro gli hai affidato?" si informa Felab.&lt;br /&gt;"Oh, una cosa semplice: ho bisogno di alcuni finimenti per una montatura".&lt;br /&gt;"Bene Lungamano! So bene di non poterti negare una commissione già avviata ma non posso permettere che il mio apprendista mi disubbidisca apertamente senza ricevere una punizione per questo. Ronan non potrà portare a termine il suo lavoro...".&lt;br /&gt;"Ma noi abbiamo un patto..." fa notare Lungamano.&lt;br /&gt;"...finirò io quel lavoro. Ma in cambio ho bisogno di alcune informazioni. Conosci il cacciatore? E' uno del tuo popolo; dicono che abbia una gran bella muta di cani".&lt;br /&gt;"Può darsi, ci sono molti tra i miei che soddisfano a questa descrizione".&lt;br /&gt;"Ma sono sicuro che uno più di tutti" riprende Felab.&lt;br /&gt;"Facciamo così:" propone Lungamano "perché non andiamo a caccia insieme fra una settimana? Chissà che non incontriamo chi desideri...".&lt;br /&gt;"Affare fatto!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina successiva Tanai inizia ad esplorare i dintorni del Dun di Felab, alla ricerca di un luogo adatto dove inscrivere la profezia che gli è stata affidata dagli spiriti dei morti. Il bardo compie lunghe passeggiate che durano anche tutto il giorno, tornando alla sua capanna solo alla sera. Finalmente, dopo tanto peregrinare, il giovane trova un luogo che reputa adatto al caso: in una piccola radura costeggiata dai verdi boschi di Erin sorge un tumolo chiamato "La Tomba dei Re". Si tratta di un monumento funebre antico e denso di potere che ricorda la presenza degli antichi Re di Erin, prima che queste valli fossero calcate dal passo dell'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni successivi Emeroth non ha occasione di rimanere con le mani in mano: il padre gli ha affidato un compito da svolgere insieme a Ronan. Emeroth ha rivelato al padre delle macchinazioni di Cumain ai danni di Connor e mastro Felab è rimasto alquanto interdetto nello scoprire che il figlio non ha rivelato niente né al suo padrino, né al suo tutore. Le preoccupazioni di Felab così aumentano sempre più...&lt;br /&gt;Ma il mattino successivo al suo rientro il fabbro fa chiamare Ronan nella fucina e gli comunica la propria decisione di desautorarlo del lavoro che ha iniziato a svolgere per Lungamano. Il giovane non prende per niente bene il fatto e vorrebbe ribellarsi ma l'autorità che esercita Felab sull'apprendista è sufficiente a farlo desistere.&lt;br /&gt;"Invece ho bisogno che tu faccia un'altro cosa per me" dice Mastro Felab "ed è molto importante perché è una cosa che ti affido in massima segretezza: fuori dalla palizzata, nei territori circostanti, ben nascosta ad occhi indiscreti, ho bisogno che tu mi costruisca una capanna. Mio figlio ti aiuterà Ronan" conclude Felab posandogli una mano sulla spalla.&lt;br /&gt;"Sì  maestro" risponde il giovane piendo di rabbia, trattenendosi a stento dallo scuotersi dalla sua presa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114087361659215740?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114087361659215740/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114087361659215740&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114087361659215740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114087361659215740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/02/difficili-decisioni.html' title='difficili decisioni'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114036361336733123</id><published>2006-02-17T21:30:00.000+01:00</published><updated>2006-02-24T18:31:53.773+01:00</updated><title type='text'>auspici e presagi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1292/1692/1600/VillageMcFinnFinal.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1292/1692/320/VillageMcFinnFinal.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tanai ha la netta impressione che il suo maestro lo stia mettendo alla prova: in quest'ultimo viaggio gli ha lasciato svolgere tutte le mansioni ed incombenze che sarebbe stato lecito aspettarsi da lui. In tutto e per tutto Ongus ha caldeggiato il pupillo a svolgere i propri compiti, riuscendo a metterlo in luce ogni volta che è stato possibile e facendolo accettare grazie alla sua influenza. E tra i mille compiti che ora Tanai si trova ad affrontare c'è anche quello di partecipare alla caccia organizzata da Fergus McFinn e di guidare, durante la sera di Belthain, la ballata della festa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa ancora freddo al mattino di questo periodo, ma Emeroth non ha tempo per accorgersi del freddo: deve prepararsi alla caccia che avrà luogo quest'oggi; raduna le lance, indossa i suoi abiti da caccia e striglia il proprio cavallo. Il sole è ormai alto quando Emeroth e Tanai escono dalle loro tende per raggiungere Fergus McFinn, seguito dai suoi Guerrieri del Ramo Rosso. I cacciatori sono bardati per l'occasione e pittati in volto. Fergus è eccitato all'idea di catturare il cinghiale bianco e non fa nulla per celarlo. Alza la voce rispondendo agli auguri delle donne, giovani ed anziane, che lo vedono passare insieme ai cacciatori. La processione termina di fronte alle Sale dell'Accoglienza dove i cavalli sono pronti per essere montati e guidati verso il Bosco dei Sussurri.&lt;br /&gt;"Cathbadh! Vecchio druido!" tuona Fergus "Dicci: cosa ci porterà questa caccia?". Ma il druido non gli risponde: è evidentemente troppo impegnato ad osservare altrove. Feilhelm, anche lei presente alla scena, capisce cosa stia guardando il druido: un albero poco lontano è letteralmente assiepato di corvi che osservano gli ignari cacciatori. Poco dopo i corvi si alzano in volo compatti, tutti tranne uno che si tracheggia su di un ramo e poi prende anche lui il volo, ma in una direzione diversa da quella degli altri.&lt;br /&gt;"Qualcuno morirà in questa caccia" mormora Feilhelm intepretando l'auspicio. Anche Cathbadh si riscuote dalla visione e prima che Fergus abbia guidato i suoi verso la caccia, lo prende da parte e gli sussurra qualcosa in un'orecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Hai scoperto dove si trova la regina Ide?" chiede accigliata Feilhelm a mastro Felab mentre i due passeggiano all'aperto, fuori dalla Sala dell'Accoglienza di Connor.&lt;br /&gt;"Non ancora" risponde il fabbro "Cathbadh non me l'ha voluto rivelare: ha preso il mio aiuto come un'intromissione ed ha mille cose per la testa per presiedere alla festa di Belthain. Dovremo aspettare qualche giorno, che si liberi e che io riesca a parlargliene in presenza a Connor".&lt;br /&gt;"Ma non possiamo aspettare: qualcosa mi dice che dobbiamo fare in fretta. Andrò io a parlare con Cathbadh" replica Feilhelm poco convinta.&lt;br /&gt;"Non mi pare una buona idea. I druidi non hanno fiducia in te e pensano che tu e i poteri che rappresenti siano in declino su Eire. Cathbadh mi ha chiesto se davvero mi fido di te e non mi pareva molto soddisfatto della nostra amicizia" conclude Felab lasciando poco spazio alla donna. "Ma abbiamo tempo: la regina non partorirà prima di un mese. Piuttosto, ho bisogno che tu faccia altro..." riprende il fabbro.&lt;br /&gt;"Proprio non ho intenzione di aspettare con le mani in mano" lo interrompe Feilhelm e piuttosto stizzita accelera il passo, andando incontro alla giovane Rhian che la sta raggiungendo. Felab, frustrato, la osserva mentre si allontana, ma poi, temendo che questa si rivolga ai druidi peggiorando la situazione, la rincorre.&lt;br /&gt;"Posso sapere, di grazia, che intenzioni hai?" chiede esasperato Felab.&lt;br /&gt;"Di interrogare quei poteri che i tuoi druidi credono in declino..." .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastro Felab intanto segue Re Connor e Cathbadh durante i loro sopralluoghi sull'Emayn, in preparazione della festa. Il suo scopo è quello di parlare della sorte della Regina con entrambi presenti, facendosi legittimare nelle sue azioni dal Re e strappando così il consenso al druido. Il problema però è che Lonan, il mastino, segue il suo padrone ovunque questo vada. Il cane, in effetti, è una bestia magnifica e più di tutto è sorprendente lo sguardo vigile ed intelligente&lt;br /&gt;che posa su ciò che lo circonda. A metà mattinata Felab capisce che non avrà modo di separare Lonan dal Re ed abbandona i suoi propositi, mettendosi piuttosto in cerca di Irial il mendicante.&lt;br /&gt;E' difficile trovare l'uomo, specie senza chiedere a nessuno se lo si è visto in giro, ma Felab non vuole dare nell'occhio: sono già sufficienti le voci di sventura che lo perseguitano, senza che lui le incoraggi ulteriormente mostrandosi interessato nei confronti di uno iettatore. Dopo molto cercare l'ostinazione ha la meglio: finalmente Felab vede Irial dirigiresti fuori dal Dun. L'occasione è propizia e il fabbro lo segue fuori dal recinto, lontano da occhi indiscreti.&lt;br /&gt;"Buongiorno Irial" esordisce Felab, mostrandosi amichevole, ma il vecchio&lt;br /&gt;mendicante muto non pare intenzionato a dare spago al fabbro; sembra spaventato e probabilmente è stato maltrattato più volte in vita sua.&lt;br /&gt;"Aspetta Irial! Non avere paura. Non voglio tormentarti: mi serve il tuo aiuto".&lt;br /&gt;Il mendicante si gira, guardando incuriosito, ma sempre poco fiducioso il suo interlocutore.&lt;br /&gt;"Tu hai visto cose che potrebbero essermi utili ed io, invece, ho visto tuo fratello Iriol poche sere fa. Siete gemelli, vero? Tutti lo credono scomparso, ma tu sai che non è vero".&lt;br /&gt;Irial appare spaventato e Mastro Felab sicuro di sé e del tutto determinato ad andare avanti nella faccenda. Spalle al muro, il mendicante, non può che far cenno al fabbro di andare avanti e di venire al dunque.&lt;br /&gt;"Non adesso Irial" dice invece Felab "Sappi però che sarai il benvenuto nel mio Dun. Vieni da me dopo la festa di Belthain ma abbi solo cura di non farti notare. Ti troverò ospitalità e così parleremo di ciò di cui ciascuno di noi ha bisogno".&lt;br /&gt;Mastro Felab porge la mano al mendicante che, prima titubante, poi più sicuro, gliela stringe suggellando il loro accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm sta aspettando il momento buono per entrare nella Sala del Re. C'è un discreto viavai di persone, ma non è nemmeno troppo difficile passare inosservati proprio a causa dell'agitazione prefestiva. Rhian continua a parlare alla sua maestra, ignara di cosa questa abbia in testa. Feilhelm supera il trono del Re e si accosta ai tendaggi che separano la grande sala dal giaciglio del Re. Poi, inaspettatamente, si infila negli appartamenti senza dir nulla a Rhian, che rimane di sasso. La ragazza si gira e nota che uno dei servitori la guarda un po' perplesso. Feilhelm, velocemente, afferra uno degli indumenti di Connor, se lo infila sotto la tunica ed esce subito dopo. Il servitore si avvicina alle due, Feilhelm cerca di ostentare calma ed autocontrollo, ma suona un po' finta: "Ho finito!" proclama ad alta voce ad una Rhian sempre più confusa.  Entrambe imbarazzate, si allontano dalla Sala del Re.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra sé e sé Feilhelm medita che ha fatto proprio la figura della sciocca, e che il fato ha voluto che  qualcuno la notasse proprio bene: forse sta rompendo una gea di cui non è neanche a conoscenza? Ma ci penserà più tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Madre! Ma cosa avete in mente?" chiede Rhian esterefatta non appena le due escono all'aperto.&lt;br /&gt;"Voglio capire dove si trovino la Regina e suo figlio ed un indumento del loro congiunto ci servirà come tramite per scoprirlo... Vedrai, ne sarà valsa la pena fare una figura così" risponde Feilhelm, dirigendosi verso l'albero dove, poche ore prima, aveva visto posarsi i corvi. Vicino alle radici dell'albero ci sono alcune penne nere. Feilhelm ne raccoglie una e la brucia insieme all'indumento di Connor; dopodiché ne prende un'altra e la usa per scrutare nelle ceneri ancora calde.&lt;br /&gt;"Da un presagio ne scaturisce un'altro..." mormora Feilhelm, poi a bassa voce ma nitidamente: "Corvi che tutto vedete e tutto sapete della foresta che è parte di voi e di cui siete parte, mostratemi dove si trova la regina Ide!", Nella sua mente comincia a prendere forma un'immagine. Rhian intanto comincia ad innervosirsi: attorno a lei si posano alcuni corvi che cominciano a gracchiare. Feilhelm vede un lago e un'isolotto che vi sorge in mezzo; sulla terra si erge una pietra nera, non al centro, ma su di un lato dell'isola.&lt;br /&gt;"Conosco questo luogo..." dice fra sé Feilhelm riprendendosi dalla visione.&lt;br /&gt;Intorno a lei è pieno di corvi che la osservano gracchiando, ma gli uccelli prendono subito il volo, tutti a parte uno che si tracheggia per un po' e poi spicca il volo anche lui. Le due donne, innervosite, seguono con lo sguardo la sua traiettoria e si incamminano in quella direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Bosco dei Sussurri la caccia prosegue. Tanai ed Emeroth sono del gruppo di Fergus, deciso - come è ovvio - ad avere la propria preda. Finalmente Fergus individua delle tracce nel bosco e si getta sulla pista senza esitazione. Si alza una brezza e con lei una fitta nebbia fredda ed umida. I cacciatori si stringono nei loro mantelli, ma tra loro solo Tanai si rende conto che la situazione è piuttosto innaturale: mentre tutti osservano a terra le tracce, il giovane bardo intravede nella nebbia delle figure semi-eteree. Pare che nessun altro riesca a vederle; Tanai avverte Emeroth, anch'egli impegnato nella caccia e cerca di avvicinarsi ai nuovi venuti. Quando le nebbie si diradano un poco Tanai riconosce degli uomini armati di lance.&lt;br /&gt;"Ma non li vedi?" chiede Tanai all'amico.&lt;br /&gt;"Cosa?!" chiede sempre più spazientito Emeroth mentre Fergus riprende a seguire la sua pista. Emeroth si guarda indietro ma non vuole lasciare da solo l'amico così lo prende per una manica per trascinarselo via. Ma Tanai non ha intenzione di farsi distrarre: man mano che la visione diventa più nitida comincia a capire che non sono lance quelle che vede, ma stendardi laceri. Tra gli uomini vi è Garban, l'alfiere di Connor, ma è gravemente ferito e le sue viscere sono aperte&lt;br /&gt;e cadenti. Ad orrore si aggiunge altro orrore quando Tanai individua anche Connor, con la sua famosa spada (forgiata da Felab) rotta ed una profonda ferita alla testa. Al suo fianco ci sono molti Guerrieri del Ramo Rosso.&lt;br /&gt;"Cosa vi è successo?" chiede Tanai spaventato.&lt;br /&gt;"Non siamo stati noi a comiciare la battaglia, ma non potevamo tirarci indetro" ammoniscono i defunti "Molti eroi sono morti e solo i nostri figli potranno giudicare le nostre azioni".&lt;br /&gt;"Voi venite dal mondo che sarà... che volete che faccia per voi?" chiede Tanai mentre Emeroth lo guarda sempre più stupito e incredulo, pensando che parli da solo.&lt;br /&gt;"Dovrai testimoniare che Connor sapeva: sapeva che sarebbe morto, sapeva che Cumain l'avrebbe tradito. Ma nonostante questo è sceso in battaglia" concludono i defunti.&lt;br /&gt;"Sì: mi impegno affinché tutto questo sia conosciuto e venga tramandato, anche se dovessi scriverlo nelle rune" conclude Tanai. Poi la visione scompare e la nebbia è trascinata via dal vento.&lt;br /&gt;"Cosa stai dicendo?!" chiede Emeroth esterefatto a Tanai. Il giovane bardo resta in silenzio. "Niente..." mormora.&lt;br /&gt;"Allora andiamo! Abbiamo perso fin troppo tempo qui!" conclude Emeroth.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1292/1692/1600/MacCleodStoneIsland.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1292/1692/320/MacCleodStoneIsland.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; "Stiamo andando verso l'isola di McCleod!" ricorda finalmente Feilhelm mentre cammina al fianco di Rhian, seguendo il volo del corvo. L'isola è un posto molto noto in questa regione di Eire; si racconta che nelle sue acque nere e stagnanti riposino i demoniaci Fomori, sconfitti dai Fimborg ormai anni addietro. I Fomori attendono sotto le acque del lago e covano odio contro gli abitanti di Eire che li hanno spodestati.&lt;br /&gt;"Sono certa che qui intorno c'è una barca, Cathbadh deve averla nascosta" dice Feilhelm a Rhian. Le due si mettono a cercare intorno fino a che, nascosta tra le frasche individuano un'imbarcazione. Messa la barca in acqua, Feilhelm e la sua apprendista procedono verso il centro del lago. L'atmosfera è inquietante, le acque plumbee, l'aria stagnante e gelida. Il silenzio è interrotto solo dal rumore dei remi e più di una volta le donne, inquietate, stanno quasi per&lt;br /&gt;voltare l'imbarcazione e tornare indietro. Finalmente però Rhian intravede la linea della terra e così rinfrancate le due arrivano finalmente sull'isolotto nebbioso. Appena scese a terra il rumore è interrotto dalla voce di una donna.&lt;br /&gt;"Andatevene! Tornate da dove siete venute" la voce è imperiosa e proviene dalle nebbie. Feilhelm non si lascia intimidire ma risponde a tono: "Chi sei?" domanda.&lt;br /&gt;"Ci penserò io alla madre" replica la voce nella nebbia.&lt;br /&gt;"Non andrò via senza averla vista" intima Feilhelm sicura di sé.&lt;br /&gt;"Non ha certo bisogno del tuo aiuto! Tu sola ti sei arrogata questo diritto, ma nessuno ti ha interpellata".&lt;br /&gt;"Faccio solo quello che è giusto".&lt;br /&gt;"Attenta: non sempre ciò che è giusto è anche saggio...".&lt;br /&gt;"Faccio quello che è saggio, allora! Non mi farò spaventare da te, né da quello che dici".&lt;br /&gt;"E fai male!" dice la donna uscendo dalle nebbie. E' una donna procace, vestita di nero, dai capelli lunghi e neri, il seno prosperoso: la quint'essenza dell'essere Donna.&lt;br /&gt;"La madre e il suo bambino hanno bisogno di un'altra madre, hanno bisogno di me" dice con voce sicura e solida. Ma Feilhelm non si fa intimidire e fa alcuni passi in avanti, decisa a superare la donna e procedere alla ricerca della Regina.&lt;br /&gt;"Maestra, c'è qualcun'altro" avverte Rhian.&lt;br /&gt;"Falla venire..." dice subito dopo una giovane voce di bambina.&lt;br /&gt;"Sì, vieni cara, lasciala perdere" conclude una terza voce di vecchia.&lt;br /&gt;Sentendo le altre due voci Feilhelm capisce infine di trovarsi di fronte alle Morrigan. Il sangue le si gela nelle vene, ma ormai non può più tirarsi indietro.&lt;br /&gt;"Il bambino ci appartiene, lei ce l'ha chiesto per proteggerlo dal mastino" dice con ostinazione la donna vestita di nero. Feilhelm non le presta ascolto: poco più avanti provengono i lamenti di una partoriente. Ed infatti, stesa vicina ad un piccolo focherello c'è la Regina Ide. Ide incrocia lo sguardo di Rhian e Feilhelm e rimane spiazzata dalla loro presenza; subito si assicura che non ci siano altre persone.&lt;br /&gt;"Sono qui per aiutarti" dice morbida Feilhelm siendedosi accanto a lei.&lt;br /&gt;"La Regina partorirà in anticipo di un mese" dice Rhian "Non fosse stato per il tuo sesto senso, Madre, saremmo arrivati troppo tardi". Ma Ide è spaventata dalla presenza delle sconosciute e preferirebbe affidarsi alle Morrigan.&lt;br /&gt;Intuendo il pericolo, Feilhelm decide di avvertire Ide di quali saranno le conseguenze delle sue azioni: "Penserai di non essere mai stata incinta, penserai di non avere avuto un figlio, di essere sempre stata sterile".&lt;br /&gt;"Una donna che sta per partorire è debole e vulnerabile" la rimprovera la Donna "Ti stai approfittando di lei e della sua debolezza".&lt;br /&gt;"E se ti dicessi che anche tu, prima di lei, hai fatto la sua stessa scelta?" insinua la Vecchia rivolta a Feilhelm. Ma Feilhelm aveva già cominciato a sospettare questa verità nel suo cuore e non si lascia sopraffare dal dubbio e dal dolore.&lt;br /&gt;"Non è vero!" si ribella Feilhelm "Ma se anche lo fosse a maggior ragione ora non posso permetterlo! Ho fatto male, essere sterili è innaturale. E questo bambino che sta per nascere... noi lo possiamo aiutare" poi si volta verso Ide e guarda la donna, stesa a terra e in preda alle contrazioni del parto che la guarda, con il volto imperlato di sudore.&lt;br /&gt;"Mi stai illudendo?" chiede la Regina tra l'adirato e l'inquisitorio.&lt;br /&gt;"No! Non ho certezze da offrirti, ma ti sto dando una nuova scelta. Abbi fiducia Regina Ide. Tuo figlio nascerà nella notte di Belthain: quale miglior auspicio potresti volere?" conclude Feilhelm. Ide la osserva e il dubbio comincia ad insinuarsi dentro di lei...&lt;br /&gt;"Desideri revocare il nostro patto?" chiede stizzita la Morrigan.&lt;br /&gt;"No..." comincia con voce flebile Ide, poi prendendo coraggio: "Sì, invece! Voglio revocare il nostro patto" conclude la Regina.&lt;br /&gt;"Avrà un prezzo..." dice la donna.&lt;br /&gt;"Vi siamo grate per la protezione che avete dato alla Regina, e per i corvi che avete mandato a rispondere al mio appello, e non lo dimenticheremo" inizia Feilhelm che però viene subito interrotta dalla Morrigan madre: "Non cercare di imbonirci, tu che ti sei frapposta sul nostro cammino. Ti lasciamo la madre e il suo bimbo, ma reclamiamo il diritto di salutarlo" e subito la donna si piega su Ide e le bacia dolcemente il ventre nudo e gonfio, poi vi posa sopra l'orecchio per qualche istante. La donna si rialza, ma non riesce a staccare gli occhi dalla partoriente.&lt;br /&gt;"Saresti stato mio" dice "Ti ho salutato con un bacio e attendo di poterti salutare di nuovo con un altro bacio" poi si volta e raggiunge l'anziana e la giovane, avvolte nelle nebbie. "Attenta Madre delle Erbe, guardati bene dall'incrociare ancora la nostra strada".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/1292/1692/1600/MistyWoods.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1292/1692/320/MistyWoods.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Emeroth corre all'impazzata per recuperare la caccia che più avanti sta entrando nel vivo. Di fronte a sé sente le voci concitate dei compagni. Emeroth si fa strada nel fitto sottobosco fino a che non raggiunge gli altri. Di fronte a sé fa in tempo a vedere una fugace figura biance in movimento: è il Cinghiale Bianco che per sfuggire ai suoi predatori sta correndo nella sua direzione, pronto a caricarlo.&lt;br /&gt;Emeroth, impugna la propria lancia da caccia e la frappone tra sé e l'animale. L'animale si va a schiantare sulla punta che penetra nelle sue carni, poco sopra le zampe anteriori. L'animale comincia a spingere come un forsennato ed Emeroth ha il bel da fare per riuscire a tenerlo fermo e non farlo scappare, né avvicinare. Poco dopo arriva fortunatamente anche Fergus, stupito di vedere il suo pupillo che è riuscito a trattenere l'animale.&lt;br /&gt;Fergus impugna a sua volta la propria lancia e al suo fianco, suo fratello Gaile lo imita. I due provano ad infilzare la bestia, ma questa è troppo agile e inferocita e riesce a schivare i due colpi, nonostante sia strattonata da Emeroth. Gaile tenta ancora una volta di colpire l'animale e riesce a prenderlo, ma questi, improvvisamente arretra trascinando a terra il suo cacciatore.&lt;br /&gt;Emeroth intanto viene distratto da una nuova visione: poco distante vi è un uomo che sta osservando la scena. E' un essere seminudo, estrememente villoso, con un fisico possente e due grandi corna di cervo che gli spuntano dalla nuca.&lt;br /&gt;"Il Dio Cornuto!" capisce Emeroth osservando lo sposo di Danaan. Ma la sorpresa e la distrazione gli sono fatali: il cinghiale riesce a divincolarsi e si getta contro Gaile, ancora a terra. L'uomo estrae il suo pugnale per difendersi ma è troppo tardi: il cinghiale bianco lo carica e lo infilza con le sue micidiali zanne. Gaile è sbalzato via e Fergus urla di dolore alla visione del fratello che cade a terra in maniera scomposta.&lt;br /&gt;Il cinghiale fugge via, tra lo sconforto e lo scompiglio generale. Fergus si getta sul fratello, ma Emeroth non ha intenzione di lasciare che la caccia finisca in questo modo e si getta all'inseguimento della bestia, seguito a ruota da Tanai.&lt;br /&gt;"Emeroth!" chiama Fergus. Ma il giovane non sente o preferisce far finta di non averlo sentito e  continua nella sua corsa. Emeroth tira la propria lancia in direzione del cinghiale e lo manca, ma non per questo demorde. La bestia e i suoi due inseguitori continuano la loro corsa nel bosco fino a che non giungono ad una radura. Tanai passa la propria lancia ad Emeroth. Il cinghiale, il cui manto bianco è sporco di sangue che ancora gronda dalle ferite che gli sono state inferte, osserva i suoi avversari e si lancia nuovamente contro Emeroth.&lt;br /&gt;Tra i due ha inizio una nuova battaglia. Emeroth è stanco e non riesce a colpire l'animale se non di striscio. Ma anche la bestia, percossa e piena di ferite comincia a perdere forza e velocità così dopo un'ultimo tentativo di infilzare il proprio cacciatore non riesce a schivare il colpo di Emeroth.&lt;br /&gt;Il giovane, grondante sudore e coperto di sangue, blocca nuovamente la bestia con la lancia e gli urla contro tutta la propria rabbia e determinazione. Il cinghiale bianco, ferito oltre ogni limite, smette di spingere e si tira indietro. Un ultimo zampillo di sangue esce fuori dalla ferita infertagli da Emeroth e poi l'animale mitologico cade a terra morto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114036361336733123?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114036361336733123/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114036361336733123&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114036361336733123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114036361336733123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/02/auspici-e-presagi.html' title='auspici e presagi'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-113965603095965801</id><published>2006-02-03T21:00:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T10:29:23.280+01:00</updated><title type='text'>il mastino del cacciatore</title><content type='html'>Belthain è ormai alle porte e i preparativi fervono nell'Emayn di Re Connor. Stanno arrivando moltissime persone dai Dun vicini per partecipare all'evento: si tratta dell'inizio del nuovo anno, l'apertura di un nuovo ciclo di stagioni e spesso anche del momento in cui si ridisegnano gli equilibri politici.&lt;br /&gt;Molte famiglie approfittano dell'occasione per rivedersi: è consuetidine infatti che i figli di una famiglia vadano ad imparare il mestiere presso un'altra e che quindi si reincontrino in poche occasioni. Anche Cathbadh l'arcidruido è molto occupato nei preparativi e soprassiede con i druidi del suo ordine alle diverse attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth, insieme ai suoi compagni, futuri guerrieri del Ramo Rosso, è al fiume ad osservare le ragazze che lavano i panni. I ragazzi si scambiano battute più o meno volgari, l'aria della festa e il loro imminente ingresso nel Ramo Rosso li rende ancora più sfacciati. Un altro gruppo di giovani si avvicina loro, tra questi c'è anche Cumain "occhi di ghiaccio" McFinn, chiamato così per i suoi occhi azzurro chiaro. Cumain è cugino di Connor McFinn. I giovani si avvicinano ad Emeroth ed attaccano bottone con lui: la fama della sua abilità nell'uso della spada lo precede. Ad essere onesti tanti dicono anche che è ovvio che con un padre come il suo, che forgia armi come quella del Re, il figlio sia avvantaggiato. Emeroth però non si cura di queste voci e non è per nulla intimidito dalla presenza di Cumain che lo saluta amichevolmente. Il gruppo comincia a parlare delle "bellezze locali". Cumain e i suoi prendono a passeggiare con Emeroth, chiedendogli di mostargli i cavalli de Re. La passione per le belle bestie di Connor infatti è nota a tutti e Cumain non si risparmia qualche battuta al proposito, anche poco rispettosa. Ma quando, più o meno volutamente, Emeroth si trova solo con i suoi ospiti le battute diventano anche più pesanti, quasi provocazioni, forse per sondare la sua fedeltà al Re.&lt;br /&gt;Emeroth non dà spago al gruppo, ma Cumain comincia a diventare insistente: "il Re tiene più alle sue bestie che alla moglie, all'avere figli, al suo regno. E' ora di cambiare Re!" conclucle. Gli animi si scaldano contro Connor: evidentemente è considerato troppo lasso per regnare ancora. Emeroth mantiene la calma ma in modo assai deciso conferma la sua fedeltà al Re.&lt;br /&gt;"E se ti dicessi che anche Fergus, il tuo maestro, è dalla nostra parte?" lo insidia Cumain. Ma Emeroth non gli crede e il rivale gli raccomanda di andare a informarsi direttamente da Fergus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm si trova nei boschi limitrofi all'Emayn del Re insieme alla sua pupilla Rhian, la figlia maggiore di Mastro Felab. La ragazza è entustiata del viaggio e sta aiutando la Maestra a raccogliere le erbe che si trovano in queste foreste. Mentre le due lavorano e discutono Feilhelm vede passare a cavallo Re Connor e Mastro Felab. "Fortunatamente senza quel cane inquetante" nota la donna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Re Connor e Mastro Felab sono scesi da cavallo e passeggiano insieme nel bosco. Connor è estremamente cupo in volto, la sicurezza che ostentava il giorno prima nelle sue aule è crollata: l'uomo sembra afflitto da un grave peso di cui si vergogna di parlare perfino con Felab, suo amico sin dalla giovinezza. Mastro Felab un po' aspetta, un po' sospetta che ci sia qualcosa che non va con quel cane così inquietante e prova a introdurre l'argomento. Connor approfitta e si lamenta di sé, dandosi dell'avventato per quello che ha fatto per ottenere Lonan il mastino. Il Re vide il mastino per la prima volta durante una caccia nel bosco. Incontrò "Il Cacciatore" con la sua muta di splendidi cani e da subito rimase ammirato dalla bellezza del mastino. "Il Cacciatore appartiene al popolo di Dana" dice Connor "ed io gli dissi che avrei dato qualsiasi cosa per averlo". Ma da questo momento in poi Connor diventa più reticente e non racconta esattamente quale patto sia stato concluso con il Cacciatore, d'altro canto Felab non glielo chiede. Il fabbro infatti comincia a sospettare qualcosa e gli ci vuole poco per mettere in relazione le reiterate assenze della Regina con il patto stipulato col Cacciatore. Il Fabbro capisce la la Regina è incinta e teme che Connor abbia promesso il suo primogenito... ma la realtà è ancora più orribile: senza guardarlo in faccia per la vergogna Connor rivela all'amico che il mastino gli ha già sbranato il suo primo figlio, pochi giorni dopo che questo è venuto al mondo e che ora teme per l'incolumità del prossimo nascituro.&lt;br /&gt;"Hai fatto bene a raccontarmi queste cose" lo rassicura Felab "puoi stare tranquillo Connor, se lo vuoi porterò via la Regina e la proteggerò io stesso".&lt;br /&gt;"Tu non capisci!" gli risponde concitato Connor "quello è un mastino infernale che viene dal mondo dei morti. Troverà mio figlio, ovunque lo porterai"&lt;br /&gt;"Ora non è più un problema tuo" gli dice serio Felab "Ora devi solo pensare al tuo Regno: devi mostrare a tutti che è saldo nelle tue mani". Connor non capisce subito perché Felab stia cambiando argomento ma alla fine si fida del vecchio amico.&lt;br /&gt;"La Regina Ide si trova sotto la custodia di Cathbadh" dice Connor ma neppure lui sa dove si trovi ora. "Ti affido un compito difficile Felab: ma se dovesse succedere qualcosa a lei o a mio figlio sappi che ti riterrò responsabile" lo avverte serio Connor. Felab si inchina di fronte a Connor e abbassa la testa. &lt;br /&gt;"Se dovesse scorrere il sangue di tua moglie o di tuo figlio avrai la mia testa, mio Re" promette solennemente il fabbro.&lt;br /&gt;"Alzati amico mio" conclude Re Connor in tono più morbido allungandogli la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ongus avverte il suo giovane apprendista Tanai che l'indomani avrà luogo una grande caccia, organizzata per i festeggiamenti di Belthain.&lt;br /&gt;"Voglio che tu vada al posto mio" gli dice "sono troppo vecchio per prendervi parte, ma è importante testimoniare a questi eventi". Tanai non può che accettare, nonostante la cosa lo spaventi un po': cacciare con i guerrieri del Ramo Rosso può diventare molto pericoloso. Per fortuna però tra loro c'è anche il suo vecchio amico Emeroth e questo lo rincuora un po'. Nelle sale del Re c'è movimento, anche se Connor in questo momento non è presente: i preparativi fervono e Fergus presiede in assenza di Connor. Accanto allo scranno vuoto del Re è accucciato pacificamente Lonan, il mastino. Ma ad un certo punto l'attenzione di tutti i presenti, impegnati in un andirivieni di preparativi, è catalizzata dall'arrivo di un viandante nerovestito. Tanai lo riconosce subito: è l'uomo che la sera prima aveva dormito con lui e gli altri nel bosco. La sala si zittisce, o meglio tutto il vociare si trasforma in un brusio sommesso. Lonan si alza, come per accogliere il nuovo arrivato ed anche Fergus gli va incontro, anche Tanai si accosta al viandante mentre pare che tutti invece lo scansino. Il viandante appare a Tanai assai diverso da quello incontrato il giorno prima, assomiglia più ad un mendicante, non ha lo stesso cipiglio sicuro ed altezzoso. A voce bassa Fergus accoglie l'uomo sulla soglia:&lt;br /&gt;"Connor non c'è ora, ma io ti dò comunque il benvenuto in sua vece. Puoi usufruire della nostra accoglienza finché vorrai" la sua voce è tesa e un poco impacciato, poi a voce più alta perché tutti lo possano sentire: "Ti dò il benvenuto nelle Sale del Re". L'uomo si ritira, a testa bassa, facendo cenni col capo per ringraziamento. Tanai segue Fergus che lo degna giusto di uno sguardo e poi sussurra "Ci mancava solo quello iettatore...".&lt;br /&gt;"L'abbiamo già incontrato ieri sera" gli dice Tanai "un tipo piuttosto silenzioso, a dire il vero". &lt;br /&gt;"Per forza: è muto! E' stato punito dagli dei per quel che ha fatto... ma non potevo rifiutargli l'accoglienza o chissà quale altra sventura ricadrà su di noi..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth conosce i particolari dalla caccia di domani e li sta raccontando al suo amico Tanai: Fergus vuole a tutti costi catturare una bestia magica da offrire come sacrificio a Belthain: mira a catturare il cinghiale bianco che abita nel Bosco dei Sussurri. Emeroth è al contempo entusiasta della cosa ma anche un po' perplesso dalla decisione di Fergus: l'obiettivo è davvero impegnativo. Tanai dice all'amico che molti pensano che ora che è arrivato il mendicante qualcosa potrebbe andare storto durante la caccia. I due decidono quindi di verificare se Ongus è al corrente delle voci che circolano sul conto dell'uomo e infatti il bardo conosce la sua storia: il mendicante si chiama Irial ed aveva un fratello di nome Iriol. I due erano innamorati della stessa donna, una giovane di nome Orlaith. La contesa amorosa aveva incrinato il rapporto dei fratelli, tantopiù che la giovane non sapeva decidersi a scegliere uno dei due. Alcuni dicono perché si divertiva a farsi corteggiare, altri perché si sentiva responsabile dell'astio tra i due fratelli e non voleva ferire nessuno dei due con un rifiuto. I fratelli però, per decidere chi dei due sarebbe stato il più degno, decisero di sfidarsi a duello per risolvere la diatriba. Orlaith si oppose ma i fratelli non le diedero ascolto. La leggenda vuole che Orlaith, distrutta dal dolore, sia morta di crepacuore al pensiero che uno dei due sarebbe morto per lei. Più prosaicamente però, e assai più drammaticamente, pare che ella si sia frapposta tra i due il giorno del duello e che, accidentalmente, sia rimasta uccisa trafitta da un colpo di pugnale nel tentativo di dividerli. I fratelli si disperarono e forse capirono dove li avesse portati la loro follia. Deciserò così di tentare di riprenderla dal mondo dei morti. Nessuno conosce i particolari del loro viaggio e cosa sia successo davvero. Però solo Irial è tornato dal viaggio, con la lingua mozzata e la sventura che persegue lui e chi gli sta intorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feilhelm e Rhian proseguono nella raccolta delle erbe di cui stanno facendo provvista ma dopo poco sono raggiunte da Felab. Rhian è felice di rivedere il padre e gli è manifestamente grata per averla fatta partecipare al viaggio. Il fabbro però è scuro in volto per la discussione avuta con Connor e si confida con le due donne. Mastro Felab desidera che Feilhelm si occupi della Regina: di tenerla nascosta e di farla partorire in tutta sicurezza. Feilhelm, anche se non lo dà a vedere, è soddisfatta che l'uomo le affidi questa responsabilità: evidentemente si fida di lei nonostante ci fosse lei ad assisterla quando sua moglie è morta di parto. Mastro Felab rivela la storia di Re Connor omettendo però le responsabilità dell'amico nella faccenda, glissando sulla sua avidità ed avventatezza nel richiedere il cane del Cacciatore. Feilhelm capisce che il fabbro le sta nascondendo qualcosa ma decide di non indagare ulteriormente, lasciando che i tempi maturino. Rhian invece è spaventatissima, ma sia suo padre che Feilhelm le fanno coraggio. "Sei grande Rhian, non ti ho nascosto queste cose perché desidero il tuo aiuto" le dice risoluto il padre. &lt;br /&gt;"Devo vedere la Regina il prima possibile, per capire quanto tempo abbiamo" dice Feilhelm.&lt;br /&gt;"Dovrò parlare con Cathbadh per farmela affidare e scoprire dove si trovi ora" conclude Felab.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera, nelle sale del Re, si svolge la cena. Ormai sono davvero tanti gli ospiti che si sono radunati nell'Emayn di Connor. Il Re sembra molto più sicuro di sé di quanto non apparisse il giorno prima, accanto a lui siedono Fergus e Cathbadh i suoi più importanti collaboratori. Ai suoi piedi, immancabilmente, giace anche Lonan, il suo mastino. Ovviamente chi manca è la Regina ed è una mancanza che è difficile non notare e che passa di bocca in bocca tra i presenti. Quando viene portato un cinghiale arrosto il campione del Re, Fergus, si alza per tagliarsi la prima porzione e per servire di conseguenza Connor. Tutti aspettano che il rito del primo boccone si svolga in piena regolarità ed ovviamente nessuno si alza per sfidare questa tradizione.&lt;br /&gt;Il banchetto va avanti serenamente fino a quando nell'aula non fa il suo ingresso Irial. La gente comincia a mormorare e Fergus sussurra all'orecchio del Re che osserva la scena annuendo serio.&lt;br /&gt;"Benvenuto Irial" dice infine il Re alzandosi "fino a che resterai nell'Emayn sarai mio ospite" dice cortesemente il Re, ma tagliando corto, ed indicando ai suoi servitori di far accomodare il mendicante. Tra i vari borbottii e mormorii Feilhelm si accorge che uno di questi la riguarda: nota infatti che i druidi di Cathbadh stanno discutendo e che spesso si voltano nella sua direzione per osservarla, commentando tra di loro. La Madre delle Erbe però non si cura di essere al centro di questa conversazione e procede serenamente nel suo pasto. Prima che il banchetto termini Connor chiede a Tanai di allietare la serata con una canzone e il giovanissimo bardo, nonostante in visibile imbarazzo, non può tirarsi indietro e alla fine racconta la sua storia&lt;br /&gt;tra la soddisfazione generale di tutti quanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre nella stanza vengono tolti i tavoli per consentire agli ospiti di stendere i pagliericci e passare la notte, mastro Felab esce dall'aula per seguire Cathbadh. I due si salutano amichevolmente e Cathbadh non manca di congratularsi con Felab per gli ottimi risultati che il figlio sta ottenendo. Il fabbro accompagna il druido presso il suo Dun e Cathbadh non manca di offrirgli ospitalità per la notte. Felab accetta di buon grado, pensando così di avere più tempo per parlare con l'amico della Regina e dei suoi piani. Il druido però incanala la discussione sulla presenza di Feilhelm presso l'Emayn. &lt;br /&gt;"Ti fidi di quella donna?" gli chiede "ma non dovresti! Il potere di Dana sta tramontando: è l'alba del potere degli uomini. Regneremo su questa terra, soggiogando gli altri poteri e scacciandoli come già i Fimbaul sono stati scacciati prima". Felab ascolta le parole del druido ma è deciso a non incoraggiare la discussione, né a prendere parte in merito e cercando di evitare una situazione di conflitto. Il fabbro, giunto infine nella capanna del druido, gli rivela di essere al corrente della condizione di Ide e del rischio che corre. Cathbadh non pare felicissimo di condividere questa preoccupazione col fabbro e quando questo gli propone di occuparsene lui la prende più come un'ingerenza che come un'aiuto vero e proprio. Mastro Felab non vuole tirare la corda e per ora si accontenta di aver accennato la questione al druido, prima però si informa di quanto avanti sia nella gravidanza e scopre così che la donna è ormai all'ottavo mese.&lt;br /&gt;"Ne riparleremo Felab, magari di fronte al Re" chiude la discussione Cathbadh.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-113965603095965801?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/113965603095965801/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=113965603095965801&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/113965603095965801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/113965603095965801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/02/il-mastino-del-cacciatore.html' title='il mastino del cacciatore'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-114025492699800110</id><published>2006-01-27T21:30:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T10:29:35.303+01:00</updated><title type='text'>un nuovo viaggio</title><content type='html'>“Da troppo tempo non ci vediamo in volto, e non parliamo l’uno di fronte all’altro. Da quando i miei impegni di re si sono frapposti l’uno all’altro. È arrivato dunque ora il tempo in cui mi appello non al potere della mai corona, ma alla nostra antica amicizia, affinché si ponga fine a questa nostra mancanza.”&lt;br /&gt;Lentamente, nella mente di Felab, la voce che per alcuni istanti era diventata quella del Re Connor McFinn ritorna ad essere quella del messaggero, il suo stesso figlio Emeroth.&lt;br /&gt;Sono effettivamente molti anni che i due non si vedono, fin dall’inizio del regno di Connor, un segno saggio e pacifico. Troppo pacifico, a detta di molti, poiché sono molti, ormai, a vedere nella pace solo un travestimento per la debolezza e la codardia.&lt;br /&gt;Di fronte al messaggio Felab è combattuto. Non può ignorare la convocazione di Connor, né come re né come amico, ma il viaggio durerà alcuni giorni, e la permanenza al Dun del re per i giorni di Belthain potrebbe anche protrarsi per settimane. Cosa potrebbe succedere nel suo Dun durante la lunga assenza? E se si presentasse Lungamano senza trovarlo ad attenderlo? Se Ronan, il suo apprendista, scoprisse qualcosa del suo segreto?&lt;br /&gt;Felab convoca quindi il ragazzo e gli comunica la sua partenza, proibendogli di accendere il fuoco della fornace per tutto il periodo della sua assenza. &lt;br /&gt;“Sono un bravo apprendista!" replica offeso Ronan "Perché ora che ho la possibilità di dimostrarlo mi viene impedito?” &lt;br /&gt;Felab non può ignorare neppure i motivi di Ronan, e acconsente ad affidargli l’uso della fucina, ma non senza una condizione: il fuoco dovrà essere spento ogni notte, e riacceso non prima del mattino successivo.&lt;br /&gt;Non passa molto tempo prima che al Dun si manifesti anche Feilhelm, la Madre delle Erbe. Anche lei ha intenzione di recarsi al Dun di Connor per i giorni di Belthain. Chi rimarrà dunque presso il Dun, dato che anche la figlia maggiore di Felab, in quanto apprendista della Madre delle Erbe, vuole condividere il viaggio della sua mentore? La reggenza del Dun sarebbe stata di diritto compito di Rhian, la figlia maggiore di Felab, ma è chiaro che la ragazza preferirebbe partire con loro.&lt;br /&gt;Felab decide quindi di affidare il Dun a Ronan, il suo apprendista. La piccola compagnia intraprende quindi il suo viaggio, e non passa molto prima che la mente di Felab si affolli di preoccupazioni: riuscirà Ronan a gestire il Dun? Troverà la spada che stava forgiando con il ferro fatato portato da Lungamano? &lt;br /&gt;Arriva la notte, e con essa la pioggia. I viandanti prendono dunque riparo in una sorta di caverna, sotto le grosse radici di una quercia secolare. Ma i quattro sono destinati ad avere molte visite, prima che arrivi l’alba.&lt;br /&gt;Il primo visitatore è un enorme corvo, che si ferma di fronte alla caverna, come ad osservare i suoi occupanti. I viaggiatori lo guardano inquieti: l'animale è certo foriero di un qualche presagio. Nel momento stesso in cui il corvo decide di spiccare il volo, all’orizzonte appare un altro viaggiatore. Questi è un uomo alto e magro, il cui volto è segnato da una lunga cicatrice che va dalla tempia al mento, attraversando l’occhio sinistro ormai cieco. Felab non può che invitarlo ad entrare, nel nome dell’ospitalità, e il nuovo arrivato prende un posto in disparte della caverna, senza dire parola.&lt;br /&gt;È quindi la volta di altri due viaggiatori, Ongus. un noto bardo che viaggia anche lui verso il Dun del Re a portare le notizie che vengono dal resto di Eire, e il suo apprendista, Tanai, un amico di vecchia data del suo quasi coetaneo Emeroth.&lt;br /&gt;I viaggiatori condividono il cibo che hanno portato con sé, e Ongus lascia che sia il suo apprendista ad allietare la serata con il racconto di una antica leggenda. Tanai sceglie una vecchia storia sui primi uomini, che strinsero un patto con Eire per costruire i loro villaggi, ma alla fine quando Eire sciolse il patto perché gli uomini si erano spinti oltre ai confini che aveva tracciato, gli uomini decisero di non stringerne un nuovo, ma procedere con le loro sole forze.&lt;br /&gt;Anche il taciturno viandante orbo sembra ascoltare la storia con molta attenzione, e alla fine della storia, sotto lo sguardo incuriosito degli altri, con le erbe contenute nel suo fagotto prepara una sorta di intruglio che offre agli altri che, seppur riluttanti, accettano l’offerta per non infrangere la tradizione dell'ospitalità.&lt;br /&gt;E' quindi il sonno a prendere il suo posto nella notte scura. Uno dopo l’altro tutti i viaggiatori cadono addormentati, per ultimo Tanai, che prima di addormentarsi, già a metà tra il torpore e la veglia, vede il misterioso figuro che lo osserva con attenzione, mentre da fuori si sente il battere degli zoccoli dei cavalli impauriti da qualcosa. Il gracchiare di un corvo rende la scena ancora più tesa, come in un incubo, e il grosso uccello si ferma di fronte all’ingresso della caverna ripetendo le sue grida, fino a che il viaggiatore guercio non lo costringe a fuggire brandendo un tizzone del focolare.&lt;br /&gt;Ricordando che il corvo è un animale sacro, Tanai commente “porta male”. L’ultima cosa che sente prima di cadere definitivamente nel sonno è la risposta dello sconosciuto, le sue prime e ultime parole.&lt;br /&gt;“Non se sei già dannato.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-114025492699800110?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/114025492699800110/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=114025492699800110&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114025492699800110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/114025492699800110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/01/un-nuovo-viaggio.html' title='un nuovo viaggio'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-113734157222518218</id><published>2006-01-15T17:02:00.000+01:00</published><updated>2006-01-15T17:25:18.646+01:00</updated><title type='text'>la storia ha inizio</title><content type='html'>Feilhelm era sposata con Chiaran McNessa, abile e roboante Guerriero del Ramo Rosso. I Guerrieri del Ramo Rosso erano i guerrieri scelti di McFinn, noti per la loro abilità, fierezza e coraggio. Feilhem e Chiaran però non convivono più: la sterilità della donna ha incrinato più o meno apertamente la loro relazione ed ora Chiaran vive presso l'Emayn del Re. La bravura di Chiaran è indiscussa, tanto è vero che è stato in lizza per diventare "Maestro del Ramo Rosso", carica che poi è stata affidata al cugino del Re: Fergus McFinn. Ma i McNessa sono comunque una famiglia importante per il clan dei McFinn, non solo perché le leggende raccontano che è stato un McNessa a scacciare da Erin Lug il luminoso (divinità del Sole) durante la guerra contro i Tuatha de Danaan, ma anche perché molti di loro fanno parte - a giusto merito - del Ramo Rosso.&lt;br /&gt;Da quando Chiaran vive presso Re Connor McFinn ha avuto un'altra storia, ma non è durata. Tutti comunque hanno una grande stima e venerazione per Feilhelm: la sua saggezza fa sì che la sua opinione sia tenuta in altissima considerazione. Ed è così per molti, ma non per Cathbadh: capo dei druidi, consigliere personale di Re Connor e primo officiante delle principali festività. Il druido, uomo determinato e sicuro di sé, ha amato la giovane Feilhelm, ma la donna, anche lei già avviata sulle strade della conoscenza druidica, non ricambiò il suo affetto. Cathbadh rimase molto ferito dal rifiuto e alcune voci sgradevoli dicono che se Feilhelm non è mai diventata un druido, ma è rimasta una Madre delle Erbe come la sua insegnate Brigid, è per l'estromissione operata da Cathbadh.&lt;br /&gt;Feilhelm è comunque una donna forte e lo dimostra anche nel suo stile di vita: abita al di fuori del Dun, per stare in contatto con quella natura che è alla base della sua sapienza. Ma anche la sua defunta insegnate ha significato molto per lei, soprattutto per gli insegnamenti di vita: le ha trasmesso l'altruismo e la generosità. Feilhelm è diventata una donna disponibile e riflessiva, sempre in viaggio per prestare aiuto (che non rifiuta mai a nessuno) e cogliere le erbe necessarie alla sua professione di cerusica e levatrice. Stando sempre in contatto con la gente Feilhelm conosce bene molte persone. Tra questi vi è anche Mastro Felab, frabbro di indiscussa fama all'interno del Dun, e la sua famiglia. Feilhelm infatti istruisce la primogenita di Felab, Rhian; e comunque è anche cara amica di Felab per il quale nutre una certa predilizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastro Felab è un uomo forte ed autoritario ma segnato da alcuni drammi familiari: la moglie è morta di parto durante la nascita del loro terzogenito, Ferdrad. A quel parto, come a tutti i precedenti, assistette Feilhelm e tutto stava andando bene fino a quando un'emorragia strana ed improvvisa portò via la donna. Feilhelm non ha mai trovato il coraggio per raccontare l'intera vicenda a Felab, sentendosi forse un po' colpevole ma sopratutto per non affliggere l'uomo con inutili particolari.&lt;br /&gt;E proprio Ferdrad, il minore dei tre figli, un ragazzo dalla natura schiva e silenziosa, è scomparso recentemente in modo misterioso. Cathbadh il druido, amico di infanzia di Felab, aveva chiesto al padre di affidargli l'istruzione del figlio. Felab non aveva nulla in contrario, anzi: la prospettiva era sicuramente ottima per un terzogenito. Ma il giovanissimo Ferdrad non ha mai preso in considerazione l'offerta, schivando quando possibile di affrontare l'argomento. Ma lo scorso anno, durante la festa del Belthain (i calendimaggio), il ragazzo è misteriosamente scomparso. Ferdrad doveva partecipare al rito della festa, impersonando Lug, ma non si presentò e sparì per tre lunghe settimane. Quando ormai tutti lo davano per spacciato il ragazzo si ripresentò alla casa del padre, di soppiatto, probabilmente per prendere del cibo. Ma Felab lo sorprese quella notte e nonostante la felicità di saperlo vivo non riuscì a trattenersi e gli si scagliò contro rimproverandolo aspramente per il suo comportamento.&lt;br /&gt;Ferdrad non replicò niente: stette in silenzio tutto il tempo, rispondendo solo con occhiate di fuoco. Il padre in quell'occasione disse cose di cui ancora si pente amaramente. Quando Ferdrad ferito e furibondo voltò le spalle per andarsene il padre gli intimò di fermarsi o di non farsi più vedere. Ma il figlio scelse la seconda opzione e neanche l'intromissione e le suppliche del fratello maggiore Emeroth riuscirono a farlo desistere.&lt;br /&gt;La primogenita di Felab, Rhian, è una giovane carina, vivace ed estremamente volitiva. Sia fisicamente che caratterialmente assomiglia in modo impressionante alla madre. Lei stessa ha chiesto a Feilhelm di diventare sua apprendista e adesso la ragazza abita con la sua maestra fuori dal Dun. Un giorno di pioggia Rhian, ha confessato a Feilhelm che lei è in grado di vedere la defunta madre negli specchi d'acqua. E la madre, quando le due si incontrano, le mette in guardia su quello che le riserva il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mastro Felab è anche il carpentiere del Dun: ha presieduto a quasi tutti i lavori che sono stati operati. Ma sopratutto è rinomato per la sua abilità indiscussa di fabbro. E' stato lui a forgiare la spada del Re e le voci dicono che non esiste spada su Erin che possa resistere integra ai suoi colpi. Mastro Felab, per forgiarla, è stato aiutato da un figlio di Dana. Si fa chiamare dal fabbro "Lungamano": è una creatura alta, raffinata e nobile; vestito splendidamente, con un mantello e una spilla regali. Comparve una notte, misteriosamente, e con i suoi consigli e il suo aiuto insegnò al fabbro a raffinare la sua arte, fino alla perferzione. Una volta Lungamano si presentò con degli strani minerali e la richiesta di forgiarli nella forma che il fabbro avrebbe ritenuto migliore e la promessa di una ricompensa di egual valore. Il lavoro assorbì completamente Mastro Felab, tenendolo impegnato addirittura durante il parto di Ferdrad. Alla fine Felab ottenne dai minerali due splendide tiare e Lungamano ne fu molto soddisfatto: l'Argento Lunare che gli aveva affidato non era stato sprecato! Nonostante le sue capacità Felab è accompagnato da una fama di sventura. Girano voci sgradevoli sul suo conto, specie da quando Lomann uccise il fratello con un pugnale che Felab aveva forgliato. Lomann continua a dire che il pugnale era stregato e che non era mai stato nelle sue intenzioni uccidere il fratello. D'altro canto Re Connor acclama l'abilità di Felab e l'arma che porta al fianco ne è testimone. Tra Felab e Connor vi è amicizia sin dall'infanzia e il Re è anche il padrino di Emeroth.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emeroth vive da molti anni presso l'Emayn del Re e segue gli insegamenti di Fergus McFinn per diventare un Guerriero del Ramo Rosso. Fergus McFinn è quasi un eroe vivente ed è tanto abile con la spada da adombrare perfino il valore dei McNessa. Questo stesso anno Emeroth entrerà a far parte della compagnia e, nonostante la sua natura modesta, il giovane freme all'avvicinarsi dell'evento. Emeroth, inoltre, è innamorato della figlia di Fergus, Ethain. La ragazza è davvero molto bella (e sa di esserlo), elegante e spigliata. Lei forse ricambierebbe anche le attenzioni di Emeroth ma gli amici di lui dicono che le voci riguardo alla sua famiglia ("il figlio del fabbro maledetto, il fratello dello scomparso") le incutano timore.&lt;br /&gt;Emeroth era anche particolarmente legato al fratello minore, nonostante i due non abbiano mai parlato molto. Il giovane non ce l'ha con Ferdrad per le cattive voci sul suo conto, ma a dire il vero i due non si sono mai capiti molto. Una volta i cacciatori hanno detto ad Emeroth di aver visto Ferdrad nel bosco e lui ha abbandonato le sue incombenze per andare a cercarlo. Fu una notte lunga e difficile: i lupi ululavano e ringhiavano ed Emeroth ha temuto per la sua vita. Non sa come ha fatto a tornare vivo indietro, certo è che Fergus non fu molto contento del suo comportamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanai O'Shea è un giovane apprendista bardo che gira il paese con il suo mastro Ongus: un uomo attempato che, nonostante non abbia la qualifica di Giudice Breon è rinomato per la sua saggezza. C'è chi dice che, se fosse un po' più stanziale, Connor McFinn l'avrebbe sicuramente voluto come suo bardo personale, ma l'uomo non ha mai accettato di rinamenere fermo in un luogo. Il padre di Tanai invece è un bravo allevatore di cavalli ed ha cresciuto il figlio libero e felice tra i suoi pascoli. Ed è nei pascoli e nei boschi dove è cresciuto che Tanai nasconde un segreto: durante la sua prima infanzia egli ha conosciuto un bambino del popolo fatato e i due sono diventati amici. Regolarmente i due si frequentavano ed insegnavano l'uno all'altro i misteri e le abitudini del proprio popolo. Solo ora che sono cresciuti e che Tanai viaggia con il proprio maestro i due amici non si frequentano più, ma i due si sono lasciati in amicizia e tra loro c'è ancora affetto.&lt;br /&gt;Anche la famiglia di Tanai ha subito un triste lutto: il maggiore dei fratelli di Tanai è morto durante una razzia. I ladri volevano portare via i loro preziosi cavalli e Buadach non si è arreso fino a che la vicenda non è finita in tragedia.&lt;br /&gt;Molti trovano che Ongus sia troppo vecchio per avere un pupillo giovane come Tanai che non sarà maturo a sufficienza per sostituirlo quando sarà il momento, ma Tanai è uno studente molto promettente e il maestro lo apprezza per le sue ottime capacità: presto Ongus partirà per andare a trovare Connor McFinn per la festa del Belthain e Tanai lo seguirà in qualità di suo successore!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-113734157222518218?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/113734157222518218/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=113734157222518218&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/113734157222518218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/113734157222518218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/01/la-storia-ha-inizio.html' title='la storia ha inizio'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20370039.post-113602526108113638</id><published>2006-01-05T11:33:00.000+01:00</published><updated>2006-03-12T17:46:57.050+01:00</updated><title type='text'>prologo</title><content type='html'>Il vento gelido dell'inverno soffiò tra i rami del bosco: un vento inclemente, di quelli dai quali non è possibile ripararsi e che arrivano direttamente alle ossa. Uno di quei venti che solo il tepore di un fuoco e del vino caldo speziato possono allontanare.&lt;br /&gt;Il lupo si alzò dalla sua cuccia: la sua pelliccia non bastava più a ripararlo. Perché il gelo più forte non era quello del vento e della neve ma quello dentro di lui, la sua solitudine. Si alzò sulle zampe e guaì, fece qualche passetto sulla neve e poi si lanciò di corsa tra gli alberi e poi giù per la collina, poi ancora boschi e ancora colline. Squarci di luna e di stelle apparirono sopra la coltre di nubi cariche di neve.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/1600/wolf.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2183/1624/400/wolf.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;L'animale si fermò, il gelo, quello del vento, ora non lo sentiva più. Tutto il suo corpo surriscaldato era avvolto da una nube di vapore. Lontato da lui nella valle c'era una piccola costruzione, una capanna con un comignolo dal quale si innalzava un filo di fumo. Alle sue narici arrivarono odori. Odori fortissimi: di uomini, di carne secca, di legumi scaldati sul fuoco, di cipolle cotte sotto la cenere. La mente del lupo si affollò di immagini, lampi di luce che affioravano e annegavano nel buio dell'incoscenza; ogni lampo era una lama freddissima. Il lupo alzò gli occhi, vide la luna e pianse ed ululò...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stava ormai albeggiando quando la Madre delle Erbe arrivò alla fucina.&lt;br /&gt;Tin, Tin, Tin.&lt;br /&gt;Il rumore del ferro battuto rompeva l'atmosfera quieta della mattina estiva.&lt;br /&gt;"Già al lavoro Mastro Felab?" chiese la donna.&lt;br /&gt;"Non sopporto il caldo del mezzodì. Preferisco lavorare ora" rispose brusco il fabbro, per nulla sorpreso da quella visita mattutina.&lt;br /&gt;"Un fabbro che soffre il caldo? Questa è nuova" rispose la donna. Ma il fabbro non raccolse la provocazione, se di provocazione si trattatava, si limitò a immergere la lama nell'acqua. Lo sfrigolio coprì qualsiasi risposta avrebbe potuto dare.&lt;br /&gt;"Oppure quella lama doveva bagnarsi ai raggi della luna crescente?" chiese lei con voce neutra. Il fabbro alzo lo sguardo: due occhi gelidi e distanti osservarono la visitatrice.&lt;br /&gt;"Allora è per questo che sei venuta Feilhelm?" chiese il fabbro mentre riprendeva il suo lavoro.&lt;br /&gt;Tin, Tin, Tin.&lt;br /&gt;"In effetti sì Felab. Circolano delle voci. Voci che sono arrivate all'orecchio del Re e di Arannan".&lt;br /&gt;Tin, Tin, Tin.&lt;br /&gt;"Molti presagi funesti hanno accompagnato la tua vita" riprese Feilhelm "e chi non capisce, di solito, ha paura".&lt;br /&gt;"Il Re non farà nulla contro di me. E' un uomo d'onore: lui stesso ha una delle mie armi" disse il fabbro.&lt;br /&gt;"Il Re è un uomo d'onore, è vero. Ma il suo debito nei tuoi confronti l'ha già ampiamente ripagato: tuo figlio Emeroth non si trova all'Emayn solo perché è bravo con la spada, lo sai" rispose la donna con voce calma e pacata "Il Re non potrà difenderti per sempre: la morte di tua moglie durante il parto di Ferdrad, la recente scomparsa di Ferdrad stesso, le voci che circolano riguardo alle armi che forgi... qualcuno ha messo in giro voci che hai un patto con i Tuatha de Danaan".&lt;br /&gt;TIN.&lt;br /&gt;Mastro Felab diede un unico colpo alla lama che stava forgiando. Se avesse voluto scaricare la sua frustrazione su quel pezzo di ferro avrebbe distrutto tutto il lavoro della notte. L'amore per il suo lavoro riuscì a trattenerlo, ma era furibondo così impugnò la lama e si girò verso la donna.&lt;br /&gt;"Ora vattene o sperimenterai se le voci dicono il vero" disse il fabbro.&lt;br /&gt;"Ti conosco bene Felab" disse Feilhelm con voce triste "so bene che non sfideresti mai la Geas solo per farmi paura. Il giorno che userai una delle tue armi, se mai verrà, sarà per difendere i tuoi figli. Io l'ho visto, sai?".&lt;br /&gt;"Cosa vuoi da me?" chiese il fabbro.&lt;br /&gt;"Aiutarti..." replicò la donna.&lt;br /&gt;"Se vuoi aiutare me allora vedi di vegliare sui miei figli! E non come hai fatto con Ferdrad!" disse pieno di rancore Felab.&lt;br /&gt;"Per Ferdrad ho fatto tutto quello che potevo. Ma per te posso ancora fare qualcosa. Ascoltami ti prego: smetti di forgiare quelle armi. Lascia che le voci passino, non dare occasione a nessuno di screditare il tuo nome e quello dei tuoi figli" concluse Feilhelm.&lt;br /&gt;Ci fu silenzio. Poi il gallo cantò a ricordare l'inizio della giornata.&lt;br /&gt;Felab si voltò e riprese a battere il ferro.&lt;br /&gt;"Non posso, non ora" disse il fabbro con voce stanca.&lt;br /&gt;"Per chi è quella spada?" chiese lei.&lt;br /&gt;"Per Emeroth".&lt;br /&gt;Qualcuno entrò nella fucina,&lt;br /&gt;"Buongiorno Mastro Felab" disse il giovane apprendista del fabbro, poi si accorse della presenza della vecchia curatrice e si sentì un po' in imbarazzo non capendo il perché di quella visita "...buona giornata Signora".&lt;br /&gt;"Buongiorno a te giovane Ronan, resta pure. Stavo giusto uscendo. Buongiorno Mastro Felab... e buon lavoro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una ragazza stava camminando sulla riva del fiume; si riparò dall'umidità della notte stringendosi nel suo semplice mantello. Sopra di lei brillavano forti le stelle. Non c'era nessuna luna in cielo e sarebbe bastato alzare lo sguardo per ammirare molte stelle cadenti abbandonare il firmamento.&lt;br /&gt;La ragazza si fermò e si accucciò davanti all'acqua corrente.&lt;br /&gt;"E' in arrivo una tempesta cara" avvertì la donna più anziana.&lt;br /&gt;"E' quello che mi dice anche il mio cuore" rispose la giovane.&lt;br /&gt;"Il tuo cuore è saggio Rhian, dagli ascolto" riprese la donna "Ma non avere timore: tutto passerà, come l'alba che spazza via i timori notturni. La notte non è per sempre, è solo un momento. Devi avere fiducia"&lt;br /&gt;"Sarei più tranquilla se ci fossi tu con me" disse la ragazza, la voce rotta dalla commozione.&lt;br /&gt;"Noi vegliamo su di te, sii serena..."&lt;br /&gt;La ragazza si alzò, guardava scorrere l'acqua sotto di lei ma la vista era offuscata dalle lacrime. Un brivido le percorse la schiena e lei si strinse più forte nel suo mantello. Rhian alzò lo sguardo al cielo ma non riuscì a concentrarsi sulle costellazioni: i suoi pensieri erano altrove. Rimase qualche altro momento in riva al fiume poi si incamminò indietro verso la sua abitazione. Al rientro l'attendeva la sua maestra. La donna alzò il suo sguardo si di lei, poi lo rivolse di nuovo al fuoco che stava attizzando.&lt;br /&gt;"Non hai guardato il cielo, vero Rhian?" si informò Feilhelm.&lt;br /&gt;"No maestra, mi spiace" rispose la ragazza.&lt;br /&gt;"Hai visto di nuovo tua madre nel fiume?"&lt;br /&gt;"Sì maestra..." e dicendo questo si morse il labbro inferiore.&lt;br /&gt;"Per stasera non dirò nulla" concluse Feilhelm avvicinadosi a Rhian e porgendole del vino speziato "Bevi questo e riposa tranquilla. Domani ci sarà pioggia".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20370039-113602526108113638?l=erinsaga.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erinsaga.blogspot.com/feeds/113602526108113638/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20370039&amp;postID=113602526108113638&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/113602526108113638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20370039/posts/default/113602526108113638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erinsaga.blogspot.com/2006/01/prologo.html' title='prologo'/><author><name>eradan</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
